L’ultima rilevazione Agcom ha contato ben 97 milioni di sim card attive nel nostro paese. Ma i cellulari sono poi così innocui? O comportano dei rischi per la nostra salute?

4L’Agenzia delle telecomunicazioni delle Nazioni unite ha riferito che il pianeta, alla fine del 2011, aveva 6 miliardi di abbonati ai servizi per telefoni cellulari. In Italia c’è un solo settore industriale che va a gonfie vele: la telefonia. L'ultima rilevazione Agcom ha contato ben 97 milioni di sim card attive nel nostro paese. Ma i cellulari sono poi così innocui? O comportano dei rischi per la nostra salute?

Per tentare di rispondere a queste domande ieri l'altra sera, venerdì 8 febbraio, nella sala del Consiglio comunale di Villa Minozzo, si è svolto il convegno "Campi elettromagnetici derivanti da cellulari, antenne e wi-fi: rischi per la tua salute".

La serata, promossa dal comitato "Saldine", per informare la cittadinanza sui rischi indotti dall’uso delle nuove tecnologie e sugli strumenti a disposizione per ridurre l’elettrosmog, ha richiamato un grande afflusso di gente. Presenti anche il sindaco Luigi Fiocchi, il candidato al senato per il movimento 5 Stelle Gabriella Blancato, il consigliere della circoscrizione di Reggio Alessandro Marmiroli, Adriana Palleni, del comitato cittadini indipendenti di Bologna, e numerose persone provenienti non solo dal capoluogo e zone limitrofe, ma anche da Reggio e altre città. Ha moderato il dibattito Lucia Manicardi.

Dott. Turco

Il dott. Turco

“Quando abbiamo saputo che volevano installare un’antenna a Villa, in località Saldine – ha spiegato il portavoce del comitato, Fabio Vasirani –, ci siamo allarmati. Eravamo diffidenti, ritenevamo potesse essere dannosa. Allora abbiamo iniziato a studiare, documentandoci in internet, consultando dei manuali, incontrando comitati ed esperti del settore. Abbiamo capito che le onde elettromagnetiche (derivanti da cellulari, antenne radio base, wireless, ecc.) provocano danni alla salute, più o meno rilevanti a seconda del tipo, intensità e frequenza di esposizione, e che non esiste una legislazione efficace al riguardo. Le amministrazioni locali spesso non sono informate in modo adeguato e non adottano gli strumenti permessi dalla legge per regolare la proliferazione delle stazioni radio base ad opera degli operatori telefonici”.

Per rendere tutti più consapevoli su come “gestire al meglio cellulari, wireless e antenne radio base”, il comitato ha coinvolto gli esperti incontrati, professionisti stimati e conosciuti a livello nazionale, come il dott. Alfio Turco, dottore in fisica, fondatore e direttore di Polab srl, intervistato da Matteo Viviani nella puntata de "Le iene" del 3 febbraio scorso, e l’ing. Marcello Stampacchia, creatore, insieme alla moglie, della prima zona elettrosmog free in Italia e in Europa, i quali, “con entusiasmo e gentilezza”, hanno accettato di partecipare alla serata.

Il primo intervento è stato curato dal dott. Alfio Turco, che, oltre alla sua relazione, ha esposto anche quella del prof. Angelo Gino Levis (Università di Padova), assente per motivi familiari. Dopo aver presentato le diverse fonti di campi elettromagnetici (dagli elettrodomestici, ai cellari, ai wi-fi, ecc.) e la loro diversa intensità, si è soffermato sullo stato delle ricerche attuali, rilevando i conflitti di interessi delle compagnie telefoniche, la sottovalutazione di alcuni rischi e le difficoltà di comunicazione. Ha evidenziato la necessità di tener conto del principio di precauzione e del criterio di minimizzazione dell’esposizione e dell’età. Infatti, stando alle ricerche, più una persona è giovane e più il suo cervello è influenzabile dalle onde elettromagnetiche.

Ing. Stampacchia

L'ing. Stampacchia

“C’è una correlazione tra telefoni mobili e tumori alla testa – ha sottolineato Turco –. La sentenza di Brescia (Corte di cassazione 2012), nel caso del manager Innocente Marcolini, che per lavoro era costretto a colloqui telefonici per più di 6 ore al giorno, ha  sancito, per la prima volta in Italia, un legame di concausalità tra un forte uso del cellulare e un tumore”.

