“Dopo Parigi, io ho paura”

Una foto tratta in questi minuti dal sito francese di "Le Monde" che aggiorna sulla caccia ai terroristi tuttora in corso

Una foto tratta in questi minuti dal sito francese di "Le Monde" che aggiorna sulla caccia ai terroristi tuttora in corso

 

A seguito della strage di ieri a Parigi presso la redazione di Charlie Hebdo e di quanto in queste ore sta accadendo in Francia, riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una lettrice.

* * *

Lo sgomento mi attanaglia, non solo perché ho un fratello che vive con la sua famiglia proprio nell’11° arrondissement, a pochi metri dalla redazione del giornale che è divenuto teatro della efferata strage, ma perché sento miei fratelli tutti i cittadini francesi ed europei.

La paura e lo sgomento hanno fatto irruzione anche nelle nostre famiglie e mi ha fatto male, rientrando al lavoro stamattina vedere il quasi totale disinteresse da parte dei colleghi, a parte rari casi. Mi aspettavo, se non altro qualche domanda da rivolgere, in questi casi, ad una persona certamente più informata dei fatti, anche solo per curiosità; non pretendevo la partecipazione solidale.

Certo non possono immaginare la paura che mio fratello mi ha comunicato con le sue parole ieri sera, al telefono, quando mi informava che nella scuola elementare di suo figlio si sono uditi gli spari; oppure quando mi diceva che per puro caso non ha preso la metropolitana lì, vicino al tragico luogo, come fa di solito. E pensare che mia cognata avrebbe potuto essere lì al mercato a fare la spesa.

Certo, queste sono storie personali, ma sono storie di vita quotidiana che possiamo vivere tutti, anche in Italia. Pensare che i nostri luoghi abituali potrebbero trasformarsi in luoghi di mattanza cinica e spietata non suscita nessuna emozione?

Con quello che è capitato ieri, lì a Parigi, nella nostra Europa, non possiamo più sentirci al sicuro.

Io ho paura.

Mio fratello è una persona che sa sdrammatizzare molto bene, tant’è che la telefonata si è conclusa perché la moglie stava servendo in tavola un buon piatto di cappelletti reggiani. Questo per “consolarci” ha aggiunto mio fratello.

Non dimenticate che a  Parigi ci sono pezzettini d’Italia un po’ ovunque, nelle varie case. E poi ci sono tutti gli altri fratelli, francesi di nascita o d’adozione.

(Maria Grazia Consolini)

* * *

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4 Commenti

  1. Giusto, pezzettini, se non arriviamo a capire e consolidare quell’idea siamo finiti. Società, poli, civiltà. Come predicava Gaber in tempi non sospetti, se abbandoniamo l’idea di appartenenza, di aggregazione, siamo una società volta al termine, al disuso. Se non si abbandona la becera idea del profitto, della materia sopra e a scapito di ogni situazione, stop. Riappropriamoci di spazi, tempo, per confrontarci, coltivare idee, conoscerci; abbandoniamo, mettiamo da parte, nel possibile, tutta questa tecnologia, media. Ci vogliono occhi, voci, gestualità per tornare al tutto.

    (Corrado)

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  2. E’ proprio la paura che non deve prendere il sopravvento, se no il male vince. Non dobbiamo pensare a cosa sarebbe potuto succedere, non serve a nulla e non ci aiuta, ma dobbiamo lottare perché odio, violenza e impunità non siano all’ordine del giorno, anche nel nostro piccolo, iniziando a eliminare i pregiudizi, le cattiverie, l’emarginazione e le chiacchiere, proprio come il Papa ci insegna. Lei ha tutta la mia comprensione e il mio conforto, e non le scrive una persona lontana dal mondo, prendo continuamente aerei e a Parigi proprio un mesetto fa in aeroporto ha captato un livello di attenzione veramente alto delle forze dell’ordine, parlando con una mia collega francese mi faceva notare come la paura per gli estremisti di ogni tipo (mussulmani, estrema destra, ecc) sia ormai tanta in Francia. Credo che l’Europa debba guardarsi indietro e evitare vecchi errori e trovare una strategia per lottare contro questi criminali, di ogni tipo, che usano religioni, ideologie per mettere in atto violenza e male.

    (Barbara)

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  3. No alla paura. Sì ai valori democratici della miglior tradizione occidentale. No a tutte le forme striscianti di corrosione della libertà di pensiero, anche la libertà di farci l’opinione che preferiamo sull’islam. Di che cosa ha realmente paura, signora? Tenga alta la testa, siamo in Occidente. A volte come sostiene Oriana Fallaci, la verità sta da una parte sola. Condivido il giudizio molto negativo sul disinteresse che lei ha avvertito intorno a sè. L’ho captato anche io e, sinceramente, il menefreghismo e l’atteggiamento dello struzzo mi fanno un poco schifo. Je suis Charlie.

    (Una cittadina)

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  4. Non ho paura!, e spiego il perché: dal 1983 in poi ho viaggiato per il mondo per quasi 28 anni, sono stato in quasi tutti i paesi asiatici; del Medio Oriente; del nord Africa compreso un paio di paesi dell’Africa centrale; del sud, del centro e del nord America. Insomma l’unico continente dove non sono mai stato è l’Oceania, ma per diversi mesi in Vietnam ho lavorato con australiani. Ho riempito quasi 5 passaporti e non ho mai fatto viaggi di vacanza, i miei viaggi sono sempre stati solamente di lavoro trattenendomi all’estero anche nove, dieci, ed in un paio di volte undici mesi all’anno. Posso dire di avere imparato a conoscere la gente, tanti tipi di gente e mi sono accorto che in tutti i paesi c’è n’è di brava e cattiva, come anche da noi. Per questo non ho paura, perché confido nella brava gente di tutto il mondo, sarà questa che riuscirà a sconfiggere ogni forma di terrorismo, com’è sempre stato nella storia. Avere e dimostrare paura è il miglior modo di alimentare il coraggio dei terroristi di ogni tipo. Gli eserciti regolari e le polizie avranno il compito di affrontare le armi dei terroristi, noi gente comune abbiamo solo l’arma del coraggio per contrastare la violenza. Il violento è violento perché ha paura del coraggioso.

    (Giorgio)

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