Dieci soldati montanari nell’ecatombe della nave Principe Umberto

L' 8 giugno 1916 venne scritta la pagina più tragica della storia navale della Grande Guerra. Poche righe perchè almeno noi, che ci occupiamo di storia e di storie dimenticate, lo possiamo ricordare. Il piroscafo Principe Umberto che, tra il dicembre 1915 e l' aprile 1916, aveva contribuito all'immensa azione di salvataggio dell' esercito serbo, in rotta disperata dopo la sconfitta da parte degli austro-tedeschi, colò a picco in pochi attimi colpito da un sommergibile austriaco in mare Adriatico, a 15 miglia a sud ovest di Capo Linguetta. "La nave - ricorda una cronaca del Carlino del tempo - fu colpita nella parte poppiera alle 20,45 da un siluro lanciato dall'austriaco U-5  comandato dal tenente di vascello Friedrich Schlosser. S'inabissò in soli 7 minuti, causando la morte tra i flutti di 1.774 soldati e 52 ufficiali. Si salvarono solo in 779. Per alcuni giorni il mare restituì centinaia di corpi sulla spiaggia di Valona, che furono seppelliti senza nome in un cimitero e trasferiti poi nel Sacrario ai Caduti d’Oltremare di Bari.

Nave Principe Umberto - cartolina postale austriaca

Gli austriaci celebrarono l'"impresa" dell'affondamento della Principe Umberto con questa cartolina

Dei 2605 militari italiani di truppa che trasportava da Valona a Taranto, da impiegare sul fronte dell' Isonzo, ne perirono quindi 1.926 dei quali tanti erano emiliano-romagnoli.
52 della provincia di Reggio Emilia, 75 della provincia di Modena, 6 della provincia di Parma, 52 della provincia di Bologna, 8 della provincia di Ferrara, 5 della provincia di Ravenna, 46 della provincia di Forlì Cesena, 14 della provincia di Rimini. Morì anche il migliore corridore ciclista di Reggio Emilia Dante Davoli era nato a Reggio Emilia il 10 luglio 1893 ed era Caporale del 55° Reggimento Fanteria Brigata Marche.
Questi i militari nativi di Reggio Emilia e provincia caduti, tra cui ben cinque del nostro Appennino: Cornioli Pietro (Carpineti), Ceccarelli Michele Arcangelo (Castelnovo Monti), Conti Ascarino (Ciano d'Enza), Bolioli Bonaventura (Collagna), Puglia Giuseppe (Ligonchio), Prini Domenico (Toano), Notari Luigi (Viano), Baroni Sante (Villa Minozzo), Capitani Giuseppe (Villa Minozzo), Coloretti Narciso (Villa Minozzo)

Gli austriaci celebrarono l'"impresa" dell'affondamento della Principe Umberto con questa cartolina

Un'immagine reale della nave Principe Umberto

Questi tutti i caduti reggiani:

Incerti Giacomo (Albinea)
Schiatti Pietro (Albinea)
Corradini Giuseppe (Bibbiano)
Sartori Nino Ugo (Bibbiano)
Martelli Sante (Boretto)
Bottazzi Adelchi (Cadelbosco Sopra)
Casoli Aberaldo (Cadelbosco Sopra)
Fontanesi Arturo (Cadelbosco Sopra)
Galeotti Giovanni (Campagnola)
Cornioli Pietro (Carpineti)
Catelani Silverio (Casalgrande)
Lucchi Giuseppe (Casalgrande)
Pifferi Augusto (Castellarano)
Rivi Riccardo (Castellarano)
Ceccarelli Michele Arcangelo (Castelnovo ne' Monti)
Davoli Giuseppe (Cavriago)
Conti Ascarino (Ciano d’Enza)
Bolioli Bonaventura (Collagna)
Carretti Arturo (Correggio)
Tondelli Erminio (Correggio)
Bigi Arnaldo (Gualtieri)
Ballabene Pietro (Fabbrico)
Ferrari Riccardo (Guastalla)
Zanichelli Amilcare (Guastalla)
Zanichelli Antonio (Guastalla)
Puglia Giuseppe (Ligonchio)
Iemmi Luigi (Luzzara)
Gombia Medardo (Novellara)
Zini Mario (Novellara)
Cocconcelli Demetrio (Poviglio)
Saccani Lino (Poviglio)