Il dottore ha poi presentato gli strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali per gestire la proliferazione delle antenne radio base nelle zone di competenza.

“I comuni non possono ostacolare la copertura – ha proseguito –, ma possono integrare i regolamenti con strumenti tecnici e cercare soluzioni che riducano l’impatto elettromagnetico sul territorio. Ad esempio, possono cercare di capire i progetti degli operatori sul territorio in anticipo, sollecitando le compagnie affinché mandino i piani di sviluppo dell’anno successivo, che loro sono obbligati a fornire, per effettuare una valutazione preventiva e coordinarli: ovvero avviare ricerche per un’opportuna localizzazione dell’impianto, vedere se questo impatta sugli edifici ed eventualmente individuare i siti più idonei o altri equivalenti”.

L’ing. Stampacchia, invece, in una relazione non scientifica, ha riportato le testimonianze di persone, provenienti da tutta Europa e da lui incontrate, affette da una nuova malattia: l’elettrosensibilità. Si tratterebbe di effetti secondari, non letali, legati ai campi elettromagnetici: insonnia, stanchezza, mal di testa, bruciore all’orecchio, stordimento, aborto spontaneo, effetti epilettici, aumento dell’artrite, problemi alla pelle, difficoltà di concentrazione, disordine mentale, malattie neurologiche, danni al cervello, ecc.

“Qualcuno si è accorto che viviamo in campi elettromagnetici? – ha esordito l’ingegnere e ricercatore –. Nel mio progetto di area elettrosmog free, che è durato tre anni, ho visto passare persone elettrosensibili da tutta Europa. Persone affette da queste nuove malattie causate dall’invasività dei campi magnetici. Persone che arrivano ad aver fastidio del filo telefonico che passa attraverso il muro. Il 18% della popolazione mondiale soffre di tali disturbi, ma, di questi, soli il 19% sa di cosa si tratta”.

“Sul territorio urbanizzato – ha spiegato –, soprattutto nelle città della pianura padana, in una città come può essere Bologna ad esempio, si riscontra una grandissima densità di impianti: ormai le persone vivono in un campo elettromagnetico più o meno intenso. In un certo quartiere ad un certo punto un uomo non  riesce più a prender sonno, un bambino, in palazzo vicino, comincia a soffrire d’insonnia, una donna al piano di sotto soffre di forti mal di testa. Tutti si rivolgono al medico, il risultato è che non viene trovata una causa specifica. Se si fa una ricerca ci si accorge che proprio lì, da qualche tempo, ci sono delle antenne di telefonia. Il quartiere è immerso in una struttura di impianti telefonici. Questi sintomi sono andati aumentando da 2 o 3 anni. I router wi-fi, che trasmettono 24 ore su 24, sono aumentati. Ma perché queste persone presentano questi sintomi? A nessuno viene in mente che le due cose possano essere collegate. Però, se si allontanano da quel luogo stanno bene. Probabilmente si tratta di persone elettrosensibili, e non lo sanno. In Italia l’elettrosensibilità non è ancora riconosciuta”.

Il ricercatore ha riportato notizie allarmanti: “Nei primi mesi del 2011 l’uso di farmaci, in particolare il consumo di antidepressivi, è aumentato vertiginosamente, è raddoppiato negli ultimi 10 anni. Allora sorge un dubbio: magari queste sostanze fanno parte dei sintomi che non si sanno identificare, ma molti vogliono farci credere che sia un problema psicologico”.

Ha poi raccontato che già nel 2001 Barrie Trower, ex agente segreto britannico, fisico ed esperto di armi non convenzionali, incaricato di svolgere una ricerca sugli effetti di un sistema di sicurezza sui poliziotti, aveva lanciato un primo messaggio alla comunità: sosteneva che queste tecnologie fossero dannose, che l’effetto cumulativo di tutte queste particelle che attraversano il nostro corpo andasse a deprimere il sistema immunitario.

