Omicidio Germini / L’imam del Centro culturale di Felina dice: “Questa gente non appartiene alla nostra comunità”

"Al mio rientro dall’estero ho saputo del fatto accaduto e ne sono rimasto molto male. Voglio chiarire che come questa gente non segue e non appartiene alla nostra comunità". Dice la sua, a qualche distanza di tempo dalla tragica vicenda di Andrea Germini, l'imam del Centro culturale di Felina, Mohammed Madad.

"Allah dice nel versetto 32mn nella Sura almaidah (la tavola): 'Chi uccide lo stesso o la corruzione sulla terra è come se avesse ucciso tutta l’umanità'".

"Sono molto impegnato come imam della moschea a insegnare ai nostri fedeli di comportarsi come insegna l’Islam e la sua tolleranza, non come fanno gli estremisti che uccidono i giornalisti e li sgozzano come le pecore. Porgo le mie condoglianze ai famigliari di Andrea Germini. Sono disponibile a collaborare con l’autorità a combattere la criminalità".

 

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

23 Commenti

  1. Forse per la non perfetta conoscenza dell’italiano la citazione del signor Mohammed Madad è incomprensibile; ecco la Sura 32 integrale: “Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Le condoglianze erano dovute e ora, se pur in ritardo, sono arrivate. Spero servano almeno a stemperare la fortissima tensione sociale che l’efferato omicidio di Andrea ha provocato nella nostra comunità montanara. Ora che la giustizia segua il suo corso e che l’assassino di un buon padre di famiglia sia condannato al massimo della pena: l’ergastolo. Un abbraccio alla famiglia di Andrea Germini, alla moglie e ai due figli, compreso quello che nascerà già orfano. Un saluto con stima e solidarietà a Paolo Campani e a tutta la sua famiglia.

    (Alessandro Raniero Davoli)

    Rispondi
  2. Cosa ha detto di così importante?

    (Luchino)

