Giovanelli: “Un insulto al giorno… leva il medico di torno”

In una replica ai commenti sulla nomina del nuovo Consiglio direttivo del Parco, Fausto Giovanelli  - presidente - ci scrive.

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In attesa di essere abolito il Parco nazionale è costato ai cittadini dei suoi comuni 30 centesimi di euro a testa in 10 anni (3 centesimi l’anno). In compenso ha attratto e investito sul territorio più di 45 milioni di euro. 45 milioni… buona parte dei quali sono stati richiamati in Italia attraverso i fondi europei; buona parte dei quali sono stati erogati a imprese, artigiani e professioni del territorio, oltre che ai pochi dipendenti e collaboratori e ne hanno sostenuto il reddito e l’occupazione. L’erario italiano ha ricevuto dal Parco nazionale più risorse di quante non ne abbia erogate. Le comunità dei comuni del Parco hanno beneficiato di risorse in spese correnti e di investimento migliaia e migliaia di volte superiori al prelievo. Ciò a prescindere dalla grande promozione e crescita culturale e del valore riconosciuto al territorio. Altro, molto altro si potrebbe dire, ma ciò non basterà a convincere “EM” di qualche pur minima virtuosità del Parco nazionale Appennino. Ce ne faremo una ragione. Un insulto al giorno… toglie il medico di torno. Sulle donne, sono d’accordo. Le nomine nel Parco non sono come una giunta che viene nominata da uno solo. Fanno capo separatamente a molti centri di decisione e non c’è comunicazione tra l’uno e l’altro, non c’è una sede di sintesi e coordinamento. In compenso tra collaboratori dipendenti (5 + un part time) e anche tra collaboratori non dipendenti le donne sono in larga maggioranza.

(Fausto Giovanelli)

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14 Commenti

  1. Però, signor Giovanelli, sarebbe gradito anche un commento sui vincoli che il Parco nazionale ha imposto ai residenti dell’alto Appennino, quelli a ridosso di Parco e pre Parco. Senza polemiche, ma nel suo intervento lo avrei gradito. Cordiali saluti.

    (Carlo Rivi)

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  2. Abolito il Parco Nazionale? E gli animali immessi che fine faranno?

    (Mariapia Corsi)

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  3. Sarebbe interessante avere dal Presidente la sua definizione di “collaboratori non dipendenti” e l’elenco completo di essi, visto che sul sito del Parco Nazionale alla voce amministrazione trasparente, nulla appare. Saluti.

    (Mingone)

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  4. Il Parco del Gigante, così come è strutturato e per le mancate ricadute economiche sul territorio, pare un altro ente inutile.

    (Alex)

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  5. Cerco di rispondere:
    a) i famosi “vincoli” e le regole di uso del territorio (edilizia e PRG, normative anti-sismiche vincolo idrogeologico, Soprintendenza e paesaggio, regolamenti forestali su taglio bosco, raccolta funghi, aree Sic e ZPS, ecc) esistono tanto dentro quanto fuori dal perimetro del Parco. In più,all’interno del perimetro c’è solo il divieto di caccia, salvo le operazioni di prelievo (es cinghiali) eccezionalmente organizzate dal Parco stesso in collaborazione con Provincia e Atc. Il pre-parco non esiste più. All’interno del Parco, nel rispetto delle regole, si coltiva, si pascola, si taglia la legna, si raccolgono funghi e mirtilli, si scia, si costruisce, si svolgono attività artigianali, commerciali e di servizio.
    b) Non c’è alcuna abolizione all’orizzonte. Le parole “in attesa di essere abolito” era solo ironia, per mettere in evidenza per contrasto, in replica a una critica abbastanza greve, alcuni dati assai importanti sul circuito economico e finanziario di cui è protagonista il Parco. Comunque il Parco non ha mai “immesso” animali sul territorio. Aquile e lupi sono tornati spontaneamente, altre specie (cervi) sono state immesse, ma non dal Parco.
    c) Il nostro Parco ha un numero eccezionalmente ed eccessivamente ristretto di dipendenti (da1/5 a 1/10 di altri parchi simili). Fa perciò ricorso a convenzioni “annualmente”rivisitate con altri enti pubblici (unione Appennino reggiano, unione comuni Garfagnana e Parma est, parco 5 terre per servizi come ragioneria, personale,comunicazione e progetti come parco nel mondo), con imprese cooperative e privati per diversi servizi (es. educazione ambientale, promozione turistica). Ovvero, ha conferito incarichi a tempo determinato e su base concorsuale nell’ambito di progetti di conservazione della natura. Tutto ciò è riportato nel sito del Parco.

