Il M5S dice sì alla fusione dei comuni del crinale

Riceviamo e pubblichiamo.

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Il Movimento 5 Stelle nel proprio programma elettorale ha due punti cardine. La democrazia diretta, che si esprime tramite referendum,  leggi e mozioni d’iniziativa popolare e la fusione di tutti i Comuni sotto i 5.000 abitanti. Per questa ragione come rappresentanti istituzionali del Movimento 5 Stelle invitiamo tutti i cittadini di Busana, Ligonchio, Collagna, Ramiseto ad andare a votare domenica per il referendum consultivo che è stato indetto e votare in modo deciso “SI” alla fusione dei quattro comuni del nostro Appennino.

Al tempo stesso il Movimento 5 Stelle non si dimentica delle tante “piccole realtà” italiane, specialmente quelle di montagna e delle zone rurali. Proprio in questi giorni inizia alla Camera la discussione del testo unificato presentato dal M5S con prima firmataria Patrizia Terzoni ed Ermete Realacci (Pd) sulla "valorizzazione dei piccoli comuni" pari o sotto i 5.000 abitanti. Questo perché tutte le realtà che ancora non hanno un processo di unificazione o comunque faticano a trovare questa via, vanno comunque tutelate.

Ricordiamo tra l’altro che se dopo il referendum di domenica nascerà il "Comune unificato dell'Alto Appennino" questo avrebbe comunque 4.500 abitanti e la legge che proponiamo ed è in discussione in Parlamento si potrebbe applicare a questa realtà come ad altre del nostro Appennino.

(Maria Edera Spadoni, M5S cittadina alla Camera dei Deputati, Gianluca Sassi, M5S consigliere regionale Emilia-Romagna)

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La proposta di legge unitaria M5S-Pd per sostenere lo sviluppo economico dei piccoli comuni in sintesi

Testo unificato frutto del ddl Terzoni (M5S) e del ddl Realacci (Pd)

