Il “Decalogo” di “Fabretti”, altra proposta espositiva per le festività a Castelnovo

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Sarà inaugurata venerdì, 18 dicembre p.v., alle 18 nel Foyer del Teatro Bismantova la mostra De.Ca.Logo, con le opere di Fabrizio Ugoletti “Fabretti”, una serie di sculture che traggono l’ispirazione dai dieci comandamenti, e che con la mostra di Giorgio Benevelli al Palazzo Ducale, rappresentano il completamento dell’offerta espositiva a Castelnovo per il periodo delle festività. Fabretti è nato a Collagna nel 1959, e tuttora vive e lavora ad Acquabona.

Di formazione non accademica, ha sempre avuto la passione per l’arte. Fin da ragazzo si è espresso nella pittura, attratto dai diversi linguaggi espressivi. Il suo percorso l’hai poi avvicinato anche al mondo della musica, cantante in gruppi rock (Choice Quality e Barricate Casarola).

L’affinità con la materia, dopo un periodo di sperimentazione in aree espressive differenti, l’ha condotto a prediligere la scultura dal 1999 in poi. Nel 2002 fonda, insieme a Marco Stefanelli e Luca Guerri, lo Sculture Club, un progetto che attraversa scultura, fotografia, multimedia.

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“Fabretti è scultore di pietra e di marmo, scultore di legno, ma anche di carta e di tela – spiega l’Assessore alla cultura Emanuele Ferrari -. Scultore di montagna, affacciato e sospeso sopra un luogo quasi perduto, in un tempo ai confini di un Tempo più Grande. Il suo De.ca.logo sono dieci tavole di castagno con altrettanti bassorilievi dei Dieci Comandamenti. Legno di castagno che accoglie altra materia e altri nutrimenti: la carta e la garza, il colore, quasi a tessere un dialogo, anzi un decalogo, tra mondi distanti, nutrimenti terrestri e celesti. I Dieci Comandamenti di Fabretti somigliano più alle diciture, alle dibberot della parola ebraica originaria. Sono una riflessione sul mondo e sulla forza che nel mondo, nel nostro mondo di oggi, hanno ancora certi idoli: nelle crepe del legno di castagno si nasconde anche una certa e legittima incazzatura: quella contro la dittatura del LOGO, del marchio, del prodotto, del profitto. Un grido silenzioso che vuole recuperare l'umano nel divino, ricordandosi forse la lunga e faticosa salita di Mosè al monte Sinai”.

La mostra resterà visitabile fino al 15 gennaio, negli orari di apertura del Teatro Bismantova.

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