Sull’esito del referendum per la fusione il commento di PD e Rifondazione della montagna

Riceviamo e pubblichiamo.

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"Referendum per la fusione di Toano e Villa Minozzo: una risposta chiara dei cittadini"

L’esito del referendum consultivo sulla fusione tra Toano e Villa Minozzo ha dato risultati netti: vince il “no” in entrambi i Comuni, a Toano con una percentuale schiacciante (quasi 82 %), dato omogeneo in tutte le frazioni, a Villa con il 55% ed è soprattutto il capoluogo a bocciare la fusione.

Villa complessivamente non raggiunge il quorum del 50% degli aventi diritto, ma un altro dato è chiaro: dove gli abitanti sono andati a votare di più, la percentuale del no è più alta.

Questi risultati misurano una netta distanza tra gli obiettivi degli amministratori in carica e ciò che pensano i cittadini. Segno evidente che la proposta era progettata poco e male, quindi, come tale, è stata giudicata dai cittadini. A riprova di ciò negli altri referendum svolti in Emilia-Romagna (nei Comuni di Migliaro, Migliarino e Massa Fiscaglia nel ferrarese, Torriana e Poggio Berni nel riminese, Sissa e Trecasali nel parmense) ha vinto il sì alla fusione.

Quello che è stato respinto nell’Appennino Reggiano è, oltre alla fretta e all’approssimazione, una precisa impostazione politica che ha interpretato la fusione come iniziativa contro: contro “Castelnovo” che ci porta via risorse, contro i cosiddetti “baracconi” inutili delle unioni, contro tutti “gli altri” (Comuni vicini, Provincia, Regione, Stato) i quali prendono le decisioni sulla “nostra” testa senza concordare.

Questa impostazione politica, quasi ideologica, ha caratterizzato la proposta di fusione del Sindaco di Villa Minozzo e della sua giunta.

La proposta era in sé colma di contraddizioni: si diceva di voler ridurre i costi della politica ma si avrebbe avuto una amministrazione più costosa, con un sindaco a pieno stipendio; si diceva di voler risparmiare sui costi degli uffici con 40 dipendenti dei due Comuni ma, poi, si dichiarava di non voler ragionare insieme all’Unione della montagna” dove invece ce ne sono 300; si diceva “devono decidere i cittadini” invece il Consiglio aveva già deliberato la fusione, mancava solo la ratifica finale, rischio, tra l’altro, non ancora del tutto fugato.

Ma la contraddizione più grande era che, in nome dell’indipendenza di Villa (über alles) dal resto della montagna, la si scioglieva, senza un progetto di futuro.

Fiocchi che dice di confrontarsi con “la gente”, che si proclama campione dei cittadini contro la prepotenza dei partiti e delle “stanze riservate” (le quali non esistono e servono solo alla sua ideologia), che si nomina “oste con cui bisogna fare i conti”, che dice “il PD conta meno di zero”, può adesso trarre qualche conclusione.

Se userà nei suoi confronti lo stesso metro che usa per giudicare le proposte degli altri, dovrebbe lasciare immediatamente la carica di sindaco.

A noi sembra che Fiocchi sia stato soprattutto distruttivo e divisorio all’interno del suo Comune ed ha cercato di esportare questa sua prerogativa oltre Villa. Ma il suo disegno è finito male.

Per i cittadini e per i dipendenti dei Comuni di Toano e di Villa, questo risultato non deve rappresentare l’avvio di un percorso separato ma un nuovo inizio di collaborazione; Toano e Villa insieme agli altri Comuni montani per rafforzare l’Unione Appennino Reggiano in un rapporto costruttivo e paritario.

Per il PD e Rifondazione questo voto è la conferma di un percorso coerente di difesa dell’ambito montano unico e soprattutto dell’idea che un Appennino unito può contare e raggiungere gli importanti risultati già ottenuti in passato.

Il PD e Rifondazione hanno difeso questa idea unitaria, spesso contrastando le proposte di frammentazione, nate da una voglia legittima di superare l’Ente montano, ma con il sapore di buttare il bambino assieme all’acqua sporca.

Ora facciamola vivere davvero questa Unione dell’Appennino, con responsabilità e partecipazione convinta di tutti.

Villa Minozzo, 7 ottobre 2013

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Aggiornamento ore 13,45

Anche il circolo Pdl di Villa Minozzo commenta l'esito referendario.

Importante è ora rispettare il verdetto delle urne: un verdetto che non è un atto di viltà, ma di coraggio: il coraggio di dire no ad una incorporazione. Una vittoria netta che rappresenta la rinunzia alla scelta di vendere la propria autonomia per due soldi, ma soprattutto una vittoria della Politica che è ritornata tra la gente. Non la "vecchia politica" come qualcuno sostiene, ma quella "antica", che ascolta, percepisce e sviluppa: va sottolineato infatti che sia centrosinistra che centrodestra partirono favorevoli alla fusione, come dimostrano le delibere dei consigli regionali e provinciali, ma poi, ascoltando il territorio ed analizzando più compiutamente la situazione, in particolare il centrodestra, Popolo della libertà (con le dichiarazioni del coordinatore provinciale Roberta Rigon) e Fratelli d'Italia, ha preso una posizione nettamente contraria alla fusione che si è rivelata vincente.
La sconfitta è invece attribuibile a chi confonde la gestione della res publica con un'impresa, ai seguaci dei professoroni, che non potendo fare, insegnano, ed a chi invece ritiene di trovare il Verbo incarnato solo su internet: mi riferisco a Scelta civica e M5S, questi sì, lontani dal territorio e così rappresentativi del peggio della politica provinciale.