    Rispondi
  3. Conoscevo il ragazzo che ha ucciso Andrea: era un mio studente del corso di italiano; da me era arrivato, mi pare due anni fa, quasi completamente analfabeta, insieme a una parente, anche lei completamente analfabeta, tuttavia madre di un bambino che frequenta la primaria a Castelnovo. Di situazioni così, purtroppo, ce ne sono tantissime, troppe. La maggior parte riguarda le donne. Arrivano ancora ragazze giovanissime, analfabete, perché sposano loro connazionali che vivono già qua. Spesso si sposano con matrimoni combinati non rispettando nemmeno la legge del 2004 (Moudawana) che vieta i matrimoni al di sotto dei diciotto anni. Rendetevi conto di che impatto sociale ha, alla lunga, questo tipo di immigrazione. Madad dice: “Sono molto impegnato come imam della moschea a insegnare ai nostri fedeli di comportarsi come insegna l’Islam e la sua tolleranza, non come fanno gli estremisti che uccidono i giornalisti e li sgozzano come le pecore”. Prendiamone atto, anche se a Felina non c’è nessuna moschea, il luogo in cui egli predica è un centro culturale di una loro associazione e anche se le donne sono escluse da tutto ciò perché non possono entrare a pregare nello stesso luogo dove entrano gli uomini. Ci sono due cose che volevo puntualizzare riguardo all’intervento di Madad. La prima riguarda la sua affermazione “questa gente non segue e non appartiene alla nostra comunità”. Cosa significa? Che non si tratta di un marocchino? Che non si tratta di un musulmano? Ma scherziamo? Se venisse appurato che l’omicida di Yara Gambirasio è davvero quel Bossetti che hanno arrestato, chi è quel prete che direbbe che “non appartiene alla nostra comunità”? Nessuno, anzi: in prigione, comunque, avrebbe (e ha) il cappellano, il sacerdote del carcere a seguirlo spiritualmente. Questo da un punto di vista puramente religioso. Da un punto di vista civile, nessuno si sognerebbe di dire che Bossetti non è più italiano, anche se, con una condanna, perderebbe diversi diritti. Quindi la frase di Madad mi ha sinceramente sconcertata: non è colpa degli altri marocchini se un marocchino sbaglia, perché rinnegarlo come fratello nella fede, quando Allah è perdonatore, misericordioso? Allah è perdonatore, misericordioso, nel Corano è quasi un mantra, ripetuto continuamente, quasi ad ogni frase, ad ogni versetto di ogni Sura. A proposito, la Sura Al-Mâ’ida (La Tavola Imbandita) citata da Madad, per chi volessa leggerla integralmente, è a questo link: http://www.sufi.it/corano/5.htm. La seconda puntualizzazione che vorrei fare all’Imam (che sicuramente avrà dei seri studi teologici alle spalle) è che lui è, appunto, un religioso, quindi il suo compito è di “insegnare a comportarsi come vuole l’Islam”. Se però le scritture sacre vengono lette e applicate alla lettera, senza una interpretazione legata al mondo e della vita di oggi, non sempre il loro messaggio coincide con le leggi dello Stato Italiano. Ad esempio, se prendo alla lettera il versetto subito dopo quello citato da Madad, cosa posso pensare dell’Islam? “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso, eccetto quelli che si pentono prima di cadere nelle vostre mani”. Potrei pensare che l’Isis prende spunto da questa frase, per esempio. Poi continuo e leggo: “Sappiate, Allah è perdonatore, misericordioso”, quindi tutte le vendette e le guerre di vendetta vengono a cadere, perché si scontrano con la misericordia e il perdono di Dio. Ma quanto viene tenuto in considerazione che Allah è perdonatore, misericordioso? Se Madad vuole davvero collaborare a “combattere la criminalità”, poiché la pace comincia sempre in casa, nelle famiglie, inizi, se già non lo fa, a invitare le donne e gli uomini a studiare l’italiano, a uscire per andare a scuola senza creare problemi se la classe è maschile e femminile, se ci sono donne che non se la sentono di mettere il velo e vanno a capelli scoperti. Chi arriva in Italia ora, anche per ricongiungimento familiare, è obbligato a frequentare, all’interno dei corsi di italiano, un corso di educazione civica e a sostenere un test di educazione civica, che vuol dire imparare, anche a grandi linee, come funzionano la scuola, la sanità, i servizi qui; quali sono i diritti delle donne e dei bambini (problema spinosissimo). La pace comincia da ognuno di noi. Quando, a scuola, una volta, Kebir, l’omicida di Andrea, ha duramente schiaffeggiato un nipotino di due o tre anni che era lì tra lui e la cugina io l’ho ripreso. Gli ho spiegato che non si picchiano i bambini e che, se lo faceva in pubblico, era passibile di denuncia; la cugina si è alzata e mi ha gridato in faccia che lui era lo zio e poteva picchiare il bambino finché voleva, perché i marocchini fanno così e, invece, noi non sappiamo tirare su i figli. Poi lei è uscita con il bimbo, mentre Kebir mi ha chiesto scusa dicendomi che non lo sapeva. Per quanto riguarda il velo, non voglio entrare in una discussione che non avrebbe fine, ma vorrei che Madad spiegasse che il velo tutti lo dobbiamo portare, maschi e femmine: un velo interiore che è rispetto, distanza rispettosa nei confronti di chi ci sta davanti. Un velo interiore che è sguardo pulito, sincero, accogliente sempre verso l’altro, uomo o donna che sia. Lo sguardo misericordioso e perdonatore di Dio. In questa triste vicenda, ora ci sono delle donne che soffrono, compresa la povera moglie di Kebir, la quale non ha colpa, e c’è un padre (e figlio!), Andrea, che non c’è più. Più che prendere le distanze da Kebir e metterlo “fuori dalla comunità”, dovreste cercare quel che di buono c’è tra di voi e migliorarlo, cominciando, innanzitutto nelle famiglie, proprio dalla formazione a una convivenza civile rispettosa delle leggi italiane, tollerante e non violenta. Ho detto “dovreste”, ma, in realtà, dovremmo farlo tutti, perché il crimine non ha etnia né religione e tocca tutti, indistintamente.

    (Normanna)

    Rispondi
    • Questo si chiama intervenire con argomentazioni valide e costruttive. Condivido pienamente quanto da lei espresso in modo chiaro e articolato. A questo punto mi aspetto una risposta altrettanto argomentata che possa finalmente intavolare un confronto costruttivo senza arroccamenti di sorta. Saluti.

      (Sergio)

      Rispondi
    • Complimenti Normanna! Ti sei esposta molto e con la tua esperienza alle spalle penso che le tue parole siano illuminanti, compresa la frase finale.

      (Luciana M.)