    (Fausto Giovanelli)

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  6. Quando si parla di Parco nazionale la mia impressione (ma giusto un’impressione) è che il più delle volte si parli di cose che non si conoscono nei dettagli. Si parla per sentito dire. Concordo con Giovanelli: un insulto al giorno… infatti cerchiamo tutti di mantenerci in buona salute. Da ex-tecnico mi rendo conto della complessità di gestione di una macchina quale è il Parco. Non arrivo a capire con chiarezza i motivi di questa rabbia di fondo, che scorre sotterranea quando si parla di questo argomento (come di altri simili, peraltro). Mi piacerebbe che chi definisce sommariamente il Parco come “un ente inutile”, per esempio, lo facesse con dati alla mano. Probabilmente sarebbe necessaria una maggiore condivisione, un maggiore coinvolgimento dei cittadini sulle attività e sul bilancio del Parco, non tanto in termini economici, ma anche in termini sociali e ambientali.

    (Commento firmato)

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  7. Il punto è questo, con chiarezza, ditemi che interessi e vantaggi il Parco porta a me, semplice cittadino. Credo che se la maggior parte della popolazione non vede di buon occhio il Parco ci sia una ragione di fondo.

    (Carlo Rivi)

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  8. Signor “Alex”, il Parco del Gigante non esiste più dall’anno 2005. La Sua osservazione per me non è comunque condivisibile. Forse è solo un equivoco sul nome, ma il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano comprende 16 Comuni di 4 provincie. Il Parco del Gigante era un consorzio di 5 Comuni, tutti di Reggio Emilia. In ogni caso il “ritardo” pare suggerisca a noi di rimuovere presto alcuni cartelli che possono indurre in errore. Certo una visitina – anche rapida – al sito del Parco Nazionale Le consentirebbe di avere più informazioni e aggiornamenti.

    (Fausto Giovanelli)

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  9. Il Parco nazionale, e prima regionale, non è inutile, non sarebbe inutile se avesse dimostrato in decenni di vita una vera utilità; purtroppo è sufficiente visitare la montagna che ne fa parte, i paesi limitrofi ad esso per rendersi conto che si è operato in modo sbagliato. Ingenti somme sono state impegnate solo ed esclusivamente per pagare qualche stipendio, non ci doveva essere pianta organica invece ci sono dipendenti. Al territorio è rimasto ben poco, dissesto, incuria, abbandono delle attività tradizionali (agricoltura), impegno nullo su boschi e castagneti, sentieristica, percorsi mal tracciati, pericolosi ed abbandonati, paesi vuoti, pieni di cartelli “vendesi”. Sempre meno lavoro per i giovani. Se questo ha dato il Parco nazionale, credo sia ben poca cosa in rapporto ai soldi pubblici spesi. Si dice che sono stati recuperati parecchi fondi dall’ Europa, ma cosa cambia, sempre sono soldi pubblici, facciamo o no parte dell’ Europa? Siamo per l’Euro soltanto quando ci fa comodo o vogliamo veramente un paese europeo moderno, solidale ed in cerca di sviluppo? Se questo è l’obiettivo non credo sia corretto dire che l’ erario italiano ha ricevuto più di quanto elargito al Parco, se veramente facciamo parte dell’ Europa. Altre volte ho detto e mi è stato precisato che le competenze del Parco non sono il dissesto, l’occupazione, il degrado ambientale, lo spopolamento; chi allora deve occuparsi di ambiente, di fauna, di flora, di boschi, di culture e peculiarità della montagna? Ogni ente faccia la sua parte. L’Appennino nel mondo? Premiamo chi è andato altrove e non chi ogni giorno si impegna e vive nei nostri luoghi? Per questo ci sarà un ritorno turistico? Speriamo. Cordialmente.

    (Fabio Leoncelli)

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  10. Mi sembra, dalla buona parte dei commenti, di capire che non sono solo nel pormi la domanda sull’utilità o meno del Parco così com’è oggi per quello che si vede in montagna, ed ora che ho scoperto che in 10 anni sono stati spesi 45 milioni di euro (fondi europei ma sempre soldi nostri) sono ancor più preoccupato. Però leggendo la bassa ironia del Presidente nei confronti di chi critica il suo operato mi rendo conto che ho sbagliato: non va abolito il Parco ma va cambiato il Presidente. Cordialmente.

    (EM)

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    • Bingo!, ed ho già espresso il mio pensiero circa il presidente, nell’articolo dedicato. Ma il presidente stesso è come un altro politico montano con diversa livrea: pur di far parlare di sè accetta anche “un insulto al giorno”, come egli stesso ammette “non va abolito il Parco, va cambiato il presidente”.

