Croce Verde, 40 anni di volontariato…

Croce VerdeAlcuni giorni or sono, sabato 25 ottobre, è stata inaugurata la mostra delle Croce Verde di Castelnovo ne’ Monti che celebra i 40 anni della meritoria attività di questa associazione.

In realtà la storia della Croce Verde inizia molti anni prima, ne è testimonianza un reperto originale esposto al Palazzo Ducale: una medaglia d’oro, sulla quale è appare la data 1923, conferita a mio nonno Giuseppe Casoli che nell’allora Croce Verde prestava opera di volontariato come autista.

Poi il nome cambiò in Near fino a tornare, credo giustamente, a Croce Verde.

Il presidente Iacopo Fiorentini

Il presidente Iacopo Fiorentini

Riceviamo le prime impressioni del presidente, Iacopo Fiorentini, che ringraziamo per la preferenza accordataci e che pubblichiamo di seguito:

“Siamo molto contenti della partecipazione e della dimostrazione di affetto che ci ha dato la gente.

E' stata una grande emozione riscoprire tante storie di volontari che in questi 40 anni hanno vissuto l'associazione.

È stato bello trovare amici che pensano che la Croce Verde sia una risorsa importante e che la sostengono.

È stato bello trovare una medaglia che storicamente ritrova la Croce Verde nel 1923.

Per il resto che dire… la mostra è sviluppata su tre periodi della vita il Passato, il Presente e il Futuro.

Noi fin qui ci siamo stati e abbiamo dato l’anima, da qui in poi chi vivrà, vedrà”.

I reperti esposti sono relativamente recenti, chi avesse notizia, o scovasse in solaio (“paradiso degli amanti del vintage e dei reperti storici) qualcosa di più antico può rivolgersi al Presidente, che ha manifestato il desiderio di acquisirli, ove possibile, o comunque averne una testimonianza fotografica.

* * *

La mostra è stata introdotta da una lunga e poetica presentazione del vicesindaco Emanuele Ferrari che, sempre grazie a Iacopo Fiorentini, pubblichiamo nella sua interezza:

"E così ho passato dieci mesi della mia vita in divisa, e la croce che portavo non era più al collo, era una croce al petto e questa croce voleva dire molte cose.

Voleva dire:

1. uscire ogni giorno in ambulanza e anche guidarla, l'ambulanza;

2. fare delle manovre strane con un nome strano e quasi impronunciabile come BLS e BLSD, oppure manovre di Heimlich e posizioni laterali di sicurezza e steccobende e barelle a cucchiaio;

3. giocare a scopone coi volontari e soprattutto i primi mesi prendere un sacco di bestemmie e carte in faccia perché non si cala il re di seconda mano, se non hai tre re in mano e uno è il Bello;

4. partire al mattino presto per fare il trasporto dei dializzati;

5. partire a mezzogiorno per lo stesso motivo e scordarsi di mangiare, prima e dopo;

6. pulire e lustrare le ambulanze;

7. lustrarle e pulirle ancora;

8. preparare un sacco di pacchi aiuto per questa o quella emergenza e metterci sopra un sacco di scritte in italiano e anche in inglese;

9. partire per un codice rosso nel cuore della notte;

10. partire per un codice rosso nel cuore del mattino.

Ma alla fine, ho anche scoperto che quella croce da portare, quella croce al petto, dalle parti del cuore, voleva anche dire:

1. stare vicino a chi sta male strappando loro un sorriso;

2. raccontare storie per fare passare il tempo e in quel tempo raccontarsi, nei viaggi lunghi che portano al pronto soccorso, che sono sempre lunghi, anche quando sono corti;

3. conoscere un sacco di gente con un sacco di storie dentro, storie che non si trovano in nessun libro;

4. essere d'aiuto e nello stesso momento sentirsi aiutati;

5. ascoltare e rispondere con il proprio silenzio, con la sola presenza, quando non serve altro;

6. sentirsi l'anima più leggera e profonda anche dopo una giornata intera senza mangiare e dormire;

7. guardare il mondo che si sveglia al mattino presto, mentre stai ritornando;

8. guardare il mondo che si addormenta a notte fonda, specialmente d'estate, e tu ti sei appena svegliato;

9. passare le notti a chiacchierare con gli altri volontari e capire d'improvviso che basta poco per essere felici;

10. conoscere fino in fondo il dolore del padre del tuo compagno di banco in terza media, che ti chiede ogni giorno se lo puoi portare tu in dialisi, perché la tua guida è dolce, e lo lasci parlare e se urla per il male che sente, tu rallenti e non dici niente, perché a quel punto non c'è proprio niente da dire.

Ecco, oggi sono qui.

Oggi siamo qui.

Oggi ogni tanto riesco ancora a fare un turno di notte, come volontario del soccorso, in Croce Rossa, specialmente d'estate.

Oggi però, da quando sono qui, incontro spesso altri volontari: sono quelli della Croce Verde.

Hanno una divisa gialla e arancione, magliette grigie.

La croce verde si vede appena.

Appesa al petto.

Appesa al cuore.

Quando li vedo, gialli arancioni e grigi, mi viene sempre da pensare che il verde loro ce l'hanno dentro.

Dalle parti del cuore.

Quel verde lì, oggi che ci penso, oggi che siamo qui, secondo me vuol dire:

1. il verde dei campi dove si correva da bambini, quando s'inseguivano le lucciole;

2. il verde delle foglie che cantano nel vento, a primavera;

3. il verde della linfa che scorre dentro gli alberi e fa mettere radici buone sulla terra, e rami che disegnano il cielo;

4. il verde di una coperta verde, che tiene al caldo chi ha freddo;

5. il verde di una promessa;

6. il verde di certi laghi di montagna;

7. il verde di una speranza che ogni giorno costruisce domani;

8. il verde di chi aspetta e lascia passare;

9. il verde dell'ultimo raggio di sole, che ogni giorno si tuffa e scompare nel mare;

10. il verde di chi trasforma ogni sofferenza, ogni nodo in un dono, il dono di essere e di esserci, di dire io sono perché tu sei, io ci sono, ti ascolto, se per caso senti male rallento, e continuo a starti vicino, anche se non ci posso fare niente, anche se non c'è altro da fare".

(Emanuele Ferrari, vicesindaco di Castelnovo ne' Monti, Scuderie di Palazzo ducale, 25 ottobre 2015)

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Un Commento

  1. Volontariato è una parola che tanti sottovaluto e tanti temono. I ricordi più belli negli anni in cui sono stata “attiva” nell’amata CVCM sono legati alla professionalità del team di noi soccorritori, ma anche nella grande amicizia che ci ha legato. Lavorando a Reggio Emilia non riesco a coincidere le esigenze, ma i miei “ragazzi” sono sempre i più bravi. Con affetto.

    (Paola)

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