(Circolo Pdl Villa Minozzo, Fratelli d'Italia)

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Aggiornamento 7 ottobre ore 21,30

La vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, esprime soddisfazione per l'esito del voto nei comuni: "Questo risultato conferma la linea della Regione e determina un primato di cui dobbiamo andare fieri".

"Sono onorata e felice di aver accompagnato e concretamente sostenuto queste esperienze, questi sindaci, questi territori". Così la vicepresidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, ha commentato la netta vittoria dei “sì” nei comuni ferraresi, parmensi e riminesi in cui ieri si è votato per confermare o meno la nascita di comuni unici. Con percentuali vicine e a volte anche superiori all’80% i cittadini di Migliaro, Migliarino e Massa Fiscaglia (provincia di Ferrara) hanno votato a favore della nascita del comune unico, così come quelli di Sissa e Trecasali nel parmense e Torriana e Poggio Berni nel riminese. L’unico risultato negativo è stato a Toano e Villa Minozzo in provincia di Reggio Emilia. L’Emilia-Romagna non è nuova alla nascita di nuove entità comunali per fusione: lo scorso anno cinque comuni della Valsamoggia (Savigno, Monteveglio, Castello di Serravalle, Bazzano e Crespellano) in provincia di Bologna hanno fatto da battistrada.

"Il voto dei cittadini conferma la linea politica della Regione in materia di riordino istituzionale. In un Paese dove da anni si parla a vuoto di riforme la Regione Emilia-Romagna, i sindaci dei comuni interessati, i partiti politici e le parti sociali che si sono impegnati per le fusioni hanno dimostrato come si possano rafforzare le comunità locali realmente e con il consenso degli elettori. “In Emilia-Romagna, dopo quello della Valsamoggia, il primo gennaio prossimo nasceranno tre nuovi comuni in luogo di 12 a seguito di fusioni. E' un primato per il nostro Paese di cui tutti dobbiamo essere fieri. Questo vuol dire comunità locali più forti con minori costi di gestione che liberano risorse per i servizi alla persona, il sostegno allo sviluppo economico, la cura del territorio”.

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- Fusione: a Toano i “no” all’80% (6 ottobre 2013)

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33 Commenti

  1. “Mi riferisco a Scelta civica e M5S, questi sì, lontani dal territorio e così rappresentativi del peggio della politica provinciale”. Se sono loro “il peggio della politica provinciale”, detto dai seguaci di certa gente, ci troviamo veramente di fronte come minimo al “Lupo Mannaro americano a Londra”!

    (Commento firmato)

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  2. Complimenti al PDL-Fratelli d’Italia, la politica è talmente tornata in mezzo alla gente (come da comunicato) che ha votato il 44% a Villa e poco oltre il 50% a Toano. Veramente un bel risultato.

    (Paolo Diambri)

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    • Se il risultato è questo la partita e le sue regole non le abbiamo fatte noi ma chi ha proposto la fusione ed il referendum consultivo, nonchè postumo (con decisione già presa nei consigli). In queste regole Le ricordo che l’astensione equivaleva al “no”. Il PD e PRC non hanno mai pensato di “appropriarsi” dell’astensione, in tutti gli incontri e prese di posizione abbiamo dichiarato di andare a votare e di votare no. Se gli aventi diritto al voto sono rimasti a casa la colpa, come abbiamo ripetuto in questi giorni, è di chi ha fatto la proposta cercando il “colpo di mano” più che la partecipazione degli abitanti. La colpa è di chi non ha saputo proporre un progetto di futuro oltre i quattro soldi di contributi della fusione. Basta con la fola della colpa sempre ai partiti! Nei partiti democratici si discute prima di decidere, non si fa il contrario.

      (Valerio Fioravanti)

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    • Il bel risultato è quello di avere impostato la discussione non su prese di posizione preconcette, ma dialogando con la cittadinanza: ad una indicazione “romana” di favorire le fusioni si è contrapposta la volontà di non considerare questo progetto di fusione soddisfacente nei modi e nei tempi con i quali si sarebbe dovuto attuare. Tra l’altro nessuno, sottolineo nessuno, mi ha mai dato una motivazione che non fosse un incentivo finanziario dato dalla Regione. A mio parere, un po’ poco. Sottolineo infine che nessuno ha dato come indicazione di astenersi: è stata una scelta autonoma ed in democrazia si può non essere d’accordo, ma va accettata anche questa.

      (Massimiliano Coloretti)

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  3. La posizione del PD ha vinto al referendum, spiace però che anche in questo comunicato del PD non ci sia nessuna (auto)critica su come è stata condotta l’esperienza della Comunità montana. Questo fa temere che anche la futura o eventuale Unione dei comuni dell’Appennino prenda la medesima strada. Il no alla fusione tra Villa e Toano è stato chiaramente maggioritario (e anche per me non era la soluzione), ma il problema evidenziato dal sindaco Fiocchi è condiviso da una larga parte dei montanari.

    (SC)

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    • Non è proprio così: la Comunità Montana è in corso di liquidazione, direi che come decisione questa incorpora tutte le critiche che si sono fatte. Ciò non toglie che in altri periodi storici questo ente abbia significato molto per le montagne e anche per l’Appennino di Reggio Emilia. L’Unione dei Comuni che nascerà non dovrà essere un ente in più. Non dovrà essere ente ma dovrà fare: coordinamento dei Comuni, scambio e anche definizione di strategie a più lungo respiro che vadano un po’ oltre i confini comunali.

