Lupi sempre più vicino a noi, il Parco indaga e monitora il fenomeno

Riceviamo e pubblichiamo.

-----

LUPIGli avvistamenti e le presenze non più eccezionali di lupi in prossimità di nuclei abitati della montagna e della collina sono un dato di fatto che segnala la necessità di monitorare attentamente non solo la diffusione sul territorio della specie lupo, ma anche i suoi comportamenti e i rapporti da sempre non semplici di convivenza con le attività economiche ed umane.

Attraverso progetti e finanziamenti europei il Parco Nazionale sta operando per indagare e monitorare il fenomeno, per tutelare la specie e la convivenza con le attività umane, per ridurre i rischi di ibridazione con altri canidi ,oltreché per prevenire -e all'occorrenza risarcire - le predazioni di ovini e in generale di bestiame da allevamento.

Da questo punto di vista le azioni in corso si stanno dimostrando complessivamente idonee e di una certa efficacia.

Destano nuova e crescente preoccupazione sul territorio gli episodi ripetuti di predazione di cani e animali domestici nei pressi delle abitazioni. Non emergono ad oggi pericoli apprezzabili e concreti per la sicurezza delle persone, né localmente né a livello nazionale.

Si rileva tuttavia la necessità di adottare comportamenti e misure di prevenzione per la tutela degli animali domestici, come già è stato fatto per gli allevamenti ovini. L'adozione di alcune semplici misure e l'uso di strumenti idonei può ridurre notevolmente questo rischio. Nel contesto dell'attuale normativa e regolamentazione europea e nazionale questo è il primo e più semplice percorso da intraprendere, rimettendo a sedi e concertazioni istituzionali e iter istituzionali adeguate, le necessarie ulteriori considerazioni e decisioni.

Si consiglia pertanto di provvedere a proteggere con idonee recinzioni o altro genere di barriere o elementi dissuasori acustici o luminosi gli spazi utilizzati dagli animali domestici nelle ore serali e notturne; di considerare altresì l'uso di strumenti di protezione dei singoli animali che esistono e sono stati adottati e sperimentati in altri contesti.

I tecnici del servizio protezione della natura del Parco Nazionale sono a disposizione dei cittadini, oltre che di tutte le pubbliche Amministrazioni anche al di fuori del perimetro del parco, per l'informazione e l'assistenza possibili.

(Il direttore, Giuseppe Vignali)

* * *

Il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, nell'ambito del progetto “Life Mirco Lupo” intende avviare un percorso decisionale condiviso con le autorità locali, i tecnici del settore e più in generale tutti coloro che rappresentano gruppi d’interesse. Il comitato consultivo deve arrivare ad approvare un piano "condiviso" per la "gestione del lupo" in generale e per il problema dell'ibridazione lupo-cane in particolare.

“Per costituire il comitato consultivo – spiega Willy Reggioni, responsabile del WAC e del progetto “Life Mirco Lupo” - abbiamo già realizzato un primo incontro a Sassalbo il 18 dicembre scorso al quale hanno partecipato circa 30 persone. Durante questo primo incontro abbiamo "ascoltato" le istanze dei gruppi di interesse presenti ed abbiamo concordato un percorso che prevede un secondo momento di confronto da realizzare nel prossimo mese di marzo. In quell’occasione intendiamo dare le prime risposte a quesiti che ci sono stati posti e iniziare a condividere una bozza del piano d'azione. Ciò che ci sembra importante è allargare la partecipazione al comitato consultivo per questo il Parco Nazionale disposto una manifestazione d’interesse a cui ci aspettiamo una grande adesione”.

L’obiettivo del comitato consultivo previsto dal progetto “Life Mirco Lupo” è creare una sede di confronto a livello locale per discutere ed elaborare un piano d'azione concreto teso a individuare i mezzi e gli strumenti, condivisi tra i diversi gruppi di interesse, per la gestione degli ibridi cane/lupo, prendendo in considerazioni le condizioni socio-economiche locali.

