La leggenda del Cusna

Il Cusna

Il Cusna

Si narra che quando ancora vivevano i giganti, uno di essi partiva in primavera dalle pianure della Toscana e saliva, seguito dal gregge scampanellante, sull'ampio altipiano erboso al confine con l'Emilia.

Lì trovava pastori come lui, felicissimi di avere per compagno un essere così forte e buono. Li aiutava con piacere a costruire ripari di tronchi per tutti gli animali quando giungevano temporali.

Un anno, nel salire al pascolo sull’altopiano, il gigante sentì un affanno nel petto, le gambe pesanti che a fatica si muovevano, e capì che era giunta per lui la fine della lunga e pacifica vita. Salì fino all'altipiano trascinandosi, e là si stese col respiro rotto e gli occhi spenti.

Il commiato dagli amici commossi fu triste. Disse che avrebbe lasciato il suo gran corpo a difesa della Val d'Asta, in modo che le sue care pecore vi potessero meglio pascolare, riparate dalle tempeste che venivano dal mare.

Il gigante trapassò versando lacrime di rimpianto, che scorsero sulle gote, poi sul terreno, e ancora formano l'acqua del torrente Secchiello, che dal suo occhio nasce.

L'uomo morto, l’amico di tutti, è sempre lassù a spezzare la furia dei venti.

(Fonte gruppo "Appennino Reggiano" su facebook)

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5 Commenti

  1. Leggenda meravigliosa e triste. Difatti per tutti il Cusna è “il gigante che dorme”.

    (Mariapia Corsi)

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  2. Il Cusna è bellissimo, il monte più maestoso del nostro Appennino; il Gigante preferisco pensare che dorma e che ai primi freddi si tiri su la sua coperta bianca di neve fin sotto al mento per ripararsi.

    (MB)

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  3. Le leggende… maestre di vita.

    (PN)

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  4. Bella, bellissima, la condivido così tutti i miei amici fanatici di fotografia potranno conoscerla.

    (Graziela Salterini)

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  5. Ho sempre chiamato il Cusna il gigante buono, perchè protegge da sempre le le valli sottostanti dai venti e dai temporali provenienti dalla Toscana. E poi è il faro, come è scritto nella targa attaccata alla croce, che indica la giusta rotta alla nave (vita) investita dalle procelle. Recitando quei versi al caro Vescovo di Tivoli Parmeggiani, nativo di Reggio Emilia, devo dire che è rimasto colpito ed è apparso visibilmente commosso. Eh, i propri monti si portano sempre nel cuore. Ed il Cusna è uno di essi.

    (Bruno Tozzi)

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