Rifugio Bottaccio in condizioni “da rivedere”

Bottaccio"Ieri mattina, 27/10/13 (l'altro ieri, ndr), mi sono recato ad effettuare un'escursione intorno al monte Cavalbianco, spartiacque che divide la Val d'Ozola dalla val Secchia. Lasciata l'auto sulla strada del passo di Pradarena,  ho imboccato la strada forestale fino alla località 'La Buca' (mt. 1468), dove ho preso il sentiero Cai  n. 645 in direzione della località 'Il quartiere', raggiungendo poi il bivacco Bottaccio".

Così inizia il suo racconto un lettore che ci informa quindi di quanto segue: "Qui ho trovato il posto tappa inagibile: materassi gettati a terra e ricoperti d'escrementi di vari roditori: ghiri, topi, ecc. I tubi della stufa divelti, il neon alimentato dal pannello solare installato sul tetto rotto, il tavolo parzialmente bruciato e ovunque un odore nauseabondo d'escrementi che non ha permesso d'entrarvi".

Conclusione: "Scrivo ciò affinchè qualcuno possa porvi rimedio ed eventualmente anche avvertire eventuali escursionisti che si apprestino a trascorrervi la notte".

-----

NOTA DELLA REDAZIONE. E' opportuno precisare che il ricovero in questione NON è competenza del CAI, ma risulta essere proprietà (o competenza) del Comune di Collagna.

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

14 Commenti

  1. Se questa è la situazione ammira le costosissime “porte”, ma non entrare in casa.

    (MV)

    Rispondi
  2. In Trentino c’è un rifugio privato, aperto sempre a tutti, senza guardiani e sorveglianza alcuna. Ma tutti lasciano sempre il luogo nelle migliori condizioni. Naturalmente parliamo di un altro popolo.

    (M.R.B.)

    Rispondi
  3. Parliamo di un altro popolo o di persone decisamente maleducate e soprattutto noncuranti della bellezza delle nostre montagne, bivacchi compresi. Io personalmente ho più volte pulito il rifugio del Bottaccio, scrivendo pure sul diario come lo avevo trovato, pregando chi dopo di me che facesse altrettanto. No, non siamo un altro popolo, siamo degli incapaci a far rispettare il bene comune e soprattutto il bene degli altri messo a disposizione di tutti noi. Se chi ha lasciato, così incurante, i materassi per terra, dovesse per caso incontrare una giornata piovosa spero gli venga in mente di ciò che ha precedentemente fatto senza pensare agli altri! Bisognerebbe porre fine anche agli escursionisti con quad e moto da trial che si recano sulle fungaie motorizzati, poi, se trovi una quantità di funghi tu, rischi il sequestro e multa, bravi!

    (Eros Tamburini)

    Rispondi
  4. Anche il rifugio di Santa Maria Maddalena, sul Ventasso, è stato spesso oggetto di atti vandalici, sono stati bruciati anche gli arredi esterni. La vigilanza su questi luoghi purtroppo non è cosa semplice, probabilmente solo l’educazione può porre rimedio al ripetersi di questi poco edificanti episodi. Vedere utilizzare la libertà e la disponibilità di questi beni comuni in modo così stupido mi provoca un poco di rabbia e moltissima tristezza.

    (Lorenzo Franchini)

    Rispondi
  5. Un tempo il rifugio era ad uso dei pastori di Collagna, poi venne ristrutturato dal consorzio della legna per uso civico alta val Secchia. Furono spesi molti soldi dopo l’inaugurazione in pompa magna con varie autorità, onorevoli compresi. Praticamente fu abbandonato a se stesso senza più controllo da parte di nessuno. Questa è la pura verità. Certamente gli incivili se non controllati ci vanno a nozze. Ma quella zona, che io ben conosco da oltre 50 anni, è molto trascurata da comuni, consorzi, Parco, ecc. ecc. perchè il Parco fa tanto palcoscenico, tanto fumo ma poco arrosto. Se pensiamo che non esiste più una fonte, un abbeveratoio, i pochi pastori rimasti per abbeverare le greggi mettono delle vasche da bagno vicino a qualche acquitrino il che è tutto dire. Speriamo che in futuro cambi qualche cosa, ma io ho grossi dubbi.

