Frana di Piagneto (Collagna): forse si interviene già in questo anno

piagneto-smallTra i diversi dissesti che hanno colpito negli ultimi anni l'Appennino emiliano, uno dei più complessi è quello verificatosi a Piagneto di Collagna. La frana ha danneggiato gravemente un tratto della Statale 63, principale collegamento verso l’Appennino reggiano, il Passo del Cerreto e, quindi, la Toscana.

Il dissesto ha subito un peggioramento nella primavera del 2013, dovuto alle nevicate e alle piogge abbondanti, ed è stato monitorato continuamente ed attentamente con il lavoro degli esperti del Servizio tecnico di bacino della Regione, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dei tecnici del Comune di Collagna e della Regione Emilia-Romagna, che ha l’anno scorso ha assegnato un sostegno finanziario per proseguire l’attività di monitoraggio dei dati.

Ma in questi giorni si è fatto un importante passo avanti verso il ripristino della strada dissestata. "A seguito delle tante lettere inviate e dei numerosi contatti diretti, abbiamo ricevuto la risposta da parte del presidente di Anas Pietro Ciucci, che ci conferma l'impegno a proseguire con la progettazione per avviare gli interventi di ripristino entro la fine del 2014" annuncia l'assessore alle infrastrutture della Provincia di Reggio Emilia Alfredo Gennari. "I lavori per la frana di Piagneto sulla statale 63 sono stati inseriti nella bozza di Contratto di programma 2014, ora è necessaria l'approvazione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti".

La gravità di questo movimento franoso aveva comportato la chiusura di un tratto di quasi 200 metri della Statale 63, l'asse centrale della viabilità montana della nostra provincia. Chiudere completamente la circolazione su una strada così importante non era possibile, ma grazie al lavoro di squadra tra Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Collagna si è trovata una soluzione alternativa, ripristinando in quel punto un tratto della vecchia Ss 63.

"Grazie alla riapertura del vecchio tracciato della Statale, è stato possibile evitare un blocco della circolazione che avrebbe rappresentato un grave danno per tutte le persone che ogni giorno devono spostarsi per affari e non solo – continua l’assessore Gennari - Nonostante questo sia stato evitato, occorre effettuare gli interventi per il ripristino del tratto di statale 63 danneggiato, anche se si tratta di un dissesto grande e complesso. Oggi Anas considera questi lavori tra le sue priorità e prevede di appaltare i lavori entro la fine del 2014. Solo attraverso il grande lavoro di squadra a livello locale e con i nostri rappresentanti a Roma si è riusciti ad ottenere per il territorio reggiano una risposta concreta".

Infatti sono state essenziali la sinergia e la collaborazione che si sono formate tra il sindaco di Collagna Paolo Bargiacchi, la senatrice Leana Pignedoli, l’onorevole Maino Marchi, l’ex capo dipartimento del Compartimento Anas di Bologna Fabio Arcoleo, il responsabile del Servizio Tecnico dei Bacini della Regione Emilia-Romagna Gianfranco Larini ed i relativi tecnici, il professor Alessandro Corsini del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Modena e Reggio e la Provincia di Reggio Emilia, inclusi gli uffici del Servizio Infrastrutture. Gli incontri nella sede centrale di Anas a Roma, gli studi effettuati e il costante monitoraggio della situazione hanno fatto in modo che, malgrado la perdurante congiuntura economica e i tagli alle risorse pubbliche, per la frana di Piagneto si intraveda una soluzione vicina.

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10 Commenti

  1. Forse si interviene già in questo anno“. Forse mi sembra solo campagna elettorale.

    (Alex)

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  2. Vorrei solo dire che quando si parla del Piagneto di Collagna si dice sempre che la causa fu una frana, ma in realtà non fu una frana bensì l’occlusione di un tubo di passaggio di torrente che non facendo più passare l’acqua e creando un laghetto a monte alla fine fece partire a valle la strada. Tempo fa ci fu un articolo di un addetto ai lavori che ammise per la prima volta la causa del cedimento della strada, che si tende a dire frana e che la fa sembrare una causa naturale, ma in realtà fu causa di mancata manutenzione del sottopasso stradale.

    (Luigi Borghesi)

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  3. I vecchi di Cerreto hanno sempre sostenuto che aver fatto la strada in quel tratto non poteva durare, perché è un tratto con troppa acqua, quindi franoso. Non ci vogliono degli ingegneri per capire che se viene ripristinata li dov’è non si risolve niente, ma noi in Italia siamo bravi a fare le cose tanto per fare, senza pensare minimamente alle conseguenze o alla durata di un intervento (abbiamo soldi da buttare e soprattutto tangenti da pagare e qualcuno gode…) e se gli abitanti del Cerreto, visto che sono pochi, quando devono andare a Collagna o a Castelnovo ne’ Monti hanno una strada da far schifo e si fanno il segno della croce quando devono percorrere il ponte della Biola chi se ne frega, vero? Si arrangeranno, perché è così che la pensano i nostri amministratori della Provincia e della Regione, tanto loro vivono in città!

