Per quelle madri sotto i ponti

 

melody, brandon oggi e ieri

La città di Cochabamba è unita da molti ponti che collegano la periferia al centro.

Noi che viviamo in periferia li attraversiamo ogni giorno per andare in città: all’ospedale, al mercato o per sbrigare altre pratiche necessarie quotidianamente.

Ieri sera eravamo in macchina con alcuni dei ragazzi che da poco tempo vivono con noi: Melody di 11 anni, suo fratello Brandon (Vladimir) di 13 e Moisés di 14. Cercavamo un cassonetto per la spazzatura: quasi ogni giorno c’è bisogno di fare anche di questo.

La stanchezza della giornata e la fretta della notte avevano fatto calare il silenzio in macchina.

Allora, mentre attraversavamo uno di quei ponti il pensiero è andato a Pamela, la mamma di Melody e Brandon, che avevamo visitato due giorni prima proprio sotto quel ponte.

Un pensiero difficile che non posso condividere con i nostri ragazzi.

Un pensiero che provoca un nodo in gola e un magone in cuore.

Pamela ha 28 anni. Dal 2007 sono stati allontanati da lei i suoi due figli a causa dell’alcool. Da allora anche per Melody e Brandon è crollato il debole ponte che li univa alla mamma e al papà, che vive in strada pure lui, ma da un’altra parte della città. Da allora, Melody e Brandon hanno trascorso la loro vita trasferiti da un Centro all’altro dello Stato, fino allo sbarco qui da noi poche settimane fa.

Non hanno quasi ricordi della mamma e del papà. Non so se sarebbero capaci di riconoscerli in mezzo ad altre persone. Melody assomiglia alla mamma e Brandon al papà. Ma ora, il papà e la mamma sono sfigurati da tanti anni vissuti nella desolazione sotto i ponti e nella sporcizia degli angoli bui della strada. Facciamo fatica pure noi a riconoscerli, loro che hanno due figli bellissimi! Mi immagino che gioia sarebbe per loro rivedere due bimbi così belli! I loro bimbi non più bimbi...

Ho parlato varie volte con la mamma e il papà, separatamente, nelle ultime settimane.

Abbiamo offerto loro alternative di vita, ma le vie di uscita a storie radicate da tempo nella tristezza della miseria umana sono lunghe da percorrere e difficili da risalire.

Stasera stiamo in silenzio in macchina e i pensieri vanno a tante situazioni condivise in questi anni da un angolo all’altro, da un ponte all’altro di Cochabamba, ai sogni che nutriamo con illusione, alle speranze che spesso affievoliscono, alle realtà dure che conosciamo da tempo e che rimbalzano di nuovo su di noi senza preavviso, ma che fanno balbettare il nostro fragile cuore. Sono parole che si ripetono nei nostri pensieri e nei messaggi, come note spesso malinconiche. Ma molto dolorose ed altrettanto vere.

Anche la mamma di Moisés, Carmen ha 28 anni: vive per strada e fa la prostituta. Guadagna 120 boliviani al giorno, mi ha confessato sabato scorso, circa 15 euro. Moisés non l’ha mai vista: appena nato l’hanno portato in un Centro. Moisés mi ha detto che non vuole sapere niente di sua madre...

Vorremmo chiudere occhi, orecchie e la nostra sensibilità alla realtà che ci circonda, ma...

Ma nel pomeriggio di ieri abbiamo sepolto nel cimiterino di fronte alla nostra cappellina una bebè di 5 mesi, morta domenica per abbandono dei genitori, pure loro immersi nella vita disordinata della strada e dell’alcool. Una zia ha portato da noi sconsolata il suo corpo senza vita.

Milagro, il nome che le avevano dato le infermiere nell’ospedale dove anche noi la vedevamo spesso perché ricoverata a fianco di alcuni dei nostri piccoli ammalati. Un miracolo sfiorito in poco tempo. Infatti, doveva venire da noi, appena dimessa dall’ospedale, ma all’ultimo momento sono apparsi i genitori a dirmi che avevano affittato una stanzetta e che se la sentivano di prendersi cura della loro bimba, nata con problemi, ma sveglia e desiderosa di affrontare la vita. Una vita spenta purtroppo appena un mese dopo...

Nel silenzio tante domande che non hanno risposta. Non possiamo tornare indietro dal ponte sotto il quale scorre la corrente di affetto che ci spinge ad accompagnare la vita in sospeso di tanti bimbi ammalati, la vita di ragazzi nel fiore degli ideali ma bloccati dal timore, la vita di famiglie disgregate dalla miseria...

Ci ritroviamo ogni giorno a percorrere i ponti dell’illusione umana, con gli occhi bassi, con la coscienza della nostra fragilità, con timore e in silenzio.

Ma se riusciamo ad alzare gli occhi del cuore, allora ci viene in mente che anche l’arcobaleno è un ponte lanciato nel cielo dopo la pioggia.

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Un Commento

  1. Siete fantastici. Continuate così! Prima o poi verrò ad aiutarvi anche sul posto! Un bacio.

    (Stefania C.)

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