“La famiglia deve riprendersi il ruolo nell’educazione dei figli”

FamigliaRiceviamo e pubblichiamo.

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Le contrapposizioni ideologiche del periodo sessantottino con la conseguente emancipazione della donna hanno dato l'avvio allo sgretolamento della famiglia. La conquista del divorzio nel '74 e dell'aborto nel '78 si sono rivelate un boomerang che ha colpito pesantemente la famiglia con tutti gli aspetti negativi che si riscontrano  nel  tessuto sociale odierno.

La spinta dei giovani verso la città, l'occupazione della donna che si è trovata nel ruolo di madre-lavoratrice, l'utilizzo delle istituzioni nel difficile compito della crescita dei figli, hanno svilito il ruolo primario genitoriale affettivo ed educativo. Col passare degli anni si è radicalizzata sempre più la teoria del relativismo individualistico, etico e culturale, senza tenere fede alle regole deontologiche insite nella nostra coscienza e nelle indicazioni della dottrina evangelica.

Lo Stato assente e le istituzioni dormienti (fra cui la Chiesa) hanno permesso che si diffondesse, anche in Italia, un insano progetto dell'ideologia di genere, un progetto mondiale il cui obiettivo è fare in modo che i bambini perdano tutti i punti di riferimento.

Con il pretesto della “lotta per l'uguaglianza contro l'omofobia”, il ministro dell'istruzione si è intromesso nel ruolo genitoriale per l'educazione sessuale dei figli. E' una violazione dei trattati internazionali, dove i genitori hanno il diritto-dovere dell'educazione dei figli. Questo progetto, che priva i giovani della loro identità sessuale, che priva del rispetto del corpo e del rispetto dell'altro, è talmente sovversivo (educazione gender nelle scuole), da minare le basi del diritto naturale.La decostruzione degli stereotipi di genere, mina la bellezza del matrimonio, come “espressione di fedele e feconda alleanza tra un uomo e una donna” (Benedetto XVI). E ancora: "Il no a filosofie come quelle del gender si motiva per il fatto che la reciprocità fra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore”.

Un anno dopo, papa Francesco, durante la visita dei vescovi austriaci, avrebbe detto a mons. Laun che la teoria gender è demoniaca (distruttrice della persona). In questo stato di cose, il rispetto della sensibilità della famiglia viene a mancare e viene svilito il compito di un padre e di una madre. L'art.29 della Costituzione dice che la famiglia è una società fondata sul matrimonio e la vera unione è quella benedetta da Dio. La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore; non è un'istituzione prettamente umana anche se le mode, i tempi e le varie componenti approfittatrici vogliono fare sminuire la grandezza sacramentale del matrimonio. Infatti, con tutta questa confusione sulle coppie di fatto, su quelle omosessuali, sulle manipolazioni genetiche, sugli uteri in affitto, sulle famiglie allargate, sul  bisogno di poligenitorialità sia sociale che biologica, si tende a considerare il figlio come un oggetto che, per un capriccio, può essere comprato, ceduto o buttato.

Il cambiamento antropologico culturale della società contemporanea ha creato un esasperato individualismo che ha minato la famiglia e tutto il tessuto sociale del mondo odierno. In tutto questo contesto, la necessità di focalizzare la visione sulle istituzioni educative, come la famiglia, la scuola, la comunità cristiana è di fondamentale importanza. I genitori hanno il ruolo primario educativo della prole e, in collaborazione con  le parrocchie, dovrebbero accompagnare i ragazzi verso una vita cristiana e la comprensione del sacramento del matrimonio, sacramento che apre la via alla Grazia dove attingere le forze soprannaturali per il patto che accomunerà per sempre due vite e darà l'avvio alla procreazione ed educazione dei figli.

