“Gli ungulati non ci invadono più. Ma si vendono ancora a caro prezzo in montagna. Come mai?”

Riceviamo e pubblichiamo.

-----

cervo-2Egregio Direttore,

sabato a Carpineti interessante pomeriggio sul tema in oggetto; relatore il Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato. Ho detto che, a mio avviso, quello di tutti questi ungulati che ci invadono è un film che non combacia troppo con la realtà dei fatti. A suffragio delle mie affermazioni, ho fatto presente che a Reggio Emilia, nel corso di un solo anno, i soldi pubblici spesi per i risarcimenti dei danni da fauna selvatica, sono passati dai circa 300.000 euro ai circa 160.000 euro!

Ragion per cui, o gli animali sono divenuti più educati, oppure il numero dei vandali si è ridotto drasticamente. Pensate solo che il piano di prelievo del cervo in Atc Collina pare sia passato dai circa 60 animali prelevabili lo scorso anno ai circa 30 di quest’anno! Come mai? E come mai invece qui in Atc Montagna i cervi si vendono a caro prezzo e degli oltre 200 ammazzabili lo scorso anno, siamo ancora sopra i 200 capi prelevabili? Forse prima e dopo la strada della Gatta (confine tra Atc Collina e Montagna) ci si lascia lo zampino? Leggo sui social che i cacciatori che in questi giorni sono a caccia di caprioli maschi, sono disperati poichè non se ne vede, come mai?

Ho detto che il lupo è animale straordinario, ma che anche gli ultimi esemplari di pastori, andrebbero salvaguardati anch’essi adeguatamente. In conclusione: se è vero che la caccia di selezione nasce col nobile intento di controllare le densità delle specie di ungulati che aumentano a dismisura in assenza dei predatori naturali (orso, lince, aquila e lupo), beh allora, se i lupi o le malattie riducono drasticamente il numero dei caprioli, credo che la caccia di selezione al piccolo folleto rosso (il capriolo, appunto) andrebbe sospesa, poichè è inammissibile che alla predazione del lupo e/o di una epidemia, si sommi quella dell’uomo. Non è più allora un "prelevare gli interessi" di una popolazione in crescita, ma è raschiare il fondo del barile! Molti sono i cacciatori che in questi anni, rendendosi conto delle basse densità degli ungulati, decidono di non sparare agli animali loro assegnati, restituendo a fine stagione, i propri contrassegni per l’abbattimento, da essi non utilizzati. Colgo l’occasione, per ringraziarli; il cacciatore che ama l’ambiente infatti, non si limita a declamarlo solamente.

(Umberto Gianferrari)

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

2 Commenti

  1. Caro Gianferrari, il mondo della caccia mi sembra molto in confusione, non solo sull’argomentazione che lei ha espresso (giusta la sua osservazione ma ce ne sono altre). Come mai tutti gli anni più squadre di cacciatori di cinghiale prelevano centinaia e centinaia di capi e alla fine bisogna ancora parlare di danni da sborsare da parte della Provincia? O i cacciatori non fanno appieno il loro dovere, oppure avrei qualcosa da ridire sui censimenti. Censimenti fatti dai cacciatori, appunto. Lei parla anche di fascette riconsegnate, nobile gesto, ma a mio avviso fatto da pochi; mi pare che vada molto più di moda soprattutto verso il termine della scadenza, passare la propria “fascetta” all’amico che ha già esaurito le sue, nel caso in cui non si riesca ad usufruirne. Per non parlare delle tonnellate di carne di ungulati cacciati, tutto consumo personale vero? Povero lupo, almeno lui caccia per sopravvivere, vogliamo attribuigli anche questa colpa?

    (Gattorosso)

    Rispondi
  2. Il lupo sta diventando un antagonista “mal visto” dai selettori; essi vorrebbero l’esclusiva del potere di vita o di morte della selvaggina, il lupo è stato il miglior selettore naturale degli ultimi anni, il numero dei caprioli è calato considerevolmente con indubbio vantaggio del bosco, della sicurezza stradale e dell’equilibrio naturale. Frequento i boschi da una vita, ho visto il loro cambiamento in termini di fauna descritto in modo magistrale a Carpineti dal comandante della Forestale; condivido molto delle sue analisi, ho personalmente incontrato 2 volte il lupo, mai avuto problemi, anzi, data la sua natura schiva mi ritengo privilegiato di averlo visto. Personalmente temo più i cinghiali in un incontro ravvicinato. Forse il lupo potrà diventare un problema in futuro, ma ad oggi non vorrei che si barattasse la pelle di lupo con il “piacere” e il profitto di associazioni venatorie.

    (Bosco libero)

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Powered by WordPress | Officina48