      Rispondi
  4. Complimenti a Normanna per le considerazioni e la lucida valutazione della situazione. Mi permetto, però, di aggiungere alcuni concetto più “terra terra”: il dovere cristiano dell’accoglienza deve sempre prevalere sui sentimenti di rifiuto, ma è altrettanto vero che questo deve avvenire nel rispetto delle regole e nella determinazione nel farle rispettare. Chi sbaglia deve pagare e questo, allargando il discorso, deve valere come risposta anche ai continui furti che stanno avvenendo in montagna. Dobbiamo più che mai ritornare ad essere uno stato di diritto, dove esiste la certezza della pena; è da qui che bisogna ripartire, per poterci riappropriare del territorio e della civile convivenza. Altro concetto fondamentale: siamo in Italia, con la nostra cultura, la nostra storia e le nostre tradizioni cristiane che, per nessun motivo, devono essere messe in discussione. E’ ora che la politica lo comprenda e agisca di conseguenza.

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi
  5. Voglio ringraziare Normanna per le sue parole chiare, forti e vere. In questa società che oscilla fra razzismo latente e inutili e pericolosi buonismi è ben difficile trovare qualcuno con lo sguardo lucido e il coraggio di parlare in modo equilibrato ma determinato, a tutte le coscienze. E mi permetto di ribadire all’iman che la per legge italiana non si può uccidere nessuno, non soltanto “un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra”. Punto.

    (Laura)

    Rispondi
  6. Io invece credo, Normanna, che sia giusto tenere questa gente fuori dalle nostra comunità!

    (b.l.)

    Rispondi
    • Credo che singolarmente si possa ragionare così: sono il primo a tribolare a mantenere relazioni con tante persone. E’ così. Ma collettivamente è una affermazione vuota. A meno che “lo fai fuori”, nella comunità c’è, c’è stato e forse ci tornerà e di questo bisogna tenere conto. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia!

      (mn)

      Rispondi
  7. Congratulazioni a Normanna che ha toccato le corde giuste. Speriamo che la mente di Madad sia abbastanza aperta da cogliere il concetto!

    (Carla)

    Rispondi
  8. La ringrazio, Normanna, per le sue parole. La ringrazio perchè sta cercando l’integrazione reale. Peccato che in pochi leggeranno. Grazie ancora.

    (Daniela)

    Rispondi
  9. Io voglio chiarire ai lettore che hanno capito male le mie parole. Normanna ha detto che le donne non possono entrare a pregare con gli uomini, non è vero perchè il locale e troppo piccolo, non come altri centri come Reggio, Castelnovo Sotto, Ciano d’Enza, ecc., che hanno il posto. A questo punto le donne hanno anche loro un giorno nella settimana dove si incontrano in centro culturale per discutere dei loro problemi, ecc.; sono chiaro? Secondo punto: Normanna ha detto che non mandano loro moglie a imparare l’italiano. Lei è stata la maestra di mia moglie, anzi ho fatto un discorso in centro culturale spiegando la necessità della lingua italiana soprattutto per le donne. Il terzo punto: io non ho detto che l’assassino non è un marocchino. C’è differenza tra un marocchino che non prega e un musulmano, questo è un tema molto profondo, sono a disposizione per incontrare chiunque per discutere e spiegare le cose non chiare. Nessuno può spiegare le cose a suo modo. Abbiamo delle regole che non possiamo saltare. Spero di aver spiegato questa volta bene. Grazie a tutti.

    (Imam del centro culturale di Felina)

    Rispondi
  10. Sono un miscredente, credo nel Dio causa causarum….. “non riesco a pensare a un Dio che ricompensa o punisce l’oggetto della sua creazione” ha scritto Einstein… ma ho sofferto, nel vedere esplodere la moschea di Mosul, l’antica città assira di Ninive, e mi dà dolore pensare che la stessa sorte possa accadere anche a quel capolavoro che è la moschea di Samarra, un’alta città sacra scytha, con il suo minareto a spirale. Gentile signor Madad, ho lavorato per più di ventanni nel mondo islamico, non ho imparato l’arabo ma solo diversi dialetti ed è per questo che non riesco a credere, non posso credere, ad una integrazione predicata. Il mondo islamico è una galassia, dove la preghiera è l’interpretazione individuale di un Dio. Anche noi ci siamo affidati a qualcosa di simile, quando abbiamo esportato la Croce facendo spianare la strada agli eserciti di Pizzarro. Conosciamo quindi l’errore, perché noi lo abbiamo già commesso: non pretenda allora ingenuità da parte nostra, raccontandoci un qualcosa che ci giunge come un’altra fiaba di Baghdad.

    (mv)

    Rispondi
  11. “Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi” (Sura 8:12-17). “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti” (Sura 2:191). Punti di vista.

