Tante giornate mondiali nessuna giornata mondiale

Se io prendo un gessetto e scrivo sulla lavagna una frase, ad esempio il classico “Asino chi legge”, risalta e si legge bene contro la superficie nera. Se scrivo altre tre frasi, risalterà forse quella scritta più grossa o più centrale. Se scrivo altre 15 frasi e ci aggiungo qualche disegnino, può essere che cominci a fare fatica a individuare, a tutta prima, qualche messaggio di senso compiuto.

Ecco, tale sta divenendo la situazione delle giornate mondiali. Quasi ormai ogni giorno è la giornata mondiale di qualcosa (quanti sanno, per dire, che questo 2014 è l’anno internazionale “dell’agricoltura famigliare” e anche della “cristallografia” e il decennio 2005-2015 in cui ancora siamo immersi è dedicato all’”acqua per la vita”?). Le questioni si sono moltiplicate - meglio: le questioni c’erano già, insieme a tante altre non prese in considerazione; ma qualcuno ha deciso la ribalta mediatica sul palcoscenico mondiale per alcune e non per altre: come mai? - perciò si stanno inflazionando, non sono più momenti da segnare eventualmente sul calendario e oggettivamente possono rendere del tutto indifferenti perché, al di là del merito, è impossibile seguire tutto e ciascuno poi in fondo ha i propri crucci quotidiani cui badare.

Cosicchè, come succede per altri casi, quando si infittiscono gli appuntamenti ci si perde e anche con la buona volontà (e la fiducia nel buon fine delle risorse raccolte) si fa fatica a star dietro a tutto. Prendiamo ad esempio le raccolte di denaro promosse attraverso l’invio di sms o simili e propagandate dalle tv per la causa di turno, sorta di “tassa volontaria” sollecitata a noi contribuenti che in tal modo andiamo a supplire alla miseranda quota di Pil che il nostro Stato destina alla ricerca: si susseguono ormai senza soluzione di continuità e da 1 € dei primi tempi ora se ne chiedono 2, 5 o 10 oppure una quota mensile.

Ma a parte questo veniamo ad oggi, 25 novembre. Chi, razionalmente, non può dirsi contrario alla violenza sulle donne (oggi è appunto questa giornata mondiale)? Nessuno. Certamente un senso esiste nel voler richiamare l’attenzione sulla questione. Il problema è che, come questa, sarebbero decine, centinaia le nobili cause da sostenere. Cioè, appunto, non basta il nostro caro calendario gregoriano in vigore. Chi decide cosa deve essere urlato più forte? Qualcuno dà forse per scontato che si abbia voglia o intendimento di ascoltare ogni cosa ci venga detta da qualsiasi parte provenga?

Si riesce ad essere sensibili o sensibilizzati a tutto? Difficile. Così anche ciò che magari merita viene appiattito. Pian piano, quando tutte le date del calendario saranno segnate con qualche “giornata mondiale per”, ciò che risalterà – almeno in un primo momento, come novità naturalmente, perché poi tutto finirà nell’indistinto e indistinguibile calderone – potrebbe essere il 30 febbraio dichiarata giornata mondiale contro l’ingiustizia del mese più corto. Poi neanche più questo. Allungheremo i giorni dell’anno oppure andremo su un altro pianeta, dove magari l’anno dura 30 dei nostri, tipo Saturno. Quanto tempo in più (sembrerà di avere) a disposizione! Allora avremo una nuova prateria vergine “dove posare i nostri pensieri”.

(gdp)

 

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3 Commenti

  1. Benvenuto nel nuovo millennio, lo dico sorridendo, ebbene sì il mondo si è complicato. Però le riflessioni sono molto interessanti e mi è venuta voglia di commentarle. Sì, direi che è quasi impossibile tener dietro a tutto, soprattutto quando è la quotidianità che è già abbastanza complessa. Però, anche un piccolo seme è comunque un mattoncino in più nella conoscenza. Non tutto sarà possibile approfondire o studiare, ma quel piccolo pezzo mi avrà reso più sensibile, più tollerante. Grazie a quel piccolo seme ho la possibilità di allargare il mio sguardo e mi accorgo che siamo davvero in tanti e che tante sono le esigenze, necessità o contingenze. Che meraviglia! Come quando saliamo sulle montagne e man mano che saliamo ci si amplia il panorama; ciò che prima era solo un dettaglio diventa un bosco, una collina, una vallata. E poi quando ridiscendo ritorna albero o quercia o pino o prato. Infatti sono subito corsa al link di wikip. alcune giornate le conoscevo, ma molte altre no. Ad esempio, adesso azzardo un commento anche se mi attirerò antipatie di molti (allora premetto che ho un cane e due gatti). A me lascia sempre molto perplessa la pubblicità del nuovo bocconcino/dentifricio per i denti dei cani con tutto il contorno di pensieri che mi si aggrovigliano nella testa, ma adesso dovrò trattenermi, perchè ho scoperto che il 10 dicembre è la giornata internazionale dei diritti degli animali. E allora inizio a pensare però il cagnolino della mia vicina è così importante per lei, però quel cavallo è riuscito a far felice un bambino, però, però… Però penso anche che più in là c’è un bambino che non ha un dentifricio e non ha nemmeno molto altro, però, però… Il mondo è bello, è brutto perchè è vario. Però adesso so che c’è, questa è la bellezza e la “bruttezza” della consapevolezza. Poi ognuno costruirà la sua scala di valori.

    (Simona)

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  2. Che tristezza, una donna uccisa ogni due giorni e dubitiamo se ribellarci a questi crimini? Violenze di ogni tipo ed in ogni parte del mondo contro le donne e pensiamo che la Giornata mondiale contro la violenza alle donne sia una giornata come le altre? Matrimoni combinati, mutilazioni genitali e negazione dei fondamentali diritti, dal diritto alla vita, allo studio, ad avere un volto, alla libertà, ad essere considerate persone umane al pari degli uomini… Io la scelta l’ho fatta. In tanti l’abbiamo fatta e abbiamo deciso di ricordare il 25 novembre, quest’anno e i prossimi, perché la vita è ogni giorno fatta di scelte e perché ogni giorno dobbiamo alzare la testa e lottare per ciò che riteniamo giusto e a volte ripartire dalla prima lettera dell’alfabeto ed educare, tanto, senza sosta. Buon lavoro a tutti!

    (ABC)

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  3. Mi spiace, ma non ho capito il senso dell’articolo. I problemi sono tanti, perciò non affrontiamoli! Penso invece che sia giusto che si conoscano e per quanto possibile ognuno concorra alla loro risoluzione.

    (W. Orlandi)

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