“Il bonus bebè è valga anche per le donne artigiane o agricoltrici”

Anche per l'anno 2015 è stato confermato dal Governo il ‘Bonus bebè’ per le neomamme che devono sostenere le spese per iscrivere il bimbo all'asilo nido o per assumere una baby sitter.

Dal 2015 il contributo, già in vigore negli anni precedenti, arriverà fino a 3.600 (600 euro al mese per 6 mesi) ed è destinato alle mamme che tornano al lavoro non chiedendo di prolungare l'assenza con il congedo parentale.

Per il 2015 sono state inserite anche le dipendenti della PA (fino ad ora escluse) per cui il bonus bebè sarà disponibile per le lavoratrici dipendenti e pubbliche, le lavoratrici parasubordinate che pagano il contributo Inps più elevato, comprese le libere professioniste. Restano quindi escluse solo le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette).

“Non è accettabile che ci siano ancora oggi mamme di serie A e mamme di serie B – sottolinea Cinzia Ligabue, presidente Donne Imprese Lapam Confartigianato – Il sostegno alla maternità, al di là delle modalità tecniche che i provvedimenti legislativi individuano di volta in volta, è un diritto di ogni donna, anche per le imprenditrici che, come le dipendenti, devono poter conciliare al meglio la vita familiare con quella lavorativa”.

"In montagna - aggiunge Gabriele Arlotti, presidente di Confartigianato Castelnovo Monti  - assistiamo ogni giorno a discriminazioni che paiono penalizzare chi qui vive per scelta, dalle strade ai costi per la produzione. E' a tutti noto che l'Appennino ha la sua forza nell'agricoltura, nel commercio e nell'artigianato (oltre che nei servizi): da quanto si apprende sono le categorie discriminate da questo provvedimento che, nella sua origine, ha invece motivazioni molto importanti. Se confermata questa impostazione, riteniamo che aggiungere ai nostri lavoratori discriminazioni per categorie di lavoro (oltre che quelle territoriali cui non ci rassegniamo) sia del tutto inaccettabile".

 

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2 Commenti

  1. Bimbi, un futuro da tutelare.

    (Paolo Maria Ruffini)

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  2. Sono anch’io dell’avviso che le attività autonome vadano sostenute e valorizzate, e dunque non penalizzate, vuoi per la loro importante funzione, vuoi perché spesso creano lavoro anche per altri e perché partecipano e contribuiscono a loro volta a mantenere la presenza di una rete di servizi sul territorio.

    (P.B.)

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