Da una parte la tecnologia, con tutte le sue potenzialità, dall’altra la salute, con una serie di effetti collaterali. I relatori si sono dimostrati concordi nell’affermare che “la tecnologia serve, salva la vita, ci permette di vivere meglio, però non dobbiamo dimenticare il rovescio della medaglia: se usata in modo invasivo può arrecare forti danni alla salute”.

“Una volta scoperta l’esistenza di un iceberg, come quello dei campi ellettromagnetici – ha concluso il dott. Turco –, bisogna spingerci a capire qual è la nostra relazione con esso”.

La strada indicata non è quella di eliminare ogni tecnologia, ma quella di individuare e indirizzare dei comportamenti.

Ecco allora alcuni preziosi consigli: usare il meno possibile il telefono cellulare; parlare con il vivavoce o l’auricolare; usare il telefono fisso; eliminare il cordless; spegnere il wi-fi e collegare il computer preferibilmente via cavo (la banda lunga si può ottenere anche con il filo); non usare l’agenda elettromagnetica; schermare le pareti, stando però attenti a non introdurre una fonte irradiante in casa, come può essere un router wi-fi; rifiutare la chiavetta per connettersi a Internet; allontanare qualsiasi sorgente dal corpo quel tanto che basta; non comperare un cellulare nuovo ogni volta che esce un nuovo prodotto; non abituare i ragazzi a diventare dipendenti delle nuove tecnologie.

Adriana Palleni ha invitato ad adottare degli stili di vita intelligenti, esercitando i diritti e i doveri di nuova cittadinanza: “Usiamo la tecnologia in modo intelligente. La nostra vita dobbiamo gestirla noi, non i gestori telefonici”.

Per ricevere materiale informativo ed essere informati sui prossimi eventi, si può contattare Fabio Vasirani, tel. 3384137630.

 

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10 Commenti

  1. …e la depressione con i suoi suicidi o l’aggressività con i suoi delitti quasi sempre per motivi futili sono conseguenze proprio per una qualità del sonno pessima dovuta all’esposizione elettromagnetica!
    (antonio gagliardi)

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  2. Voglio ringraziare gli organizzatori della serata, veramente interessante, e devo dire anche inquietante! Peccato che non fossero presenti, visto la qualità degli interventi, anche i rappresentanti di altri comuni della montagna, ma forse, ad oggi è meglio non sapere troppo………….
    (PieroDallari)

    Rispondi
  3. Mi associo ai complimenti per l’organizzazione della serata, per la qualità dei relatori e dei contenuti dei loro interventi. Iniziative simili sarebbere davvero da ripetere e diffondere.
    Grazie.

    (Francesco Colli)

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  4. Apprezzo il tentativo di affrontare un argomento complicato come questo, ma purtroppo da questo articolo approssimativo non traspare affatto la qualità della serata citata nei commenti soprastanti (ho però apprezzato la chicca banda lunga). Nella speranza di arricchire il dibattito ecco una lista parziale dei dubbi che ho avuto leggendo questo articolo.
    1) Mi sembra quantomeno bizzarro che si citi tale Barrie Trower, mentre non venga considerata la posizione di organismi governativi, come ad esempio l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS.
    2) Affascinante la tesi di una correlazione fra consumi di psico-farmaci ed esposizione a campi elettromagnetici, ma sospetto un po’ campata in aria. Esistono dimostrazioni scientifiche di tale teoria?
    3) A quanto mi risulta l’OMS non ha ancora riconosciuto metodi ufficiali per diagnosticare l’elettro-sensibilità, quindi mi domando come si faccia ad affermare che il 18% della popolazione mondiale sia elettro-sensibile. Si potrebbe sapere quali sono le fonti di questo dato?
    4) Notoriamente, un dispositivo WiFi ha potenze di emissione 10 volte inferiori a quelle di un cellulare. Mi sembra quindi strano che nei consigli finali sia tollerato l’uso del cellulare (seppure ridotto), mentre l’utilizzo del WiFi sia totalmente bandito. Quali sono le ragioni scientifiche di questa distinzione?
    5) Il consiglio di schermare le pareti di un’abitazione rischia nella grande maggioranza dei casi di avere effetti controproducenti, in quanto peggiora la ricezione dei cellulari e li obbliga a lavorare con potenze di trasmissione maggiore (la stessa cosa che avviene in auto).

    (s.f.)