Proposta di legge in sintesi

art. 1 – Finalità: promuovere e sostenere lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, favorendo la residenza in tali comuni e contrastandone lo spopolamento, nonché tutelarne e valorizzarne il patrimonio naturale, rurale, storicoculturale e architettonico - art. 2 – Ambito di applicazione: comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti classificabili secondo i seguenti criteri: aree di dissesto idrogeologico; marcata arretratezza economica; significativo decremento della popolazione; disagio insediativo; scarsità dei flussi turistici o inadeguatezza dei servizi sociali; difficoltà di comunicazione; territorio particolarmente ampio; comprendenti frazioni in condizioni di disagio; unioni dei comuni montani; all’interno di un Parco nazionale o regionale o di un’area protetta; in possesso di “bandiera arancione”, “bandiera blu” o parte del “Club dei Borghi più belli d’Italia”. L’elenco è definito con DPCM e aggiornato ogni tre anni - art. 3 – Disposizioni riguardanti i piccoli comuni: semplificazione del codice dei contratti pubblici, possibilità di pagare tributi e bollette attraverso i concessionari AAMS, possibilità di acquisire le stazioni ferroviarie o le case cantoniere o i sedimi ferroviari dismessi, semplificazione delle norme per la programmazione delle opere pubbliche, l’organizzazione del personale, degli uffici e dei servizi nonché del controllo di gestione - art. 4 – Attività e servizi: Stato ed enti territoriali garantiscono l’efficienza e la qualità dei servizi essenziali (ambiente, protezione civile, istruzione, sanità, servizi socioassistenziali, trasporti, viabilità, servizi postali, ecc.) attraverso centro multifunzionali istituiti in forma associata - art. 5 – Valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali a cura del MIPAAF - art. 6 – Promozione della filiera corta: promozione del consumo e della commercializzazione dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile - art. 7 – Programmi di e-government: precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici - art. 8 – Servizi postali e programmazione televisiva pubblica: garanzia del servizio postale e possibilità di affidare alle Poste i servizi di tesoreria e di cassa comunali; attenzione ai piccoli comuni nella programmazione televisiva pubblica - art. 9 – Sanità nelle aree rurali e montane: predisposizione di un Piano per i servizi sanitari destinato alle aree rurali e montane; adeguamento del riparto del Fondo sanitario nazionale in favore delle ASL delle aree montane e rurali (con incremento del 25% del finanziamento pro-capite delle ASL montane) - art. 10 – Istituti scolastici: regioni o enti locali possono stipulare convenzioni con il MIUR per il mantenimento in attività degli istituti scolastici statali in deroga alle norme di accorpamento degli stessi - art. 11 – Servizio idrico nei piccoli comuni: le autorità di ambito possono prevedere agevolazioni in favore dei piccoli comuni nei quali la disponibilità di risorse idriche sia superiore ai fabbisogni; l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni fino a 3.000 abitanti montani; le derivazioni di acqua pubblica per usi idroelettrici vengono concesse in via prioritaria alle unioni di comuni esistenti sul territorio nel quale si prevede l’installazione - art. 12 – Fondo per l’incentivazione della residenza nei piccoli comuni: è istituito nello stato di previsione del MEF un fondo di 10 milioni annui per il 2015 e 2016. Le risorse sono destinate a sgravi fiscali sugli immobili, incentivi al recupero del patrimonio abitativo, agevolazioni all’acquisto di immobili abbandonati, incentivi per manifestazioni ed eventi, formazione di giovani fino a 35 anni di età, formazione e sviluppo di “cooperative di comunità” - art. 13 – Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni: è istituito nello stato di previsione del MEF un fondo di 40 milioni per il 2015, per finanziare interventi per la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, messa in sicurezza delle infrastrutture e delle scuole, promozione dello sviluppo economico e sociale, insediamento di nuove attività produttive. Hanno priorità i progetti presentati da unioni di comuni con più di 10.000 abitanti - art. 14 – Piano nazionale per i territori rurali: predisposizione di un Piano nazionale per i territori rurali, per riqualificare le aree rurali con particolare riferimento a quelle degradate. E’ istituita la Cabina di regia del Piano. I piccoli comuni trasmettono alla cabina di regia proposte di contratti di valorizzazione rurale. L’attuazione del Piano avviene a valere sulle risorse derivanti dalla rimodulazione delle risorse UE nel quadro del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 nonché delle ulteriori risorse eventualmente disponibili durante il periodo di programmazione PAC 2014-2020 - art. 15 – Realizzazione progetti pilota per interventi di afforestazione e riforestazione: definizione di un programma annuale di progetti pilota per realizzare interventi di miglioramento della gestione forestale, di afforestazione e di riforestazione - art. 16 – Provvedimenti per il contrasto all’abbandono dei terreni montani: i comuni montani adottano misure per contrastare l’abbandono dei terreni montani, al fine di prevenire il dissesto idrogeologico - art. 17 – Valorizzazione dei beni comuni montani: i comuni montani possono affidare la gestione dei beni comuni ad una specifica Fondazione di bacino montano integrato che ne svolge la funzione di trust. La Fondazione ha finalità di valorizzazione dei beni comuni montani, al fine di rendere sostenibile il loro uso e di migliorarne la disponibilità e la qualità. Il bene comune può essere dato in concessione. - art. 18 – Strategia nazionale Green Community: definisce un piano di sviluppo sostenibile nei campi della gestione integrata e certificata del patrimonio “agroforestale”; gestione integrata e certificata delle risorse idriche; energie rinnovabili; turismo sostenibile; costruzione e gestione “sostenibile” del patrimonio edilizio e delle infrastrutture; efficienza energetica; zero waste production; integrazione dei servizi di mobilità - art. 19 – Attuazione delle politiche di sviluppo, tutela e promozione delle aree montane e rurali: mantenimento dell’obbligo della gestione in forma associata delle funzioni fondamentali. I comuni facenti parte di unioni di comuni e unioni di comuni montani esercitano obbligatoriamente in forma associata le funzioni di programmazione delle politiche di sviluppo socio-economico e quelle relative all’impiego delle connesse risorse finanziarie, con particolare riguardo ai fondi strutturali UE - art. 20 – Recupero e riqualificazione dei centri storici: lo Stato favorisce interventi per il recupero, la tutela e la riqualificazione dei centri storici nei piccoli comuni, anche al fine di attivare i finanziamenti eventualmente previsti nei PON e POR nell’ambito dei fondi strutturali UE per il periodo 2014-2020 - art. 21 – Fondo nazionale per il recupero, la tutela e la valorizzazione dei centri storici: è istituito nello stato di previsione del MIT. Per il 2015 è dotato di 50 milioni - art. 22 – Clausola di neutralità finanziaria - art. 23 – Disposizioni particolari per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano: sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome.

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2 Commenti

  1. Non sapete di che cosa parlate! Questi piccoli Comuni, molto estesi in territorio, hanno bisogno di attenzioni fatte da micro insediamenti amministrativi. Perchè prima di decidere della morte certa del territorio dell’Appennino Reggiano non prendete visione dei vari studi internazionali sui problemi delle montagne e dei suggerimenti per risolverli? D’altra parte se le montagne di un paese come l’Italia sono nelle condizioni in cui sono, non è certo colpa delle montagne stesse, bensì dei politici che le dovevano amministrare. Gli stessi che, dopo essere stati dei perfetti curatori fallimentari, ora mettono una bella pietra tombale sulle loro evidenti responsabilità e anche sull’intero Appennino.

    (Ada Pallai)

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  2. In commissione bilancio e affari generali e istituzionali il 24 febbraio 2015 vi siete astenuti sul old fusione dei comuni di Busana, Collagna, Ligonchio, Ramiseto. Ora dite “sì”? Un po’ di coerenza.

    (Un ramisetano)

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