      (Valerio Fioravanti)

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      • Un po’ di tempo fa Lei propose su questo giornale un “laboratorio” per l’Appennino, me lo ricordo perché fu “il motivo occasionale” per un lungo periodo di ascia di guerra, prima del calumet della pace, con il viso pallido assessore. Nella vicenda della fusione di cui si parla a me sembra, dagli articoli letti in questi mesi e anche nei più recenti, che ci sia stata molta improvvisazione. Non crede che la proposta fatta allora possa essere oggi un’occasione per costruire qualcosa di davvero nuovo anche qui da noi?

        (MV)

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        • Assolutamente sì. Se riuscissimo a fare diventare la creazione dell’Unione dei comuni Appennino reggiano un fatto che riguarda gli abitanti, le associazioni e le imprese anzichè soltanto fatto tecnico-burocratico tra le amministrazioni ed i funzionari/dipendenti/sindacati faremmo davvero una cosa importante. Io sono a disposizione.

          (Valerio Fioravanti)

          Rispondi
          • Signor Fioravanti, no. Io, che sono nessuno, posso mettermi a disposizione, Lei ha un’investitura e può cominciare. Cominciare da ciò che qui ha scritto: in 26 parole, con estrema sintesi. Lei ha dato l’impostazione ad un programma completo e, se ho ben capito, l’indicazione sarebbe costruire non solo qualcosa di nuovo ma, cosa davvero rivoluzionaria, su coordinate decisamente nuove. Tutta la mia simpatia e solidarietà se mai ci riuscisse, perché significherebbe vedere l’Appennino muoversi di motu proprio e non più bacino di voti per decisioni prese altrove e poi imposte. Gli auguri e la stima sono sinceri.

            (MV)

  4. Ancora una volta ci siamo distinti, per una volta che potevamo essere tra i primi a salire, perdiamo il treno che altri però hanno preso. Ho sempre visto la fusione non come una cosa miracolosa che guarisse tutti i mali, ma come stimolo per un rinnovamento, un mischiare le carte per una nuova partita perché la mia paura più grande, fusione o non fusione, è sempre stata quella che tutto rimanesse come prima, tutto gestito da questi politicanti montani che abbiamo avuto ad amministrare sinora; prima i democristiani poi, sempre gli stessi o i loro eredi, si sono divisi: un po’ di qua e un po’ di là, Quercia, Ulivo, PDS, Forza Italia, PD e PDL e così via… Si sono sempre fatti vedere discutere ma appena vedono qualche minaccia al sistema ce li troviamo tutti lì a braccetto. Non ho capito cosa ci facesse Rifondazione comunista, ma sinceramente non ho capito nemmeno cosa faccia solitamente. Questi amministratori, per decenni, hanno sistematicamente demolito il territorio montano ubbidendo agli ordini di partito, elemosinando senza nessuna dignità e senza nessun orgoglio montanaro qualche poltroncina qua e qualche incarico là ed erano a posto. Sentire loro parlare di importanti risultati ottenuti mi sbalordisce, ci vuole una bella faccia tosta… Se mi guardo intorno vedo i dati dello spopolamento e vedo i giovani che se ne vanno esattamente come ho dovuto fare io quarant’anni fa. Come importante risultato mi viene in mente il Parco, con tutti i suoi “benefici” distribuiti sul territorio (non abbiamo costruito qui nemmeno quei quattro orrendi pannelli delle Porte del Parco), quanti posti di lavoro si sarebbero creati coi soldi spesi, anzi sperperati, per il Parco? Poi mi vengono in mente i soldi così ben investiti a Febbio, tanto che, come sono finiti i finanziamenti, tutto è andato in malora. Penso alla storia di Agac-Enìa-Iren il cui frutto locale è Poiatica. All’inceneritore travestito da centrale a biomasse che si voleva lasciar fare a Fora, in un’area a grande vocazione agricola; penso a come è stata gestita l’agricoltura, portata al punto che i nostri contadini, mai tutelati nè dai politici nè dal Consorzio, chiudono mentre i grossisti comprano le loro stalle a prezzi stracciati. Penso alla strada statale 63, eterna incompiuta, ma che è costata tanti, tanti soldi; penso a Fora di Cavola restata ferma per decenni senza difesa spondale con la Comunità montana che rimaneva muta e sorda. E potrei continuare ancora per molto, però mi fermo e vi chiedo: cosa vi aspettate dalla nuova Unione e in base a quali motivi Villa e Toano conteranno qualcosa? Signori miei, siamo comuni piccoli e soprattutto fuori zona, per le nostre esigenze saremo sempre in minoranza, gli interessi di tutti i comuni dell’Unione ruotano intorno alla statale 63 e noi per fare investimenti dovremo andare ad elemosinare da loro e come prima, come con la Comunità montana, ci toccheranno solo e sempre le briciole. C’è qualcuno che è disposto a scommettere che non sarà così?

    (Antonio Manini)

    Rispondi
    • La ringrazio degli apprezzamenti. Non ho una grande investitura ma posso provarci, cercando aiuto da altri, se poi è disponibile ad una chiacchierata di persona mi farebbe piacere.

