Sempre più sicuri di sè, ma anche sempre più preoccupati i giovani dell’Appennino reggiano

OapSono in preoccupante aumento – e tutte collegate a fattori esterni, tra i quali spicca la crisi economica - le angosce e le preoccupazioni dei giovani della montagna rispetto al futuro. Il 42,6% dei ragazzi (e in questo dato spiccano le maggiori difficoltà della componente femminile, che balzano al 57,3%) vive l’approccio al domani con pessimismo (8,2%), si sente confuso (stato d’animo che riguarda il 18,7% del totale e il 26,3% delle ragazze), angosciato (5,6%) e in ansia (10,1%).

Le ultime indagini dell’Osservatorio dell’Appennino reggiano della Camera di commercio – presentate a Castelnovo ne’ Monti nell’ambito della quarta Conferenza dell’Appennino – parlano dunque di fragilità in aumento e strettamente legate al perdurare della crisi economica.

I giovani della montagna – come hanno sottolineato il presidente della Camera di commercio, Enrico Bini, e il responsabile dell’Osservatorio camerale, Giovanni Teneggi – appaiono molto più sicuri dei propri mezzi, delle proprie capacità, del loro livello di preparazione scolastica e professionale rispetto a pochi anni fa, ma le difficoltà economiche e di inserimento lavorativo, unite alle incertezze del quadro politico internazionale, in soli due anni hanno assunto il peso di macigni tra le preoccupazioni dei giovani.

Le analisi curate dal Laboratorio di economia locale dell’Università Cattolica di Piacenza in collaborazione con le scuole superiori castelnovesi sono eloquenti: nel 2011 si diceva preoccupato della crisi economica il 22,5% dei giovani della montagna, ma oggi la percentuale è balzata al 57,9%. Analogo l’andamento riguardante le difficoltà nell’accesso al lavoro, che dal 2011 al 2013 hanno visto le preoccupazioni quasi raddoppiate (dal 20,4 al 38,6%) e l’elevata disoccupazione, che oggi preoccupa il 28,7% dei giovani rispetto al 16,3% del 2011 e dello 0,6% del 2008.

Ma non è solo la difficoltà di inserimento lavorativo che genera angosce tra i giovani della montagna: il 17,3% dei ragazzi (e la cifra è quadruplicata in un biennio) è preoccupato dell’instabilità e della precarietà del lavoro.

E c’è una specificità tutta appenninica in questi dati, nel senso che rispetto al futuro le angosce colpiscono oltre il 20% dei ragazzi della montagna reggiana, mentre al di fuori della comunità montana la percentuale scende al 9,2%.

C’è dunque un grande e specifico lavoro da compiere nel nostro Appennino, come hanno sottolineato Bini, Teneggi, il sindaco di Castelnovo ne’ Monti Gian Luca Marconi e il vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi, puntando su quei punti di forza e intervenendo sui punti di debolezza che gli stessi giovani (insieme agli amministratori locali, anch’essi coinvolti nell’indagine) evidenziano. Tra i punti di forza spiccano la forza dell’associazionismo e del volontariato, la qualità del capitale umano, il sistema scolastico e i servizi alle famiglie, mentre tra le debolezze da superare spiccano, ancora una volta, le infrastrutture di trasporto e comunicazione.

 

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3 Commenti

  1. Come ogni anno il lavoro svolto dai giovani e dell'”Osservatorio dell’Appennino Reggiano” sono una fotografia precisa di come è il nostro territorio. Ora il compito è quello che partendo dai dati c’è la necessità di trovare e dare le risposte adeguate per far crescere e sviluppare il nostro Appennino e renderlo appetibile per le nuove generazioni. Non solo per la permanenza in montagna ma per creare le condizioni di lavoro e di opportunità che le esigenze dei nostri giovani richiedono, quindi sarebbe interessante che questo lavoro continuasse producendo proposte serie e concrete sulle quali confrontarsi.

    (Robertino Ugolotti, presidente provinciale Udc Reggio Emilia)

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  2. Fotografare le opinioni o sollecitare la creatività? Registrare desideri o domandare progetti? Mettere a fuoco il presente o immaginare il futuro? In un’epoca di CRISI in maiuscolo, instant book e visione non devono restare separati. Questo è il mio augurio per “Osservatorio Appennino 2”. “Osservatorio Appennino 1” ha avuto il merito e la capacità – unica e originale – di avere avere messo a fuoco in tempo reale e nel suo evolversi il “sentiment” dei nostri giovani studenti, di famiglie e amministratori. Gran cosa, soprattutto perché così si mette al centro dell’attenzione l’Appennino a 360 gradi. L’operazione, condotta con validi supporti professionali e partecipazione, di per sè ha dato valore all’oggetto dell’indagine: l’Appennino, piuttosto trascurato da cultura e opinione pubblica (leggi stampa e tv ), diventa oggetto di attenzione e con passione! Un valore, a mio avviso, sta anche nel fatto che non ne è uscita la solita consunta “lista della spesa”: cos’è che non va, cos’è che manca… La “solita lista della spesa”, (emigrazione, invecchiamento, buche, frane…) ha fondamento nella realtà concreta, ma non è tutta la realtà concreta. Non è neppure la parte più importante: non moltiplica di per sè le invocate risorse pubbliche e non è la più utile al cambiamento. Letta è riletta questa lista un giovane vede rafforzata la tentazione di andarsene. C’è anche un altra realtà da leggere: sono i punti di forza (ambiente e paesaggio risultano al primo posto), sono le opportunità tutte in salita, perché con una metafora ciclistica, le opportunità non sono discese, non sono rendita, sono un mix di visione, fatica, rischio, successo o insuccesso possibile. Sono comunque motivazione intrapresa, movimento… L’Osservatorio e giovani, per fortuna, hanno letto anche “il buono”. L’opinione pubblica è richiamata più spesso sul “cattivo”. Nevica ? Disagi al traffico o opportunità turistica? I titoli più grandi sono sempre per i primi. Questo lavoro dell’Osservatorio deve continuare e, magari, proiettarsi di più al futuro. Dopo aver chiesto “come vedi l’Appennino ora?” o “cosa vorresti qui e ora?”, proviamo a chiedere: “come/cosa prevedi sarà l’Apppennino tra 25 anni?” e, al di là di quello che realisticamente prevedi,”cosa/come vorresti che fosse questo Appennino tra 25 anni?”. La generazione del dopoguerra, senza titoli di studio e senza risparmi in banca, spesso senza l’acqua e senza la luce all’interno delle case, senza telefoni, senza internet, senza auto e strade asfaltate ha compiuto il suo miracolo: case, scuole, ospedale, servizi, comunicazioni, risparmi, previdenza, redditi al livello del 10/20% più alto nel mondo. Ha realizzato il sogno di far uscire i propri figli da miseria ed emarginazione. Non è riuscita a evitare lo svuotamento demografico che, in verità, è stata l’altra faccia dei successi, delle conquiste e dello sviluppo fondati su industrializzazione e manifattura. Quale miracolo può essere immaginato da questa generazione per uscire non più dalla miseria, ma dalla depressione del non lavoro, dalla periferia e dall’anonimato nell’era globale? Ci sono nuove domande da fare per disegnare una mappa sul futuro pensabile e possibile e sugli itinerari di esplorazione e ricerca.

    (Fausto Giovanelli)

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