La differenza sessuale è sempre esistita dagli albori dell'umanità e la riproduzione umana avviene grazie a questa diversità, nonostante oggi si cerchi una filosofia di vita tanto aberrante da voler sostituire l'uomo-dio al Creatore, mediante una dissennata e faziosa ricerca di laboratorio. Se vogliamo perseguire il “bene sociale” dobbiamo batterci contro la denatalità, contro l'aborto, contro leggi distorte che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere la famiglia vera, contro il peso fiscale, che in Italia rode il 67% del reddito familiare, contro l'insegnamento sessuale nelle scuole, contro una mentalità materialista e superficiale... E' risaputo che il bambino dovrebbe crescere in un ambiente dove è costante la presenza di un padre e una madre, che sono riferimento e appoggio al suo sviluppo fisico e affettivo e quindi, alla maturazione sessuale.

Papa Francesco dalle Filippine ci ha mandato un messaggio chiaro: "Proclamate la bellezza e la verità del matrimonio cristiano ad una società che è tentata da modi confusi di vedere la sessualità, il matrimonio e la famiglia. Come sapete queste realtà sono sempre più sotto l'attacco di forze potenti che minacciano di sfigurare il piano creativo di Dio e di tradire i veri valori che hanno ispirato e dato forma a quanto più di bello c'è nella vostra cultura”. Quindi noi, insieme ai nostri ministri preposti, ci impegneremo a non farci “rubare” la famiglia, cercando di rieducare il tessuto sociale, ma soprattutto i genitori giovani, un po' apatici, un po' menefreghisti, talvolta all'oscuro di queste nuove leggi che contrastano con la Costituzione e con la nostra tradizione giuridica. E ci spenderemo per dare risalto al fatto che l'unica famiglia è quella fondata sul matrimonio, vincolo che lega un uomo e una donna e non può essere modificato né dallo stato, né dai singoli.

La nostra natura anela al bene universale, ai diritti di ogni uomo: vita, libertà sapere, salute, ecc.; diritti che fanno parte della legge naturale che è insita in tutti noi dal momento della nostra esistenza. La Costituzione li tutela perchè sono già parte di noi. Dobbiamo risvegliare le coscienze facendo capire che i problemi del singolo sono il problema di tutti, le vittorie del singolo sono vittorie di tutti. Con l'aiuto del sacerdote dobbiamo far capire che la nostra vita, senza mettere Dio in mezzo a noi, è insignificante, perde sapore, è sganciata da ogni dottrina morale e sociale... Senza Dio l'uomo perde la sensibilità del bene e del male, tutto diventa lecito: aborto, divorzio, eutanasia, maternità surrogata, educazione gender...

Certo, dopo 50 anni di lassismo non è facile riprenderci una vita sana e motivata sulla base di principi saldi al Vangelo, ma è una scommessa che dobbiamo provare a vincere, affidandoci costantemente al Dio misericordioso, che è bontà infinita, e confidando nell'aiuto dello Spirito Santo, che tutto può.

Uno spunto per ridare vita nuova al logoro tessuto sociale della nostra epoca ce lo dà don Bosco con il suo Oratorio, considerato da lui "riferimento obbligatorio per le istituzioni religiose ed educative”. Da qui si dovrebbe ripartire, tutti coesi nel volere “il bene” dei nostri ragazzi, iniziando col metterli in guardia dai tanti pericoli che oggi, dentro e fuori casa, possono incontrare. I comportamenti, i ruoli, i doveri, gli approcci con l'informatizzazione e i rischi che si corrono andando su siti non adatti a loro, facendo loro capire che il mondo virtuale è molto vicino a quello reale e, basta un passo falso, che si può precipitare. Quindi, liturgia e pillole di vita... nella massima vigilanza.

(Liliana)

 

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12 Commenti

  1. “Con la conseguente emancipazione della donna hanno dato l’avvio allo sgretolamento della famiglia…” Con questo incipit meglio lasciare perdere, perchè fa il paio con quel religioso sunnita che alcune settimane fa affermava con sicumera che il Sole ruota attorno alla Terra. Possibile ragionare così nel 2015?

