Beleo. Per chi suona la campana. Per che cosa

Riceviamo e pubblichiamo.

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BeleoNon so quante volte sono venuto qui a Beleo, all’oratorio. Ogni volta sono preso da sentimenti contrastanti di gioia, di tristezza e di serenità.

Che sia un luogo speciale è evidente: basta guardarsi intorno.

È speciale per la sua storia. La chiesa è Matildica una delle cento chiese che la Grancontessa costruì in una sola notte. È speciale per la natura, per il paesaggio e per l’ambiente.

Ma questo posto è soprattutto speciale per l’opera straordinaria degli alpini. Hanno recuperato la chiesa, si preoccupano di gestire e di mantenere questi spazi nel modo in cui li potete vedere adesso. Certo questo rende speciale questo luogo. Beleo rappresenta il saper fare degli alpini della loro capacità nell’intervenire, segno tangibile permanente del loro essere cittadini attivi e disponibili

Beleo è anche luogo della memoria. La memoria degli alpini caduti in guerra, quelli che non sono tornati. Anzi come dicono loro, forse con un po’ di pudore, che sono andati avanti. Non è un monumento che celebra le grandi battaglie alpine, non si esaltano gli atti eroici o la gloria dei campi di battaglia.

Si rende omaggio a dei ragazzi, a dei figli, a dei fratelli, a dei padri spediti in guerra, inviati in luoghi che non conoscevano a combattere un nemico che non conoscevano. Contro altri ragazzi, altri figli, altri fratelli e altri padri. Andavano a morire senza sapere perché.

La guerra mette, semplicemente, gli uomini contro.

Beleo è luogo della memoria. È luogo dell’omaggio e del rispetto riverente verso questi ragazzi che qui hanno nome, una data di nascita, una terribile data di morte e il luogo in cui avvenuta. Nei giorni scorsi ho letto i nomi sulle steli. Ho trovato il nome di Attilio Sala classe 1889 morto nel 1916 sul Carso a 27 anni e subito dopo, un altro Attilio Sala nato nel 1916 morto nel 1943 in Grecia. Erano forse fratelli l’uno senza sapere dell’altro? Una famiglia forse ha perso in guerra il primogenito e l’ultimogenito? Oppure erano uno figlio dell’altro, nato l’uno dopo la morte dell’altro per poi ripeterne tragicamente il destino?

Con questi nomi potremmo andare avanti per altre 470 volte raccontando di persone morte in luoghi che forse non esistono più come la quota 393. Penso ad una collinetta che non so dove sia, dove qualche stratega dell’esercito, magari cerchiandola in rosso, ne abbia ordinato la presa. Per il generale era una sottile linea rossa sulla carta; per centinaia di ragazzi il luogo della morte.

Qui la guerra viene colta nella sua dimensione reale: in guerra si uccide, muoiono delle persone.
Il loro nome, la loro l’età rendono assolutamente drammatica ed evidente che cosa è la guerra.
Padri che seppelliscono i figli, figli che seppelliscono anzitempo i padri, qualche volta prima ancora di vedere la luce.

Mi immagino che da Beleo, da questi ragazzi, si elevi un potente messaggio contro la guerra che ci dice di vivere in pace.

Beleo è dunque un potente inno alla pace anzi è un monumento naturale alla pace, rappresentato da quei nomi, costituito da quei ragazzi.
Trovo straordinaria l’idea di completare questo luogo con una campana. I suoi rintocchi rappresentano una sorta di silenzio fuori ordinanza. Il suono della campana che si diffonde lungo queste valli sostiene quell’inno alla pace.

Le cose non avvengono per caso. Devono essere pensate, finanziate e poi costruite. L’oratorio con tutto quello che significa, è stato realizzato grazie all’impegno degli alpini della provincia, e soprattutto, grazie alla straordinaria dedizione degli alpini dei gruppi di Casina. Vi ringrazio di cuore. Avete reso questo luogo veramente speciale.

Saluto tutti gli alpini con l’augurio di continuare ad essere sempre presenti con quella competenza e grandissima umanità che vi caratterizza e vi ringrazio per quello che avete fatto ma soprattutto per quello che ancora dovrete fare. Non arrendiamoci mai!

(Gianfranco Rinaldi)

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2 Commenti

  1. Bellissimo e toccante evento; Beleo per tutti gli Alpini, ma in particolare per quelli reggiani, è un luogo sacro e realizzare in questo luogo un monumento che ogni giorno al calar della sera ci ricordi chi ha dato la propria vita per la nostra libertà è stata una un’idea grandiosa. E’ stata chiamata la campana della memoria, del ricordo; ma non è solo questo, questa campana vuole essere un monito per tutti al fine di evitare che la storia si ripeta come spesso capita. Visto cosa rappresenta questo luogo e visto che la storia si inizia ad apprenderla nelle scuole, ANA, Amministrazioni e i signori presidi dovrebbero incentivare le scuole ad andare a Beleo, a vivere una pagina di storia vera, a leggere su quelle steli i nomi di tanti alpini caduti per gli ideali di Patria e di libertà e se ad accompagnarli sarà un “vecio” alpino questa pagina di storia gli resterà incisa nella loro memoria. Bravi alpini.

    (Lino Franzini)

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  2. Al bell’intervento di Lino Franzini mi associo con un ricordo di mio zio e mio omonimo, alpino in Russia, che tanto si impegnò perchè l’Oratorio di Beleo venisse dedicato agli Alpini caduti della nostra provincia. Commovente il discorso di Gianfranco Rinaldi al quale va tutta la mia stima.

    (Gino Virgilli, presidente Confcommercio)

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