“Ma l’uomo deve rispettare l’ambiente”

Un momento conviviale con Pro Loco di Cortogno in occasione della festa di Sant'Antonio Abate

Un momento conviviale con Pro Loco di Cortogno in occasione della festa di Sant'Antonio Abate

La chiusura del sagrato per la frana

La chiusura del sagrato per la frana

Chiesa di Cortogno (4)

Don Nildo Ross

Don Nildo Ross

CORTOGNO (Casina) - “Benediciamo l’ambiente e chiediamo la protezione di nostro Signore anche sul lavoro dell’uomo. Perché troppo spesso, come abbiamo visto anche nella vicina Liguria, l’uomo non ha avuto rispetto per l’ambiente. E, invece, c’è bisogno di rispetto e sano lavoro per tutelare quanto che ci è donato. E assieme agli animali, che oggi benediciamo con la solennità di San Antonio Abate, ricordiamoci di prenderci cura dell’altro, di chi ci sta vicino” parole di don Nildo Rossi, parroco di Casina, al termine della celebrazione liturgica per la solennità di Sant’Antonio, a Cortogno di Casina.

Poche ore prima, proprio prima della messa, lo smottamento di un muretto a secco limitrofo al sagrato ha comportato la chiusura del medesimo. “E’ un ambiente che si muove e in continua evoluzione che ha bisogno del lavoro dell’uomo”, ha commentato don Nildo. In questi giorni, fortunatamente, erano comunque già previsti i lavori dei parrocchiani a sistemazione dell’antico muro a secco.

Poco dopo nei locali della Pro loco di Cortogno, è risultata affollatissima il momento conviviale insieme, dove Marcello Chiesi ha voluto premiare l’attività del vicesindaco e cortognese Silvano Domenichini e ricordare il diverso impegno di chi si prodiga nell’associazione che tiene vivo un paese intero, comprese le cuoche che hanno preparato un pranzo d’altri tempi. Riconoscimenti anche per i membri del caseifici di Cortogno e di Migliara con la Nazionale del Parmigiano Reggiano di recenti presenti in Sala del Tricolore.

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Un Commento

  1. A conferma dell’interesse crescente della Chiesa per la questione ecologica, che qui si ritrova nell’invito di don Rossi a rispettare e prendersi cura dell’ambiente e dei suoi abitanti, e per stimolare la riflessione attorno a questo tema anche alla luce di recenti fatti di cronaca (dalla questione Poiatica al dramma delle alluvioni e delle frane), riporto alcune considerazioni del Priore di Bose Enzo Bianchi, estratte dalla sua introduzione al volume che raccoglie gli Atti del XX° Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa dedicato al tema “L’Uomo custode del creato”, che si è tenuto presso il monastero di Bose nel settembre 2012:
    “Per dirla con Benedetto XVI, che nel 2010 ha dedicato all’ecologia il tradizionale ‘Messaggio per la giornata mondiale della pace’, è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino. Ora, va detto che la custodia e la salvaguardia del creato sono ormai diventate uno dei temi più presenti nella meditazione dei cristiani, un tema che raccoglie una grande attenzione da parte di tutte le chiese, attraverso il quale l’ecumenismo trova una possibilità di esercizio in una stagione per molti aspetti non facile. Già molte volte le chiese cristiane insieme hanno fatto sentire la loro voce per denunciare ‘i peccati contro la natura’ e per indicare ai cristiani e agli uomini tutti un mutamento nel loro rapporto con la creazione. Le chiese, dunque, non si tengono in disparte oggi ‘di fronte alle prospettive di un dissesto ecologico che rende inospitali e nemiche dell’uomo vaste aree del pianeta’, e i teologi cristiani hanno fornito molti e validi contributi per una lettura cristiana della questione ecologica. Certamente potremmo chiederci se questa attenzione al tema non sia giunta in ritardo, sollecitata dal sorgere e dal diffondersi dei movimenti ecologisti, e si potrebbe anche rispondere in modo affermativo, non dimenticando che la teologia – e unitamente a essa l’attenzione ecclesiale – negli anni cinquanta-settanta del secolo scorso privilegiava temi non particolarmente favorevoli a una valutazione positiva della natura: l’interesse infatti andava soprattutto alla storia. Potremmo inoltre denunciare che questo interesse per il tema ecologico sovente appare un tentativo di recupero precipitoso, a volte anche una confessione di mea culpa, talora fatta con poco discernimento, per il peccato di antropocentrismo: va detto infatti che per secoli animali e vegetali sono stati considerati come un mero contesto per la vita dell’uomo, come nient’altro che strumenti al suo servizio. Ma occorre anche affermare che l’interesse per la creazione, e dunque per il rapporto dell’umanità con essa, è un’istanza della fede biblica. Sì, ci sono ‘ragioni cristiane’ assolute e precise per l’ecologia, ragioni mai separabili dal tema della giustizia e della pace. La tradizione cristiana, infatti, non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana. Questione sociale e questione ambientale sono due aspetti di un’unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l’armonia. La terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell’uomo e della vita del cosmo, e la qualità della vita umana dipende anche dalla vita del cosmo di cui l’uomo fa parte e nel quale è la sua dimora. L’uomo deve scegliere tra l’essere il luogotenente di Dio che regna sulla creazione e autorevolmente ne accresce la vita, o essere deturpatore, sfruttatore, dominatore”.

    (Lucia Manicardi)

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