    (Ellebi)

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  2. Condivido pienamente quanto da lei scritto e la ringrazio, con la speranza che le sue parole raggiungano il cuore di tanti ma, soprattutto, di quelli che hanno la responsabilità di governarci.

    (Emanuela)

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  3. Con questo incipit meglio lasciare perdere…”. “Possibile ragionare così nel 2015?”. Mi sembrano parole troppo sbrigative per affrontare un problema di grande portata come quello della famiglia e del suo ruolo educativo. Si può ovviamente non essere d’accordo con l’opinione espressa nell’articolo, ma bisognerebbe allora esporre le argomentazioni atte a sostenere una tesi diversa e opposta, in modo che chi legge possa mettere a confronto i rispettivi punti di vista e le rispettive ragioni. Posso naturalmente sbagliarmi, ma a me pare che un argomento così “tosto” ed attuale, anche alla luce di quanto un po’ tutti abbiamo oggigiorno sotto gli occhi, non meriti di essere liquidato con espressioni che hanno piuttosto il sapore della battuta, almeno così mi sono sembrate.

    (P.B.)

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  4. Vorrei capire su quali basi afferma che il divorzio e l’aborto sono boomerang contro la famiglia. Direi che sono diritti riconosciuti dalla nostra legislazione e che hanno permesso a diverse donne di disporre con maggiore libertà della propria esistenza. Certo, sarebbe meglio che in tutte le famiglie regnasse la pace e l’armonia, ma purtroppo anche nelle relazioni capita di sbagliare e di dover ricorrere a queste disposizioni. Nel suo intervento si evince una certa nostalgia per quella che era la società del passato, ma le ricordo che anche allora c’erano diverse problematiche: padri padroni, mogli maltrattate, ecc., solo che a differenza di oggi c’erano meno strumenti legislativi e soprattutto meno accesso alla conoscenza e all’informazione.

    (Ic)

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    • Concordo pienamente, certe affermazioni non andrebbero nemmeno scritte, non si divorzia per gioco! Dopo tanta sofferenza subita, per fortuna c è la legge che a piccoli passi aiuta certe situazioni dolorose per far sì che figli e donne indifese possano tornare a sperare per un futuro più felice.

      (Una mamma)

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  5. Caro “P.B.” se per conservare (a forza) l’unità delle famiglie si pensa di riservare alle donne un ruolo servile (il contrario di emancipazione) allora non vedo possibilità di dialogo. Anche perché il fondamentalismo, per sua stessa essenza, nega il confronto con altre visioni. Diverso sarebbe porsi in un’ottica di confronto e apertura. Ricordare ogni tanto la grande lezione del Cardinale Martini sarebbe una buona medicina contro gli assolutismi. Trascinare poi Papa Francesco su posizioni para lefebrviane mi pare davvero troppo.

    (Ellebi)

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  6. Se guardo alla mia giovinezza, io sono cresciuto in una organizzazione sociale che aveva nella famiglia tradizionale uno dei suoi pilastri. Non mancavano di certo problemi di vario genere e la condizione femminile non era forse quella prediletta da “Ellebi”, ma in quel modello i ruoli erano piuttosto precisi e definiti e anche identificabili, ed erano sostanzialmente speculari a quanto accadeva intorno a noi, vale a dire fuori dalla famiglia, nel senso che uscendo dalla porta di casa un ragazzo non trovava un “mondo” diverso. Credo che un tale insieme, pur con tutti i suoi limiti e difetti, abbia aiutato non poco la nostra formazione, proprio perché avevamo a disposizione qualcosa di abbastanza chiaro e nitido cui ispirarci, che percepivamo come un “valore”. Poi si sono succeduti alcuni “strappi” nel nostro tessuto sociale che hanno messo fortemente in discussione una pluralità di ruoli, anche all’interno della famiglia. Su quegli eventi si possono naturalmente avere giudizi difformi, ma oggi, di fronte a quanto capita quotidianamente di vedere, mi sembra difficile negare che la crisi della famiglia abbia prodotto “criticità” ed effetti poco esaltanti sul nostro modo di vivere. Per qualcuno, ivi compreso fors’anche “Ellebi”, può essersi trattato di semplici coincidenze temporali, ma io sono invece del parere che questo avviene quando chi si propone di “demolire” un modello sociale non ha in mente come sostituirlo, o non è in grado di farlo, e si va così a determinare un vuoto dove scompaiono i punti di riferimento e dove “valori” e “disvalori” vanno a finire inevitabilmente sullo stesso piano, mentre per me una società dovrebbe darsi i propri valori, che sono poi la base su cui poggia la sua identità (ma forse io ragiono con una mentalità vecchia e ormai sorpassata).