      (Valerio Fioravanti)

      Rispondi
      • Una chiacchierata di persona, che mi piacerebbe fare, sarebbe quella che alla fine producesse dati concreti, dimensionabili, verificati e, qualora la verifica sorreggesse il carico, cominciasse a costruire un paesaggio nuovo, in termini economici, in questo Appennino. Questa chiacchierata vorrei cominciarla ascoltando i giovani, quelli che frequentano gli istituti di Castelnovo, stiamo parlando di loro quando parliamo di nuovo e, se mai ci si riuscisse, sarebbero loro a vivere come realtà le nostre idee realizzate. Vorrei ascoltare poi la politica che analizza le idee dei giovani e argomenta risposte, le imprese che evidenzino le difficoltà che quelle idee si troverebbero a dover superare, e i vecchi che ascoltassero i giovani per capire dove loro hanno sbagliato. Poi non sarebbe una chiacchierata, ma solo il primo passo di una molto più complessa campagna diagnostica.

        (MV)

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  5. Signor Manini, sottoscrivo tutto, perfetta analisi pienamente condivisa. A proposito della nuova nascitura Unione Montana, voluta dalla nostra Regione e sottoscritta da quasi tutti i Consigli comunali, sarà interessante vedere gli sviluppi, in Consiglio comunale a Busana. Sulla votazione non c’è stata maggioranza sufficiente (2/3) a Ligonchio nemmeno e di altri non so. Preciso che la norma dei 2/3 non è chiara (parere della segreteria comunale), siamo comunque in alto mare, i sindaci del crinale non hanno le idee chiare, ma sicuramente adotteranno le direttive regionali. Il risultato finale vedrà per un tot di anni la presenza dei comuni del crinale, dell’Unione del Crinale e della nuova Unione Montana, tutto ciò se si avvierà l’iter di fusione dei comuni del crinale, credo, entro ottobre. Si continua quindi con il solito sistema, consigli, consiglieri, giunte, assessori, presidenti, sindaci, responsabili di settore, consorzi, parchi, consociate, municipalizzate… in ogni angolo ed in ogni paesello. Tutto questo è spacciato come democrazia, spesso mi è stato risposto da politici di mestiere che la democrazia ha un costo! Non concordo, comunque buona serata a tutti

    (Fabio Leoncelli)

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  6. Vicenda triste, cartina tornasole del basso livello oramai raggiunto dalla politica locale che scimmiotta in tutto quella nazionale. Si spaccia per grande visione politica un regolamento di conti tutto interno a quella oramai insidiosa palude trasformata in sabbie mobili che è il PD. Contrapposizioni personali, assenza totale di visione politica, comune contro comune, sindaco contro cindaco. Liti da comare per spartirsi la miseria attuale e quella prossima ventura. Vanno di moda in questo periodo, nelle feste di ogni dove, gli anni settanta. Ecco, questa classe pseudo-dirigente studi cosa sono stati quegli anni per la politica locale, quali erano gli ideali di uomini usciti dagli anni duri della guerra e dai successivi dopo essere stati chiamati ad essere classe dirigente. Delle scelte lungimiranti che hanno creato le condizioni per godere di stagioni di vero progresso economico, sociale e culturale, capaci di saper capire quando era l’ora di passare la mano, creando una una nuova classe dirigente che probabilmente in larga parte non ha meritato quella fiducia. Quale visione unitaria esiste della montagna? Esiste la consapevolezza prampoliniana che uniti si è tutto e divisi si è niente? Non credo e purtroppo il fondo è ancora lontano dall’essere raggiunto. Ad maiora.

    (Ellebi)