    (Mattia Casotti)

    Rispondi
  12. Ottima analisi quella di Normanna e tocca i vari aspetti di quell’integrazione di cui si parla molto ma che è molto lontana dall’essere realizzata. Concetti e mentalità diverse, retaggi culturali e orgoglio di appartenenza la contrastano fortemente. La paura del diverso, quella che viene chiamata xenofobia, è una malattia latente della quale moltissimi di noi siamo portatori sani ma che episodi come questo possono far esplodere. Parlo di xenofobia e non di razzismo, cose diverse ma spesso erroneamente accomunate. Buonismo ed ipocrisia non servono all’integrazione, servirebbero delle regole che il nostro paese non è in grado di stabilire ed attuare, prima fra tutte l’uso della buona educazione, doverosa per chi entra in casa d’altri, da utilizzare in sostituzione del pretendere, da qui ne nascerebbe già un’accoglienza diversa e meno prevenuta. L’italiano, se non a parole, non è razzista, lo dimostra tanta gente che ha accolto cercando di dare aiuto a questi immigrati, ma chiediamoci anche come sono stati ripagati? Non voglio fare di tutte le erbe un fascio ma l’aprire un giornale qualunque e leggere la cronaca non aiuta l’integrazione, girare per Reggio Emilia tra il degrado di certi quartieri nemmeno, i fatti ormai di normale routine tra forze dell’ordine con gruppi di immigrati ubriachi e turbolenti sono frequenti anche nelle nostre zone. Ben venga il messaggio dell’iman ma credo che un passo importante sarebbe cominciare ad incontrarsi, il predicare chiusi nelle moschee e brontolare nei bar serve a creare due mondi diversi e lontani, proviamo a guardarci in faccia e capirci, al di la delle religioni e delle ideologie proviamo a vedere di mettere insieme uomini di buona volontà e cominciare a costruire qualcosa insieme, un piccolo mondo in cui vivere rispettandoci con impegni, diritti e doveri condivisi ed uguali per tutti ma mettendo in conto la dovuta fermezza e condanna verso chi non li rispetta. Proviamo a fare qualcosa nel piccolo delle nostre comunità visto che a grandi livelli tutto sembra inutile.

    (Antonio Manini)

    Rispondi
  13. Non voglio sembrare polemica, perché non è questa la mia intenzione, Madad, ma la prego di leggere meglio il mio intervento. Io non ho scritto da nessuna parte che “non mandano le donne a imparare l’italiano”, ho scritto, testuali parole: “Se Madad vuole davvero collaborare a ‘combattere la criminalità’, poiché la pace comincia sempre in casa, nelle famiglie, inizi, se già non lo fa, a invitare le donne e gli uomini a studiare l’italiano, a uscire per andare a scuola senza creare problemi se la classe è maschile e femminile, se ci sono donne che non se la sentono di mettere il velo e vanno a capelli scoperti.” Chiaro? Se lei l’ha fatto, molto bene! C’è differenza tra un marocchino che non prega e un musulmano? Sa, il vangelo dice: “Non chi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”. La preghiera ha un valore immenso solo se è legata all’amore e all’apertura all’altro, solo se è bisogno di lodare, ringraziare, chiedere a Dio la forza per vivere nel bene e facendo del bene. La preghiera fatta per dovere non cambia certo le persone. Inoltre, lei vive qui in mezzo a tanti italiani atei, non credenti, le pare che siano persone cattive e tutte potenziali assassini? C’è un’etica anche in chi non crede, a volte c’è più negli atei che in chi si professa credente, gliel’assicuro. In quanto al fatto che il vostro centro di preghiera è troppo piccolo per uomini e donne insieme, per me (e credo per tutti i cattolici) è difficile da capire, perché noi, in una chiesa, entriamo insieme, uomini e donne, e se è piena, gli ultimi ad arrivare stanno sulla porta. So bene che per i musulmani questo è impossibile, perciò se è vero che “le donne hanno anche loro un giorno nella settimana dove si incontrano in centro culturale per discutere dei loro problemi” è davvero buona cosa. Soprattutto se sarà una donna (come sua moglie) a presiedere. In quanto al “Nessuno può spiegare le cose a suo modo. Abbiamo delle regole che non possiamo saltare”, guardi, questo riguarda la sfera personale e religiosa, ma siete in Italia, quindi a livello di vita sociale e civile quelle che tutti dobbiamo (e dovete) rispettare sono le leggi dello Stato. Vede, per la mia religione, io non posso divorziare (e non ho intenzione di farlo), ma per lo Stato italiano sì. Per la mia religione non si possono usare anticoncezionali chimici o meccanici, ma per lo Stato italiano sì. Per la mia religione l’aborto è sempre un crimine, ma lo Stato italiano lo ammette in determinati casi. Io cerco di seguire per quel che posso il messaggio di Cristo, ma rispetto anche le leggi e mi guardo bene dall’andare a criticare o imporre il mio modo di vivere la religione agli altri. Non la impongo nemmeno in famiglia! Si chiama laicità. Per il resto, ricordo con profondo affetto sua moglie, una donna colta e sensibile, sicuramente buona credente, alla quale le chiedo di porgere i miei più cari saluti.