    (Emilia Ferretti)

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  4. Sono in assoluto accordo sia col commento di Luigi che con quello di Emilia. Basta parlare di fatalità, di eventi naturali imprescindibili ecc, ecc. Qui conta solo il sale in zucca di chi vede le cose dalle “stanze dei bottoni” ma, poi, queste persone preposte non sanno valutare tutte le variabili che possono determinare una scelta piuttosto che un’altra. Credetemi, non si tratta di presunzione e men che meno di provocazione, ma solo cercare di fare un’analisi con elementi oggettivi, che si identificano in “totale mancata manutenzione ordinaria” e quindi di prevenzione; lo abbiamo già detto e scritto su Redacon, più volte ed in diverse occasioni: da quanto tempo non vediamo personale preposto “pulire le cunette”? Forse dobbiamo andare indietro di qualche anno. Credo inoltre che il tentare di ripristinare la statale 63 sul vecchio tracciato sia molto pericoloso, perché il terreno è troppo dissetato ed a mio modesto parere (conosco molto bene questi terreni che abbiamo lavorato per molti anni) non vi sono tratti d’appoggio sufficientemente stabili. Una semplice domanda: non sarebbe meglio cercare di migliorare il trattato alternativo attuale, che ha una base sulla roccia molto solida? Infine vi auguro buon lavoro.

    (Enrico Ferretti)

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  5. Campagna elettorale? Verità? Promesse da marinaio? Purtroppo bisogna prendere atto che che durante il convegno sulla SS63, tenutosi prima delle elezioni, si sono sentite le stesse parole. Peccato che son passati 4 anni, che l’assessore Peri, Errani e company non si sono più visti. Mi spiace molto, sia come cittadino, sia come elettore di sinistra, sia come coordinatore del Comitato Strada Statale 63. Cari concittadini, quando ci sveglieremo? C’è qualcuno disposto a manifestare la nostra insoddisfazione andando direttamente a Bologna, prima da ANAS poi da Errani? Io la faccia ce la metto, ma non si può andare da soli. Fatemi sapere.

    (Roberto Malvolti)

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  6. Chicco: condivido il tuo pensiero, sono scettico sulla soluzione del problema.
    1) Contiamo come il due di denari quando briscola è bastoni.
    2) Come sempre sotto elezioni si rinnovano le promesse.
    3) Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    4) prepariamoci alle solite rappezze stradali.
    Sulla domanda che poni… boh! Come sostieni tu il tratto di strada è sulla roccia, ma il pericolo maggiore è il Monte Maduc. Come già capitato non molto tempo fa, una buona parte è crollata. Per ciò fu chiusa, se mai dovesse collassare il fianco evidente e monitorato del Maduc credo che quel tratto di strada finirebbe con l’essere sepolto da una quantità difficile da stimare in metri cubi di terreno. Penso che la soluzione è quella sicura ed immediata di Emilia (un buon segno della croce non si nega e sopratutto costa poco).

    (Davide Farina)

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  7. Per risolvere il problema Maduc occorre una trivella e soprattutto tanta volontà nel fare veramente qualcosa di definitivo e non solo delle soluzioni tampone. Costruire un tunnel della lunghezza di circa un chilometro che dalla Biola arriva nel rettilineo dell’Oratorio. Così si metterebbe fine non solo al problema frana, ma a curve strette e pericolose; ma si bypasserebbe anche la pericolosità del tratto stradale degli Schiocchi. Saluti.

    (D.F.)

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    • Premetto che porre rimedio alla frana del Piagneto non si limita a ricollegare i 60 metri di strada franata, ma interessa un tratto di strada di circa 600 mt con zone di dissesto elevato (basta fare un giro a piedi a monte e a valle per capire ciò che dico), quindi con costi elevati e risultati difficili da prevedere (frana di Rio Rè docet). La trivellazione Biola-Rettilineo Oratorio a mio parere rimane l’unica soluzione valida, sicuramente costosa ma fattibile e affidabile. La stessa potrebbe partire grosso modo dove attualmente c’è il collegamento di valle tra il tratto franato e quello che è stato rimesso in servizio, a quota 800 metri circa, e arrivare nel rettilineo tra Oratorio e bivio per Cerreto Alpi a quota 900 metri. La lunghezza della trivellazione sarebbe di 1400 metri con una pendenza media del 7%. Rimane il problema di trovare i soldi, qui dovrebbe entrare in gioco la classe politica… speriamo in bene ma la vedo dura!

      (Collagnese)

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  8. Davide non sono io che ho scritto, é l’altro Enrico Ferretti, quello di Collagna. Ciao.

    (Chicco Ferretti di Cerreto Alpi)

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