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  7. Democrazia doveva essere, democrazia è stata. L’idea della fusione non ha convinto i cittadini e, vuoi con il voto diretto contrario vuoi con la non partecipazione, è stata bocciata (voto risicato??). Ripartiamo da qui. E’ stata una scelta conservatrice? C’è chi lo pensa, ma a me non pare. Dal dialogo su questo giornale e dalle opinioni espresse e raccolte dalla gente in queste settimane sembra proprio, al contrario, che ci sia una forte ed inequivocabile spinta al rinnovamento, tra i cittadini. Quindi il fallimento della fusione è, senza dubbio, frutto di un forte deficit di innovazione della politica e dei relativi assetti istituzionali. Così impostato, così recepito. Ho seguito con attenzione ed interesse, insieme a molti compagni ed amici che condividono (in linea generale) i miei stessi valori ed anche esperienze, l’inizio del processo e le proposte fatte dai due sindaci e rispettivi gruppi di sostegno. Non è certamente l’idea di unire due entità amministrative ad essere sbagliata. Infatti senza pregiudizi ho anche considerato che la “cosa” potesse crescere in modo virtuoso, aggregare le forze migliori, proporre un progetto di futuro convincente per quanto non atto a garantire nulla perchè non c’è nessuno che possa farlo, ma almeno di respiro, di ricerca di orizzonti diversi.
    Invece così non è stato ed io sono stato tra quelli che (nel mio ragionare) hanno colto nella proposta dei due sindaci il netto prevalere della “cultura” del nemico, della contrapposizione e del vittimismo perchè la colpa è sempre degli altri, degli amministratori di Castelnovo ne’ Monti, della provincia, della Regione, della politica, del PD…
    Questo ho colto, sempre più nettamente, sino al confronto SI/NO al teatro di Villa Minozzo ed anche dopo: l’unico collante, l’unico motivo superstite alla pochezza delle idee vere mai decollate, mai esistite davvero.
    Ed allora l’unico termine di paragone è stato lo studio di fattibilità, negativo sulla fusione, e le continue contraddizioni, le omissioni, l’impostazione sempre più ideologica e meno concreta.
    Questo, credo, hanno capito i cittadini che non hanno dato fiducia ad una idea improvvisata e sgangherata ma anche, se validata, irreversibile. Ad una non-idea così non si consegna parte importante del proprio futuro.
    Che fare ora? Io credo che il rinnovamento passi da una forte discontinuità rispetto al passato. Un passato, sia chiaro, che non è tutto da buttare. Per esempio se siamo qui a difendere e cercare di portare a nuova dignità una comunità, quella del nostro Appennino, che possiede una identità ma anche servizi, un’economia che soffre ma non è affatto moribonda, che ha e vuole usare le tante sue risorse è perchè negli anni della Repubblica, sino ai giorni nostri, la montagna è cresciuta. Questo deve essere riconosciuto, ascritto a meriti di lotte, di sacrifici di tanti e di precise politiche, non può essere negato se non si vuole negare l’evidenza. Lo sanno le nostre famiglie, i nostri studenti, i nostri anziani, i nostri malati. Ma, in modo altrettanto evidente, tutto questo oggi non basta più.
    Discontinuità vuol dire superare la Comunità montana, che appunto oggi è in liquidazione, superare un ente intermedio la cui pesantezza, relativa finchè si vuole, era elemento di freno al rinnovamento. Discontinuità vuol dire recuperare quello spirito di leale collaborazione, quella solidarietà istituzionale e territoriale che si è persa (che anche tanti sindaci ed amministratori hanno perso) negli ultimi lustri. Discontinuità, quindi, vuol dire sperimentare nuove forme di governo che escano dai confini dei campanili, che escano dalle rivendicazioni gridate che non aggregano e non convincono, che escano dalle logiche isolazionistiche che tanto minano le nostre piccole e deboli realtà. Sono stato portato a pensare in questi giorni, a proposito della fusione, ad un modello estetico di autarchia così come la storia ce lo ha consegnato. L’autarchia è la fuga dalla realtà delle comunità più deboli, è un’illusione.
    Non è vero che unire le gestioni dei comuni è sforzo inutile, comunque non è detto. Non è vero che recuperare e rilanciare un concetto condiviso di rappresentanza montanara sia tempo perso, comunque non è detto.
    E’ su questa strada che secondo me bisogna camminare, con trasparenza e determinazione. Per raccogliere frutti, anche nella crisi epocale e/o di sistema che stiamo attraversando. Questa responsabilità è degli amministratori pubblici, siano essi “politici” (in quanto facenti parte di forze che non finiscono al di la di un cartello stradale) o “civici”.
    Il confronto sulla fusione, sia detto anche a merito dei suoi proponenti, per questo è stato utile, non scontato, e migliora le condizioni di base, visto anche il risultato, per imboccare davvero questa innovazione e quindi, rispetto al personale politico, aprire maggiori spazi a forze nuove, giovani, impegnate sul territorio.
    Perchè in conclusione, gli amministratori sono solo una parte, per quanto importante, ma rappresentano ed eseguono avendo il mandato di farlo al meglio. Il potere, in democrazia, ce l’hanno i cittadini con il voto e la partecipazione. In questo caso, riportandomi all’inizio, hanno dato un segnale chiaro. Vediamo di non disperderlo.
    Scusate la lunghezza, ma se siete arrivati sino qua evidentemente vi interessava leggere, in caso contrario avrete smesso prima, quindi poco male….
    Auguri a tutti noi ed al nostro Appennino, ce n’è davvero bisogno.

    (Sergio Fiorini, Civago)

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  8. Scusate l’ignoranza sulla materia, ma la fusione o il referendum per decidere è quindi previsto anche per i comuni del crinale: Busana, Collagna, Ligonchio, Ramiseto, ora associati nell’ Unione? E se sì con quali tempi?

    (Cs77)

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    • Si è previsto, i tempi sono più lunghi, vogliamo coinvolgere la gente e ascoltare. La fusione non è automatica, gli abitanti dei quattro comuni devono essere informati di tutto, dei presidi che rimarranno, delle funzioni che avranno, non sono decisioni da prendere in 2 o 3 mesi, bisogna spiegare ed ascoltare, questa è la differenza. Noi abbiamo un’unione dal 1999, la abbiamo creata e portata avanti senza nessun discapito per gli abitanti; anzi, abbiamo cercato in ogni maniera di rispettare la popolazione e il nostro territorio.

      (Luca Cagnoli, assessore Comune di Ligonchio)

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  9. Io vedevo il come la naturale fine del cammino intrapreso da Villa e da Toano con alcuni servizi che sono già in comune, adesso aspettiamo che arrivi questa unione per vedere cosa comporta e dove si andrà. Non vorrei che fosse una brutta copia della Comunità Montana che sta chiudedendo i battenti. Per il signor Fioravanti, la colpa sarà anche del comitato del , ma un pochino di sana autocritica la può fare anche il PD e consiglierei di iniziare presto, perchè il prossimo anno ci sono le elezioni a Villa e a Toano (se non sbaglio).

    (Paolo Diambri)

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    • Quale cammino, quello che ci ha fatto spendere 17,5 euro per la nuova numerazione civica e che se passava il referendum erano soldi buttati al vento? Per chi volesse fare ironia sui 17,5 euro provi a moltiplicare la cifra per le abitazioni di Villa Minozzo che variano da 4500/5000 o a considerare lo studio di fattibilita costato 7.000 euro circa a Comune e dove la frase più importante nelle conclusioni diceva “non c’è risultato finale oggettivo sulla decisione migliore da assumere.” O la spesa di circa 20.000 euro per efettuare il referendum, cifra sempre per Comune. Per i servizi in collaborazione nessuno discute sull’unione con Toano.