Considerando che il fenomeno dell’ibridazione è fortemente interconnesso con quello del randagismo canino è necessario che a questo tavolo istituzionale siano chiamati a partecipare tutti gli attori competenti (Regioni, Comuni, Parchi regionali associati al WAC del Parco Nazionale, ASL) e i rappresentanti dei differenti gruppi d’interesse (cacciatori, allevatori, ambientalisti e animalisti) che sono coinvolti nella gestione di questo fenomeno. Il comitato avrà ruolo consultivo e potrà condividere i contenuti della campagna educativa. Ai membri saranno presentate le attività previste da progetto e con essi saranno concordati, entro le misure adeguate, le modalità di svolgimento delle stesse, nel pieno rispetto dei diversi interessi.

La manifestazione di interesse a partecipare ai lavori del comitato è reperibile sul sito del Parco Nazionale e a breve sul sito del progettowww.lifemircolupo.it. La domanda di partecipazione, correttamente compilata in tutte le sue parti, deve essere consegnata entro le ore 12 del 22 febbraio 2016 secondo le seguenti modalità: consegnata a mano presso l’Ufficio Protocollo di questo Ente Parco nazionale dell’Appennino Tosco – Emiliano con sede legale in via Comunale 23 Sassalbo di Fivizzano (MS), oppure inviata via fax al numero 0585/948.060, oppure inviata via mail a willy.reggioni@parcoappennino.it.

DOMANDA MANIFESTAZIONE DI INTERESSE COMITATO CONSULTIVO MIRCO LUPO

MANIFESTAZIONE DI INTERESSE COMITATO CONSULTIVO MIRCO-LUPO

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

25 Commenti

  1. Diceva un vecchio adagio che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine ed il primo è arrivato e s’intitola “Ma che cretinata, per non dire di peggio, è il progetto “Life”! Il secondo nodo sarà a breve e s’intitolerà “Signori, siccome siamo stati dei politici miopi e incapaci non c’è più acqua per nessuno”. Credo sia opportuno ricordare a chi non sa, ma a maggior ragione a chi non vuole ricordare, che il progetto “Life” è stato spiegato a noi montanari come la panacea di tutti i mali e, se non avessimo accettato, la nostra montagna sarebbe stata cancellata da tutto, dall’Italia, dall’Europa e forse dal mondo. Ma a spiegarlo altro non è stato che un signore, vestito alla moda da gran scalatore, con pantaloni in velluto a coste larghe, camicia, rigorosamente coloratissima, di flanella e scarponi con calze di pura lana, ma solo per arrivare e scendere dall’auto, naturalmente di servizio, in piazza Gramsci (per intenderci quella del Comune) salire due rampe di scale, spiegare alcune cosette sul lupo che forse aveva appena letto, ridiscendere le due scalinate del Comune e ripartire per Reggio dove un ufficio comodo ed accogliente lo aspettava. Il secondo tempo si apre sempre con questo signore o signori, che si accorgono, dal secondo capitolo del “libro della natura” che il lupo mangia le pecore e se gli capita anche gli agnelli… proprio non ci avevano pensato e allora giù vagonate di cani Maremmami ai contadini e ai pastori, naturalmente sempre a carico del povero “Pantalone”. Mi sta sfuggendo se questi geni potevano sapere che dei lupi ci sono i maschi ma anche le femmine e si sa, in mezzo ai boschi dove nessuno ti viene a rompere le scatole può succedere quello che i comuni mortali fanno a letto. E ora bisogna correre ai ripari, indire riunioni, spendere soldi e ancora soldi per pubblicazioni che nessuno leggerà, pagare qualche luminare perchè trovi una soluzione per frenare questo ripopolamento ecc. Mi stava sfuggendo un piccolo particolare, il “Resto del Carlino” di qualche giorno passato consigliava agli appassionati di trekking, di non andare soli ma in gruppo per pericolo di brutti incontri nei boschi e non penso si riferisse a qulche ninfa. L’ultina “chicca” dei geni è che se avete cani o animali simili, dovete proteggerli e quindi chiuderli. Ultimissima considerazione, a seguito dell’articolo pubblicato dalla sempre presente e vigile redazione di Redacon, è che dobbiamo proteggerci, già si sapeva, dai ladri, dobbiamo proteggerci dai lupi, dobbiamo proteggerci dai politici incapaci e ci dobbiamo proteggere dai buoni a nulla, ma allora facciamo una bella riserva indiana “montanara” con un bel muro alto quattro metri, circondato da alta tensione, ma soprattutto con divieto di ingresso a chi della montagna non ne capisce una nulla ma vuole dettare e imporre le regole. Altro ci sarebbe da dire, ad esempio, su cosa dare da mangiare ai lupi, ma lascio al lettore ampia facoltà di scelta, io l’avrei già fatta.

