Dal diario di Elis

“Mi farà male il grasso del prosciutto?” è il titolo dello spettacolo – adattamento dall’omonimo diario di Elis Bassi – in programma venerdì 3 maggio p.v., alle ore 21, al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti. Col patrocinio del Comune di Castelnovo ne’ Monti e la collaborazione del Teatro stesso, l’iniziativa è benefica, a favore del Grade, il gruppo amici dell’ematologia.

L’ingresso costa € 10,00. La somma raccolta sarà devoluta interamente a questo gruppo.

La locandina

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Era una giornata torrida quel 12 giugno del 2009, quando la mia vita è cambiata così radicalmente. Una diagnosi, una serie infinita di esami e un protocollo di cura, tutto mentre tu stavi ancora cercando di capire cosa stava succedendo (“Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne”, Romano Battaglia). E’ cominciata così la mia avventura, come credo sia per le decine di persone che in questi anni ho conosciuto e che hanno spesso condiviso con me il percorso. Ecco è proprio la capacità di condividere, di non sentirsi soli che fa sì che un percorso impegnativo (non è certo una passeggiata) riprenda le sue dimensioni reali e non ci spaventi più del dovuto. Credo che ognuno di noi abbia ben nascosti tutti gli strumenti per far fronte a questa nuova situazione; spesso, fortunatamente, non c’è stato bisogno di usarli, ma, vi assicuro, ci sono. Consapevole di dovermi aiutare, anch’io ho cercato i miei strumenti e ho lavorato, sì, perché c’è da lavorare per ricostruire un equilibrio messo in discussione dalla nuova situazione. Così ho cominciato a scrivere un diario che giornalmente riportasse tutto ciò che accadeva fuori e dentro di me. Non vi nascondo che i primi giorni la voglia di scrivere va proprio cercata, ma col passare del tempo sentivo l’esigenza di valutare ciò che mi stava accadendo, scrivendolo e riguardandolo da una nuova prospettiva. E giorno per giorno il mio piccolo diario, il cui titolo è “Mi farà male il grasso del prosciutto?“, prendeva forma e non vi nascondo che c’era in me una certa soddisfazione per il lavoro svolto. Scrivere vuol dire aver voglia di comunicare, perché come per tutte le manifestazioni “artistiche (passatemelo), quali appunto la scrittura, la musica, la pittura, la fotografia, ecc., nessun artista produce un’opera per poi tenerla nascosta. Questa duplice funzione che la scrittura aveva, quella di dare sfogo a me e quella di comunicare con il mondo, mi ha portato a scrivere per otto mesi, giusto il periodo del protocollo di chemioterapia, al termine del quale ho voluto chiudere l’ultima pagina di questa esperienza, senza aspettare nè esiti nè happy end come ha scritto il dottor Merli nella prefazione. La mia voleva essere una testimonianza di un uomo normale che attraverso una propria elaborazione ha trovato il modo per aiutarsi, perché come ho scritto nel diario “la chemioterapia all’anima non ci arriva“ perciò dobbiamo arrivarci noi. NON DOMO (come scriverebbe un cronista dell’ottocento) di aver scritto il mio diario ne ho voluto fare una riduzione teatrale, un reading (lettura) ricco di tutto ciò che era esperienza diretta della mia vita. Perciò come in un grande contenitore ho messo il mio gruppo musicale (sono un musicante dall’età di 16 anni), ballerini di tango che danzano su musiche scritte da me, videoproiezioni, due attori che recitano stralci del diario, ecc. ecc. La sfida c’era tutta, parlare di un argomento così crudo e a tratti aspro con la leggerezza del linguaggio teatrale. Devo ammettere con soddisfazione che i risultati hanno superato le mie aspettative e siamo già con il 3 maggio 2013 alla decima replica e non finisce qui. L’ultima cosa che mi sento di dirvi è che è stata incredibilmente vita anche questa. Buona vita a tutti.

Elis

 

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