      (Valter)

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  10. Come non condividere il percorso che indica Sergio Fiorini, in un paesaggio ideale, che si caratterizza per alcuni valori tanto imprescindibili quanto disattesi: democrazia, trasparenza, partecipazione, rinnovamento, discontinuità? La sua comunicazione, a mio parere, ha tuttavia un rilievo particolare, perché solleva persino il tema dell’identità, quello forse maggiormente in grado di orientare concretamente i comportamenti singoli e collettivi nei processi decisionali. Crisi e malessere vanno accentuandosi e le risposte necessarie a superare le contraddizioni e le problematicità all’origine dei disequilibri e dei disagi economici e sociali richiederanno di aprire a un maggior grado di competenze e complessità, che non potranno comunque prescindere dal sentire comune e dalla cultura del territorio di cui sono espressione. Ma in cosa consiste, oggi, l’identità montanara? Quale sistema valoriale è in grado di manifestare, sul piano materiale e immateriale, nel dialogo con i territori limitrofi, oppure nell’ambito nazionale o internazionale? Quali prodotti, ma anche quali modelli? E che natura e che qualità avranno le nuove forme della rappresentanza politica che ne saranno espressione? Bisogna camminare, dice Sergio Fiorini, ma nella crisi epocale e/o di sistema che richiama, sia il cittadino che l’Amministratore dovranno muovere con consapevolezze e competenze rinnovate.

    (Giovanni Nicolini)

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    • A chi piace il politichese può condividere e si può ritrovare benissimo nel percorso che indica il signor Fiorini e come scrive lui “può anche funzionare” ma, come scrive lo stesso Fiorini “non è detto…”. Considerando poi i risultati da lui ottenuti da amministratore unico del Consorzio per la Valorizzazione di Civago (CVC) non avrei molta fiducia nel seguirne le indicazioni e tantomeno mi aspetterei di vedere in tal senso “competenze rinnovate”. E’ vero che ci si deve muovere e bisogna farlo adesso con la consapevolezza, quella sì, di dover cambiare le cose perché se la montagna non ha più identità lo dobbiamo in buona parte a questo vecchio sistema politico montano.

      (Antonio Manini)

      Rispondi
  11. Come al solito l’ipocrisia dei compagni montanari la fa da padrona! Addirittura, e senza alcuna dignità, addossano agli altri la politicizzazione di un referendum che, al contrario, hanno strumentalizzato proprio loro, boicottandolo con faziose informazioni e una strisciante campagna contro. Sapete perchè? L’idea, tutt’altro che peregrina nella sua configurazione tecnica, viene da ambienti montani che non sono omologati alla bulgara gestione del potere politico della nostra triste regione. I signori che godono per quanto accaduto e pontificano il nulla salvaguardano piccoli interessi di bottega, tutelano il posticino che il “pachiderma” ha loro assegnato e tutti i mesi prendono lo stipendio, che altrimenti nessuno gli darebbe. Chi ha promosso il referendum e l’idea di una nuova territorialità va rispettato come merita, indipendentemente dal risultato ottenuto; se non altro questi hanno lavorato, gratuitamente, per un progetto squisitamente tecnico, nel quale credevano e senza adeguarsi ai soliti ordini di scuderia dei fossili governanti locali, sempre più nostalgici della mancanza del muro. Termino questo commento per respingere gli “auguri a tutti noi”; io non li voglio.

    (Claudio Silvestri)

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  12. Non commento le opinioni di Valerio sull’esito del referendum, vorrei però che leggesse più volte le motivazioni del signor Manini, lucide e inopinabili, sono la realtà delle cose e dei fatti. Qui, caro Valerio, non si può dare colpa a Berlusconi. Più volte in molti hanno auspicato aria nuova o la possibilità di potersi mettere in gioco, senza il bisogno di passare sotto la lente di ingrandimento dei soliti noti, che decidono a discrezione loro se puoi o non puoi dedicare un po’ del tuo tempo alla vita politica, nel senso massimo della parola. Qui vige questa regola, in pochi decidono per molti! Ho sempre sperato che il mio partito fosse immune da queste regole, ma a volte debbo ammettere che non è così. Poi leggo le parole della vicepresidente e scopro che tutti gli altri luoghi hanno detto , gli unici arroccati su campanilismi e spalleggiati dal PD che ha detto no sono Villa e Toano. Spontaneo chiedersi: se a Villa ci fosse un sindaco del PD, cosa avreste fatto? Forse è stato un modo di farla pagare a Fiocchi e di conseguenza avete sacrificato Toano. Vedi, Valerio, tutti siamo consapevoli che nella realtà dei fatti nel breve periodo i comuni piccoli non potrenno più sostenere i servizi e giocoforza dovranno unirsi, se non lo faranno il rischio sarà di non erogare più servizi. Mi chiedo allora cosa farà il PD, troverà motivazioni valide per il ?, chi sarà il predestinato a rimetterci la faccia e la credibilità? Risposta ovvia, tu. Nutro una grande speranza, che il mio partito riapra la porta a tutti i cittadini della montagna e crei i presupposti per rinnovare la classe politica.
    Cordialmente.

