Giovanelli: “Anche io migrerei dalla miseria”

Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale dell'Appennino, ex senatore Ds, eurodeputato e prima ancora segretario del Pci-Pds e della Federazione giovanile comunista italiana di Reggio. In tali veste fu sempre attivo sui temi politici di attualità. Per quanto dedito al ruolo di vertice dell'ente con sede a Sassalbo, non smette di occuparsi di temi di quotidiano dibattito e lo fa attraverso la sua pagina Facebook.

E' proprio nella sua pagina personale che, dopo avere postato un paio di foto d'antan di navi di migranti italiani ("come eravamo", il commento), esprime il proprio pensiero.

"Unione europea e Usa hanno lasciato correre o incoraggiato o addirittura provocato destabilizzazione, guerra civile o guerra religiosa in Irak, Siria, Ucraina, Libia e lasciato crescere Isis. La discussione dei governi europei verte su come e chi deve gestire profughi di guerre e fame che non abbiamo combattuto".

"Centinaia di migliaia di persone fuggono dalla guerra e dalla miseria - aggiunge l'ex senatore - e, ovviamente, vanno verso i luoghi dove non c'è. È esattamente quello che farei anch'io al loro posto. Gli stati europei, invece di misurarsi con le radici del dramma, contrattano sulla distribuzione della conseguenze: quanti profughi a te... quanti a lui... quanti a me... Mogherini assente. Ma chi era? Non esisteva prima. Ma forse adesso fa qualche dichiarazione che nessuno ricorda".

"E qui? - si chiede Giovanelli - A Reggio partiti, giornali, prefetto e procura della Repubblica sono concentrati sul fatto che qualche 'profugo' da una mano in cucina alla festa dell'Unità. Che dire? Siamo all'altezza? Socialismo europeo alle prese col debito 'pubblico'. Ci dobbiamo indebitare di un altro 3 per cento? O con atto rivoluzionario arriviamo al 3 e mezzo? La nostra democrazia sembra ripiegata su se stessa".

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10 Commenti

  1. Fausto, tante belle parole, tante motivazioni per fatti oramai accaduti, ma la soluzione? Hai detto tutto ma non hai proposto una soluzione concreta. Hai menzionato, come oramai sanno fare tutti, le cause che hanno creato ciò che sta accadendo, ma dall’alto dei titoli da te acquisiti ed enunciati ad inizio articolo, mi aspetto una tua proposta risolutiva. E fossi in te non mi sbilancerei molto sulla diatriba dei profughi utilizzati a Festareggio. In primis perché fior di esponenti del tuo stesso partito hanno espresso riserve sulle modalità con le quali il partito si è mosso prima, durante e dopo le polemiche innescate dalla Lega, in secondo luogo l’utilizzo (e uso volutamente questo termine) di personale extracomunitario che si è presentato “volontariamente” e con gran premura a servire a Festareggio e subito prontamente immortalato da giornali e televisioni locali, è sembrato molto più come una geniale trovata per l’immagine del partito che non una vera motivazione di partecipazione da parte degli stessi extracomunitari. Da parte mia non entro nella polemica, in quanto la ritengo sterile e pretestuosa. Io non ho al momento soluzioni definitive a quanto sta accadendo nel nostro vecchio continente, ma una cosa è certa: non siamo in grado materialmente di sopportare questa invasione. Non è questione di razzismo o altre scemenze simili. Semplicemente non possiamo gestire la decorosa sopravvivenza di tutte queste persone in Europa. E non c’entra la Mogherini o altri. C’entra che l’Unione europea non è unita nelle decisioni che più contano ed ogni stato dice la sua. Bisogna agire unitamente a Stati Uniti e Russia per fermare sul nascere le partenze dalle coste africane e per fare ciò bisogna unitamente intervenire contro Isis, contro gli stati islamici del centro Africa ed aiutare i paesi come Egitto, Libia, Siria, Turchia con i suoi valorosi curdi, unico vero avamposto a difesa dei diritti occidentali, ad abbattere la minaccia islamico-fondamentalista. I caschi blu sono effimeri, come sono usati attualmente. Se ci sono state risoluzioni Onu contro Saddam, contro l’Iran ed altri, l’Onu può e deve fare molto di più contro questi barbari islamici rimasti intellettualmente a 500 anni fa. Lasciando che l’ignoranza di questi islamisti dilaghi nel continente africano, la situazione non potrà che peggiorare.

