La bretella è la soluzione definitiva alla frana sulla 513

Sopralluogo sp direttore Mainetti  terzo da destra, tra presidente Masini e assessore Gennari

il direttore Mainetti è il terzo da destra, tra la presidente Masini e l'assessore Gennari

 

La soluzione definitiva per garantire anche dal prossimo inverno la percorribilità della Sp 513R a Vetto, minacciata da mesi da una complessa frana in località La Cantoniera, è pronta. Si tratta di una bretella di circa 270 metri, che costeggerà l’attuale tracciato ‘spostando’ la Sp 513 verso l’alveo dell’Enza e, dunque allontanandola dalla frana. Progettata in queste settimane dai tecnici  del Servizio Infrastrutture della Provincia di Reggio Emilia diretto da Valerio Bussei (i geometri Stefano Bettelli e Paolo Mattioli, l’architetto Francesca Guatteri e l’ingegner Davide Bica), la bretella avrà all’incirca la stessa altezza dell’attuale Sp 513R in quanto verrà costruita su un rilevato in terre armate realizzato proprio reimpiegando il materiale detritico asportato dal versante in dissesto: in questo modo, il vallo che si verrà a creare tra vecchia e nuova strada potrà contenere eventuali futuri scivolamenti di massi o detriti.  Sp 513 progetto Bretella 2014

Il via libera al progetto della Provincia di Reggio Emilia - che giunge a conclusione di un intenso confronto che nelle scorse settimane ha coinvolto anche i Comuni di Vetto e Ramiset, il Servizio tecnico di bacino della Regione, la Protezione civile e un pool di esperti nel monitoraggio della frana tra cui l’Università di Firenze- è arrivato questa mattina direttamente a La Cantoniera, al termine di un sopralluogo compiuto dai vertici di Palazzo Allende insieme al direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Maurizio Minetti, e al funzionario Antonio Monni. Nell’occasione è stata la stessa presidente Sonia Masini – insieme all’assessore alle Infrastrutture Alfredo Gennari, al dirigente Bussei con l’architetto Guatteri, e alla responsabile della Protezione civile provinciale Federica Manenti – a illustrare al direttore Mainetti il progetto.

“Abbiamo da subito assicurato a cittadini e imprese il massimo impegno per individuare, e realizzare il prima possibile, una soluzione definitiva in grado di garantire anche dal prossimo inverno la percorribilità della Sp 513R, una strada di interesse regionale tra le tante che la Provincia ha ereditato dall’Anas, fondamentale per la nostra viabilità collegando il casello Terre di Canossa-Campegine al nostro Appennino – ha detto la presidente Masini – Evitando alternative assurde e inutilmente costose, come la pista in alveo che prevedeva ben tre guadi e che con le prime piogge autunnali sarebbe stata resa inutilizzabile, o un’opera come la galleria, che avrebbe comportato una spesa di circa 10 milioni, oggi purtroppo insostenibile per gli enti pubblici, abbiamo individuato questa terza soluzione che, per una spesa di circa 1 milione e mezzo di euro, può essere realizzata in tempi brevi così da garantire i collegamenti anche il prossimo autunno”.

“Ringraziamo il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, sempre sensibile alle esigenze dei territori, per aver  riconosciuto la gravità della situazione e la fattibilità del progetto proposto della Provincia, impegnandosi a contribuire al finanziamento dell’intervento – aggiunge l’assessore provinciale Alfredo Gennari – Le risorse dovrebbero arrivare dai 9 milioni stanziati dal Dipartimento nazionale di Protezione civile alla nostra e ad altre sei Province per lo stato di emergenza dell’inverno 2013-primavera 2014 ed eventualmente attraverso il  Fondo regionale per le emergenze: in ogni caso si procederà per stralci funzionali, quindi contiamo di poter avviare i lavori  rapidamente per concluderli entro la fine dell’anno”.

 

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5 Commenti

  1. Finalmente si riscoprono e si realizzano le cose più logiche e più semplici. C’è da augurarsi che la “bretella” possa costituire un precedente.

    (mv)

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  2. Guardate bene la foto, questi tecnici, direttori, ingeneri, architetti, dottori, con le loro opere in tutta Italia con costi altissimi dei loro operati hanno creato una parte del debito pubblico e ogni volta costringono i cittadini ad aspettare mesi e anni per risolvere i problemi. Questo è il vero problema italiano: troppi nominati e messi lì senza arte nè parte, meditate.

    (FG)

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  3. Ci volevano proprio questi cervelloni tutti riuniti insieme per partorire un progetto sempliciotto che qualcuno (io, con misera modestia) aveva già esposto il 3 giugno scordo alle ore 9,17 su questo quotidiano online? Ma possibile che per le cose più semplici e più logiche si debba sempre aspettare che si accendano i cervelli illuminati di questi “stipendiati pubblici” a libro paga dei cittadini? Aveva proprio ragione mio nonno che diceva “piò i stodien, e piò i d’venti ignurant…“. E se la terra di frana fosse stata subito usata di riporto a valle la strada forse poteva essere aperta in modo provvisorio in 15 giorni. Comunque, fa listess, andom avanti acsè. Scusate il dialetto scritto non proprio attendibile e riportato con non molta eleganza, ma sono davvero disgustato.

    (Fabio Mammi)

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    • Forse, signor Mammi, meno si studia e meno si conoscono le dinamiche e i procedimenti di situazioni come questa. Ennesima prova del fatto che tutti sanno tutto ma l’Italia va a rotoli comunque.

      (M. Beretti)

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  4. Signor Beretti, sì, forse non sono un ingegnere, forse non sono informato sui dettagli della strada, ma avendola transitata quasi tutti i giorni per tanti anni ed essendo solo un umile geometra conosco i dettami delle strategie di sterro e riporto sia nelle situazioni di emergenza statica, sia in quelle di consolidamento semi-definitivo. La base del ragionamento è sempre la stessa: soluzioni praticabili con metodologie applicabili a basso-medio costo nel minor tempo. Mi creda. Non necessitavano cassonature in cemento armato sull’alveo di monte del fiume per sostenere una strada di compattato non asfaltata. Erano sufficienti gabbioni con ciottolato a stratificazione con sormontatura piramidale di altezza non superiore ai tre metri con un declivio del terreno fino ad arrivare al livello stradale. Era una soluzione attuabile e di basso impatto economico, che avrebbe permesso il transito in poco tempo e dato modo di lavorare a monte per mettere in sicurezza il movimento franoso. Questi tipi di interventi vengono attuati spesso sia in Austria che in Svizzera, utilizzando gli alvei dei torrenti come basamento provvisorio per momentanei tratti stradali. Ma si tranquillizzi; non vorrei mai che il mio pensiero turbasse le sue convinzioni, che chiunque abbia l’ardire di esprimere un proprio parere venga tacciato di lesa maestà o ancor peggio di essere un collaborazionista di coloro che mandano l’Italia a rotoli. Non sia mai. Saluto comunque cordialmente.

    (Fabio Mammi)

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