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  5. I commenti soprastanti sono di persone che erano presenti venerdì sera, qualificare il contenuto di un convegno senza essere presente mi sembra poco corretto; anche perchè le domande che elenca avrebbe potuto porle ai relatori. Comunque, signor non meglio identificato s.f., giro le sue domande ai relatori che potranno risponderle in modo efficace. Cordiali saluti.

    (Fabio Vasirani)

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  6. Sig sf, poteva venire al convegno in modo da esporre i suoi dubbi… L’articolo è ovviamente una breve sintesi di tre ore e mezza di convegno, all’interno delle quali hanno trovato spazio anche molte delle risposte che lei chiede… Il dibattito era venerdì sera non certo qui su Redacon, che non è certo il luogo adatto.

    (Commento firmato)

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  7. Provo a fare chiarezza a s.f. su alcuni argomenti trapelati dalla conferenza in quanto partecipante e appassionato in materia:
    1) come già detto alla conferenza, ci sono troppi conflitti di interessi per “tirare in ballo” organismi governativi. Anche nel servizio delle iene, l’ufficio stampa di Umberto Veronesi (e si parla del direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, non di uno che vende la frutta in piazza la domenica) afferma di non avere preso ancora una posizione… tempistica sbagliata? Mah, di solito si previene in questi casi… In praticamente tutti i casi tranne questo. Comunque, Trower essendo stato un agente del MI5, non mi pare uno sprovveduto. Inoltre, credo abbia semplicemente portato alla luce un problema che vale la pena di affrontare;
    2-3) l’OMS non sempre arriva in tempo e inoltre non manca di sbagli… Con questo non voglio gettare fango sui loro studi, solo che, essendo un’organizzazione con credo qualche miliardo di impegni, capisco l’incertezza e la lentezza a riguardo (soprattutto per evitare gaffes come quella dell’influenza suina)… D’altronde ci sono ancora un sacco di malattie/disturbi non riconosciuti dall’OMS e studiati da diverse università specializzate in giro per il mondo, aspettano solo di “salire” nell’elenco. Comunque, c’è in ballo una sentenza della Cassazione di Brescia e una in America (anche se non ricordo dove, ora), quindi speriamo nel chiarimento il più presto possibile;
    4) un dispositivo wifi emette campi elettrici di 10 volte inferiori (da 0,6 V/m fino a 8 V/m) a quelli di un cellulare, che spesso deve ricercare rete, raggiungendo picchi (all’esterno di schermature metalliche) di oltre i 60 V/m (contro un normale 5 V/m, quando la linea è buona). Se si ci connette in tanti, questo valore sale, ma rimane comunque sotto i livelli del cellulare. Tuttavia, è consigliato non mettere il wifi in camera da letto o simili, per evitare disturbi derivanti da ciò (provare per credere). Credo che su questo argomento si sia fatto un po’ di allarmismo, tuttavia… Mentre del cellulare non si può più farne a meno, il wifi…. può essere sostituito da qualche di sicuro più indiscreto filo. Certo, è più scomodo, ma non rischia di cadere la linea, scollegarsi per antenne che non vanno bene, ecc… Bisogna trovare un compromesso, no?
    5) credo che quel discorso sia stato fatto per persone particolarmente elettrosensibili, tuttavia, se non si crede nemmeno all’esistenza di questo disturbo, non si ci dovrebbe porre il problema.
    Ah, speriamo (prima o poi) nella fibra ottica anche in montagna, che rimane forse il sitema più veloce di condivisione dati, piuttosto che una rete wireless ultrapotente. Più veloce, sicura e… a filo.

    (Luca Dallari)

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  8. Voglio fare anche io i complimenti al comitato Saldine per l’ottima serata sul tema e mi auguro ci siano ulteriori momenti di approfondimento come questi anche su altri argomenti. Sapere qualcosa in più non fa mai male, al contrario dei cellulari (permettetemi la battuta…).