    (Fabio Mammi)

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  2. Quando si parla di immigrazione e accoglienza non mancano di certo ragioni e motivazioni di natura etica e umanitaria, che sono ineccepibili sul piano dei principi, ma che debbono poi fare i conti con la realtà, come il vedere se “possiamo gestire la decorosa sopravvivenza di tutte queste persone in Europa”, per usare le parole del primo commento, e compete alla politica di trovare, o cercare, soluzioni che siano attuabili e compatibili con l’intero contesto. Capita del resto così per ogni principio, o quasi, che debba essere materializzato, tradursi cioè in norme, disposti, azioni amministrative e istituzionali, ossia in comportamenti “sociali”, proprio perché occorre tener conto dei vari elementi e delle varie esigenze in campo, compresa quelle di segno economico, che vanno messe tra loro in equilibrio, e la politica non dovrebbe mai sottrarsi a tale “nobile” compito, anche se talvolta si presenta arduo e difficile, ma è proprio questo che la qualifica.

    (P.B.)

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  3. Definire ignorante chi mi combatte non credo sia la posizione migliore per combattere chi è riuscito a portare fame e disperazione a centinaia di migliaia di persone, a destabilizzare l’Europa che, divisa e impreparata, si trova e si troverà in casa migliaia di persone che non hanno nulla da perdere: solo la squallida superficialità di un politico davanti alla tragedia del filo spinato di Ungheria e dei morti di Calais può confondere ed accostare foto d’antan per poi commentare “come eravamo”.

    (mv)

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  4. Anche in Italia c’è stata guerra e miseria, ma non siamo scappati in massa. Siamo rimasti ed abbiamo riconquistato la democrazia, la libertà e piano piano il benessere attuale, anche con l’aiuto esterno. Giusto accoglierli per quanto possibile, ma la soluzione al problema è aiutarli a casa loro.

    (mm)

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  5. I nostri avi la guerra l’hanno combattuta, non sono fuggiti. Queste sono solo scuse per potere chiedere asilo politico e per far sì che qualcuno lucri su questa gente. Se si volesse risolvere il problema basterebbe vigilare le coste da dove provengono e il flusso si fermerebbe subito. Però non lo fanno, perchè?

    (Gianni)

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  6. Caro “mv”, ho definito ignorante con volontà e criterio, perché chi ritiene di instaurare una dittatura religiosa sulla base di dettami scritti secoli da un immaginario profeta, può essere definito solamente in un modo: ignorante nel senso che volutamente ignora i mutamenti storico – sociali – politici del mondo dalla scrittura di quel testo “sacro ” in poi. Se lei, “mv”, non se la sente di definire ignoranti coloro che fanno esplodere con la dinamite la loro stessa storia e cultura, allora con gente come lei, abbiamo partita persa in partenza. Definirei ignorante anche qualsiasi cattolico che cominciasse a distruggere i templi di Agrigento o i ruderi romani solo perché a quel tempo si adorava qualcosa o qualcuno che non era il dio cristiano e perché la Bibbia racconta di distruzioni catastrofiche di popoli che adoravano dei pagani. Questa è l’ignoranza che va combattuta, di qualsiasi religione si tratti. Poi, caro “mv”, ognuno è libero di pensarla come vuole. Questo Islam è fondato e lucra sull’ignoranza. Solo combattendo l’ignoranza si acquista libertà.