    (Roberto Malvolti)

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  13. La cosa che mi ha ferito di più è stata la campagna diffamatoria e con teorie da bar che è stata portata avanti dai partiti pur di evitare la fusione. Mi vien da chiedere se questa campagna, così solerte, verrà effettuata anche nei confronti della fusione dei comuni dell’alto crinale, dato che a breve si avvierà l’iter per renderla possibile, o se era solo a beneficio di Villa e Toano dove l’idea è partita da persone non allineate al partito. Per coerenza spero che venga effettuata anche per altre realtà, altrimenti avremmo assistito all’ennesima fiera dell’ipocrisia.

    (Fra)

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  14. Non so quali siano le ragioni che hanno convinto l’elettorato di Villa e Toano a bocciare l’unificazione dei comuni, conosco però, perché si sono espressi, il pensiero contrario dei partiti e dei politici che li rappresentano. Le ragioni di questi ultimi, se confrontate con i loro programmi della riduzione del costo della politica, lasciano però perplessi. Hanno preso a prestito dal vocabolario una serie di aggettivi che vanno dalla trasparenza all’appartenenza montanara senza forse tenere troppo conto dei loro significati. Alla vigilia dell’Unità d’Italia i comuni in provincia di Reggio Emilia erano 18 (diciotto) tra i quali Villa Minozzo, Toano in Cavola e Gazzano che chiese e ottenne la aggregazione a Villa nel maggio del 1870. Toano perse in Cavola, assieme alla frazione, quando la stessa nel 1865 ottenne la aggregazione a Carpineti. Prove di economia domestica di altri tempi e di altri amministratori. Poi vennero i partiti e i comuni a Reggio Emilia arrivarono a 42 per le stesse ragioni che le province in Italia passarono da 95, nel 1974, a 110 nel 2004 (erano 59 all’Unità d’Italia). Tutti dicono che nell’era del computer tutti questi enti ripetitivi non servono, sono troppi, si potrebbe ottenere di più con molto meno spesa, che poi è la causa principale dell’elevata pressione fiscale. Ma è quando si tratta di tradurre in pratica questo concetto condiviso da tutti, ma per alcuni di natura astratta, che si vede la vera natura dell’amministratore-politico il quale, nel caso specifico di cui si parla ma anche di tanti altri a livello nazionale (Monti cadde proprio alla vigilia delle aggregazioni delle province ed ora chi ne parla più?), consapevole di un rischio che corre per la riduzione del numero degli addetti, applica il principio NIMBY (non a casa mia!).

    (Tonino)

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  15. Ma pensare semplicemente che i cittadini di Toano e Villa non volessero la fusione non è possibile? Bisogna per forza pensare al complotto? Voglio ricordarvi che qui a Toano l’80% ha detto no, ripeto l’80% una percentuale che va aldilà del PD,PDL,Rc. Qui chi è slegato dal territorio sono gli amministratori che hanno avviato un iter che nessuno voleva.

    (Ty)

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  16. Leggo l’intervento della vicepresidente della Regione, Salieri (Saliera, ndr). Davvero la fusione di due comuni di 10-20 Kmq è un tema equivalente alla fusione di comuni 10 volte più grandi, con le distanze, l’orografia e le strade dell’Appennino? Allora ripresento la mia proposta di fare un comune unico per tutta la Regione: è senz’altro la soluzione ottimale, secondo questa logica.

    (SC)

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  17. Penso a quanto siamo fortunati noi degli unici due comuni che hanno votato no al referendum, per fortuna che abbiamo avuto chi ci ha illuminati sulle disgrazie alle quali saremmo andati incontro se avessero vinto i . Noi, posso dirlo con orgoglio, non ci siamo lasciati attrarre dagli specchietti che ci venivano messi davanti. Ora, forti del risultato ottenuto, stanno già preparando l’arrembaggio per le prossime elezioni amministrative, io spero che i cittadini abbiano il tempo per riflettere e cercare almeno questa volta di cambiare qualche cosa, altrimenti vorrà dire che veramente al peggio non c’è limite e che dovremo rivedere anche il detto che il montanaro, al pari del contadino, ha scarpe grosse e cervello fino. Speranzoso in un futuro migliore.

    (Beppe Bonicelli)

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  18. Un’altra occasione persa. La poca lungimiranza e, a volte, l’incapacità dei nostri amministratori di informare nei tempi e nei modi la popolazione hanno fatto sì che ancora una volta i compaesani non abbiano saputo orientarsi verso una logica futurista. Così divise le nostre comunità montanare non solo perderanno nel tempo servizi, ma saranno destinate a non avere nessuna possibilità di farsi sentire e valere. Non tutto è perduto, dobbiamo volgere lo sguardo all’ottimismo e costruire noi tutti, comunità montanara, un’altra occasione per arrivare ad un’unione capace di dare prospettive e futuro ai nostri comuni. Quindi, da oggi, invito tutti a fare una debita riflessione sull’importante “appuntamento mancato”.