    (Normanna)

    Rispondi
  14. In tema di integrazione, l’errore più grande che noi italiani abbiamo commesso, dal mio punto di vista, è stato lasciare costruire la moschea di Roma senza bilanciarla con una cattedrale cristiana alla Mecca. Se questo fosse avvenuto forse, Lei, signor Madad, non sarebbe qui a scrivere “…sono a disposizione per incontrare chiunque per discutere e spiegare le cose non chiare.” E io non mi troverei a doverLe rispondere” – Non chiare – rispetto a cosa? Quale incapacità di capire ci attribuisce per essere poi Lei ad illuminare il buio della nostro non capire? Noi, che nell’apertura all’altro, per duemila anni ne abbiamo fatto una religione: « Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri » (Gv 13,34).

    (mv)

    Rispondi
  15. Buona sera a tutti. Sono un giovane musulmano, frequento il centro culturale di Felina. Ho seguito tutti i commenti e polemiche. Mi scuso per il mio semplice italiano. Per me la vero integrazione inizia con il rispetto dell’altro, il rispetto della diversità. Integrare non vuol dire essere uguale a me. Il dio ha creato la diversità. L’uomo bianco e nero, il giorno e la notte, l’acqua e il fuoco, ecc. Signora Normanna, gli indù credono nelle statue. Gli ebrei pregano davanti a un muro. Le suore non si sposano. I musulmani pregano separati maschi da donne. Se capisco è meglio, se no rispetto, non voglio polemiche contro signora Normanna perché non danno nessun frutto. Anzi, credo che sia una persona molto colta e da lei rispetto solo cose positive. Ho tante cose da dire ma credo non sia il momento. Bisogna trovare un cammino insieme e unire le forze e allontanarsi più possibile dalla rabbia. I problemi si possono risolvere. Le idee si possono chiarire. Se uno è razzista il problema è suo, non mio. Capisco, gli stranieri creano tanto disagio, tanti problemi, come impossibile mandarli via tutti, bisogna trovare una soluzione insieme, pensate ai bimbi nati in Italia, ai loro figli; è un tema veramente molto importante. Spero di essere stato chiaro. Alla fine io non voglio difendere nessuno e non sono d’accordo con tante cose dette da signor Madad, forse la pensiamo un po’ diversa io e lui, ma io lo rispetto.

    (Bader)

    Rispondi
    • Sabaaher axuja Bader, ( Buongiorno amico Bader, non so in quale dialetto arabo ho scritto, ho imparato solo dialetti). E’ vero che il pregare divisi, uomini da donne, può essere un rito, ma è altrettanto vero che sulle piste del deserto e non solo, dal Marocco allo Yemen, trovi pick-up dove sono ammassate donne sul cassone in mezzo alla polvere e nella cabina, con aria condizionata, gli uomini. Nessuna polemica ma un dato di fatto. Come è un dato di fatto, almeno credo, che alcuni comportamenti che molti immigrati in Italia hanno, nei Paesi di origine non sarebbero tollerati. Te lo dico perché a Ryad, uno di noi di Piacenza, trovato a guidare un stato di ebbrezza, dopo sei mesi di carcere, è stato rispedito a casa distrutto, un uomo finito. Il cammino che insieme dobbiamo trovare, possiamo cominciarlo nel parcheggio dell’ospedale di Reggio, dove tu vai da gente che sai morire e ti trovi circondato dalla prepotenza da parte di chi ha un concetto del rispetto del dolore ben lontano dal tuo. Il cammino insieme possiamo ancora trovarlo nelle preghiera che ho ascoltato nella Moschea di Mosul (quel capolavoro di architettura islamica che di recente è stato fatto esplodere) tantissimi anni fa: “… dammi più parole, o Signore, perché ho bisogno di più parole per incontrare il mondo”. Ho vissuto più di ventanni della mia vita nei Paesi Arabi e laggiù ho avuto molti amici. Non sono un razzista, ma la rabbia di non vedere riconosciuta e restituita la mia accoglienza c’è, ed è tanta.

      (mv)

      Rispondi
    • La discriminazione nei confronti della donna non si può rispettare, in nessuna religione o ambito sociale si manifesti.

      (Laura)

      Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Privacy Policy

Powered by WordPress | Officina48