    (Fabio Mammi)

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  7. Bella lezioncina, signor Mammi! Ma mi sa che liquidare come ignoranza un fenomeno complesso e drammatico come l’Isis non solo non giova alla partita ma, senza offesa, la rende inutile.

    (Gabriella)

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  8. Signora Gabriella, io non so come lei possa definire una cultura settaria che impone alle donne ed alle bambine dii sottostare alla volontà dei guerrieri dell’Isis obbligandole a soggiacere a qualsiasi loro volontà, obbligando i padri a cedere le proprie figlie ai combattenti altrimenti verranno decapitati e la loro famiglia annientata. Le donne di famiglia verranno rese schiave e il califfato potrà farne l’uso che meglio crede. Non so se per lei non è ignoranza cancellare i simboli della storia solo perché non si confanno al loro credo religioso. Comunque ritengo inutile continuare questa diatriba. Se lei ritiene che questi ignoranti (e continuerò a definirli tali a prescindere dalle sue recriminazioni) abbiano anche solo un motivo valido per fare ciò che fanno, allora davvero la partita non vale la pena giocarla, perché nella nostra squadra c’è chi fa il tifo per gli avversari. E questo è il buonismo che porterà alla rovina la nostra cultura occidentale. Purtroppo aveva fortemente ragione Oriana Fallaci. L’Eurabia esisterà perché saremo noi a non reagire. Pensare di combattere l’ideologia islamista con le armi della democrazia è come voler fermare un treno in corsa con un cuscino. Saremo futura carne da macello. Chiudo qui i miei interventi sull’argomento. Saluti e buona vita.

    (Fabio Mammi)

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  9. Analizzare un fenomeno “complesso e drammatico”, come è stato definito in altro commento, non significa cercare “un motivo valido” per giustificarlo ma, in questo caso, trovare il modo migliore per difendersi e combatterlo. Forse diventa difficile accettare questa estrema semplicità, perché tutto diventa difficile, quando si pretende che la nostra idea costituisca una verità oggettiva. Ho conosciuto la signora Fallaci al Mansur hotel di Baghdad, l’agenda mi dice anche la data: 23 ottobre 1980, una bellissima e straordinaria donna di cui condivido le idee. Altra cosa è aver conosciuto e lavorato con molta di quella gente: il più ignorante di loro parlava quattro lingue.

    (mv)

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  10. Posso naturalmente sbagliarmi, ma ho sovente l’impressione che vi sia una corrente di pensiero che etichetta come “razzista” ogni domanda, preoccupazione, titubanza, sulla nostra capacità di accoglienza, non solo numerica, così come ironizza o giudica comunque retrogrado qualunque dubbio e interrogativo su altre questioni di attualità, piccole o grandi che siano, per le quali ci dovremmo semplicemente adeguare, appunto per essere all’altezza dei tempi, a quanto pensano e stabiliscono i nostri “decisori” politici. A quanti hanno queste monolitiche certezze e verità “progressiste”, che sono naturalmente da considerarsi “politicamente corrette”, verrebbe da chiedere cosa ritengono succederà dopo che sarà andato in soffitta, o in frantumi, anche quello che resta di un modello sociale che, lo si voglia o meno, rappresentava la nostra identità. Non vorrei che ci svegliassimo un mattino accorgendoci che abbiamo “regredito” anziché “progredire”, senza alcuna possibilità di tornare indietro, anche di qualche passo, avendo “tagliato tutti i ponti” col nostro passato, ritenuto una sorta di “zavorra” conservatrice di cui ci si doveva liberare, e a quel punto non ci resterebbe che badare a noi stessi, dover cioè tirare i remi in barca e non essere in grado di occuparci anche degli altri (com’è nella tradizione del nostro Paese). Capisco che si tratta di una previsione abbastanza pessimistica, ma esempi ed eventi che quasi giornalmente ci capita di osservare non mi paiono entusiasmanti e tali da indurre all’ottimismo, a meno che non si riesca ad “invertire la rotta”.

    (P.B.)

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