Un proverbio tira l’altro (22) / Quand ûn al völ rašûn a tú-c i cùst, dàgla. A s’ vèd cl’êra armâš sénsa! [Viappiani]

castigat ridendo

 ... e mi gabella per antitedesco

perché metto le birbe alla berlina (Giusti)

Castìgat ridendo mores

Corregge le (cattive) abitudini deridendole.

Estrapolandolo dal contesto mi servo di un distico di Isaia per rendere approssimativamente l’idea:

Al fà sémper dal pensâd

da fâr rìdre e spajasâr.

Perché il comico deve far ridere anche se dice verità crude. Il motto viene considerato la sintesi della satira: la correzione del costume (scopo della satira) mediante l’ironia o la derisione (il mezzo). Molti hanno attribuito ad Orazio Flacco questo motto. Come sommo autore di satire ci poteva anche stare. Qualcun altro a Giovenale. In realtà è l’epitaffio che l’umanista francese Jean de Santeuil (1630 – 1697), dettò per la statua di Arlecchino posta sul proscenio del teatro della Comédie italienne a Parigi, quando vi lavorava il comico bolognese Biancolelli, chiamato con la sua compagnia alla corte di Francia dal cardinal Mazzarino.

Perché si dice...

 papagiulioII

Fuori i barbari

 La frase viene attribuita a papa Giulio II° (Giuliano della Rovere, papa dal 1503 al 1513) per il suo tentativo di cacciare gli Spagnoli dal territorio italiano. Come concetto però esisteva già prima, sia in un sonetto di Pasquino, sia sullo stendardo di Alberico da Barbiano (XIV° sec.), motto che poi è passato ai Belgioioso di Milano.

 

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