Uffici postali a rischio chiusura?

PtA rischio sono piccoli uffici postali di paese, per la maggior parte in zone periferiche o poco popolate, ma comunque utili e preziosi per i cittadini, in particolar modo i più anziani. Di fronte all’intenzione di Poste italiane di riorganizzare i propri uffici in Emilia-Romagna, la Regione ha chiesto un incontro urgente al responsabile dell’area territoriale centro-nord, Gino Frastalli.

“Bisogna avviare subito il confronto prima di assumere le decisioni. La Regione c’è, siamo pronti – sottolinea l’assessore al bilancio Emma Petitti, che ha scritto a Frastalli – la nostra richiesta di incontro urgente è il segno tangibile di come la Regione condivida e faccia proprie le preoccupazioni che in questi giorni vengono espresse da singoli comuni, oltre che da Anci e Uncem”.

Un tema, questo, “oggetto anche di interrogazioni da parte di consiglieri regionali di diversi gruppi”, prosegue Petitti. “I servizi erogati da Poste italiane hanno come fruitori sia i cittadini che le imprese; mettere mano alla rete degli sportelli non può prescindere dalle pubbliche funzioni caratteristiche del servizio postale”, aggiunge l’assessore.

“Non possiamo infine nascondere la nostra preoccupazione per un processo che rischia di ‘inaridire’ i territori dove le comunità locali vivono e, malgrado la crisi, tentano di crescere. Un conto è razionalizzare e garantire maggiore efficienza; quello che vogliamo evitare – conclude l’assessore – è che all’orizzonte ci sia solo un’operazione di risparmio con il più vecchio degli strumenti: il taglio dei servizi”.

Nella nostra montagna "non dormono sonni tranquilli" i centri postali di Gazzano e Civago (Villa Minozzo), Regnano (Viano), Trinità (Canossa), Gatta (Castelnovo ne' Monti).

 

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9 Commenti

  1. Quale novità, ormai sono anni che lo Stato e le Regioni tagliano. Tagliano negli ospedali, nella Polizia, nei Vigili del Fuoco, nella scuola ect. Mai che i dirigenti si tagliassero i loro stipendi d’oro! Che tristezza.

    (Alex)

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  2. Voglio far notare che l’ufficio postale di Civago è chiuso ormai da molto tempo, diversamente da come è scritto in questo articolo.

    (Alessandro Rodilosso)

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  3. Super informati, in Regione. Civago è già chiuso da tempo; è in questo modo che veniamo amministrati? Complimenti.

    (Paolo Diambri)

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  4. L’ufficio postale di Civago è citato erroneamente in quanto è stato chiuso nel 2012.

    (Commento firmato)

    —–

    Chiediamo venia per l’errore, dovuto alla fonte cui abbiamo attinto.

    (red)

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  5. Sempre in meglio e il caos per ritirare una raccomandata. Ma se le lasciassimo all’ufficio postale?

    (Angelo Covili)

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  6. Un altro esempio di come di noi montanari non interessi niente a nessuno. Con queste politiche basate solo sui profitti, considerando il continuo calo demografico, a conti fatti, da noi, tenere aperti uffici e elargire servizi diventa insostenibile, il risultato sarà che non resterà niente. Mi torna alla mente l’invito che un parlamentare emiliano negli anni ’60 faceva rivolgendosi ai montanari dicendo: “Venite via da lì, venite in città. Ci costerebbe meno mantenervi qui di quanto ci costate ora”. Pare che nella politica a certi livelli la volontà sia rimasta la stessa; il fatto che in tanti paesi si guardi a prevenire l’abbandono del territorio e a considerare un valore economico per tutti avere e tutelare le aree verdi come questa, non importa a nessuno. Se siamo ancora qui è grazie alla tenacia, all’attaccamento al territorio, all’amore per la nostra terra, per il resto che vantaggi abbiamo? Le tasse aumentano e i servizi vengono meno, la telefonia mobile funziona come funziona, Internet arriva dove arriva, persino la televisione non si vede dappertutto, i carburanti costano di più, così come tutti i materiali ed anche il far la spesa per vivere. Tra qualche anno, considerando l’età media della popolazione montana, intere borgate saranno disabitate o quasi e i servizi non si potranno più elargire, pensate solo all’illuminazione pubblica, già ora in tante piccole località ci sono più lampioni che gente, quando saremo in meno ancora anche una spesa come questa diventerà rilevante. Abbiamo da poco una Unione dei Comuni e credo che sia il momento di dimostrare a tutti cosa possa valere e tra le priorità ci sarà quella di prendersi a cuore certe necessità che la Montagna sta perdendo e difenderle.

    (Antonio Manini)

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  7. Però le centinaia di migliaia di euro per pagare i nostri amministratori, a tutti i livelli, li trovano sempre! Amministratori delegati pagati un milione e trecento mila euro, 660.000 euro all’anno per aver fatto solo una legislatura! E si potrebbe andare avanti all’infinito. E intanto un anziano deve fare decine di chilometri per ritirare una raccomandata! Che schifo! Ma forse è ora di svegliarci. O no?

    (Antonella Telani)

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  8. Si potrebbe fare uno scambio? Quando viene tagliato un servizio ai montanari in nome della incompatibilità economica, i montanari siano sollevati dal pagare le relative tasse. E’ possibile che i soldi dei montanari possano servire anche a pagare gli uffici del centro storico di Reggio o di Guastalla?

    (Elio Peri)

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  9. Penso sia una proposta intelligente, un taglio alle accise del carburante tramite un bonus nominativo e controfirmato a chi accompagna gli anziani delle zone svantaggiate o direttamente a coloro che hanno ancora la patente.

    (Paolo Maria Ruffini)

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