“L’arrivo di Orlando nella casa de los niños e di una nuova famiglia nella nostra cittadella”

Dalla Bolivia.

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Era anticipato: bambini che staccano significa preparare lo spazio per l’arrivo di altri. Nei giorni scorsi, la nostra casa sembrava vuota perché, come annunciato, quasi tutti i nostri bimbi erano presso le famiglie della cittadella. Ma sapevamo che la cosa non sarebbe durata a lungo.

Ed è così che ieri è arrivato inaspettatamente Orlando. Orlando è un bimbo di 4 anni. Porta con sé la Sindrome Down insieme ad un grave problema al cuore, situazione molto più delicata di quella di Nicol.

Viene da una zona molto isolata dell’altipiano che neanche noi conosciamo ancora: Vila-Vila. I genitori sono contadini, non parlano lo spagnolo ed hanno altri 7 figli. Orlando è il più piccolo. Quando i genitori si sono accorti che il bimbo era ammalato, hanno iniziato certe pratiche che sono purtroppo comuni in zone emarginate e superstiziose: gli hanno bruciato i piedini pensando che così potevano scacciare il diavolo dentro di lui. E lo tenevano nascosto in un angolo della loro capanna perché nessuno si accorgesse della disgrazia caduta sulla loro famiglia. Meno male che sono arrivati dei medici al villaggio e si sono resi conto della situazione: subito, Orlando è stato trasferito all’ospedale più vicino con un gravissimo stato di denutrizione. E qualche settimana dopo è stato ricoverato all’ospedale di Cochabamba dove in breve tempo ha riacquistato il normale stato di nutrizione, anzi, adesso ha qualche chilo in piú e si fa fatica a sollevarlo visto che non cammina ancora.

Sembra in qualche modo ripetersi la storia che abbiamo conosciuto anni fa con Evita...

Orlando non cammina, non parla, usa il pannolino, ma avrà tempo per ricuperare e rimettersi in linea con la sua età biologica. Al vederlo, è proprio un simpatico pacioccone. Ma intanto, si fa intendere! Gli piace mangiare da solo e non gli piace per niente andare a letto. E’ l’unico momento in cui gli esce qualche lacrimuccia. Sa pulirsi il nasino che è una meraviglia e molti dei nostri bimbi più grandi dovrebbere imparare da lui. E’ metodico e sa quello che vuole: prima il riso, poi la carne e infine le patate, e intuiamo che quelle le scarterebbe volentieri. Ne ha mangiate così tante nella sua corta vita! Ma sta di fatto che non abbandona il piatto finché non è completamente sgombero dall’ultimo chicco di riso.

L’operazione al cuore è delicata e cara. Per adesso lo si tiene sotto controllo con adeguate medicine, ma ben presto bisognerà affrontare questo argomento. Seguiremo le indicazioni dei medici. Intanto, prende un sacco di medicine.

...fa pensare quel poco che sappiamo della storia del piccolo Orlando... La storia dei genitori poveri che bruciano i piedi ai bimbi ammalati perché non sono preparati ad affrontare una situazione difficile... La malattia inaspettata che porta con sé una grave emarginazione... Fa pensare questo bimbetto che è improvvisamente calato nella nostra casetta. E bisognerà imparare a capirlo e ad intuire i suoi bisogni. Adesso è qui, e lo prendiamo per mano con affetto.

...spiavo stasera 4 bimbetti, di cui non so ancor il nome, che si muovevano stupiti e felici nel parco della cittadella insieme ad altri nostri bimbi. Mi sembrava che respirassero profondo, increduli. Sono arrivati da noi da pochi giorni in compagnia del papà e di altri 4 fratelli più grandi. Il papà è vedovo da alcuni mesi. Il bimbo più piccolo supera di poco l’anno di vita, mentre il fratello più grande ha già 18 anni e può così aiutare il papà nel lavoro di muratore. Ci era stato chiesto di accogliere questa famiglia per la situazione delicata in cui vivevano il papà e i figli. Ci siamo guardati in faccia e tra tutti ci siamo stretti e abbiamo fatto posto per loro in una casetta.

Stasera mi immaginavo questi bimbi in tre comode stanze da letto, con un bagno in casa, con una cucina, con le finestre di alluminio alle pareti, protette da ordinate tende azzurre. Me li immaginavo sbirciare oltre quelle tende e chiedersi: “Ma è vero quello che stiamo vivendo o è un sogno? Domani ce la porteranno via questa casa? O è proprio per noi? E ci sgrideranno se giochiamo qui fuori nel parco? E dovremo pagare?”

No! E’ tutto vero e non è un sogno, come è vero e gratuito l’amore nella casa de los niños e nella nostra cittadella. Un sogno realizzato quasi per miracolo e che abbiamo costruito insieme con tanti che forse mai quei bambini avranno modo di conoscere.

Viene da ripensare ai poveri del Vangelo, come scrivevamo qualche tempo fa...
Quando Gesù si rivolge alla folla ha ben presente che tanti vicino a lui sono poveri, indifesi, ammalati e affamati. Sembra questo il dramma profondo che sfila davanti agli occhi di Gesù oggi, l'oggi di Gesù e l'oggi nostro. Povertà ed emarginazione, felicità e sventura, una vita di privazioni e di gravi sofferenze. Ma Gesù fa chiaramente la sua scelta e scende a condividere la speranza con i poveri, a moltiplicare il pane per loro, a sanare le piaghe del corpo, a moltiplicare l'amicizia. Gesù non rimanda a domani la risposta all'ingiustizia: proclama con la sua presenza l'inizio di un tempo di felicità e di speranza, ma allo stesso tempo, si incarica di svegliare con forza le coscienze addormentate nell'inerzia di una vita facile e frivola. Possiamo immaginare lo sbocciare di stupore incredulo in chi viene sfamato dopo tanti giorni di digiuno involontario, in chi viene guarito dopo una lunga malattia, in chi vive da lungo tempo una dolorosa emarginazione sociale o religiosa, in chi viene accolto nella comunità di Gesù.

Che respiro per ognuna di queste persone!
Le parole di Gesù sono forti, crude, ma poi lui interviene, si compromette personalmente, non lascia le cose come stanno. Ma c'è una novità e la novità è che ormai Gesù non si muove solo, ma agisce con un gruppo di amici e di amiche: lui si muove con la sua comunità. Possiamo dire che è la comunità, e dentro la comunità, la risposta di felicità al dramma umano.

Ci permettiamo di dire che la casa de los niños è nata per essere una silenziosa risposta, come comunità, a tante situazioni difficili in cui ci siamo imbattuti e che non vogliamo sorvolare. Siamo scesi tutti insieme al fianco di bambini ammalati e di persone umili per condividere=vivere insieme ed offrire una speranza di bene, una piccolo spiraglio di felicità perché ci interessa la vita di ognuno.

Forse un giorno Orlando e quei bambini di cui non so ancora il nome e che stasera spiavo nel parco mentre si muovevano stupiti e felici scopriranno il segreto del nostro sogno.

 

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2 Commenti

  1. Caro Aristide, spero un giorno di poterti conoscere, per manifestarti di persona tutta la mia ammirazione per la missione che stai compiendo.
    Ti ringrazio come uomo e come cattolico.

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi

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