Catellani Alfredo (Reggio Emilia)
Corradini Artemio (Reggio Emilia)
Dallari Umberto Amedeo (Reggio Emilia)
Gradellini Umberto (Reggio Emilia)
Panciroli Ciro (Reggio Emilia)
Rabitti Umberto (Reggio Emilia)
Seligardi Primo (Reggio Emilia)
Bizzarri Augusto (San Martino in Rio)
Dallaglio Clinio (San Polo d'Enza in Caviano)
Donelli Aristodemo (Sant’Ilario d'Enza)
Beghi Geminiano (Scandiano)
Campani Natale (Scandiano)
Ferrari Pietro (Scandiano)
Prampolini Adolfo (Scandiano)
Prini Domenico (Toano)
Notari Luigi (Viano)
Baroni Sante (Villa Minozzo)
Capitani Giuseppe (Villa Minozzo)
Coloretti Narciso (Villa Minozzo)Si segnala che tra i Caduti figura anche il capitano Mario Saccozzi, nato a Modena da una famiglia di Correggio, ma residente a Reggio Emilia. Suo padre era il Direttore del Manicomio Giudiziario di Reggio Emilia cui scrisse per esprimergli le sue condoglianze il celebre detenuto Giuseppe Musolino.
Pochissimo venne scritto e divulgato all' epoca per via della censura di guerra e sicuramente molte delle famiglie dei 259 emiliano-romagnoli periti in 7 minuti tra i flutti non hanno mai conosciuto la verità, magari qualcuno si trova sepolto in qualche piccolo cimitero d' Albania.

(Mario Guidetti, Roberto Zalambani, Pierluigi Roesler Franz, consiglieri nazionali Ordine dei Giornalisti)

QUEL PIROSCAFO CHE TRASPORTAVA LE TRUPPE
Il Piroscafo Principe Umberto (Navigazione Generale Italiana) venne varato nel 1908; utilizzato perlopiù per rotte tra l’Italia e il Sud America, dal 1916 venne adibito al trasporto truppe. La fatidica sera dell’8 Giugno, c’erano ben 2 sommergibili austriaci sulla rotta del Piroscafo; furono utilizzati tutti mezzi di soccorso a disposizione, soprattutto provenienti dalle imbarcazioni della restante flotta, ma il Piroscafo affondò in pochi minuti. Quasi tutte le testimonianze dei sopravvissuti sono concordi nel riferire che molti tiranti delle scialuppe di salvataggio si ruppero prima che le stesse fossero calate in acqua; rimasero in acque circa due ore prima di essere recuperati dallo Jonio e dalle siluranti. Successivamente furono imbarcati sulla nave ospedale Albaro, per le cure.
Ulteriori info qui: Pietredigrandeguerra
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Un Commento

  1. Complimenti per il pezzo sulla Principe Umberto. Segnalo che sul tragico evento pubblicai un articolo con Alfio Moratti sul n. 106-2008 di Ricerche Storiche. A seguito di ulteriori ricerche e notizie avute ora in Albi Memoria registriamo 57 reggiani, comprendendovi anche alcuni nati fuori provincia, poi cittadini reggiani annoverati anche negli albi/monumenti comunali (es. il capitano Mario Saccozzi, nato a Modena, Beani ed altri). Da Albi Memoria potete copiare l’elenco completo, ricercando in Albo Caduti GG, impostando solo “principe Umberto” nella casella note. Lieto comunque di sentirvi, resto a disposizione. Con i più cordiali saluti.

    (Amos Conti)

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