      (Serb)

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  11. Parco sì, parco no. Boh! Io ricordo che la montagna aveva più imprese, più montanari, più agricoltura, più caseifici, più animali d’allevamento, più villeggianti, più turisti, prima che venisse istituito questo famoso parco. La crisi di questi ameni luoghi ha avuto inizio proprio in concomitanza con l’istituzione di esso. Di chi la colpa? Della gestione non competente o del caso?

    (Bruno Tozzi)

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  12. Ho combattuto la nascita del Parco, a partire dal Parco del Gigante se gestito in questi modi, nato senza coinvolgere la gente che qui ci vive e imposto come si usa fare in questo nostro povero Paese. Tralasciando sui 30 centesimi a testa per 10 anni e i 3 centesimi all’anno che, a causa della mia ignoranza, non capisco da dove saltano fuori e con quale concetto ci si possa risalire, porrei l’attenzione sui 45 milioni di euro investiti sul territorio. Dove sono finiti? Cosa è cambiato in meglio per noi montanari in questi anni? Chi ne ha tratto beneficio? Quali imprese e artigiani sono state aiutate e a fare cosa? Un esempio per tutti: le cosiddette “porte del Parco”, costate quello che sono costate e provenienti da chissà dove!? Smettiamola di prenderci in giro e smettiamola di considerare i fondi europei come caduti dal cielo, sono soldi che derivano dalle tasche della gente e pagate in tasse a questa Europa malandata. Ogni investimento che si rispetti prevederebbe un ritorno, sia esso diretto od indiretto, in termini economici o di servizio, oppure di qualità di vita; ebbene, io, come da sempre, vedo intorno a me i giovani che se ne vanno, il calo demografico crescente, le aziende che chiudono, comprese quelle agricole che erano la spina dorsale della nostra economia, i servizi peggiorati, gli uffici postali che chiudono, i Comuni senza soldi e perciò non riesco e non posso elogiare la presenza di un Parco nazionale quando, per noi montanari, non vedo risultati concreti. Io, come tanti di noi, penso proprio che sia un ente inutile, uno dei tanti, o meglio, utile solo a pochi privilegiati. Avrei invece creduto in un progetto di un parco creato per le caratteristiche del luogo, con il coinvolgimento diretto della gente che vive qui, col rivalorizzare territorio e usanze locali, con progetti vicini alla gente e condivisi con la gente. Sarebbe stato un percorso lungo, perché c’è una forte impreparazione per quanto riguarda accoglienza e turismo ma così sarebbe stata una opportunità vera per l’Appennino.

    (Antonio Manini)

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  13. Dal primo giorno che se n’è parlato,il Parco nazionale ha avuto avversioni e avversari. E così chi, per esempio come me, l’ha voluto e costruito fin dalle fondamenta. Avversioni e avversari sono stati battuti sul campo. Prima sul campo del confronto delle idee e poi su quello delle decisioni che sono state assunte nelle istituzioni democraticamente elette, locali, provinciali regionali e nazionali. Sarà probabilmente ancora così lmeno fin che le critiche non si dimostreranno capaci di entrare nel merito, ma solo di esorcizzare o maledire senza motivazioni, ignorando del tutto quel che il Parco nazionale ha fatto e fa in concreto, le cento e cento azioni che procedono giorno per giorno: si tratta di boschi e turismo, castagneti e scuole, funghi e neve, prodotti e paesaggi, formazione imprenditoriale e web marketing, cultura e promozione, fiere e siti internet, collaborazioni e alleanze territoriali, opere pubbliche e convenzioni con associazioni, imprese e privati. Tutto questo secondo qualcuno non esiste, ma invece esiste eccome! Le critiche generiche, sempre uguali col sole e con la pioggia, in gennaio come in agosto, che ripropongono nel 2015 pari pari le cose dette nel 2000, poi nel 2005, poi nel 2010, cose trite e ritrite quanto possono incidere? Probabilmente sono destinate a fare la fine delle precedenti. Stiamo al merito delle cose. Per esempio, dire che la crisi demografica (meno persone, meno imprese, meno campi coltivati) nell’Appennino comincia col Parco o da esso dipende è una barzelletta: come dire che è l’ombrello la causa della pioggia. Tutti sanno che il calo demografico, ecc ecc, va avanti da un secolo, che è stato fortissimo tra gli anni ’50 e ’70, che è proseguito più lentamente negli anni ’80 e ’90 e via via sempre più lentamente. È un fatto epocale e di civiltà, che ha il respiro della storia e non la contingenza della cronaca. Il Parco è l’ultimo arrivato sulla scena locale. Dove non sono riusciti nei decenni Governi, partiti, Regioni, Provincie, Comuni, Comunità montane, camere di commercio, consorzi di bonifica, enti morali, fondazioni, associazioni d’impresa, banche locali, ecc, dovrebbe riuscire in pochi anni un parco? Ma è una domanda

    (Fausto Giovanelli)

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