Addio al professor Gaspare Tirincanti

E’ indescrivibile la tristezza che si prova nell’apprendere la notizia della scomparsa del Prof. Gaspare Tirincanti, avvenuta prematuramente l’altra notte a Riccione dove risiedeva con la sua famiglia.

Musicista, professore, ma soprattutto amico di sempre e di tanti, ritrovato qualche anno fa durante i concerti della “Merulo big band” a cui partecipava in qualità di ospite e solista applauditissimo.

Un’esperienza importante, la “Merulo”. In essa vi suonano insieme docenti e studenti dell’omonimo Istituto musicale: quintessenza degli insegnamenti del Prof. Tirincanti.

Trattasi di “band” messa in piedi principalmente da Giovanni Picciati (che la dirige) e Corrado Muratori (che la presiede): un paio di allievi di Gaspare, che gli hanno saputo meritatamente corrispondere grandi soddisfazioni artistico-didattiche.

Mi sono iscritto al “Peri” l’anno del suo arrivo a Reggio Emilia, all’Istituto musicale Pareggiato ai Conservatori di Stato; questa l’esatta dicitura della Scuola. Ero un ragazzino, alle scuole medie di Carpineti, che tra l’andata e il ritorno si faceva un viaggio in corriera di circa tre ore, per imparare di più e meglio a “suonare” uno strumento - il clarinetto, appunto - con cui avevo iniziato a famigliarizzare qualche anno prima sotto la guida di un ammiratore stimatissimo di Gaspare: il compianto e indimenticabile Bione Franchini, direttore della storica Banda musicale di Felina.

Eravamo all’inizio degli anni Settanta. Gaspare era un giovanissimo professore e già musicista affermato a livello internazionale. Scanzonato al punto giusto (anche per ovvie ragioni anagrafiche, ma il suo carattere romagnolo faceva il resto…), autorevole per la qualità dell’insegnamento che gli derivava soprattutto dal ruolo prestigioso di primo clarinetto da lui ricoperto alla “Scala di Milano”. Aveva solamente 22 anni!

Era davvero unico, come di una inequivocabile unicità fu la ventata “rivoluzionaria” che il Prof. Gaspare Tirincanti portò al “Peri” in quegli anni. Un cambiamento profondo in un ambiente conservatoriale ché per natura poco avvezzo ai mutamenti, assecondato nell’innovazione da un grandissimo direttore che Reggio Emilia non deve dimenticare: il Prof. Armando Gentilucci.

Gaspare ricercava e giustamente pretendeva la perfezione: tempo, ritmo, intonazione, qualità del suono, dinamiche musicali, precisione nelle esecuzioni d’insieme; insomma, non trascurava nulla per “creare” (e ne ha formati tanti) degli autentici professionisti. In effetti, come del resto egli stesso amava ripetere, “molti sono i suonatori, pochi sono i veri musicisti”. Ci consigliava di risparmiare qualche soldo per comprarci dei dischi: ribadiva all’infinito che “si impara a suonare anche ascoltando i grandi clarinettisti”, tra i quali metteva sempre in primo piano uno dei suoi idoli formidabili: Henghel Gualdi, strumentista di caratura mondiale, tra l’altro diplomato dal nostro “Peri”.

Purtuttavia, Gaspare aveva comunque grande rispetto per tutti coloro i quali, con uno strumento musicale, ci mantengono la propria famiglia. Una lezione in tal senso ce la fece proprio nella “Sua” Riccione, una sera d’estate, alla “Baita”: una pensione a conduzione familiare (gestita dalla sua mamma), di quelle “pioniere” che hanno avviato con successo il turismo balneare in Romagna, dove per qualche giorno ci ospitava (gratis!) all’inizio delle vacanze. Ad allietare i biondi turisti d’Oltralpe vi era una piccola orchestrina “alla romagnola”, formata da arditi autodidatti che suonavano davvero male. “Non tutti hanno la fortuna di poter studiare con qualcuno gli insegna per il verso giusto” ci disse: fu l’unico commento di Gaspare, educativo per noi “ragazzacci”, giustificativo per quei quattro disgraziati suoi conterranei, ignari che ad ascoltarli c’era un gradissimo musicista. Mettendosi poi alla batteria (il Prof. Tirincanti aveva infatti un trascorso di percussionista alla “Santa Cecilia” di Roma), eseguì quella stessa serata un assolo di circa mezzora; gli applausi, scroscianti che arrivavano da ogni parte, durarono senz’altro più.

