Martedì scorso, ovvero la sinfonia del dolore e della condivisione

Aristide Gazzotti

(Aristide Gazzotti)

Martedì della settimana scorsa ci è stato affidato Beymar, un bimbetto di 5 anni che soffre di stenosi esofagica, ciò vuol dire che non riesce ad ingerire niente per bocca e che si alimenta solo per sonda gastrica.

Bimbetto più sveglio di ogni immaginazione. Penultimo di 6 figli in una famiglia poverissima di contadini dell’altipiano. Conosciamo solo il papà che quel giorno è venuto a casa ed ha voluto mostrarci le foto della sua capanna e di sua moglie, realtà dura di estrema miseria che abbiamo conosciuto bene in questi anni ma che non smette di sorprenderci. Ma il suo limpido amore per il figlio è solido come le rocce del suo arido paesino.

L’esperienza positiva vissuta negli anni scorsi con l’altro bimbetto nostro, Ronald, che per 5 anni ha sofferto della stessa malattia e da settembre è rientrato completamente recuperato nella sua famiglia, orienta le decisioni dei responsabili degli ospedali pediatrici della città. E così noi apriamo di nuovo le porte della nostra casa alle emergenze mediche di questi piccoli innocenti che ci vengono sottoposte.

Coincidenza, Beymar è arrivato da noi mentre ci trovavamo in ospedale per ritirare medicine. Lì ci sono venuti incontro due giovani sposi che hanno un figlio di 2 anni con lo stesso problema di stenosi esofagica. Il bimbo si chiama Jesús. Deve essere operato ma per questo, lo sappiamo, non ci sono specialisti in Bolivia, allora si ricorre a noi che conosciamo le pratiche per far ricoverare i bimbi in Argentina, a Buenos Aires. Indichiamo a questa coppia il cammino da seguire e ci rivedremo la settimana seguente. Basta poco perchè quei genitori si sentano sollevati. Siamo sicuri che nei prossimi mesi tornerà a brillare il sorriso sui loro volti ora preoccupati.

Ci troviamo ancora in ospedale quando ci raggiungono due operatori sociali che chiedono il nostro aiuto per una mamma di 36 anni che, dopo aver dato alla luce un figlioletto poco prima di Natale, ha sofferto un ictus cerebrale e da quel momento vive paralizzata, con la vita appesa ad un sacco di sonde. Andiamo su nel reparto delle mamme a trovarla. Si chiama Jimena, e solo apre e socchiude gli occhi con nel volto evidenti smorfie di dolore. Conosciamo il marito, il fratello e la mamma: sono disperati. Come non capirli... Conosciamo anche parte della storia di Jimena e di suo marito che, nonostante il parere contrario dei medici, per le precarie condizioni di salute di quella mamma, nonostante i rischi che ciò comportava, hanno voluto portare a termine la gravidanza. Ora il figlioletto è a casa, sano e robusto, mentre chi gli ha dato la vita lotta istante dopo istante per sopravvivere, con poche speranze di miglioramenti concreti. Che esempio e che coraggio!

Accompagniamo e aiutiamo la famiglia per gli esami della costosa risonanza magnetica che i dottori hanno richiesto alla famiglia. Ogni giorno andiamo al capezzale di Jimena. In silenzio sale al Cielo la nostra preghiera.

E´ passata solo una settimana da quel martedì e viene chiesto il nostro aiuto anche per altri due bimbi ricoverati in ospedale: Hans di 8 anni e René di 4. Ad Hans è stato asportato un tumore al cervello, ma le conseguenze sono state disastrose per la sua salute con danni cerebrali irreversibili. Abbracciamo i genitori disperati e cerchiamo di orientarli nelle difficili scelte che li aspettano.

René, invece, ha sofferto un incidente, i genitori sono morti e lui ha una paralisi cerebrale ed è completamente paralizzato. Ha solo la nonna, che è un’umile contadina di 65 anni, e non può farsi carico del bimbo. Noi diamo la nostra disponibilità per accoglierlo appena sarà dimesso dall’ospedale.

Sinfonia del dolore e della condivisione che coinvolge giornalmente la casa de los niños.

Quando vado all’Ospedale e poi rientro a casa, il mio pensiero va spesso al significato profondo di questa sinfonia e sperimento la sintonia con tanti e tante che compongono questa orchestra, dove ognuno è essenziale e indispensabile per la partitura che gli tocca, orchestra che ci accomuna da anni attorno al sogno di questa umile casa di speranza sorta dal nulla...

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Un Commento

  1. Gentilissimo signor Gazzotti, le chiedo scusa per la banalità, come è possibile dare un aiuto materiale alla casa de los niños? Sono previste adozioni a distanza? La ringrazio per quanto sta facendo, quando guardo i miei bimbi la penso spesso, penso alla sua dolcezza e quanto amore riesce a trasmettere ai suoi bimbi e alle persone che hanno la fortuna di incontrarla. Sappia che la sua azione ha effetti veramente importanti e positivi anche da questa parte dell’Oceano, se riusciamo ad essere più umani più gentili più coinvolti, lo dobbiamo a persone come lei che ci indicano la strada. Grazie di cuore.

    (Commento firmato)

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