    (Andrea Azzolini)

    Rispondi
  2. Concordo pienamente col signor Azzolini e chiedo al dottor Vignali se oltre a consigliare recinti (la scoperta dell’acqua calda, nessuno ci aveva pensato) se sono previsti contributi per le recinzioni e i dissuasori acustici da parte del Parco, come sono stati dati in precedenza per gli ovini. Sarà dura, dottor Vignali, convincere i lupi ad accoppiarsi con i cani randagi usando metodi anticoncezionali, però il Parco giustamente ci proverà, intanto facciamo recinti e chiudiamoci in casa. Cordiali saluti

    (Paolo Diambri)

    Rispondi
  3. Ma nei secoli passati, quando c’erano più lupi e più cani, i montanari come avevano risolto il problema dell’ibridazione?

    (Maru)

    Rispondi
  4. Sicuramente la presenza del lupo sul nostro territorio sta creando alcune problematicità che non potranno essere risolte con in modo semplice ed immediato. E’ però di fondamentale importanza analizzare la situazione attuale in modo oggettivo, prescindendo dai soliti luoghi comuni e da convinzioni che nulla hanno a che vedere con la realtà. Credo che a questo proposito alcuni dati non possano essere ignorati:
    1) i lupi sono presenti perché sul nostro territorio hanno trovato condizioni di vita favorevoli, non perché qualcuno li ha immessi prelevandoli da altre zone.
    2) Non sono mai state fatte azioni finalizzate ad incrementare la popolazione di lupi.
    3) I lupi sono protetti su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalla presenza di parchi e di progetti Life, non è perciò possibile “controllarli” con piani di abbattimento, questo indipendentemente dall’esistenza di aree protette.
    4) Le femmine in buona salute si riprodurrebbero comunque, con o senza cani randagi o Maremmani. Credo che sia positivo che qualcuno stia lavorando per studiare seriamente questo problema complesso che, proprio perché complesso, richiederà soluzioni non banali e purtroppo sicuramente non immediate.

    (Lorenzo)

    Rispondi
    • Ad un contadino o un allevatore è consentito abbattere un lupo che si avvicina agli animali al pascolo su un terreno di sua proprietà? Recentemente ho letto di un’azienda agricola (non dell’alto Appennino) che ha rinunciato ad allevare gli animali in campo aperto per il problema dei lupi.

      (SC)

      Rispondi
  5. Concordo pienamente col signor Azzolini: il mio cagnolino é stato sbranato nel mio cortile davanti ai miei occhi da uno di questi animali e se fossi intervenuta avrebbe probabilmente aggredito anche me. Non mi convincono le rassicurazioni di chi sostiene che il lupo non assale l’uomo, perché é documentato che in passato ha sempre rappresentato un pericolo, ma un tempo ci si poteva, anzi “doveva”, difendere, ma ora é specie protetta…

    (Graziella Pigozzi)

    Rispondi
  6. Parole come “prescindendo dai soliti luoghi comuni e da convinzioni che nulla hanno a che vedere con la realtà”, ossia quelle che troviamo scritte in uno dei commenti, mi sembrano abbastanza immodeste, o se vogliamo non molto rispettose dell’altrui pensiero, il quale può anche risentire dei luoghi comuni, ma non è detto che i luoghi comuni siano sempre sbagliati, giacché sono talora il frutto dall’esperienza tramandata dall’una all’altra generazione. Sta di fatto che di fronte alle convinzioni di taluni, o di una parte – condivisibili o meno, ma che sono comunque opinioni chiare e precise, da potersi controbattere con altre e diverse argomentazioni – si rimanda a soluzioni “non banali e purtroppo sicuramente non immediate”, cui ancora si sta “lavorando per studiare seriamente questo problema complesso”, cioè qualcosa di piuttosto vago. E’ senz’altro comprensibile che su questo tema possano esservi punti di vista differenti, ma vanno accettati anche quelli che non si riconoscono nella linea degli organismi ufficiali, anche perché alla fine potrebbero poi risultare non infondate le ragioni di chi oggi, sull’argomento, sembra ragionare in un modo che suona “non politicamente corretto”.