    (Paolo Schenetti)

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  19. Premetto dicendo che di materia politica non capisco un gran che. Però vedere palleggiare colpe più a destra o più a sinistra fa venire una certa tristezza. Così come commenti del tipo “si sapeva”, “era ovvio”, “campanilismo imperat”, “carenza culturale”, eccetera eccetera. Sono stato presente a più incontri, promossi in favore del sì o del no. E, ahimè, ho sentito parlare solo di una cosa. Soldi. Ora, certamente questi aiutano, eccome se aiutano. Come è stato ripetuto più volte. Ma aiutano cosa? Nella mia ignoranza, non ho visto nè sentito parlare di idee, di progetti, di rinnovamenti concreti. Perchè non si è parlato di questo? Per me i soldi aiutano idee e progetti. Se con una prospettiva di così tanti soldi in arrivo e avendo a disposizione grafici e fogli su fogli alla mano approssimativamente le spese gestionali e amministrative perchè non sono stati proposti progetti più o meno concreti?? Unire i servizi… quali? Come? Chi si prenderebbe carico di gestire questa nuova avventura? Se si parla con chi è di Villa pare che il risultato sarà decentrato e a favore di Toano. Se si parla con chi è di Toano si sente l’opposto. La proposta arriva da due legislature uscenti, mi chiedo perchè congiuntamente non si è deciso o proposto un cammino o un percorso comune?? Come dare torto a tutte le persone che hanno espresso una preferenza negativa a favore di un salto nel vuoto ma con le tasche “piene”? E’ lecito non dare fiducia a questo salto? Che a mio avviso è un ragionamento ben diverso da essere campanilista. Nel sì o nel no… speriamo bene!

    (MC)

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  20. Scusate, ma possibile che si debba dar sempre la colpa ai partiti? A Toano con quasi l’82% di no non c’è stata nessuna ingerenza politica e di questo va dato atto al Sindaco Lombardi che è sempre stato trasparente; senza considerare che Toano è molto diviso fra chi vota Pd, Pdl, Lega, 5 Stelle ed altri. Probabilmente negli altri 3 referendum emiliani ci sono molte differenze rispetto al nostro, prima fra tutte non sono comuni di collina/montagna (quindi meno difficolta’ logistiche), son comuni piccoli (in un caso la fusione portava ad essere la metà di Toano, in un altro grande come Toano e nell’altro meno della metà di Villa). Probabilmente sono comuni che hanno iniziato molto prima a percorrere un percorso comune, cosa che da noi non è successo, a parte qualche servizio unificato. Al di lè del risultato, probabilmente una colpa forte che si può dare ai 2 comuni è stata quella di non essersi presentati congiuntamente alla popolazione, si son fatte riunioni a Villa e Toano separatamente ed ognuno nei propri paesi; se si fossero presentati insieme alle riunioni, facendo vedere unità di intenti forti probabilmente il risultato sarebbe stato diverso; ed infatti circolava la voce (non so se vera) che, nelle riunioni fatte da Villa e da Toano con la popolazione, le motivazioni per portarci a scegliere la fusione non erano sempre concordanti. Aggiungo un’ultima cosa, quello che veramente fa preoccupare è che la gente si è disaffezionata alla politica ma, ancor più grave, alla realtà in cui vive perchè quando ad una cosa così importante va a votare solo il 50% degli elettori (negli altri 3 referendum la percentuale è ben più bassa) vuol dire che ci si è staccati persino dalle nostre amministrazioni locali, che non le sentiamo più vicine a noi… e lì forse i partiti dall’alto avranno le loro colpe. Saluti

    (Andrea S.)

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    • Ma quale colpa ai partiti? Le colpe sono di altri e ai nostri politici locali invece va dato pieno merito di aver ottenuto il risultato che volevano, quindi faccio loro i miei sinceri complimenti. Qualche risposta: le riunioni non sono state fatte congiuntamente semplicemente perché questo è stato richiesto dai rappresentanti politici e Lombardi, accusato dai suoi di aver spaccato la sua maggioranza, non ha potuto far altro che acconsentire. Per saperne di più sulle riunioni bastava partecipare a quelle di Toano e chiedere, a quelle di Villa e chiedere, solo così tanti dubbi sarebbero stati chiariti. E’ vero che la gente si è disaffezionata alla politica ma è solo perché la guarda da lontano, la guarda in televisione e la legge sui giornali, se invece si partecipasse di più alla vita amministrativa locale, ai consigli comunali, ai consigli comunitari, si capirebbero molte più cose e si eviterebbero tante fregature. Ma chi ve lo fa fare?! E’ molto più comodo e piacevole guardarsi una partita in tv o discutere di calcio e di politica al bar lamentandosi delle scelte fatte e criticarle conoscendo poco o nulla delle problematiche che portano a certe decisioni. Per concludere, sempre restando in tema di quanto esposto, se le amministrazioni locali non le sentite più vicine a voi, fate uno sforzo e provate voi ad avvicinarvi alle amministrazioni locali… non è poi così difficile…

      (Antonio Manini)

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  21. Condivido il ragionamento dei signori: Manini, Leoncelli, Tonino. Come ho già detto tempo fa c’è una parola che descrive il tutto: burocrazia amplificata all’ennesima potenza. Domandatevi chi trae vantaggio nel rallentare i processi innovativi. Fra poco tempo cambieranno la legge elettorale, spinti dal pronunciamento della Corte Costituzionale. Ci troveremo a votare non più con il “porcellum puro”, ma un “porcellum geneticamente modificato”, cioè coalizioni di governo con sbarramento al 40%. Di conseguenza i due partiti bipolaristi ritorneranno a fare la corte a quelli determinanti di centro e a quelli di ala più estremista. Il tutto per non fare una cosa semplice ma da tempo funzionante, non c’è bisogno di arrovellarsi il cervello, è lì bella pronta, una legge uguale al metodo delle votazioni comunali. Capisco forse è troppo oltre, probabilmente quel mondo ridurrebbe notevolmente poltrone, trombati, e burocrati.

    (Liberopensante)

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