Home Cronaca “Teniamo alta la guardia sull’ospedale S. Anna”

“Teniamo alta la guardia sull’ospedale S. Anna”

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Riceviamo e pubblichiamo.

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Ogniqualvolta, nel corso di questi anni, abbiamo espresso timori e preoccupazioni per le sorti dell’ospedale S. Anna, il sindaco Marconi, quale garante della organizzazione sanitaria esistente sul proprio territorio, ha sempre fornito in merito risposte rassicuranti, pur sollecitando la popolazione montana e i corpi sociali che la rappresentano  a mantenere alta la guardia, senza distinzioni partitiche.

Per quanto ci riguarda abbiamo voluto fidarci del primo cittadino della “capitale” della montagna, ma quel margine di incertezza che lui stesso esprime ci dice che non possiamo illuderci troppo e noi continuiamo pertanto a seguire con ininterrotta attenzione la vita del nostro ospedale, una struttura che va tenacemente salvaguardata e difesa perché presidia la nostra salute, è fonte di opportunità occupazionali per la nostra gente, contribuisce fortemente alla tenuta complessiva dell’intero comprensorio montano.

Allorché noi abbiamo segnalato una qualche mancanza in proposito si è mossa per solito anche la dirigenza dell’Ausl ad assicurare che il livello dei servizi erogati restava comunque adeguato e non vi erano rischi di eventuali ridimensionamenti; e ad ulteriore garanzia di tali assicurazioni citava gli interventi di manutenzione e di adeguamento strutturale in atto, come concreta e tangibile dimostrazione dell’impegno assunto dalla stessa Ausl nei confronti del nostro ospedale.

Anche su queste “promesse” una qualche riserva è d’obbligo, ma volendo dar credito alle parole dell’Ausl non possiamo fare a meno di rilevare che, stando almeno a quanto ci risulta, i lavori per ottenere il cosiddetto  “accreditamento" dell’ospedale S. Anna stanno andando a rilento da alcuni mesi; e dal mese di novembre sarebbero stati addirittura sospesi, forse in via definitiva. Da osservatori esterni non abbiamo ovviamente assoluta certezza delle notizie apprese, ma abbiamo comunque il dovere di esporle, proprio per  “mantenere alta la guardia”, in attesa che l’Ausl faccia sentire la propria voce in merito.

Possiamo anche aggiungere che presso il  nostro ospedale nei lavori di manutenzione e ristrutturazione hanno sempre operato aziende locali e della montagna, in buona collaborazione sia con l’Ausl che con la ditta  appaltatrice delle “commesse” e con ottimi risultati. Non vorremmo che negli ultimi  tempi  fossero  intervenute condizioni nuove, le quali, oltre a fermare i lavori di adeguamento della struttura, rischino di creare non piccole  difficoltà ad attività imprenditoriali della nostra montagna, prospettando un'immeritata situazione di  incertezza, vuoi per il prosieguo dei lavori vuoi per il futuro delle famiglie che da quelle attività si trovano in vario modo a dipendere.

Per concludere, lo spirito con il quale  esponiamo  le presenti considerazioni va nell’ottica di capire se le notizie  raccolte sono o meno fondate; e in caso affermativo quali risposte possono venire sia dalla dirigenza dell’Ausl  ma anche dall’Amministrazione comunale, onde risolvere al più presto una situazione che può creare non poche apprensioni, vuoi sul fronte sanitario vuoi per l’indotto economico che tali lavori comportano e anche  coinvolgono.

(Robertino Ugolotti, direzione provinciale Udc)

 

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1 commento

  1. Lo spopolamento e il dissesto dell’Appennino Reggiano è un dato di fatto e pensare che questo non porti determinate conseguenze alla nostra “capitale montana” è nascondersi dietro un dito. Ogni giorno, da quattro anni a questa parte, il comitato promotore della Diga di Vetto, pensando al solo bene della montagna, fuori da ogni ideologia partitica o interessi di parte, fa presente a tutti che la realizzazione della diga di Vetto è l’unica opera strutturale in grado di riportare migliaia di posti di lavoro in montagna e con questo al ripopolamento di questi paesi e alla riduzione del dissesto del territorio. Ma l’opera non va realizzata solo per questo, va eseguita per proteggere la valle dell’Enza da ogni possibile alluvione, per produrre energia elettrica pulita, per salvare l’agroalimentare di Reggio Emilia e Parma in caso di siccità, per ridurre drasticamente l’uso delle acque del Po ad usi irrigui, per ridurre l’inquinamento, per risollevare la quota delle falde, per dare un minimo deflusso vitale a vari torrenti, compreso il Crostolo in estate, per dare lavoro a migliaia di persone, per ridare un futuro ai paesi montani, compreso Castelnovo ne’ Monti e alle sue attività commerciali, ricettive e terziarie. Vogliamo fare presente che solo l’impianto di Boretto solleva il doppio delle acque del Po rispetto alla capacità idrica della diga di Vetto e qualcuno ha il coraggio di dire che la diga non serve, che bastano i laghetti a valle; ma sappiamo bene che a costoro la montagna non interessa nulla. Fermiamo lo spreco delle acque dell’Enza, un patrimonio sempre più prezioso per l’umanità, fermiamo lo spopolamento e la fine dei paesi montani, lo dobbiamo ai nostri padri e alle generazioni future, ma Castelnovo ne’ Monti cosa sta facendo per quest’opera?

    (Lino Franzini – Presidente del Comitato pro Diga di Vetto)

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