    (P.B.)

    Rispondi
  7. Ringrazio la redazione di Redacon per l’ospitalità, ma vorrei fare alcune brevissime considerazioni sull’intervento del signor Lorenzo. Precisereri anzitutto che il progetto “Life” prevedeva di “mollare”, come si dice nel gergo dei cacciatori, e come è stato fatto, alcuni lupi maschi e femmine e quindi, senza bisogno di alcuna inseminazione artificiale, la natura ha fatto il suo corso. La prima conseguenza è che, quando una situazione sfugge di mano e può crere pericolo, qualcosa è stato sbagliato all’inizio. Chiedo a Lei: cosa farebbe nel caso di grave pericolo per le persone o per gli animali? Si ricordi che l’esperienza nutrie insegna, prima si sono protette ad oltranza poi bisogna mettere in atto piani di abbattimento per limitarne i danni che nessun “Verde” si è presentato a pagare. Signor Lorenzo, ha fatto un po’ di confusione con i cani, i Maremmani sono acerrimi nemici dei lupi ed unici nel contrastarli, non si accoppiano con le femmine dei lupi, ma il serio problema è se si accoppiano atri tipi di femmine con il lupo, perchè allora nascono gli ibridi ancor più pericolosi dei lupi stessi. Se vuole qualche informazione più dettagliata parli con un semplice cacciatore e non con i soliti “sapientoni”. Ultima considerazione: anche gli orsi troverebbero l’ambiente ideale nel nostro Appennino e… a quando il primo esemplare?!

    (Andrea Azzolini)

    Rispondi
    • Mi scusi Azzolini, ma il progetto Life non ha mai previsto il ripopolamento del lupo mediante rilascio di esemplari. Nessuno ha mai “mollato” lupi da nessuna parte e se lei si prendesse la briga di informarsi meglio (anche solo consultando il sito internet del progetto, basta poco) eviterebbe di scrivere clamorose inesattezze. Il lupo è tornato da solo, grazie allo spopolamento delle aree rurali e alle severe leggi di protezione europee e nazionali, facciamocene una ragione.

      (Commento Firmato)

      Rispondi
    • Cito “Precisereri anzitutto che il progetto “Life” prevedeva di “mollare”, come si dice nel gergo dei cacciatori, e come è stato fatto, alcuni lupi maschi e femmine”; quindi lei è in possesso di un documento che prevede questo? Perchè sarebbe lo scoop dell’anno sapere che in Italia esistono lupi allevati allo scopo di essere liberati. Da chi e con che soldi, poi, la porterebbe forse al Pulitzer. Se no, sono solo dicerie, probabilmente, anzi, sicuramente false. Sono sicuro che la redazione di Redacon darà ampio spazio alla documentazione che avrà certamente cura di fornire a dimostrazione delle sue gravi affermazioni.
      Cordiali saluti.

      (AG)

      Rispondi
  8. Quindi se è vero quel che dice il signor Andrea Azzolini mi sembra di capire che il progetto Life era coordinato dal Parco, ne deduco che avendo creato il problema il Parco stesso ne è responsabile e deve trovare la soluzione. Gradirei anche una risposta per la mia precedente domanda: se sono previsti contributi per la costruzione di recinti o quant’altro. Gradirei anche che il Parco utilizzasse Redacon per dare delle risposte alle persone e non solo per pubblicizzare il suo lavoro. Grazie.

