I sindacati uniti: “Il punto nascita di Castelnovo ne’ Monti è sicuro”

Riceviamo e pubblichiamo.

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I servizi sanitari del distretto montano vanno salvaguardati, garantendone la sicurezza e non usare la stessa a pretesto per un lento smantellamento: neanche la futura presenza del Mire sia il motivo per impoverire un territorio.
Le recenti dichiarazioni dell'assessore Venturi rese davanti alla commissione consiliare regionale in merito alla riorganizzazione degli ospedali suscitano una giusta preoccupazione e si rendono necessari dei tempestivi ed opportuni chiarimenti da parte della politica e dei vertici delle aziende sanitarie reggiane.
Nessuno mette in discussione che le riorganizzazioni delle reti ospedaliere debbano garantire innanzitutto la totale sicurezza dei pazienti e, in questo caso, sia dei bambini che delle madri.
Siamo a conoscenza delle risposte fornite dal direttore generale che ricordava come da tempo l'Ausl di Reggio Emilia e l'Asmn avessero avviato collaborazioni importanti rispetto al punto nascita di Castelnovo ne’ Monti, sorprendono pertanto le affermazioni dell’Assessore regionale che rendono oggi necessarie immediate rassicurazioni sulla continuità delle funzioni svolte nel distretto ospedaliero montano.
Riteniamo sia necessario dare certezze, confermando così le sinergie in essere. Queste ultime, in base anche ad un’attenta valutazione dei risultati fin qui ottenuti, non possono che essere rafforzate dal percorso annunciato di fusione delle due aziende. Si dovrebbe garantire maggiore economicità cioè quella riorganizzazione delle funzioni amministrative come presupposto per dar vita a un nuovo modello organizzativo sempre più vicino ai bisogni dei cittadini,in particolare per quelli più disagiati per ragioni logistiche.
Occorre evidenziare come oltre al punto nascita ci sono altre realtà dell'ospedale S. Anna che vanno tutelate per evitare che i pazienti siano costretti per ogni trattamento a spostamenti importanti e disagevoli. Non va inoltre sottovalutato l’aspetto occupazionale, in particolare per ciò che attiene alle competenze già acquisite dei professionisti della sanità (medici, ostetriche, infermieri, oss…), per un territorio caratterizzato da scarse opportunità lavorative.
E’ quindi giunto il momento in cui i soggetti politici, dai rappresentanti in parlamento e nel consiglio regionale ai sindaci, assumano una posizione chiara e coerente scevra di ogni ambiguità di fronte ai cittadini del territorio reggiano e montano.
E se anch’essi condividono la salvaguardia dei servizi presenti sono chiamati da subito a pronunciarsi e ad intraprendere una decisa azione di tutela. Qualsiasi soluzione deve vedere coinvolte tutte le istituzioni e le parti sociali a partire dalla conferenza socio sanitaria territoriale cui compete la programmazione sul territorio.

(Cgil-Fp, Cisl-Fp, Uil-Fp Reggio Emilia)

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2 Commenti

  1. Vorrei per un attimo che venisse prospettato alla paziente partoriente di Succiso, piuttosto che della Val d’Asta, non automunita, l’iter per raggiungere la sala parto. Vorrei sapere quale accreditamento avrebbe la nostra sanità. Grazie a chi volesse rispondere.

    (W. Orlandi)

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    • Buonasera, signor Orlandi, se permette le rispondo con un consiglio da girare alle ipotetiche partorienti: trasferirsi in pianura, almeno nei canonici sei mesi di astensione obbligatoria per maternità; quanto tempo occorre da Busana o da Villa per raggiungere le due località? Almeno un’ora, di giorno, col bel tempo e conoscendo il territorio e l’indirizzo della chiamata. Se l’ambulanza che copre il territorio è già impegnata da dove arriva l’altra ambulanza? I volontari sono pratici del luogo? E facciamola ancora più tragica: di notte?, col brutto tempo?, se nevica? Poi fatta salire la paziente occorre arrivare all’ospedale, da Succiso è quasi più vicino (sulla carta) Vetto e di conseguenza Parma, non mi azzardo pensare alla Val d’Asta; arrivare a Reggio restiamo ottimisti, due ore? Tempo totale: tre ore. Il rischio che possa partorire in ambulanza, viste le strade che ci troviamo, è altissimo. Ringraziamo quanti a tavolino pensano ai tagli alla spesa, pensando che il territorio emiliano sia tutto pianeggiante e con strade diritte e larghe.

      (Commento firmato)

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