    (P.B.)

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  7. Io volevo concentrare l’attenzione su alcune leggi che hanno iniziato un iter parlamentare in Italia, leggi che sono già state approvate in alcuni Stati europei. Nella giornata di giovedì 26 marzo scorso, la commissione giustizia del Senato, ha dato il via libera al DDL Cirinnà sulle unioni civili. Il testo è stato approvato dalla maggioranza della commissione: è il primo passo verso le unioni omosessuali in Italia. Ora, il Senato, avrà tempo fino al 7 maggio per presentare emendamenti, perchè il testo base parificherà, sostanzialmente, l’unione di due persone dello stesso sesso al matrimonio tra uomo e donna. Dal testo si evince anche la possibilità, per uno dei due membri della coppia, di adottare il figlio biologico del partner, procedimento incoraggiante alla pratica scandalosa dell’utero in affitto. Da questo testo, profondamente ideologico, si concretizza la volontà di ribaltare il concetto di famiglia e di dare il via, sempre più prepotentemente, all’ideologia gender nelle scuole d’Italia. Anche nell’udienza di mercoledì scorso, il Santo Padre, è tornato a condannare l’ideologia del gender; ha asserito che l’uomo e la donna sono complementari e che questo è l’aspetto fondamentale della creazione: “senza l’arricchimento reciproco, in questa relazione, nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella Fede, i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna” e poi: “io mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale, perchè non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”.

    (Liliana)

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  8. Signora Liliana, grazie, semplicemente grazie.

    (Una cittadina)

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  9. Cara Liliana, nelle prime 5 righe della sua lettera c’è una sintesi perfetta di quello che è avvenuto negli ultimi quarant’anni. Come recitava il ritornello di una canzone della Caselli (“la verità mi fa male, lo so”), il suo intervento ha suscitato qualche reazione stizzita ma ha colto nel segno. Stiamo vivendo un’epoca di confusione totale, dove si confonde il sacro col profano, la Chiesa stessa trovo che, spesso, sia in stato confusionale, con il Pd e i “catto-comunisti” che stanno portando avanti un’opera di “piallamento ideologico” che non so dove ci porterà. Domani è il 25 aprile, potremmo estenderne il significato: festa della liberazione totale, da qualsiasi vincolo affettivo e morale, dove tutto è permesso, tranne le regole.

    (Ivano Pioppi)