    (Paolo DIambri)

    Rispondi
  9. Buongiorno a tutti, volevo ricordare una questione a proposito di lupi, ma soprattutto a proposito delle vagonate di Maremmani distribuite per tutto l’Appennino. Fra due o tre mesetti si riaprirà, per così dire, la stagione turistica estiva per il nostro Appennino, tutti speriamo che vada meglio di quella invernale senza neve; detto questo, qualcuno (il Parco, che da un po’ non risponde più…) ha pensato a come regolamentare la presenza delle greggi circondate, appunto, da cani Maremmani da guardiania ma senza la custodia dei pastori? Anche queste situazioni rappresentano un pericolo e, dato che l’Appennino è frequentato soprattutto da escursionisti della domenica, se non si vuole che la domenica questi escursionisti vadano in Trentino dove i Maremmani non sono un problema, si potrebbe inserire anche questa faccenda nelle discussioni, nei tavoli di confronto, nei summit, nei meeting… in attesa che qualche villeggiante venga morso da un Maremmano incustodito. Saluti a tutti.

    (E. Montorsi)

    Rispondi
  10. Visto che sentiamo ricorrentemente parlare della presenza di ibridi lupo-cane nella nostra montagna, l’argomento è giocoforza entrato nelle conversazioni “popolari”, vale a dire quelle che avvengono fuori dalle sedi scientifiche e c’è chi ritiene plausibile detto fenomeno di ibridazione, mentre altri esprimono perplessità e scetticismo al riguardo. Tra i secondi troviamo anche chi supporta la propria tesi col fatto che, quantomeno dalle nostre parti, gli animali fino ad oggi fotografati, avvistati, o descritti, avrebbero tutti la morfologia tipica del lupo quando invece – appunto nella ipotesi di ibridi – dovrebbe succedere che un qualche soggetto mostri sembianze e mantello che richiamino in qualche modo il cane, giacché appare abbastanza inverosimile che il lupo possa accoppiarsi soltanto con esemplari di razze canine che gli somiglino. L’osservazione non sembra affatto fuori luogo, ma forse la spiegazione c’è ed è più semplice di quanto immaginiamo, e potrebbe verosimilmente fornirla il Parco stesso se “utilizzasse Redacon per dare delle risposte alle persone”, come suggerisce uno dei commenti.

    (P.B.)

    Rispondi
  11. Non posso esimermi dal rispondere all’innominato, in quanto non si firma, ed al signor “A.G.”, precisando che, come tutto il modo sa, non esistono allevamenti di lupi, ma se li prelevo da una zona e li porto in un’altra questo si chiama ripopolamento. Anche con conforto dei più vecchi di me, che solo 66 anni, in montagna i lupi non c’erano, ed io che in montagna ho abitato e vivo tutt’ora, del lupo non ne mai sentito parlare o forse solo in qualche rarissimo caso. Allora che bisogno c’era di fare il progetto “Life” se i lupi fossero venuti da soli? Non vi viene un piccolo sospetto che siate voi male informati?! Condivido in pieno l’osservazione del signor Montorsi ma, purtroppo, bisogna sempre aspettare l’inconveniente per intervenire. Con simpatia.

    (Andrea Azzolini)

    Rispondi
  12. Concordo con il signor Attolini. Alla mia amica i lupi hanno sbranato il cane nel cortile di casa. Non si può più girare nei boschi con i nostri bimbi, andare a funghi, a cavallo, in mountain bike o con il cane se non accompagnati o con il fucile in spalla, come quel signore che ho incontrato nel bosco e mi ha detto che i cani bisogna tenerli a casa (lui era in giro con un amico, 2 cani e 2 fucili ma convinto dei diritti che hanno i lupi…). Ora io chiedo: quanti soldi ci costa questa prigione voluta da pochi ma subita da tanti? Cosa si può fare per far pagare solo a chi ha fatto questo casino?

    (Luisa Braglia)

    Rispondi
    • Io a dire il vero giro in mountain bike da anni, giri di 4 – 5 – 7 ore percorrendo boschi, sentieri esposti e vette del crinale, ma sinceramente non ho mai avuto problemi nè paure ancestrali del lupo, anzi, i rischi maggiori li incontro quando abbandono lo sterrato e rimetto le ruote sull’asfalto a stretto contatto con ominidi… Mi pare di capire che la gente si stia avviando verso un vero isterismo collettivo.

