La Liberazione che verrà, 25 aprile 2015 (di Enrico Bussi)

bussiTestimonianza

Il mese scorso Giacomo Notari, amatissimo presidente dell’ANPI, è andato in Germania a presentare le sue memorie sulla guerra di liberazione ed è rimasto colpito da molte sorprese su come i tedeschi interpretano la società avanzata e dei consumi. Giovani numerosi attenti a conoscere, istituzioni pubbliche pronte ad accoglierlo nelle sale delle scuole e delle conferenze con la gente venuta a conoscere la guerra degli italiani contro i tedeschi di allora. Le città e la metropoli pulita, senza un cassonetto stradale per i rifiuti, ogni cosa selezionata con cura in casa e riciclata dall’industria. Prezzi accessibili nei ristoranti di città.

Interscambio
La settimana scorsa l’associazione Rurali Reggiani ha accompagnato in montagna una delegazione di rurali tedeschi e austriaci che per alcuni giorni hanno visitato la provincia, dal Po a Castelnovo ne’Monti, apprezzando la cena di Barbara al Rifugio della Pietra. Sono rimasti colpiti della vitalità di Monchio ancora vivo sul fianco del Fososla grazie alle famiglie che sono riuscite a rendere continua tra le generazioni l’arte di coltivare e di allevare. Nardo Ferrarini e Nicasio Castellari condividono iniziative di paese, l’uso dello strumento musicale con la banda e la trasformazione del latte nel caseificio sociale, perciò i tedeschi hanno apprezzare appieno l’ospitalità del Fornacione di Felina, e la fantastica visione delle forme stagionate in un grandioso magazzino. Anche loro hanno capito che si tratta di un giacimento da valorizzare se ogni latteria raggiunge il consumatore lontano per degustare elementi nutritivi equilibrati e partecipare all’emozione dell’apertura di una forma viva, contenitore che resta commestibile dopo anni e non diventa mai rifiuto.

Paesaggio
Il gruppo ha potuto osservare le differenze più evidenti tra la realtà loro e la nostra, dalla penetrazione sparsa della città sulla campagna, alla presenza in strada dei cassonetti preziosi (paghiamo molto per smaltire in terra). E hanno domandato perché adoperiamo farine OGM importate per fabbricare il Parmigiano Reggiano, (al posto dell’erba), cosa pensiamo del dopo quote latte e del trattato TTIP (sono consapevoli della posta in gioco per il futuro mentre noi miriamo all’EXPO per sei mesi). Dopo aver apprezzato le tradizioni alimentari (compreso il salame del luogo sempre più dipendente dal maiale che arriva dal Brennero) si sono immersi nelle spiegazioni fornite da tecnici, amministratori pubblici, sindacalisti e parroci. I nostri rappresentanti sono stati chiari nel rimarcare l’impostazione che pretende di amministrare l’ambiente senza considerare il ruolo determinante dell’agricoltura, sull’assenza di interventi dedicati a sostenere l’insostituibile famiglia contadina, sulle divisioni sindacali e sulle tante competenze pubbliche sovrapposte.

Attenzione
Per i tedeschi non stravedo (quelli di allora hanno ammazzato i miei, bruciato case e stalle di Roncroffio), ma riconosco i passi avanti che hanno fatto mentre noi guardiamo alle nostre spalle. Perciò mi auguro per i giovani che arrivi il momento di celebrare un altro tipo di liberazione. In 70 anni ci siamo dati da fare per rinforzare i privilegi senza impostare una pubblica amministrazione alla tedesca, tutta rivolta a svolgere le incombenze richieste al cittadino, persino i suoi progetti. Non servirà una guerra sanguinosa, ma la pazienza di smontare le tante piccole barriere, la selva italica delle tutele corporative che continua a crescere. A partire dagli anni del benessere è salita progressivamente nei mondi della scuola, della sanità, negli altri organi di Stato, Regione, Ente locale ed è entrata nella sfera del privato per tutelare il soggetto più forte fino a squilibrare la filiera agroalimentare con i favori agli apparati, all’emittenza fuorviante e alla grande distribuzione organizzata che ora prelevano assieme tre quarti del valore del cibo al consumatore.

