Concooperative: “La crisi della montagna va ben oltre Iren” / Ugolotti: “Serve impegno corale”

Continuano le reazioni alla nota della Cna sui problemi economico-sociali dell'Appennino. Registriamo quelle di Confcooperative Reggio, per bocca del direttore Giovanni Teneggi, e quella del consigliere comunale castelnovese Robertino Ugolotti. Le proponiamo di seguito, nell'ordine.

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"Condividiamo le preoccupazioni della Cna dell'Appennino sulla crisi che sta investendo il territorio e che verifichiamo ogni giorno, ma l'additare Iren come principale responsabile di questa condizione ci pare improprio e rischia addirittura di far perdere di vista le ragioni ben più ampie e gravi di questa fase che vive la montagna, nonchè di sminuire il ruolo importante - pur con tutti i limiti e i problemi che non abbiamo mancato di denunciare - che comunque la multiutility svolge nel nostro territorio". Così il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi, interviene sulla denuncia della Cna montana a proposito della crisi del mondo dell'artigianato e, in particolare, sulla messa al bando di Iren come principale causa della situazione". "La crisi dell'artigianato, così come quella oltremodo pesante del commercio e dell'agricoltura - sottolinea Teneggi - impone rivendicazioni e azioni decisamente più ampie, riferendoci da un lato alla mancanza di una seria politica industriale sulla montagna che deve richiamare Governo e Regione alle loro urgenti responsabilità e, dall'altro, alla necessità di accelerare progetti di aggregazione e innovazione del sistema imprenditoriale locale che potrà rimanere e crescere nel territorio solo se sarà capace di trovare occasioni di lavoro anche oltre i nostri confini e con modalità sempre più competitive". "Le gare al massimo ribasso e il calo degli investimenti - osserva il direttore di Confcooperative - sono temi sui quali ci stiamo battendo e continueremo a batterci con tutte le armi possibili, ma certo non riguarda solo Iren e questa stessa azienda ne è in certo modo 'vittima', scontando le conseguenze di una normativa inadeguata e del costante taglio della spesa pubblica:  problemi, in sostanza, che vanno contrastati alla vera fonte". "La perdita di peso della realtà locale della multiutility - prosegue Teneggi - l'abbiamo ripetutamente evidenziata con critiche e proposte, ma anzichè negare il suo ruolo comunque storicamente positivo, oggi il tempo è quello della proposta e del progetto al fianco delle amministrazioni locali che hanno già segnalato e intrapreso percorsi interessanti in questa direzione". "Malgrado queste difficoltà - sottolinea il direttore di Confcooperative - siamo fra le poche regioni del Paese che ancora possono dialogare con la propria multiutility come azienda del territorio e contare su una sua presenza strutturata e operativa. La preoccupazione di perderla verso modelli Enel - e gli esempi recenti e negativi non mancano - è davvero rilevante, ma non riconoscere questo fatto equivale a dichiararsi già sconfitti". E qui il direttore di Confcooperative sottolinea "l'urgente necessità di coesione maggiore tra le associazioni imprenditoriali montane". "L'obiettivo non può essere quello di rivendicazioni individuali che si susseguono categoria per categoria o azienda dopo azienda - conclude Teneggi - quanto piuttosto quello di alzare il tiro della proposta e della richiesta sulle istituzioni regionali e nazionali e, contemporaneamente, quello di lavorare insieme per innovare le imprese per renderle più attrezzate sul mercato dei lavori pubblici e sul mercato in generale".