      (FC)

      Rispondi
  13. Qui a Carpineti di lupi ce ne sono parecchi, hanno sbranato cani di cacciatori, cani nei cortili e altri animali domestici. Non dico di iniziare la caccia al lupo, ma prima o poi verrà il giorno che i lupi attaccheranno l’uomo o, cosa più facile, un bambino che gioca in un cortile all’imbrunire; cosa diranno allora i signori del Parco? Mi piacerebbe sentire risposte. Grazie.

    (Max Carpineti)

    Rispondi
  14. Trovo abbastanza anacronistico che ancora nel 2016 qualcuno affermi che il lupo è tornato per mano dell’uomo. Affermazioni come “li hanno mollati quelli del parco” e “la situazione ora è sfuggita di mano” sono indifendibili e nello stesso tempo disarmanti se non addirittura sconfortanti.
    Sono spiacente di deludere, ancora una volta, un simile pensiero, ma devo confessare che non siamo stati così efficienti.
    Uso il plurale perché la responsabilità (nel senso di “colpa”), viene genericamente attribuita a tutti i parchi e non solo al Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.
    Nell’immaginario collettivo sono i parchi che liberano animali, in genere con una straordinaria preferenza verso quelli più “brutti e cattivi “ ovvero proprio quei “nocivi” che con molto sforzo in passato sono stati eliminati grazie all’attività salvifica (funzionale) dell’uomo.
    Nell’immaginario collettivo i parchi “tifano” per la natura selvaggia e si pongono sempre “contro” l’uomo e le sue attività. Questo è talmente vero che quando si propone l’istituzione di un parco la popolazione locale spesso insorge perché ritiene che questo coincida con la fine della “civiltà montanara” a favore della natura e quindi della “civiltà urbana” e di quelli “che studiano sui libri”. Coincide con la fine della loro identità, e quindi con la fine di tutto. Questo è il motivo che spiega/giustifica le affermazioni “li hanno mollati” ecc. ecc. Convincono facilmente e sono coerenti con il senso di sconfitta ed abbandono.
    Il ritorno di natura è infatti localmente vissuto come una sconfitta, lascia un evidente senso di smarrimento che nella maggior parte dei casi viene vissuto come un vero e proprio abbandono da parte delle istituzioni le quali, se si chiamano “parchi”, allora “tifano” per il lupo e sono sempre contro l’uomo.
    Nel caso del lupo, in realtà, l’affermazione più onesta è la seguente: il lupo è tornato su tutto l’Appennino (dall’Aspromonte alle Alpi Liguri) nonostante i parchi e i verdi, o meglio nonostante il forte immobilismo di quasi tutti i parchi sul fronte della conservazione del lupo (perché inevitabilmente espone a critiche anche feroci) e le aspre battaglie degli ambientalisti sostenute fin dagli anni ’70.
    Il lupo è tornato spontaneamente perché si è mostrato molto più abile, rispetto a molte altre specie, nello sfruttare i cambiamenti avvenuti in Appennino in conseguenza allo “slavinamento” verso valle dei nostri interessi economici, e quindi non grazie al fatto che qualcuno li ha “mollati” e neppure perché si è applicata una intelligente politica conservazionistica della specie su area vasta.
    Affermazione forte e disarmante vero?
