“Mica sempre abbiamo bisogno di sicurezze economiche”

Venerdì, 25 dicembre - Natale 2015
In questa notte che chiude il ciclo della festa del Natale riprendo quanto scritto l’8 dicembre sulle nostre mamme.

Non siamo riusciti nel nostro proposito di ricongiungere legalmente alcune di queste mamme con i loro figli.

Non siamo riusciti a completare gli studi medici di alcune delle nostre bimbe ammalate. E le loro mamme continuano a vivere nella sospensione.

Non siamo neppure riusciti a terminare i lavori di costruzione delle case che devono ospitare queste nostre mamme con i loro figli.

Non siamo riusciti a dare un lavoro stabile e un futuro più sicuro a queste nostre mamme.

Non siamo riusciti a realizzare molti dei nostri sogni su di loro, a stringere il cerchio di sicurezza attorno a loro.

Come scrivevo, da tempo ci siamo imbarcati in un’avventura che spesso ci supera e che a volte ci lascia esausti fisicamente e spiritualmente.

Abbiamo anche chiesto aiuto a amici che sono responsabili di enti di cooperazione internazionale per garantire una certa stabilità economica al nostro agire che, a dire il vero, richiede anche molte risorse. Per la prima volta ci è stato negato questo aiuto, proprio poco prima del Natale.

E allora? Natale quest’anno rappresenta un fallimento per i nostri sogni? Siamo degli illusi? Meglio rientrare nei limiti del possibile?

Forse...

... Sono tornato in questi giorni a trovare una delle nostre mamme ricoverata nuovamente, per una forte depressione, nell’ospedale psichiatrico della città. L’ho fatto spesso in questi mesi, e si tratta sempre di un’esperienza nuova e che mi lascia sempre molto perplesso.

All’entrare, oltre ai volti dei pazienti che passeggiano inebetiti e persi per i viali disordinati e freddi del manicomio, incrocio sempre questa scritta che mi interpella: “Non passare davanti a questa immagine senza recitare un’Ave Maria”. E faccio ogni volta una breve sosta davanti a quella immagine con nel cuore un sincero ringraziamento. Poi continuo il mio cammino e sorrido dentro di me perché ogni volta mi passa per la testa quello che potrebbe succedere, che magari a uno di quei pazienti più corpulenti che gironzolano per i giardini con la testa incorvata gli venga in mente di saltarmi addosso. Ma vado avanti e sorrido. Sono andato lì anche il 24 pomeriggio e questa volta mi si è avvicinata una giovane signora incrociata per la prima volta. Mi si è avvicinata e mi ha chiesto: “Lei conosce Gesù? Posso parlarle di Lui?”. “Certo”. Ci sediamo un attimo sui sedili di cemento del giardino. “Il mio nome è Liliana Maria del Rosario. Gesù le vuole bene. Io ero una sorella, poi mi sono avvicinata a una chiesa evangelica e lì ho ascoltato tante belle prediche. La chiesa si chiama: `Cristo Viene`”. L’invito ad andare là il mercoledì sera per assistere alle prediche del pastore. Io mi chiamo Liliana Maria del Rosario, e ho incontrato Gesù.” “Grazie!”

Mi ha colpito soprattutto il suo nome: (Liliana) Maria del Rosario, in quel luogo fatiscente, in quel luogo isolato dal resto del mondo, in quel luogo dove sembra impossibile rivivere l’arrivo del Natale..., dove il dolore si veste di assurdo nel segreto misterioso di tante storie fallite.

Al terminare questo giorno di Natale che è stato particolarmente bello, qui, con tante famiglie sane, con tanti bambini felici, con tanta dedicazione e impegno da parte di tutti/e i nostri/e, con questo pranzo di Natale preparato nei minimi dettagli dalle nostre famiglie e che ha riunito oltre 600 persone nei giardini ben curati della Casa de los Niños, in questo giorno in cui abbiamo distribuito tutto quanto ricevuto come dono nelle ultime settimane, di nuovo la mente si sofferma non solo sul bimbo che oggi è nato, ma anche sulla sua mamma che in un giorno come oggi iniziò un’altra tappa della sua misteriosa storia di madre: prima l’annuncio dell’Angelo, poi la gestazione ed oggi il parto. Una storia fatta di continue sorprese: tanti sogni e tante illusioni.

E di nuovo stasera, prima di addormentarmi, mi viene da pensare che qui, nella Casa de los niños, non abbiamo bisogno di sicurezze economiche, e che dobbiamo essere sempre riconoscenti di tutto e a tutti. E dobbiamo svuotarci di tutto. E allo stesso tempo, che è bene fermarsi a condividere la mia/nostra storia con Maria, questa mamma giovane e inesperta.

Che conviene fidarsi di lei, non dei nostri progetti.

Che conviene non appoggiarsi a niente, non cercare sicurezze secondo la logica che ci circonda, ma soffermarsi ogni giorno, come all’entrare al manicomio, per dire semplicemente: Ave Maria.

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