Gli aneddoti sarebbero interminabili, curiosi, tutt’altro che banali. Ci fece provare una straordinaria soddisfazione facendoci suonare in concerto al Teatro di Sondrio (avrò avuto 14-15anni, emozione ed entusiasmo alle stelle). Un’altra volta si mise al pianoforte (strumento che suonava benissimo ed era a lui congeniale durante le lezioni di clarinetto) ordinandoci di suonare un “valzerino” romagnolo nell’aula di clarinetto all’ex “Caserma Zucchi” (dove ci avevano trasferiti dal “retro del Municipale”), la stessa dove ora c’è l’ufficio del prorettore dell’Università. Con una sola raccomandazione, che però conteneva la minaccia massima per un professore: “non fate gli str. e suonatelo bene, sennò vi boccio!”. La “provocazione ambientale” funzionò, eccome: un brano di liscio nel tempio della Classica risuonò con tutto il suo carico di blasfemia; alla Direzione del “Peri” l’esperimento non le piacque per nulla, servì moltissimo per affermare il principio secondo il quale anche una comune e popolare musichetta può essere elevata al rango di Musica se suonata come Dio comanda.

Grandissimo musicista, professore di musica e maestro di vita: i suoi insegnamenti, che a distanza oramai di quattro decenni ricordo con grandissimo piacere e un po’ di nostalgia, non si esauriscono nell’ambito musicale ma sono validi sempre e comunque. Conservo ancora una sua pubblicazione stampata in ciclostile: “Del metodo nello studio e nel lavoro”. Consigli pratici, ma soprattutto utili, ben oltre l’approccio con “pezzo di legno” (clarinetto).

Lascia un patrimonio artistico formidabile (tra cui Clarinettologia, una sua composizione per virtuosi del clarinetto), ma soprattutto umano, plasmato nella mente di chi lo ha conosciuto.

Grazie professor Tirincanti. Anzi: ciao Gaspare!

(L’ex allievo Roberto Lugli)

Dal “sito” della “Merulo big band”

GASPARE TIRINCANTI

Nato a Riccione nel 1951, si è diplomato presso il Conservatorio "G. Rossini" di Pesaro in clarinetto e strumenti a percussione rispettivamente nel 1969 e 1970.

Nel 1970 ha vinto il concorso presso l'orchestra "S. Cecilia" in Roma in qualità di percussionista restandovi per oltre tre anni.

Nel 1972 ha vinto il concorso per primo clarinetto presso il Teatro il Teatro Carlo Felice di Genova e nel 1973 il concorso, sempre per primo clarinetto, presso il Teatro alla Scala di Milano, sostenendo tale ruolo fino al 1979.

Oltre l'attività in orchestra, ha svolto una intensa attività concertistica in Italia e all'estero. Si segnalano, in particolare le numerose esecuzioni del Concerto k622 di W. A. Mozart per clarinetto e orchestra, la collaborazione con il Trio di Milano, con il complesso Octandre e Musica Realtà.

Apprezzato interprete di musica contemporanea, ha partecipato a numerosi festival e manifestazioni internazionali: Festival Berg (Milano), Festival internazionale di Zagabria e di Lisbona, Biennale di Venezia e di Berlino e, recentemente, Rassegna di musica Contemporanea Italiana in Cina e "Metafonie" presso il Teatro alla Scala di Milano.

In campo jazzistico, una naturale predisposizione al virtuosismo lo ha eletto, insieme ad Henghel Gualdi, il più importante rappresentante in Italia dello stile swing. Ispirandosi al grande Benny Goodman, ha suonato jazz con molti importanti artisti italiani e stranieri in quasi tutti i jazz clubs italiani.

E' stato titolare della cattedra di clarinetto presso l'Istituto "A. Peri" di Reggio Emilia, dagli anni ’70 sino al 2009.

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6 Commenti

  1. Gaspare Tirincanti, che dire, scompare un musicista vero, sincero, spontaneo, geniale, buono d’animo, curioso, ironico, spiritoso, affettuoso, sempre disposto ad ascoltare gli altri e quando parlava, anche in maniera parsimoniosa, imparavi sempre un po’ di musica, ma solo ad alto livello e dovevi cogliere tutte le sue sfumature della voce e soprattutto del suo sguardo. Ciao.

    (Daniele Faziani)

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  2. Grazie per il bel ricordo di una persona che ha dato tanto all’Istituto Musicale “Peri”, non solo uno strumentista eccelso, ma soprattutto un profondo e geniale musicista che incantava e stupiva ogni volta. Ci resta solo, credo, un disco con le sue esecuzioni, ma non lo dimenticheremo.

    (Mirko Ferrarini)

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  3. Una tristezza immensa.

    (Angela Bassano)

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  4. Grazie, Maestro, per il tuo grande insegnamento sia dal punto di vista artistico-musicale che umano; i tuoi consigli sono e saranno sempre preziosi per tutta la mia vita di musicista. Un abbraccio

    (Claudio Zappi)

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  5. L’ho conosciuto e frequentato solo 3-4 volte quando facevo i corsi da Gualdi a Reggio Emilia e Modena, mi ricordo mi consigliò un pomarico cristallo n 2. Persona super squisita. Poi l’ho risentito al memorial di Enghel a Rimini, fece un omaggio. Persona modesta, gentile, coi piedi per terra. Un piacere starci vicino.

    Rossano

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