    (Pierpaolo Prandi)

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  9. “1) Mi sembra quantomeno bizzarro che si citi tale Barrie Trower, mentre non venga considerata la posizione di organismi governativi, come ad esempio l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS”.
    E’ la prima volta che divulghiamo il documento di Trower che abbiamo tradotto in italiano e tenuto fermo per un anno in occasione di”tempi maturi”. ll comitato Saldine ce ne ha dato l’occasione e di questo io personalmente ne sono grato. Ebbene ho citato questo documento per questi motivi:
    a) è del 2001 e sono passati 12 anni ma tutte le affermazioni fatte da Trower sui possibili danni che i dispositivi di comunicazione Tetra avrebbe provocato agli agenti sono gli stessi che in 13 anni sono emersi da tutti gli studi indipendenti su onde dei GSM e UMTS e Wi-Fi e che ormai, come ho detto in risposta ad un intervento di una signora a Villa Minozzzo, ci danno il quadro di certezza che questi effetti sono reali e ormai provati. Pertanto il messaggio è chiaro: se qualcuno ancora continua a dire che non esiste la certezza della pericolosità dei CEM è meglio che si vada a rileggere certi documenti che ampiamente ne dimostravano la loro pericolosità;
    b) avrei potuto citare centinaia di altri studi, ma questo era nella relazione del Prof. Angelo Gino Levis che purtroppo non è intervenuto;
    c) mi scuso, ma i documenti dell’OMS io li prendo con molto sarcasmo e indifferenza. Non solo i loro ma anche quelli dei ministeri della sanità di nazioni come la nostra. Non è questa la sede per spiegare perchè ma è sufficiente pensare che i geni consulenti dell’OMS sono coloro che hanno sdoganato per anni i CEM come innocui approvando l’uso e consumo degli apparecchi.
    “2) Affascinante la tesi di una correlazione fra consumi di psico-farmaci ed esposizione a campi elettromagnetici, ma sospetto un po’ campata in aria. Esistono dimostrazioni scientifiche di tale teoria?”.
    Come spiegato anche nella presentaizone del convegno il mio intervento era NON scientifico. Perchè? Perchè oggi non è possibile fare un lavoro di ricerca autofinanziato per ottenere dei risultati in questo campo. La legge sulla privacy e l’ormai struttura a camere stagne burocratiche dei vari dipartimenti delle aziende sanitarie impediscono anche la più innocua domanda su i malati, la loro patologie e soprattutto DOVE ABITANO. Il DOVE ABITANO è fondamentale per capire se riscontriamo certe patologie in presenza di stazioni radio base, sistemi Wi-Fi o abitudini particolari dei pazienti. Uno studio del genere sarebbe utilissimo per capire perchè in Italia ci si ammala di più in certe patologie piuttosto che in altre ma questo non è possibile farlo a meno che ci sia l’OK del Ministero, cosa che al momento, vista la revisione della legge sulle misure dei CEM che è stata passata inosservata da tale ministero. dubito si possa ottenere. In ogni caso il buon senso ci dice che non è giustificato un aumento del 320% in 10 anni degli psicofarmaci, antidolorifici e analgesici su una popolazione che, a parte lo sviluppo delle reti wireless e dei cibi OGM introdotti nella catena alimentare, non hanno cambiato in termini di peggioramento della qualità della vita. Se non altro ci mette dei campanelli d’allarme. Poi facendo riferimento all’esperienza diretta delle centinaia di persone affette da elettrosensibilità e non che sono state ospiti dell’area elettrosmog di Brisighella posso senz’altro testimoniare, e da qui è nato il mio intervento, che un legame molto stretto c’è. Una tesi di laurea molto recente della dottoressa Grazie Bergamasco, tra l’altro lavorando parallelamente al mio studio, ha sfornato una correlazione fra stress e malattie coinvolgendo anche i CEM in questa catena di correlazioni. Dovremo presto fare studio un assieme a questo proposito proprio per cercare di portare una valenza scientifica alla cosa.
    “3) A quanto mi risulta l’OMS non ha ancora riconosciuto metodi ufficiali per diagnosticare l’elettro-sensibilità, quindi mi domando come si faccia ad affermare che il 18% della popolazione mondiale sia elettro-sensibile. Si potrebbe sapere quali sono le fonti di questo dato?”
