Quel discendente vettese che confabulava con Volta

Leopoldo Nobili, fu grande fisico di ascendenze vettesi

Leopoldo Nobili, fu grande fisico di ascendenze vettesi

Davide Dazzi, già sindaco di Ramiseto e ora direttore della Biblioteca dei Cappuccini, in Reggio Emilia, riserva sempre agli appassionati di storia interessanti incontri di piglio culturale. Ultimi tra questi, quelli sui grandi scienziati reggiani del passato.

Di ascendenza montanara e grande fisico fu Leopoldo Nobili. Figlio di Pellegrino (nato a Tizzolo di Vetto, l'8 settembre 1754, fu brillante amministratore, giurista, repubblicano, giacobino ed esiliato) che lo vedrà morire prematuramente a Firenze il 15 agosto 1835 e là tuttora riposa tra i grandi nella Basilica di Santa Croce.

Leopoldo Nobili  nacque a  Trassilico, il 7 luglio 1785, nel paese della Garfagnana dove il giovane padre vettese era all'epoca podestà Ducale per gli Estensi.

Wikipedia ne traccia un interessante profilo (più dettagliato, sulle scoperte scientifiche, quanto scrive la Treccani) e molti di coloro i quali leggono questo articolo, possono essersi imbattuti nel suo nome negli studi di Fisica. Leopoldo, dopo aver trascorso la giovinezza nel paese natale, entrò a far parte della Scuola Militare di Modena. Si arruolò nell'esercito napoleonico e fu aiutante di campo del viceré Eugenio di Beauharnais e partecipò alla campagna napoleonica di Russia, nella quale meritò la Legion d'Onore. Rientrato in Italia, lasciò la vita militare e diresse la fabbrica di armi di Brescia, a Gardone Val Tropia. Riprese gli studi pubblicando numerose opere, fra cui si ricorda Dell'attrazione molecolare coll'astronomia.

Nel 1825 inventò il galvanometro astatico, strumento fondamentale nella storia dell'elettromagnetismo. L'anno successivo realizzò la pila termoelettrica con Melloni. Nel 1832 venne nominato professore di fisica presso il Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze, dove, in collaborazione con Vincenzo Antinori (direttore del Museo dal 1829), realizzò importanti esperimenti sull'induzione elettromagnetica scoperta da Faraday.

Leopoldo Nobili viaggiò attraverso l’Europa, tenendo conferenze ed incontri con i più famosi scienziati dell’epoca. Partecipò ai moti del 1831 e dovette recarsi esule in Francia. Rientrato in Toscana, scrisse “La storia sperimentale della moderna fisica”. Nel 1833 fu incaricato dal Granduca Leopoldo II di reggere la cattedra di fisica sperimentale presso il Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. Il professor Nobili, oltreché insegnare, scrisse fra le altre un’opera in due volumi intitolata “Memorie e osservazioni edite ed inedite”.

La fama di Leopoldo Nobili si diffuse in tutta Europa ed anche oltre. Fu considerato il primo fra i fisici italiani della prima metà dell’800 “degno di stare vicino a Galileo e di confabulare con Volta” così lo definì nel suo volume La storia di Reggio Emilia il professor Balletti.

Leopoldo Nobili, debilitato nel fisico a causa della malattia contratta nella campagna di Russia e dell’intensa mole del lavoro svolto, morì il 15 agosto 1835 all’età di soli cinquant’anni. Con lui il padre Pellegrino, cui rimase solo la figlia Teresa, e la moglie Matilde Tampelini, che decise di continuare a vivere col suocero. Nel 1839 l'anziano padre partecipò al primo Congresso degli scienziati italiani, svoltosi a Pisa nell’ottobre. Pellegrino, padre di Leopoldo, morì a Pisa, tre anni più tardi: Vetto gli ha dedicato una strada.

L'incontro sul grande scienziato Leopoldo si terrà mercoledì 8 aprile ore 17 , ed è l'ultimo di questa prima fase del ciclo "I Grandi Reggiani sul sentiero della scienza". Coordinatore e relatore sarà Ivan Spelti, interviene Gian Piero Sbrighi. L'incontro si tiene presso la Sala “Gino Badini” della Biblioteca Provinciale dei Cappuccini, piazza Vallisneri 1, Reggio Emilia (info: 0522.541934 [email protected]) è promosso dalla Biblioteca provinciale Cappuccini, Associazione Bus 74, Unione cattolica italiana insegnanti medi, Libera Università "Il Crostolo", in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Metodi dell'Ingegneria dell'Università di Modena e Reggio, Centro Studi "Lazzaro Spallanzani", Società reggiana di studi storici.

 

 

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