    Quando la stragrande maggioranza della popolazione viveva di agricoltura e allevamento, ogni elemento che interferiva con le produzioni agricole veniva sistematicamente eliminato. Caprioli, cervi, cinghiali e quindi anche i lupi sono stati in passato eradicati da una forza lavoro immensa, perché in conflitto con il reddito di tutte le famiglie che vivevano in montagna. Se ancora oggi la stragrande maggioranza delle famiglie d’Appennino vivessero di agricoltura non sarebbe stato possibile il ritorno degli ungulati selvatici e quindi neppure quello del loro predatore naturale, il lupo. I cambiamenti socio-economici, che hanno portato al progressivo spopolamento della montagna e quindi ad un minore presidio della montagna, hanno permesso alla natura di esprimere tutta la sua capacità di “resilienza” ovvero di ricostruire ecosistemi più complessi rispetto a quelli fortemente semplificati dall’attività dell’uomo (necessario per sopravvivere numerosi in montagna).
    Nessun lupo è stato “mollato” in passato e nessun lupo “sarà mollato” nell’ambito del Progetto LIFE MIRCO-Lupo del quale sono il responsabile.
    Qualcuno inoltre si domanda: a quando il primo Orso? Risposta: l’Orso non è il Lupo.
    Il ritorno spontaneo del lupo in Appennino è stato infatti possibile anche grazie a caratteristiche intrinseche della specie, che le sono proprie, e che l’Orso non ha. Il lupo vive in branchi che occupano un territorio in forma stabile ed esclusiva e che difendono da altri lupi e branchi. Nel branco, inoltre, solo un maschio e una femmina si riproducono. Tutti gli altri individui del branco non si riproducono, anche se sono adulti. L’impossibilità a riprodursi, in conseguenza all’appartenenza ad un rango diverso rispetto alla coppia alfa e quindi inferiore nella scala gerarchica, spinge molti di questi lupi (giovani, ma anche adulti), proprio in questo periodo dell’anno, ad abbandonare il gruppo familiare e ad andare “in cerca di fortuna” ovvero di un territorio idoneo per caratteristiche di ampiezza, copertura e disponibilità di prede, non già occupato da un altro branco, con l’obiettivo di occuparlo con un altro animale (probabilmente in dispersione anche esso) e formare una nuova unità riproduttiva.
    Questa straordinaria organizzazione sociale del lupo, la sua intelligenza e la sorprendente capacità di adattamento ai diversi contesti ambientali, insieme alla rinaturalizzazione del territorio, sono le vere ragioni per cui il lupo, in 40 anni, è stato in grado di ricolonizzare spontaneamente tutto l’Appennino, dall’Aspromonte alle Alpi marittime e ora anche gran parte dell’arco alpino senza bisogno che qualcuno “mollasse” lupi acquistati chissà dove.
    Incredibile vero? Talmente lontano dalla nostre capacità di comprensione, nonostante il meccanismo sia semplice, ben descritto e documentato da migliaia di pubblicazioni scientifiche, che stentiamo ancora a crederci. Anzi non è che stentiamo a crederci, proprio non ci crediamo. E’ più semplice pensare che li abbiano liberati.
    In realtà ogni volta che ragioniamo del ritorno del lupo per mano dell’uomo perdiamo tempo. Perdiamo tempo prezioso che invece dovremmo dedicare alla ricerca delle soluzioni ai reali problemi legati al suo ritorno in un territorio che si è fatto trovare impreparato e che probabilmente ancora lo è.

