Corsi e ricorsi / Proprio la difesa del S. Anna unì per la prima volta in assemblea i consigli comunali di dieci comuni

OspedaleProprio la difesa dell'Ospedale S. Anna di Castelnovo ne' Monti fu la causa che unì per la prima volta in assemblea ben dieci consigli comunali del nostro Appennino. Accadeva nell'ottobre del 1998. Allora i quotidiani locali riportavano la cronaca di un'assemblea allargata, svoltasi il giorno 6, che aveva visto la presenza - "per la prima volta nella storia" - di amministratori e cittadini insieme per discutere di "problemi e prospettive dell'Ospedale S. Anna e della sanità in montagna".

Verrebbe da sorridere se non si fosse davanti ad un problema davvero serio e importante. Perchè quel titolo dell'ordine del giorno, purtroppo, è la precisa fotografia, scattata, seppure 17 anni or sono, ancora della situazione odierna. Di una situazione che, a quanto pare, se cambia rischia di cambiare solo in peggio per chi in montagna vuole continuare cocciutamente a vivere disponendo di un ventaglio almeno sufficiente di servizi.

Si citava nelle corrispondenze giornalistiche un comitato per la difesa dell'ospedale che aveva raccolto la bellezza di 15mila firme di montanari decisi a difendere la loro struttura sanitaria.

"La voglia di fare sentire la propria opinione, magari con qualche denuncia, è stata forte da più parti", si leggeva ad esempio sulla "Gazzetta di Reggio". Sindacato ospedaliero in azione, poi, con un documento presentato dal delegato dr. Giovanni Baroni, "dal quale traspare chiaramente il malumore che regna all'interno del S. Anna".

Si lamentavano "situazioni poco chiare e provvedimenti che arrivano all'improvviso, senza dialogo nè informazione neppure ai diretti interessati"... Si prospettava una fusione con l'ospedale di Montecchio (con sede dove?)... Il tutto alla presenza del direttore generale Franco Riboldi e dell'assessore regionale Giovanni Bissoni.

Mentre il sindaco Leana Pignedoli presentava un documento-guida con gli impegni assunti con il famoso Pal (Piano attuativo locale) "concordato e sottoscritto dai sindaci quale programma irrinunciabile per il S. Anna e l'organizzazione sanitaria in montagna", da sottoporre all'approvazione di ogni singolo consiglio comunale, il rappresentante sindacale elencava situazioni "non corrispondenti di certo al programma ottimistico presentato dal direttore generale": carenze di personale, in particolare anestesisti, automedica funzionante con personale del pronto soccorso, incertezza di uso della tac sulle 24 ore, mammografo donato dai cittadini inutilizzato da un anno; poi problemi in chirurgia, emergenza-urgenza e cardiologia e interventi di ristrutturazione nell'ala nuova ancora da inaugurare per questioni tecniche.

Ma la montagna di firme "non spaventavano" l'assessore Bissoni: "Non sono una sfida - dichiarava alla stampa l'allora amministratore regionale - ma dobbiamo incontrarci per un leale confronto".

Dopo 17 anni di "leale confronto" il S. Anna che cammino ha intrapreso? Qual è la strada che si prospetta all'oggi? Quella di un nosocomio sempre più precario in attesa, gradino per gradino, di pensionamento?

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4 Commenti

  1. Sgomento e sconcerto di fronte all’ipocrisia dei politici che rinnegano la loro funzione di strumenti per il benessere comune e si limitano ad essere notai da pallottolieri che si chinano piattamente alla logica dei numeri e applicano delle norme. Gli stessi politici che ci parlano di sicurezza, di posti letto, di indici demografici e compatibilità di spesa, abbiano la compiacenza di venirci ad insegnare come continuare a vivere in montagna e suggerire quali favole raccontare ai nostri ragazzi e a coloro che dovremmo invogliare a venirci. Per fermare il degrado della nostra terra servono le persone, e le persone hanno bisogno di servizi, la decrescita felice e lo sviluppo sostenibile predicati stando comodamente seduti nelle aree metropolitane fanno salotto modaiolo, ma la vita reale di chi vive in montagna è diversa. Ho partorito a Castelnovo ne’ Monti due splendidi montanari!

    (Dusca Bonini)

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  2. Cara redazione, intervengo perchè mi pare imprecisa la valutazione dell’articolista circa il fatto che la situazione odierna del nostro ospedale sia “la precisa fotografia” di 17 anni fa e che tale situazione “se cambia, rischia di cambiare solo in peggio”. Ero presente quella sera di ottobre, perchè mia moglie era all’epoca in Consiglio comunale, e le istanze portate avanti, come peraltro riportato anche nell’articolo tra le affermazioni del Dr. Giovanni Baroni, erano legate alla percezione di scarsa sicurezza delle cure offerte, per carenza di anestesisti, di tecnologie radiografiche, di locali moderni ed adeguati. Gli interventi dei politici e dei rappresentanti dell’Usl portarono a convergere su un progetto pluriennale che prevedesse investimenti in edilizia, tecnologia e professionalità. Bene, mi sembra che oggi si possa dire che l’ospedale è più che idoneo dal punto di vista degli spazi e del comfort, che i professionisti che ci lavorano sono, in gran parte, collegati con l’ospedale di Reggio e quindi più che qualificati, che le tecnologie sono presenti e ben utilizzate. In pratica, l’ospedale è al passo con i tempi e pronto per affrontare tutte le necessità, purchè resti sempre più collegato con quello di Reggio. Se, per garantire la sicurezza di questo sistema, le istituzioni politiche (Governo, Regione, comuni, ecc.) valutano sia opportuno centralizzare qualche reparto a più basso utilizzo ed a più elevato rischio, allora credo sia da ricercare quella comune visione di prospettive che, 17 anni fa, ha portato il nostro ospedale ad essere quello che è oggi, perchè è “il leale confronto” di 17 anni fa che ha permesso la crescita del nostro ospedale e ne garantirà il futuro adeguato alle esigenze di salute dei cittadini della montagna, sempre più strettamente connesso con l’ospedale di Reggio. Grazie per l’ospitalità.

    (Angelo Coli)

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  3. Condivido il pensiero di Dusca che tradotto in parole semplici e comprensibili è questo: perché un giovane deve vivere in questo territorio se, dopo il lavoro, vengono a mancare i servizi essenziali? E’ ora di smetterla con demagogia e frasi fatte. Qualcuno la scorsa tornata elettorale ebbe a dire, con riferimento all’ospedale: “basta fare del terrorismo, l’ospedale è intoccabile!”. La domanda che deve accompagnarci è: ma di chi è questa nostra montagna? Se pensiamo che sia dei cittadini di Ligonchio, piuttosto che di Ramiseto, oppure di Castelnovo, o Collagna, abbiamo una visione assai limitata. Il problema montagna deve interessare l’intera provincia e in particolare Reggio che non può chiudersi nelle sue quattro porte! Questo è ciò che, in altri tempi e con altri politici, è stata chiamata solidarietà.

    (W. Orlandi)

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  4. Direi che è ora di svegliarsi e scendere in piazza! Adesso basta!, stiamo sempre zitti, accettiamo sempre tutto, paghiamo tutto quello che ci chiedono e piano piano ci tolgono tutto, direi che è ora che tutta la montagna scenda a Reggio a protestare e a far valere i nostri diritti. Mobilitazione, dal crinale a Casina.

    (MB)

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