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Questo è il parere di Robertino Ugolotti: "Non è di certo fuori luogo il grido di allarme espresso  dalla montagna reggiana, che è rimbalzato in questi giorni sulle pagine di questo giornale per bocca di nostri imprenditori e del presidente della Cna locale, il quale riferisce di aver avanzato, come associazione, proposte concrete per aiutare e dar respiro alle aziende del nostro territorio, che non possono più aspettare proclami e promesse ma hanno invece bisogno di interventi reali, e in tempi rapidi, prima che giovani ed imprese cerchino lavoro altrove, acuendo ulteriormente lo spopolamento. Così come ha fatto bene la Confcooperative di Reggio Emilia ad alzare il tiro per la salvaguardia del punto nascita del nostro ospedale, investendo del problema il proprio livello regionale e nazionale. Queste iniziative danno l’idea, insieme ad analoghe altre, che sta crescendo la consapevolezza che nel presente momento,  se si vuole difendere la tenuta del sistema montagna, occorre il massimo e corale impegno di tutti i soggetti interessati, a cominciare dalle istituzioni e associazioni di categoria, anche per impiegare al meglio le risorse che possono arrivare, vedi il fondo che la Regione destina alle gestioni associate dei servizi in capo alle unioni dei comuni; fondo che sarebbe sensibilmente aumentato per l’anno in corso,  sempre secondo le notizie lette qui. Orbene, mentre da un lato ci viene giustamente richiesto di concentrare ogni sforzo, ed ogni energia, per sostenere l’economia e la rete dei servizi  del nostro territorio, c’è una sua parte, vale a dire la zona  del crinale, già organizzata in Unione dei comuni, e dunque  in grado di usufruire del suddetto fondo regionale, che sta affrontando un referendum per passare alla loro fusione, divenire cioè un solo comune al posto degli attuali quattro. Noi siamo senz’altro favorevoli ad una articolazione semplificata ed unificante del nostro territorio (non a caso nel passato ci siamo sempre opposti all’ipotesi di frazionare la Comunità montana di allora, secondo fasce altimetriche) e l’aggregazione dei comuni rientra di fatto in questa logica, ma secondo criteri che in questo caso non ci sembrano applicati; e siamo soprattutto preoccupati sia per le tensioni che può generare il referendum sia per il dopo, nella eventualità si vada alla creazione di un solo comune, dalla Val d’Enza alla Valle del Secchia. Infatti non sappiamo ancora come verranno concepite e dislocate le sedi degli uffici e dei servizi, col rischio che vi siano aree penalizzate; e temiamo che la fase della riorganizzazione distolga gli amministratori dalle questioni economiche e sociali divenute oggi più pressanti ed urgenti, che vorrebbero risposte credibili e fattibili; e crediamo altresì che in questo delicato momento di crisi ogni comunità locale dovrebbe essere rappresentata da amministratori propri, che conoscono meglio le problematiche del proprio territorio e possono farsene convinti portavoce. In buona sostanza, pensiamo che in questo particolare momento le modifiche degli assetti territoriali nei termini prospettati non producano apprezzabili risparmi e non siano risolutive per la crisi in atto e  potrebbero anzi complicare un po’ le cose; e ci induce a questa considerazione anche quanto vediamo succedere riguardo alla tanto declamate abolizione delle province, che almeno fino ad oggi non sembra aver prodotto i risultati promessi e attesi.

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Un Commento

  1. Circa la fusione dei quattro municipi del Crinale, vale a dire il loro accorparsi in un’unica entità comunale (su cui saranno chiamati ad esprimersi i rispettivi abitanti con un referendum consultivo previsto per fine mese, dalle notizie che si hanno) mi riconosco abbastanza nelle considerazioni qui esposte da Robertino Ugolotti, se non ho frainteso il suo pensiero. Al di là dell’esito che avrà tale prova referendaria, pure a me sembra che in questo momento fossero altre le priorità cui guardare e concentrarsi, e non riesco neppure a spiegarmi la logica con la quale si vanno a sposare anche territori appartenenti ad ambiti (valli dell’Enza e del Secchia) piuttosto lontani tra loro, e con interrelazioni geografiche storicamente differenti, dentro e fuori i confini provinciali. Non avendo seguito la cosa da vicino potrei incorrere in errori e inesattezze, ma se tra i motivi che inducono a questa aggregazione territoriale figurano in primo piano quelli di natura economica, ossia gli appositi finanziamenti ottenibili dalla Regione, come più di una volta ci è capitato di leggere, mi vengono da ricordare i casi in cui un Ente, attratto e lusingato da un qualche contributo pubblico, si è fatto carico di spese che poi lo hanno indebitato perché la sovvenzione ricevuta copriva soltanto una parte dei costi sostenuti. Nella fattispecie il meccanismo di erogazione dei fondi regionali sarà forse diverso, ma non ho memoria di informazioni più dettagliate che siano state fornite in proposito, così come mi paiono finora abbastanza generiche quelle riguardanti il previsto o presunto utilizzo in loco di detti fondi.

    (P.B.)

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