Le partecipate, le cooperative, i sindacati e… prendano esempio dalle Olimpiadi dell’antica Grecia

 

“La tragedia del crac delle cooperative sembra proprio inarrestabile. Così adesso pian piano rimane solo il fantasma  di  questo modello di forza sociale generato oltre un secolo fa dal nostro territorio emiliano, in grado di opporsi a potenze detenute da pochi in ogni genere di attività”. (cfr.C.Bertolini)

Altra “tragedia silente” è quella delle migliaia di aziende partecipate e degli “enti inutili” che dal 1957 ad oggi non si riesce a dismettere.

“Oscura tragedia” è anche quella dei sindacati dagli “imperscrutabili bilanci”.

In concreto, migliaia e migliaia di poltrone assegnate trasversalmente dai partiti politici. Stipendi e benefit la cui entità è sconosciuta ai più, sicuramente sconosciuta ai non addetti ai lavori che li pagano, vuoi attraverso le tasse, vuoi attraverso questo e quello “nascosto nella nebbia degli oboli che si è tenuti a pagare, pagare sempre”. “Questa è la brutta faccia dell’Italia, ma il dolore più grosso lo si prova quando si pensa che è anche la nostra Emilia, culla del cooperativismo, a subire quest’onta”.(cfr. C.Bertolini)

Come se fossero leggende (ma erano verità ed esempi di dedizione assoluta), ricordo quando mio nonno e mio padre mi raccontavano che chi era chiamato a gestire il bene comune o le cooperative, finito il lavoro, prendeva una grossa matita e si metteva a fare di conto su una grezza carta, le riunioni fino a tarda ora venivano diligentemente trascritte e tutti, coram populo, potevano consultarle. Questi nostri avi svolgevano quel gravoso incarico senza ricevere compensi ma solo la stima di chi veniva definito col termine compagno, quella parola bellissima che deriva dal latino, cum pane ‘che mangia lo stesso pane’. “Non ci sarebbe da stupirsi se i nostri vecchi, specie quelli che hanno ideato e sviluppato il sistema cooperativo, senza alcun bisogno di mescolarvi ideologie politiche, si rivoltassero nelle loro tombe o i loro fantasmi venissero ad inquietare i sonni di tutti quei Giuda traditori ed irresponsabili di queste azioni malefiche”.(cfr.C.Bertolini)

Ma i valori sono ancora lì, in tutta la loro validità, nonostante che alla matita si sia sostituito il computer, anzi è proprio utilizzando il computer e la rete telematica che si debbono rilanciare tali valori basati su… Per indicare la strada, ricorriamo a quanto successe in Grecia 776 anni prima di Cristo:

“Nell’Antica Grecia l’attività sportiva era generalmente riservata ai maschi, di rango aristocratico e fisicamente perfetti. Conseguentemente le Olimpiadi, celebrate ogni quattro anni dal 776 a.C. al 393 d.C., prevedevano una partecipazione limitata ai cittadini greci liberi di sesso maschile. Gli atleti si recavano a Olimpia e durante la celebrazione dei giochi si proclamava una ekecheiria, una tregua generale per favorire la partecipazione. Le donne non potevano assistere alle gare e tanto meno parteciparvi. Gli atleti gareggiavano completamente nudi. A titolo di curiosità, possiamo ricordare un aneddoto: una madre (Callipatera) era riuscita ad assistere alla competizione del figlio travestendosi da uomo e facendosi passare per allenatore. Scoperta, fu imposto anche agli allenatori di assistere alle gare nudi.”

Ovviamente noi siamo per la parità di genere; riteniamo che le donne debbano avere pari opportunità rispetto agli uomini. Ma, ritornando ai principi che debbono governare il bene comune, ebbene chi è scelto per tale compito, “l’allenatore”, si presenti (metaforicamente) ignudo: vengano messi in rete la sua situazione patrimoniale, i compensi ed i benefit. Venga inoltre vietato il cumulo di cariche. Troppo semplice? A Reggio,  esistono: un presidente cooperativo con quattro presidenze, cooperatori in pensione che continuano a percepire un compenso mascherato come consulenza e accumulano due redditi, altri che sono stati politici e amministratori e che rientrando in cooperativa si sono improvvisati dirigenti, il tutto con auto di lusso pagate dall'azienda, cellulari pagati dall'azienda, computer pagati dall'azienda nonchè carte di credito aziendali per ristoranti e alberghi. Forse anche evitare questo è irrealizzabile?

Un triste ma fiducioso prampoliniano e garibaldino saluto dal “compagno”,                                                        Mario Guidetti

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