Georgia. Nella patria del vino i gioielli sono le chiese rupestri

La città vecchia di Tbilisi si trova sotto le mura della fortezza di Narikala, sul crinale roccioso di una montagna. Capitale della Georgia, tra i ponteggi traballanti nelle piccole stradine tortuose, e le gru che sul fiume Mtkvari che costruiscono nuovi edifici di vetro dai forti connotati europei, Tbilisi è una città che cerca una via verso la modernità senza per ora, abbandonare una identità vigorosa.

La Georgia ha voglia di Europa, e nemmeno troppo celatamente, bandiere blu con stelle gialle sventolano fiere al confine con la Turchia. Gli anni del ex primo ministro Saakachvili hanno tentato di cancellare il più possibile i segni di un passato pesante imposto dall’Unione Sovietica. La statua di Stalin nella piazza di Gori (paese natale del dittatore) venne rimossa nel 2010, di notte in gran segreto, lo studio della lingua inglese in sostituzione al russo è stato largamente incentivato negli ultimi anni, e l’economia pesantemente liberalizzata. Tavisuplebis moedani a Tbilisiè il simbolo di questa rinascita, il punto in cui nel 2003 migliaia di dimostranti diedero avvio alla “rivoluzione delle rose” costringendo l’allora presidente Eduard Shevardnadze alla fuga.

Ma il recente passato non è sempre stato semplice e sereno. Gli anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica lasciarono solchi profondi, tra le pressioni autonomiste delle regioni del nord e una corruzione dilagante.

La Russia, che per tanti secoli aveva protetto la Georgia dalle scorribande persiane, divento' nel giro di poco tempo un potente vicino da temere. Nell’ agosto del 2008, nel tentativo di riconquistare il controllo dell’Ossezia del Sud con l’intervento dell’esercito, la Georgia dovette affrontare la reazione e quindi l’invasione dell'antico alleato. Per alcuni giorni anche Tbilisi sembrava essere a portata di mano dei russi.

Anche se quei giorni sembrano ormai lontani, parlando con la gente si percepisce il ricordo vivo della guerra. Dai tassisti agli abitanti dei villaggi di campagna, ogni momento è buono per indicare il posto in cui sono cadute bombe, catturati georgiani o sono state distrutte case.

Ma la storia, la tradizione e l’arte di questo paese hanno radici antiche e profonde.

La Georgia rivendica fieramente di essere la patria del vino (ghvino in georgiano) e sulla nostra tavola una bottiglia di intenso e profumato saperavi non mancherà mai.

Tra le stradine e i terrazzamenti di Tbilisi, tra le piazze e le chiese medioevali, irradiate dal sole pomeridiano,  la vigna cresce avvolgendo ogni elemento architettonico.

Ma sono le chiese rupestri il vero gioiello di questo paese. Cristianizzata dalla santa Nino agli inizi del 300 (prima dell’impero romano), la comunità dei credenti Ortodossi Georgiani vanta chiese prestigiose in zone altrettanto remote.

Un esempio formidabile é il monastero di Davit Gareja. Al confine con l’Azerbaigian, dopo un due ore di sterrato con mezzi di fortuna e un’ora di cammino nel deserto, nascoste sotto un alto crinale che offre un panorama unico sulla steppa azera, si possono visitare diverse grotte affrescate in mezzo al nulla. Arrampicandosi sui ripidi sentieri si riesce ad entrare in quello che una volta era il refettorio del monastero,  dove è ancora conservata un’ultima cena dell’undicesimo secolo. Queste cavità scavate nella roccia, sparpagliate su una distanza di circa 500 metri di lunghezza e su circa venti di altezza, nascondo inaspettati affreschi dai colori tenui, che raccontano la vita dei monaci Davit e di Lukiane. Sembra incredibile come artisti tanto capaci fossero arrivati fino a qui, lontano da tutto, in mezzo al niente. Il silenzio del deserto nel quale si è immersi, quando ci si siede per rifocillarsi dal sole, è un esperienza indimenticabile.

Ma i monasteri si trovano anche nella parte ovest del paese. Nella città rupestre di Varzia, sono preservati 119 gruppi di grotte, che comprendono 409 camere e 13 chiese. Ancora oggi ci sono monaci che dormono in queste lande sperdute.

In Georgia scopriamo come nell’anarchia e nella confusione del traffico cittadino, esista un ordine che velocemente impariamo a conoscere. Gli spostamenti avvengono in vecchi taxi collettivi che partono ad ore più o meno prestabilite, spesso con più persone di quelle che possono contenere. Ma largo spazio è lasciato all’improvvisazione, al contrattare ad una pompa di benzina un prezzo per un passaggio, oppure affidarsi all’autostop lungo le strade più trafficate. Anche un sigaro toscano dimenticato in qualche tasca puo’ bastare per una decina di chilometri.

La Georgia merita alcune settimane, le montagne del Caucaso offrono l’opportunità di escursioni in alta quota, su ghiacciai perenni, ma che purtroppo non abbiamo il tempo di preparare.

Un treno notturno che parte da Tbilisi ci porterà a Yerevan in Armenia. Un treno d’altri tempi, dove esistono ancora le cuccette di terza classe ed il bollitore per il te alla fine di ogni carrozza, ma anche dove è impossibile non fare conoscenza con qualcuno pronto a condividere un bicchiere di vino.

 

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Un Commento

  1. Ho visitato questa splendida nazione, ai più sconosciuta, l’anno scorso e mi è piaciuta tantissimo. Ho visitato la capitale Tblisi, la zona di Alvani con la chiesa di Alaverdi e le montagne del Tusheti passando x Omalo e arrivando fino a quasi 3000 mt con dei panorami mozzafiato. La consiglio vivamente di andarla a visitare.Top

    (Marco)

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