    (D. Z.)

    Rispondi
  6. Purtroppo queste situazioni rispecchiano l’educazione ed il rispetto che hanno le persone in questa epoca ed il rammarico più grande è che da persone che frequentano certi luoghi ti aspetteresti di più. L’ignoranza ed il menefreghismo raggiunto è intollerabile, in questa come in altre situazioni ancora più gravi. Il fatto di parlare di altri popoli lo condivido appieno: uno svizzero, un austriaco, un tedesco, un tirolese, un trentino medio che frequentasse luoghi così si comporterebbe ben diversamente… E lasciamo perdere il capitolo penoso di porte del parco e affini. Cordialmente, un indigeno.

    (Marco Galeazzi)

    Rispondi
  7. Da collagnese la cosa mi dà molto fastidio e un po’ di rabbia perchè, di solito, non sempre ma di solito non sono le persone del posto a fare questi disastri. Un appunto però è da fare anche a chi negli anni ha ristrutturato il “Bottaccio”, rifatto il tetto, con relativo pannello solare per l’illuminazione; peccato che il rifugio sia all’interno di un bosco di alto fusco dove il sole non riesce a passare tra le fronde degli alberi, le batterie dietro la porta dopo anni di “non uso” saranno esauste quindi da cambiare/smaltire=costi; gli infissi sono quelli che erano stati installati dai pastori che quel bivacco lo avevano costruito per loro, quindi un po’ datate e da cambiare; gli arredi interni sono quelli che nel tempo la gente ha portato per poter utilizzare al meglio questo posto. Non credo che NON utilizzare quad/moto/fuoristrada per andare al “Bottaccio” possa aiutarlo, anzi, forse andarci con i mezzi in questi meravigliosi può solo che farli apprezzare da tanta gente, sempre nel rispetto delle regole e dei posti.

    (Luk)

    Rispondi
  8. Confermo che anche il rifugio Santa Maria Maddalena (Ventasso) non si trova in buone condizioni, difficile stabilire se per incuria o vandalismi da parte di ignoti. Certo è che dove non sono presenti gestori privati o associazioni varie o semplicemente dove “non circola moneta” è impresa ardua mantenere il luogo in modo decoroso.

    (SP)

    Rispondi
  9. Il giorno 20/10/13 ho effettuato un’escursione proprio al bivacco S. Maria Maddalena (Ventasso), ho trovato sia il rifugio che i dintorni del medesimo puliti, anzi, cosa quasi incredibile, anche le sponde del lago Calamone non presentavano abbandoni di rifiuti. Quindi un minimo d’attenzione da parte di tutti basterebbe per preservare le nostre montagne. Io personalmente ogni volta che utilizzo un bivacco provvedo a rifornire di legna quanto quella utilizzata.

    (Il Grillo Parlante)

    Rispondi
  10. Con la montagna motorizzata così come avviene ora è praticamente impossibile fermare gli atti vandalici. La platea dei potenziali fruitori è vastissima. Ci si trova, si sale e poi magari in preda ai fumi dell’alcool si devasta. La nuova legge regionale sui sentieri non pone assolutamente rimedio, anzi se possibile peggiora lo stato delle cose. Il Parco, temendo nuovi e più profondi picchi d’impopolarità è capace solo di un rumoroso silenzio. Così va il mondo nell’anno domini 2013.

