Quando un bimbo muore senza i genitori. E quando, invece, nasce non voluto…

 

Allora gli apparve un Angelo venuto dal Cielo che lo confortava (Luca22,39-46), ; ovvero: la realtà che mi circonda

 

COCHABAMBA (Bolivia, 10 aprile 2016) - La campana che suona alle 8 di sera nella nostra cittadella è in un invito alla preghiera per tutta la comunità. In queste ultime settimane mi sorprende la presenza soprattutto di bambini a questo momento di preghiera. Forse i grandi sono stanchi per le fatiche della giornata o presi dalle faccende di casa. Ma i nostri bambini sono, senza dubbio, un presenza gioiosa e stimolante.

La campana, i bimbi, la preghiera orientano i miei pensieri sulla realtà che mi circonda.

Penso soprattutto, con timore, ai nostri 4 bimbi che da giovedì pomeriggio sono in ospedale a Buenos Aires per essere operati. I medici ci hanno fatto sapere che si tratta di situazioni difficili, con un futuro incerto e con degenze molto lunghe. Siamo preoccupati...

Il pensiero va anche agli altri bimbetti nostri che continuano nei diversi ospedali di Cochabamba per uscire da situazioni critiche, dopo tanti mesi, prima di poter tornare, sani, nelle loro famiglie da tempo angustiate.

Ripasso i tanti imprevisti della mattinata di venerdì scorso quando, nell’ospedale, dove ero andato solo per accertamenti medici di un altro bimbo, mi sono incontrato con Hans, piccolo di 8 anni che accompagnavamo da mesi dopo l’intervento al cervello per un tumore: era in agonia e in pochi minuti è improvvisamente spirato, sotto gli occhi nostri e dei medici, senza la presenza dei genitori. Mi sono fermato lì e per loro ho sbrigato le pratiche di rigore e ho portato con il nostro pulmino il suo corpo fragile ormai spento, avvolto in una coperta, fino a casa sua.

Ma quella stessa mattina di venerdì le assistenti sociali dell’ospedale mi avevano chiesto un aiuto per una giovane mamma che aveva appena partorito e che non riuscivano ad identificare perché, per un evidente problema mentale, non parla. Nei suoi documenti personali abbiamo trovato numeri di telefono. Ho chiamato per cellulare e, dalle varie spiegazioni ricevute, ci siamo resi conto che si trattava di una ragazza che fa il lavoro di strada e che quel bimbetto appena nato era senza dubbio un frutto, non atteso, del suo lavoro. Così, quando ormai la mattina era terminata, anche Maria Luz (il nome era nella sua carta di identità) col suo piccolo avvolto pure lui in una copertina entra nella nostra macchina e poco dopo insieme vengono accolti a casa, qui da noi. Sono  passati solo due giorni, e i due stanno dormendo, in ambienti separati. Infatti la mamma, per adesso, non vuole sapere del suo bimbo così ci pensiamo noi a cambiarlo, a curarlo, a dargli il latte ogni volta che si sveglia. Oggi compie 5 giorni di vita. E’ un bel maschietto, felice della vita, e non è certo di peso qui, anzi: dorme, succhia in fretta il biberon e torna a dormire. Non ha ancora un nome, come sempre succede da noi in questi casi, ma ognuno ha le sue preferenze al rispetto. Nei prossimi giorni decideremo. Anche la mamma deciderà, appena ristabilita, che cammino riprendere.

 

Ripenso alla realtà che mi circonda e spesso in questo periodo mi torna alla mente un testo del Vangelo letto durante il Venerdì Santo a cui non avevo mai fatto caso. E’ l’evangelista Luca l’unico che lo sottolinea. Dice il testo che durante quella terribile notte che anticipava la morte di Gesù, “gli apparve un Angelo venuto dal Cielo che lo confortava”.

Un Angelo prima della nascita di Gesù e un Angelo prima della morte di Gesù, forse lo stesso Angelo che troveranno le donne, amiche di Gesù, la mattina di Pasqua all’entrata del sepolcro. Sono sorpreso dal fatto che la storia di Gesù sia marcata dalla presenza di Angeli. Penso nei bimbi e penso in Gesù. Penso anche nella storia della umanità di oggi. E mi azzardo a una interpretazione: che si tratta oggi di un’altra notte difficile per Gesù: scura, di solitudine e di tristezza per lui. Quando i fatti deludono, quando l’amicizia dei suoi entra in uno stato di sonnolenza, quando vincono la stanchezza e la dimenticanza, viene giù dal Cielo un Angelo per confortare Gesù.  In questo momento difficile della storia suona la campana della solidarietà, la campana della preghiera, che e’ anche campana dell’amicizia e della fratellanza, ma molti rimaniamo chiusi in casa occupati nelle nostre faccende. E Gesù è lì che aspetta noi come angeli, come bimbi che con semplicità ed immediatezza, liberi da complicazioni o ipocrisie, rispondiamo a quel suono. E’ la storia di Gesù che ha bisogno di Angeli, è la storia dell’umanità che ha bisogno di Angeli. E allora il Cielo si apre, allora Dio sceglie di intervenire così per confortare, per accompagnare nei momenti difficili. In questa notte di solitudine e tristezza possiamo comprendere come il Cielo torni ad aprirsi: e si apre uno spiraglio sul nostro essere. Siamo creature che condividono una profonda essenza spirituale. E da questa radice comune che possiamo riprendere il cammino del rincontro come umanità perché oggi, da angoli sconosciuti, possa salire al Cielo la sinfonia dell’amicizia e dell’unità. Il conforto a Gesù glielo possiamo dare come piccole e modeste comunità unite, anche se spesso vinte dal sonno o dalla stanchezza. L’abbiamo visto e sperimentato: un’umile famiglia unita, una modesta cittadella come la nostra unita, una piccola comunità religiosa unita, un semplice focolare unito, una sperduta parrocchia unita, una anonima scuoletta unita. Sono queste comunità modeste e piccole ma unite che rappresentano angeli per l´oggi difficile di Gesù.

 

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3 Commenti

  1. Sei un grande, il mondo è veramente più bello con gente come te… Mi piaceva molto la bellezza della comunità che veniva fuori dal tuo racconto, non è più il tempo di persone singole che fanno le cose ma di gruppi di persone che si vogliono bene.

    (Carlo)

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  2. Il mio pensiero va subito ai bambini.. ma poi penso a te, Aristide, che ogni giorno ti scontri con tanti calvari.
    Sei una persona davvero eccezionale.
    Non ci conosciamo, ma vorrei ringraziarti, e abbracciare te, tutte le persone che ti aiutano e tutte le persone che state aiutando.

    Grazie di cuore

    (Barbara)

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  3. Come sempre grande testimonianza di Fede vissuta!

    (Ivano Pioppi)

    P.S. – Visto il contesto, il bimbo appena arrivato non potrà che chiamarsi Angelo…

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