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  10. Mi sembra che l’argomento della famiglia, e non solo, sia molto articolato. Ciò che la Chiesa e lo Stato hanno fatto per essa possono essere considerati interventi utili, ma in certe circostanze possiamo ritenerle delle ingerenze che vanno a rendere ancora più pesanti situazioni già di per sè molto critiche. Con questo voglio dire che lo Stato dovrebbe preoccuparsi di organizzare un Paese in cui tutti i cittadini che si sono sacrificati, a qualsiasi titolo, per renderlo libero, possano vivere dignitosamente. Questa possibilità oggi a molti viene negata e talvolta le conseguenze di ciò vanno ad aggiungersi a problematiche già esistenti nella difficile convivenza famigliare. Con ciò intendo dire che le persone hanno bisogno di fiducia, non possono essere le istituzioni autorizzate a decidere troppo spesso su questioni la cui priorità è di tipo affettivo, molto lontana dall’asetticità delle leggi e delle varie regole. Pertanto non dobbiamo rifiutare le “aperture” delle leggi, quindi ben venga l’aborto, ecc.. ben sapendo che ad esse devono ricorrervi quegli individui che non hanno alternative e soprattutto individui che sanno di optare per scelte veramente importanti e di conseguenza devono fare appello alla loro coscienza. Quindi plaudo alla libertà, ma vorrei che la società tutta e ogni singola persona potesse respirare ed appropriarsi dei valori indispensabili per l’individuo e di cui la natura ha dotato ciascuno di noi. Guardiamo un po’ di più dentro di noi, impariamo ad ascoltarci, stiamo qualche volta in ascolto di noi stessi, forse qualche buona soluzione ai piccoli o grandi problemi della vita riusciamo a darla. Credo che la soluzione presa da ogni singolo certamente risulterà più consona rispetto a quella prospettata dalle istituzioni.

    (Ania)

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  11. Il commento di “Ania” ha toni gradevoli e garbati e, se vogliamo, “seducenti”, perché disegna o prefigura un mondo sostanzialmente arcadico ed idilliaco, che si affida allo spontaneismo dei singoli, i quali riuscirebbero a gestire la propria vita con “soluzioni più consone rispetto a quelle prospettate dalle istituzioni”, anche in nome della fiducia che ciascun individuo meriterebbe di vedersi accreditata. Ma ciò è stato forse possibile in un lontano passato, vale a dire fino a quando l’uomo non si è organizzato in comunità, iniziando ad intrecciare rapporti e relazioni, e c’è da pensare che da quel momento in poi abbia invece sentito il bisogno di regole e precetti per disciplinare tali rapporti ed evitare che la condotta e l’autodeterminazione degli uni, se esercitata in modo troppo libero e autoreferenziale, potesse interferire sul vivere degli altri (col passare del tempo queste regole sono state via via perfezionate e anche codificate). Sebbene sia difficile, se non impossibile, averne la certezza, è nato forse così anche il vincolo matrimoniale, similmente ad altri “impegni formali” che siamo chiamati a prendere nel corso della vita, in modo tale che il procedere della nostra società si mantenga abbastanza stabile e non dipenda dagli umori, sentimenti, stati d’animo, dei singoli, che sono notoriamente variabili e discrezionali e che, in assenza di regole, possono semmai portare discapito e danno a coloro che per ragioni varie sono più deboli e indifesi. Non a caso faremmo oggi fatica a concepire un sistema nel quale i rapporti di lavoro non siano regolati da contratti, il possesso dei beni, come casa e terreni ecc., non abbia a monte un atto di proprietà, l’uso del territorio avvenga senza dispositivi urbanistici, per fare solo alcuni esempi, al punto che le rispettive regole vengono generalmente avvertite non come una imposizione, o limitazione, da parte dello Stato e delle Istituzioni, bensì come una forma di tutela e garanzia sia per i singoli che per la collettività. Andando per metafora, credo che la nostra società, per proteggersi e non destrutturarsi, abbia bisogno di alcuni solidi “bastioni” e tra questi metterei senz’altro la famiglia, per sorreggere i quali si deve far ricorso, se il caso, anche alle norme, causa le anzidette ragioni, a meno che in una società non vigano principi e valori, cioè regole non scritte, talmente forti e inossidabili da costituire un patrimonio comune e identitario, e trovare così la più ampia se non totale applicazione, il che, dal come la vedo, sarebbe comunque cosa ben diversa, se non opposta, rispetto all’individualismo (o, per dirla in altro modo, all’egocentrismo, talora un po’ narcisistico, di chi vuole fare ogni sua scelta in completa autonomia).

    (P.B.)

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