“Vivere ancora”: il Bismantova riflette sulla malattia

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Foto Red

"Vivere ancora" spettacolo sul tema della malattia e la cura è stato portato in scena questa sera da volontari riunitisi per l'occasione. La regia di Marina Coli.  Molti gli spunti di riflessione, i luoghi comuni esaminati, le metafore offerte sul senso della vita  e del morire. Il corpo spogliato piano piano di tutto dalla morte, il rumore assordante in cui un malato si viene a trovare in ospedale, il consenso che permetta agli operatori di agire su di lui. "Di che cosa vive l'uomo?" In seguito un dibattito che lascia aperti molti possibili pensieri. Intenso e diretto, lo spettacolo ha raggiunto il pubblico del Bismatova, affollato come poche volte. Nella pièce portata in scena non è mancato anche il sorriso. E in chi scrive è rimasta la domanda: è possibile morire anche sereni? Con consapevole dignità e lievità? La nostra società ha la fobia della morte, essa viene negata, sviata, truccata, rimandata, posticipata. E tuttavia è parte imprescindibile di un processo chiamato vita. E' pensabile arrivare al momento in cui il corpo cessa di vivere con un addio leggero, con accettazione, senza rimpianti? Stamattina il convegno aperto alla cittadinanza. E molte altre domande da fare, da farsi.

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5 Commenti

  1. Ho visto ed apprezzato uno spettacolo di rara sensibilità. La dottoressa Canovi lascia alcuni spunti di riflessione sulla “visione della morte” che riassume nel termine sagace di “fobia” ma ritengo che il “succo” sia nella Sua domanda: “E’ possibile anche morire sereni?”. Indro Montanelli diceva “Non ho paura della Morte, ma di morire” e lo spettacolo (e ancor più spero il convegno che è appena iniziato) ci devono far recuperare quei “valori” di affetto, solidarietà, pietà, carità che, in un passato anche recente, facevano sì che il “passaggio” fosse “lieve”. Chi lascia la vita in punta di piedi, lentamente, “naturalmente” non dovrebbe mai farlo fuori dalle proprie mura domestiche, senza il conforto dei propri cari, perchè è in questo contesto che l’Uomo si sente “bene”! Le istituzioni, enti, associazioni dovrebbero proporre tante più iniziative e percorsi di aiuto e sostegno affinchè questo possa tornare ad essere il “lieto fine” di tanti di quelli che oggi invece si trovano a varcare la “soglia” in uno “squallido” ambiente di Ospedele o Ricovero.

    (Tonino Fornesi)

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  2. Ieri sera il teatro Bismantova è risultato troppo piccolo per contenere tutti quelli che desideravano assistere allo spettacolo: siamo dovuti tornare a casa a occhi asciutti in tanti, contemporaneamente addolorati per l’occasione mancata e felici che il problema trattato fosse sentito e che le capacità di artisti della nostra montagna, Marina Coli in primis, trovasse pieno riconoscimento. Si può sperare in una replica?

    (una dei tanti che non avevano prenotato)

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  3. Considerato il valore e i contenuti di questa opera impeccabile nei testi e nella regia di Marina Coli, interpretata da “attori per caso” della nostra montagna, che hanno centrato l’obiettivo di sensibilizzare, coinvolgere e probabilmente iniziare una rivoluzione del fare, del parlare e anche pensare la fine del uomo come argomento sempre rinviato o comunque che appartenga a qualcuno o qualcosa di altri. “Vivere ancora”, un evento che andrebbe replicato, visto l’interesse, ma sopratutto per la grande partecipazione di pubblico e per coloro che non sono riusciti ad assistere. Complimenti vivissimi alla “Associazione Sentieri del Sollievo”.

    (Claudio Gaspari)

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  4. Dopo lo spettacolo sono andata a casa con molti pensieri e molti spunti per riflettere. La regista e gli attori hanno centrato in pieno il messaggio che hanno voluto dare. Non nego l’angoscia e la commozione che mi ha lasciato, ho rivangato un dramma famigliare troppo recente. Più conosco i volontari di questa associazione più li considero persone speciali, angeli dediti alla sofferenza altrui. Considero impagabile il loro operato, dovrebbe essere uno spunto per dare più importanza a questo tipo di volontariato. Bravi è riduttivo.

    (Una spettatrice commossa)

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  5. Anche noi, come tanti, non avendo prenotato siamo rimaste fuori. Nonostante la delusione vogliamo farvi i nostri complimenti, siete una associazione fantastica, continuate così. Speriamo anche nella replica dello spettacolo, noi e anche tanti altri ci saremo. Dai, coraggio e ancora grazie, siete meravigliosi!

    (6 amiche di Corneto)

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