Danni da fauna selvatica: aperto bando del Psr per la prevenzione

È stato approvato nei giorni scorsi il bando relativo all’operazione 4.4.02 che dà attuazione agli interventi previsti nel Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 per la prevenzione dei danni da fauna e per il quale sono stati messi a disposizione 1.510.000 euro.

«I beneficiari della misura – commenta Giuseppe Simonazzi, responsabile Psr di Coldiretti Reggio Emilia - sono tutti gli imprenditori agricoli con una posizione regolare. I costi ammissibili sono quelli per la creazione di protezioni con recinzioni, ma anche protezioni elettriche, acustiche e visive con caratteristiche tecniche e modalità di applicazione ben definite dal bando ed infine l’acquisto dei cani da guardiania. Il bando rientra nell’ambito delle azioni che prevedono investimenti che non danno luogo ad aumenti di redditività ma che sono finalizzati a migliorare la convivenza tra la fauna selvatica e l’attività agricola».

«La convivenza tra agricoltura e fauna selvatica – commenta Assuero Zampini direttore della Coldiretti reggiana – è costata nell’ultimo anno al mondo agricolo della nostra regione oltre 2,3 milioni di euro di danni da animali selvatici, e sono numeri per difetto della lotta quotidiana che gli agricoltori dell’Emilia Romagna conducono per salvare campi e allevamenti da animali ormai fuori controllo».

A rischio – spiega Coldiretti Reggio Emilia – sono gli allevamenti di pecore e capre colpiti da lupi e da cani rinselvatichiti che solo nell’ultimo anno hanno ucciso oltre 300 pecore, ma non mancano i danni indiretti per gli allevamenti bovini a causa di danni alle colture foraggere e ai cereali, e per i prodotti frutticoli, sottoposti tutti i giorni agli attacchi degli uccelli, e a molti prodotti orticoli danneggiati dalle nutrie.

I campi di mais, grano e il foraggio sono danneggiati soprattutto da cinghiali, ormai fuori controllo. Branchi di questi animali scorrazzano indisturbati nei campi danneggiando i cereali e i prati-pascolo rendendo inutilizzabile il foraggio, alimento fondamentale per gli allevamenti che producono Parmigiano Reggiano per cui fondamentale è l’utilizzo di foraggere provenienti dal territorio regionale. I danni da cinghiale indennizzati nell’ultimo anno hanno superato i 700 mila euro di valore, un dato inferiore ai reali danni prodotti da questi animali. Anche perché la loro rapida diffusione su tutto il territorio crea situazioni di pericolo perfino sulle strade. Secondo i dati dell’Asaps, Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, nel 2015 ci sono stati in Italia 214 episodi gravi di incidenti di animali stradali, di cui 171 con animali selvatici, in cui hanno perso la vita 18 persone e 145 sono rimaste ferite.

La situazione dei danni è grave anche per la frutta sottoposta agli attacchi degli uccelli. Corvi, storni, ghiandaie, piccioni procurano danni per 500 mila euro.

Un discorso a parte meritano le nutrie, animali completamente estranei al territorio dell’Emilia Romagna che hanno ormai colonizzato più dei due terzi del territorio regionale (71%), fino a raggiungere, secondo le stime di Coldiretti, il rapporto di una nutria ogni cinque abitanti, con danni diretti alle colture agricole (foraggi e ortaggi, soprattutto cocomeri e meloni) per 173 mila euro. I danni più rilevanti provocati da questi animali riguardano però gli argini dei canali e dei fiumi, provocando smottamenti e causando esondazioni che mettono in pericolo anche mortale persone e abitazioni.

«Ben vengano i bandi per sostenere la prevenzione dei danni – continua Zampini – ma è necessario intervenire con urgenza nei provvedimenti di contenimento della fauna ed in particolar modo delle nutrie ormai escluse dalla categoria della fauna selvatica e riconosciuta come ‘specie nociva’ dalla stessa normativa nazionale. La giunta della Regione Veneto ha aperto, senza tanti giri di parole, la ‘caccia alle nutrie’ predisponendone l’eliminazione totale nei prossimi tre anni. È ormai inderogabile un piano regionale di eradicazione di questo animale infestante e dannoso».

 

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2 Commenti

  1. Buongiorno. Leggendo l’articolo, per l’ennesima volta, apprendo con rammarico che paia che la fauna selvatica provochi danni solo agli agricoltori. Io, come molti altri abitanti delle nostre zone rurali appenniniche, sono un privato che nel corso degli anni ha realizzato un piccolo frutteto per uso familiare e piantumato diverse specie per abbellimento che la fauna selvatica, ciclicamente, prende di mira rovinandole e, nel caso dei meli, attaccati dai cervi, totalmente distrutti. Mi chiedo per quale motivo si reintroducano animali selvatici senza prima accertarsi dei danni che questi possano provocare, per poi risarcire solo una categoria. E’ una vergogna, in quanto tali animali sono proprietà dello Stato e lo Stato, a noi privati, non riconosce nemmeno gli strumenti di protezione (non pretendo indennizzi, sia chiaro). Spero che molti altri cittadini, nella mia stessa condizione si indignino, auspicando che qualcosa possa cambiare. Cordiali saluti

    (Davide Negri)

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  2. Gentile signor Negri, la veda anche al contrario: l’introduzione degli animali selvatici ha un senso ed anche una funzione biologica, non si tratta solo di “abbellimento – ripopolamento” causale. Giusto che lei si faccia un frutteto, ma giusto anche che essendo in montagna e sapendo degli animali selvatici, si preoccupi della protezione con una valida recinzione. Gli animali non “sono” dello Stato, sono patrimonio di tutti!

    (Commento firmato)

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