Intanati
Oggi la parte contadina soffre più delle altre parti sociali essendo una minoranza priva di qualsiasi potere nelle scelte e nella gestione cittadina. Da un lato si misura nel confronto del tutto aperto con le risorse del creato, dall’altro deve subire ogni richiesta di chi sta trincerato nei nuovi feudi burocratici muniti di leggi e procedure. In montagna non esiste più l’ufficio pubblico per l’agricoltura istituito 40 anni fa dalla Comunità Montana, il gruppo svolgeva un servizio apprezzato dall’utenza e per essere più accessibile stava vicino alla piazza. Adesso tra le famiglie e il palazzo regionale esiste un vuoto dilatato dall’assurda macchina che moltiplica le norme e scarica sulla filiera corta dell’agroalimentare la lunga lista dei carteggi, da servire separatamente, assieme alla schiera dei controllori con almeno 13 divise, da accogliere in qualunque istante.

Liberati
Tutto questo stimola ad affrontare la liberazione da un sistema italiano pesante che non è stato capace di sapere cosa sia il rurale, tantomeno di riconoscere i suoi diritti nei confronti dell’urbano. Ci può soccorrere il senso del ridicolo dato che nel frattempo la nostra prolifica e ceca premura per l’ambiente ha avuto cura di inquadrare i diritti per il cane e ha blindato il diritto per la nutria di bucare l’argine con le tane.

(Enrico Bussi, associazione Rurali Reggiani)

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2 Commenti

  1. Sì, condivido! Condivido in pieno! Liberiamoci di tanti fardelli, di tante scartoffie, di tanti vincoli! La montagna (e la comunità rurale in genere) è diventata schiava! Solo doveri! Noi poveri comuni montani, già in zona disagiata, negli ultimi decenni non abbiamo avuto progetti a favore del territorio e di chi ci vive; nessun incentivo lavorativo per i nostri giovani, elemento indispensabile per continuare una vita decorosa nella terra dei nostri avi, ma solo progetti insensati e spese inutili. I politici, in regione e in provincia, hanno saputo confondere le nostre menti, hanno rapito la nostra fiducia, hanno sottratto le nostre terre per un progetto, sì, di utilità alla pianura, all’Italia e al mondo intero, perché l’ossigeno è importante per tutti, ma in cambio cosa abbiamo ricevuto? Niente! solo vincoli, solo privazioni, solo povertà. Ora è in arrivo la fusione dei comuni del crinale: ultimo atto di un progetto, studiato per benino a tavolino per dare più ampio spazio a lupi e cinghiali e allontanare definitivamente l’uomo.

    (L.D.)

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  2. Nel vedere la quantità di sacchetti, lattine, bottigliette e materiali vari gettati o abbandonati lungo i cigli delle strade, nelle scarpate, o nei fossi e un po’ dovunque nella campagna – quando costerebbe così poco metterli al posto giusto – viene da supporre che in giro vi sia poco rispetto per la terra e per quello che rappresenta, anche sul piano simbolico, pensando a quanto impegno vi hanno dedicato i nostri “vecchi” e le passate generazioni. Parimenti, è scomparsa o quasi la consuetudine di allevare un qualche animale da cortile, a cominciare dalle galline, talvolta anche a causa delle insofferenze mostrate in proposito dai vicini di casa, tanto che è diventato abbastanza raro udire il canto di un gallo, quasi avessimo dimenticato come si viveva nei nostri posti fino a qualche decennio fa. In buona sostanza, stando a quanto abbiamo quotidianamente davanti a noi, c’è stata una profonda “mutazione” delle nostre abitudini e aspettative, che sembra irreversibile, nonostante destino grande simpatia ed interesse le numerose rievocazioni del nostro passato rurale e nonostante si inneggi spesso, e da parecchie parti, ad un ritorno alla terra. Ma il passare dalle parole ai fatti risulta poi tutt’altra cosa, perché l’impressione è quella di aver creato un sistema, o può essere venuto inconsapevolmente fuori – con responsabilità di tutti e di nessuno, come si usa dire – che non pare essere molto incoraggiante per quei giovani che volessero, ad esempio, e per stare alle iniziative più semplici, riattivare l’azienda agricola dei propri genitori, o anche soltanto rimetter mano ai loro campi per evitare che cadano in abbandono (ma non è forse escluso che questo “clima”, oggi non molto favorevole per il settore, possa anche avviarsi a cambiare).

    (P.B.)

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