    Per quello che riguarda L’OMS vedasi sopra, ma mi chido l’OMS sono stati i primi a non dare ascolto agli studi scientifici che provavano le correlazioni tra CEM e danni alla salute umana, animale e vegetale… ora lei pone scetticità sui dati che forniamo… Dovrebbe prendere una decisione in merito, non le pare? Attualmente i dati certi parlano del 3-4% da parte delle associazioni internazionali riconosciute di elettrosensibili che si sono contati, ma dato che una grande fetta della popolazione è esposta ai rischi dei CEM e non è cosciente delle patologie connesse, le stesse associazioni concordano col dire che oggi presumibilmente gli elettrosensibili sono il 18% (attenzione: dato che sicuramente lo considerano in crescita) della popolazione globale solo che la maggior parte non sa di esserlo e pertanto non è possibile fare una statistica certa. Sono diversi anni che ho rapporti con elettrosensibili gravi e le garantisco che non è necessario avere l’approvazione dell’OMS per crederci che esista questa patologia invalidante che considero vera e propria peste dei nostri tempi. Pensi solo che un elettroipersensibile oggi è impossibilitato a frequentare qualsiasi luogo pubblico per non parlare degli ospedali che sono la parte più pericolosa per loro. Gli viene tolto anche il diritto a curarsi per colpa la tecnologia che inquina l’ambiente negli ospedali.
    4) Notoriamente, un dispositivo WiFi ha potenze di emissione 10 volte inferiori a quelle di un cellulare. Mi sembra quindi strano che nei consigli finali sia tollerato l’uso del cellulare (seppure ridotto), mentre l’utilizzo del WiFi sia totalmente bandito. Quali sono le ragioni scientifiche di questa distinzione?
    Le ragioni scientifiche le ho esposte durante la conferenza e riassumo dicendo che il Wi-Fi è acceso 24 ore su 24. Gia Trower nel 2001 (a proposito) e gli ultimi scienziati come Hardel e Joansson, ecc. hanno rimarcato la pericolosità dell’effetto cumulativo dei CEM. Questo significa che l’esposizione a fonti 10 volte inferiori (ad esempio in una classe o in una casa) per 8 ore più portano agli stessi effetti di dosi grandi per poco tempo. In sostanza, facendo riferimento alle proporzioni che lei cita, se uso il telefono cellulare per 30 minuti al giorno è lo stesso se sto in classe con un Wi-Fi con 10 volte meno la potenza del cellulare per 5 ore.
    Notizia dello scorso mese: Didier Bellens, presidente di Balgacom, la principale società di telefonia cellulare belga, ha bandito il Wifi del piano (27mo) del suo grattacielo, dove ci sono i suoi uffici! Inoltre a tutti i suoi contatti chiede sempre che gli si telefoni al telefono fisso e non a quello cellulare!!! Inoltre in un incontro recente con i ragazzi di una scuola ha ribadito che le microonde (GSM) sono pericolose e che i telefoni cellulari vanno utilizzati con auricolare, che di notte vanno spenti, etc. etc.
    A Villa Minozzo nei consigli finali ho detto di NON usare il cellulare tranne che per motivi seri e utili e solo quando non è presente un telefono fisso.
    “5) Il consiglio di schermare le pareti di un’abitazione rischia nella grande maggioranza dei casi di avere effetti controproducenti, in quanto peggiora la ricezione dei cellulari e li obbliga a lavorare con potenze di trasmissione maggiore (la stessa cosa che avviene in auto)”. Durante la conferenza il messaggio che ho lanciato è stato molto chiaro: NON PORTIAMO I CEM DENTRO LE NOSTRE CASE. Questo significa che sia i Wi-Fi che i cellulari e altri componenti wireless devono stare fuori. A questo punto schermare la casa ci protegge. Questo è quello che è stato detto e ben capito a Villa Minozzo.

    (Marcello Stampacchia)

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  10. Visto che da tempo avevo provveduto a cablare casa mia, ho staccato il wi-fi (era utilizzato solo dagli iCosi vari). Ho messo in solaio il cordless e riattivato il telefono fisso. Il mio cellulare è più spesso in modalità “aereo” (connessioni disattivate), soprattutto se lo porto addosso. Ho misurato in casa il valore di fondo in V/m, corrisponde a circa 0,02 (lontano da wi-fi e cordless e senza cellulari attivi). Adesso aspetto che venga attivata l’antenna della stazione radio base a 100 metri da casa mia…

    (Giorgio Bertani)

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