    (Willy Reggioni)

    Rispondi
  15. Signor Reggioni, dal suo poema ho capito che il lupo è arrivato da solo e non è stato messo da nessuno, però lei da esperto non fornisce nessuna risposta alle domande dei commenti precedenti, quindi cosa consiglia di fare? Sono previsti contributi per le recinzioni? Le mie considerazioni al momento sono:
    – dobbiamo difenderci come facevano i nostri antenati, cioè abbattevano gli animali quando si avvicinavano (e non avendo armi mi dovrò difendere con un coltello stile “Rambo”);
    – come al solito (come fanno molti politici) tante chiacchiere e pochi fatti.
    Gradirei risposte concrete sia da lei che dal Parco. Grazie.

    (Paolo Diambri)

    Rispondi
    • Paolo, come amministrazione stiamo organizzando a Villa Minozzo un incontro pubblico dove potrai trovare tutte le risposte che cerchi. Nei prossimi giorni uscirà anche su questo giornale il comunicato stampa con i dettagli informativi. Un saluto.

      (Lucia Manicardi)

      Rispondi
  16. A proposito di incontri, nello scorso dicembre si è tenuta a Castelnovo Monti una conferenza, dal titolo “Il lupo, l’uomo e il territorio”, ossia un titolo per così dire onnicomprensivo. Sono trascorsi da allora appena due mesi e potremmo chiederci cosa di nuovo ci si possa aspettare, ma forse l’iniziativa di Villaminozzo avrà un taglio diverso e ogni occasione è buona per imparare qualcosa di più, il che autorizza a riunirsi all’infinito, pur se a me sembrano ormai non mancare gli elementi che permettono agli enti preposti di focalizzare il problema nei sui diversi aspetti e prospettare nel contempo soluzioni che tengano conto dell’insieme. C’è infatti da ritenere che vi siano esperienze e studi del genere in altri territori – anche se ogni ambito ha ovviamente le proprie peculiarità, ivi compreso il livello di antropizzazione, ma vi è di certo un denominatore comune – delle quali esperienze i suddetti enti sono sicuramente a conoscenza, com’è immaginabile che siano in contatto con organismi scientifici del settore, e dunque i “decisori”, vale a dire le istituzioni che hanno titolo per gestire e “governare” la materia, dovrebbero essere già in grado di aver individuata, ancorché a grandi linee, la strategia su cui andare. Mentre fino ad ora, se non sono disattento e disinformato, mi pare che le indicazioni che vengono fornite siano prevalentemente “a senso unico”, come recinzioni e dissuasori vari, ossia strumenti per proteggere gli animali domestici, ma se la nostra montagna dovesse ripopolarsi un po’ di bestiame al pascolo, come molti comprensibilmente auspicano, non sarebbe entusiasmante, anche sul piano paesaggistico-ambientale, vederla punteggiata di recinzioni, a parte i costi e anche l’impegno per gli allevatori. Oltre a questi sforzi, resterebbe comunque la preoccupazione di chi teme per le persone che frequentano i nostri luoghi e boschi, timori che possono essere infondati ma anche l’emotività ha le sue legittime ragioni, perché anche di questa noi siamo fatti. La questione è sicuramente complessa, essendo multifattoriale e dovendo conciliare esigenze diverse, ma non dobbiamo escludere che gli esperti possano avanzare fin da ora, o di qui a poco, proposte e suggerimenti, anche sul piano normativo, per trovare i giusti punti di equilibrio tra le differenti istanze. Non so se il paragone sia del tutto calzante, ma talvolta, se vogliamo estremizzando un po’, mi viene da assimilare questo problema al caso di chi subisce una incursione o un furto in casa propria e si vedesse semmai “incolpato” per non essersi dotato di inferriate, porte blindate, sistemi di allarmi vari, non essere cioè stato capace di dissuadere e tener lontano l’intruso dalla propria abitazione, e mi auguro pertanto che si arrivi presto a trovare risposte quanto più possibile condivise.

    (P.B.)

    Rispondi
  17. Le ultime parole, quelle di “P.B.”, sono parole che condivido e che mi allarmano seriamente. Se non ci fossero lupi penserei ad intraprendere attività di allevamento allo stato brado; la terra c’è, la richiesta pure e la voglia non mi manca, ma ogni mese, ogni settimana, sento notizie di attacchi. Pecore non rimborsate, allevatori costretti a pagare lo smaltimento delle carcasse sbranate e dico che per ora aspetto. Il problema è che quelli che legiferano su queste questioni non sono gli stessi che con tali problemi hanno maggiormente a che fare! Ci sono pascoli stupendi! Auspico un futuro nel quale questi pascoli vengano usati come tali, mi ci metto di persona, e il lupo è un problema grosso.

    (Roberto da Casina)

    Rispondi
  18. Forse “Roberto da Casina” dovrebbe desistere dal suo proposito di “intraprendere attività di allevamento allo stato brado” e vedere invece le nostre campagne come luoghi destinati esclusivamente a camminate ed escursioni, ossia, in senso lato, ad attività ricreative e del tempo libero, sicuramente importanti anche per la bellezza e suggestione del paesaggio e per l’indotto che oggi possono avere, ma dovrebbero esservi nel contempo le condizioni per esercitarvi anche le attività primarie. Non voglio pensare a cosa direbbero in proposito “i nostri vecchi” se ritornassero in vita, ma ormai da noi le cose sembrano girare in questo modo, mentre negli altri paesi dell’eurozona continua a vedersi bestiame al pascolo. Speriamo bene e incrociamo le dita, signor “Roberto da Casina”.

    (P.B.)

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Privacy Policy

Powered by WordPress | Officina48