Diga di Vetto, “la Regione ne promuova la realizzazione”

Come un fenomeno carsico, ove ogni tanto, qua e là, l'acqua affiora in superficie, per poi ridiscendere nei recessi della terra. Così l'argomento diga di Vetto, che da decenni è lì sul "banco della politica" è lì rimane. Vediamo l'ultimo movimento in ordine di tempo.

La giunta regionale, “rivedendo la decisione delle ultime amministrazioni regionali, promuova la realizzazione della diga di Vetto con i prossimi strumenti di programmazione infrastrutturale e di bilancio; e anche attraverso il Piano irriguo nazionale”. A chiederlo, in una interrogazione all'esecutivo bolognese, sono Gabriele Delmonte (primo firmatario) e Fabio Rainieri, del gruppo Lega nord.

"La realizzazione della diga - sottolineano i consiglieri - rappresenterebbe una ragionevole soluzione ai problemi di approvvigionamento idrico e di sicurezza idrogeologica della val d’Enza”, contribuendo “allo sviluppo dell’importante area montana di riferimento”. Inoltre, “i residenti dei comuni interessati potrebbero usufruire di agevolazioni sull’erogazione dell’acqua potabile e sul costo della corrente elettrica”.

"La diga di Vetto, sottolineano ancora gli esponenti leghisti, “fu definita opera urgente e indifferibile per l’irrigazione delle terre del Parmigiano-Reggiano già nel 1987. Il progetto allora presentato, lo studio di impatto ambientale approvato e le dichiarazioni Ismes richieste dal ministero dell’Ambiente, hanno certificato la fattibilità dell’intervento e la sicurezza dell’opera. I lavori per la sua costruzione furono sospesi nel 1989. Il governo nel 1992 ne ribadì l’importanza, ma i lavori non sono più stati ripresi, anche per la forte opposizione della Regione Emilia-Romagna, in contrasto con la gran parte delle amministrazioni locali”, chiudono Delmonte e Rainieri.

 

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

7 Commenti

  1. Chissà che, piano piano, la sinistra che da “rossa”, grazie a Renzi, è diventata “rosa”, non apra finalmente gli occhi su questa necessità indifferibile…

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi
  2. La diga di Vetto fu definita opera urgente ed indifferibile intorno al 1910. Allora si chiamava bacino Grisanti, dal nome dell’ingegnere incaricato del progetto.

    (Maru)

    Rispondi
  3. Direi, dunque, che del tempo se ne è perso abbastanza…

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi
  4. Non possiamo che essere felice di questa apertura, noi abbiamo sempre sostenuto la realizzazione di questa opera da anni ed era presente anche nel programma delle regionali proposta dal candidato Giovanni Ferrari.

    (Robertino Ugolotti, capogruppo lista civica “Progetto per Castelnovo ne’ Monti”)

    Rispondi
  5. Perfettamente d’accordo.

    (Maru)

    Rispondi
  6. La diga di Vetto è una delle poche infrastrutture logiche che in un paese “normale” sarebbe stata realizzata e completata quando iniziarono i lavori nell’ottobre del 1988. In una Regione dove l’agroalimentare e i prodotti agricoli sono al primo posto nell’economia, usare acqua inquinata del Po pompata verso monte dovrebbe far comprendere perchè i nostri prodotti agricoli, Parmigiano Reggiano compreso, faranno una brutta fine, a vantaggio del Grana Padano e dei prodotti cinesi che di acqua ne hanno in abbondanza; in agricoltura l’acqua fa la differenza. Da anni sto dicendo che la diga di Vetto è l’unica opera in grado di ridare lavoro, sviluppo e un futuro alla montagna e all’agricoltura di Reggio e Parma, oltre a dare energia pulita, acqua buona ai rubinetti e a risollevare le falde. Ma chi ha voluto la morte di tutto questo ha vinto, chi vuole lo spreco delle limpide acque di montagna è stato più bravo di chi lo riteneva assurdo; chi vuole che si usi il petrolio per produrre energia sarà ringraziato da chi lo vende, chi dice che a Vetto c’è il pericolo Vajont venga a Vetto e capirà che l’Alpe di Succiso non arriverà mai a Vetto, chi dice che a Vetto c’è una faglia attiva venga da me a leggersi lo Studio di impatto ambientale costato a noi italiani circa 4,5 miliardi di vecchie lire. Sarebbero mille le cose da dire, ma la cosa che più fa male è la disinformazione, a partire dalle piccole cose; Grisanti non era un ingegnere, la diga di Vetto è stata definita “urgente” su decreto nel 1987, mai prima; il primo progetto della diga di Vetto è del 1926 e prevedeva tre invasi: Vetto, Rio Mallo e Tassaro, e 5 centrali idroelettriche; gli altri studi, non progetti, sono tutti riferiti ad altri invasi a monte di Vetto. Continuate pure a dire e ad ascoltare chi dice di “no” a tutto, la fine dell’uomo appenninico non è più così tanto lantana; dispiace per tanti giovani che qui avrebbero un lavoro e un futuro per loro e per i loro figli.

    (Franzini Lino)

    Rispondi
  7. Non capisco il livore, se siamo tutti d’accordo. Nessuno mi sembra abbia espresso un parere negativo, anzi. Se qualche appunto dobbiamo fare è di non avere alzato di più la testa prima contro l’ignoranza di alcuni che impediscono il bene di molti.

    (Maru)

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Powered by WordPress | Officina48