    (Ellebi)

    Rispondi
  11. Il Parco nazionale non ha alcun titolo nè competenza di gestione e manutenzione del cosiddetto rifugio Bottaccio. Si comprende comunque l’aspettativa generica che all’ente Parco viene rivolta. Il Parco si impegna a girare le segnalazioni ai titolari di diritti e responsabilità sul terreno e sull’immobile citati e a dare disponibilità alla collaborazione ove venga proposta o richiesta. Corre però il dovere di ribadire che i parchi italiani, a differenza di parchi di altri paesi, per esempio gli Usa, non hanno la proprietà del territorio. E non hanno certamente i mezzi per controllarlo quotidianamente e per manutenerlo. Il trasferimento dello Stato è equivalente a 50 € – 2 ore di lavoro l’anno – per ettaro; e in questa somma sono compresi tutti i costi dell’ente, comprese le spese elementari e obbligatorie di funzionamento legale e burocratico. Neppure dispongono – i parchi – di un potere esclusivo di vigilanza e regolazione degli accessi sul territorio. Dentro questi limiti si può comunque operare, in collaborazione con altri soggetti (usi civici, comuni, imprese e associazioni) per la fruibilità e buona gestione dei boschi e di strutture al servizio dei visitatori e dei turisti. Circa la gestione di un bene destinato ad uso pubblico non è molto serio attribuire a un soggetto tutti i poteri e un altro soggetto tutte le responsabilità. I rifiuti per esempio sono del Parco se sono sparsi in giro, ma dei Comuni o di Iren quando si tira su la tassa. I cinghiali, per esempio, quando fanno i danni sono del Parco ma quando finiscono nei carnieri o sulla tavola sono dei cacciatori. A che gioco giochiamo? Non è un gioco polemico troppo scoperto?

    (Parco Nazionale Appennino Tosco-emiliano)

    Rispondi
  12. Caro Presidente, in un’intervista rilasciata a questo giornale un po’ di tempo fa, Lei ad una domanda precisa, “Quale il bilancio annuale?”, fatta dal giornalista, rispondeva: “Sfiora i 4 milioni di euro, nonostante il contributo dello Stato sia di poco superiore al milione”. Qui c’è qualcuno che riduce la disponibilità dell’ente, a quel “di poco superiore al milione”. A che gioco giochiamo? Solo dopo sette anni di vita di un ente, che spende alcuni di milioni di euro all’anno (una sana demagogia impone di aggiungere “nostri”), si scopre che si può collaborare “con altri soggetti (usi civici, Comuni, imprese e associazioni) per la fruibilità e buona gestione dei boschi e di strutture al servizio dei visitatori e dei turisti”? Lei, signor Presidente, ha sempre dato molta importanza alla comunicazione, almeno così mi dicono, non Le sembra il caso, se mai ci fosse, di sostituire il responsabile delle pubbliche relazioni?

    (MV)

    Rispondi
  13. Il bilancio dell’ente è sul sito. Il trasferimento dello Stato è scritto nero su bianco. Le parole sia sul sito che nei comunicati stampa sono quelle scritte in nero. E restano quelle. La lettura è libera, come libero è il loro travisamento. È un merito dell’ente il moltiplicare l’entità delle risorse destinate e investite sul proprio/nostro territorio, con l’utilizzo di fondi europei che, se non intercettati localmente, sarebbero riassorbiti e utilizzati altrove. Grazie per l’attenzione.

    (Fausto Giovanelli)

    Rispondi
  14. Io sono stata in quel rifugio nel 2017 con il mio compagno e ci abbiamo dormito 2 notti. Sarebbe un angolo di paradiso, in mezzo al bosco con i tavoli fuori, la fonte relativamente vicina e comoda, i due punti fuoco ecc. Purtroppo la situazione non era migliorata rispetto a quanto descritto nel 2013: di materassi nemmeno l’ombra, solo due reti a castello scomodissimo anche con i materassini (piuttosto è meglio un piano di legno), il tavolo inutilizzabile e marcio ed escrementi ovunque. Ho rimpianto la tenda, ma ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo provato a pulire un po’, spazzando fino al soffitto. Sicuramente ha bisogno di qualche miglioria da parte di chi se ne occupa, ma chi lo usa DEVE averne un minimo di cura. A Piacenza (non lontano quindi) ci sono diversi rifugi autogestiti e tenuti mediamente bene, i maleducati ci sono, ma anche le persone che sanno come comportarsi.

    Sara

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Powered by WordPress | Officina48