“Settore agricolo, dati drammatici”

"I dati della locale Camera di commercio diffusi nella giornata odierna (ieri, ndr) confermano quello che Confagricoltura Reggio Emilia denuncia da tempo. Il settore agricolo nel reggiano è in profonda crisi- spiega il presidente Lorenzo Melioli - come evidenziano le 548 cessazioni a fronte di sole 149 nuove iscrizioni. Il dato è ancora più drammatico se si considera che dietro ai numeri ci sono posti di lavoro che si perdono e aziende che smettono di arricchire il territorio e promuovere il sistema agroalimentare".

"Gli imprenditori agricoli hanno deciso di innovare e investire nelle imprese - aggiunge Melioli - ma la politica e le scelte che vengono fatte spesso vanno nella direzione opposta".

Secondo Confagricoltura provinciale, "la troppa burocrazia che opprime il sistema imprenditoriale, la tassazione a livelli record e non più sostenibili e le spese che continuano a crescere in modo esponenziale con l'introduzione di nuove tasse dai nomi sempre più creativi rendono troppo fragile il sistema agricolo. A rischio è tutto l'indotto economico e questo deve fare riflettere su quale tipo di futuro vogliamo per la nostra provincia".

 

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2 Commenti

  1. Abbiamo appena pagato la Tares ed ora ci prepariamo alla batosta dell’Imu! Eh sì, perchè noi piccoli imprenditori dovremo versarla e sui nostri capannoni ha toccato cifre da capogiro! Come possiamo versare questi tributi quando il lavoro e i fatturati si sono dimezzati? Cosa pensano i nostri politici quando ogni governo riesce solo ad aumentare le tasse? Dice bene il signor Melioli: a rischio è proprio tutto l’indotto economico, si perdono posti di lavoro e le aziende di qualsiasi settore sono sempre di più a rischio chiusura.
    Lucia

    (Lucia)

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  2. Signor Melioli, leggo con attenzione le sue parole, sono cose condivisibili ma non per questo fanno meno arrabbiare. Chi le scrive sono anni che verga le cose che Lei ha scritto, ma ha sempre dovuto prendere atto che la nostra classe politica ha sempre e solo “professato” la scelta del cemento, delle infrastrutture, delle fabbriche inquinanti, dei grandi anzi grandissimi agglomerati urbani, relegando la campagna, la montagna ad affare minore, come se l’uomo vivesse di tondini di ferro oppure calcestruzzo o piastrelle. IL problema redditività non è mai stato preso in considerazione, mai si è pensato che la terra è bassa e chi la lavora ha il diritto di vivere decentemente del proprio lavoro. Le associazioni hanno sempre, se non a parole ma a fatti, avallato la politica che ha devastato il produttore con remunerazioni da miseria per il prodotto della terra ed ha permesso di ingrassare il distributore intermedio o finale.
    Questa politica ha desertificato la montagna, fatto chiudere migliaia di imprese medio piccole; l’abbandono della terra ha permesso al dissesto idrogeologico di avanzare ed andrà sempre peggio. Mi pare demenziale che nessuno abbia mai pensato che il lavoratore della terra è la sentinella del territorio e che all’azienda vada riconosciuto un ritorno economico da questo. Ma bisogna prendere atto che il nostro Paese governato da pazzi è sempre e solo in emergenza, mai in anticipo sui fatti; pensi se tutti i soldi delle calamità fosse stati stanziati a priori, oggi il nostro Paese sarebbe un fiore e non una frana. Altra cosa, mi permetta, ma è mai possibile “vedi canali, fossi” che con miliardi di ore di cassa integrazione non si sia pensato di utilizzare queste persone per pulire, far manutenzione ai canali, ai fiumi. Mi scusi la divagazione, ma chi Le scrive ha perso la fiducia nel proprio Paese, pensando che c’è chi muore di “lavoro” e di fame e c’è chi percepisce 90.000,00 € al mese di pensione, oppure che un tribunale dimezzi l’assegno di divorzio da 1,5 milioni a 750.000,00 euro al mese. Sino a quando la gente potrà ancora pazientare? Non lo so, so che ci sono tante persone che la pensano come me e che non voglio “morire di lavoro” per colpa di una classe politica incapace.
    Concludo con un frase di una pubblicità: “Noi abbiamo vissuto meglio dei nostri padri ed è nostro dovere far vivere i nostri figli come o meglio di noi!”. Ebbene, oggi la classe politica ha generato 5 milioni di poveri arricchendosi alla spalle di molti e la frase della pubblicità è sempre più una chimera. Cordialmente.

    (Roberto Malvolti)

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