Bettino, da riconsiderare: “Reggio lo ricordi”

Riceviamo e pubblichiamo.

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In morte di Bettino Craxi (Milano 24 febbraio 1934 – Hammamet 19 gennaio 2000).

Il 19 gennaio saranno trascorsi ormai diciassette anni dalla morte di Bettino Craxi e molta acqua è passata sotto i ponti. Ormai tutti (o quasi) lo giudicano uno statista italiano e un uomo politico di prim’ordine e che invece diciassette anni fa era valutato un corrotto che si era sottratto alla giustizia italiana.

Ogni epoca ha il suo tribunale. Quello dello storia finirà definitivamente per porre Bettino Craxi tra gli uomini politici italiani e i presidenti del Consiglio migliori, non esente da difetti e anche da colpe, come tutti. Ma sottoposto a indagini e a condanne per un finanziamento illecito che riguardava tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica, Lui “non poteva non sapere” mentre altri che comunque avevano incamerato finanziamenti illeciti sono usciti indenni perché ”potevano non sapere”!

Mentre oggi i partiti che avevano il compito di fondare un nuovo ordine politico stanno affondando nel mare del carrierismo e dell’opportunismo tra “trasmigranti voltagabbana”, guerre di potere e di clan, noi siamo invece orgogliosi di appartenere ad una storia. Oggi i partiti si vantano di non averne alcuna. Come se fosse possibile essere completamente nuovi e non invece ognuno figlio del proprio passato. Eravamo e siamo orgogliosi di appartenere alla luminosa storia del socialismo riformista e liberale italiano. Di quello che partendo da Turati e Prampolini, (sì Prampolini che era socialista e che nessuno può espropriare alla storia del socialismo reggiano) e… arriva fino a Craxi.

Noi, socialisti, abbiamo avuto netta la sensazione nel biennio 1992-94 che ci si dovesse vergognare di aver avuto ragione nella storia. Di avere combattuto la versione autoritaria del socialismo che era appunto il comunismo e di avere proposto l’unica sua versione tuttora viva e vegeta che è quella democratica occidentale.

Noi chiediamo oggi di valutare ancora la proposta di dare a Craxi un segno di ricordo  a Reggio Emilia. Non pensiamo di dovere discutere il Craxi uomo, che avrà commesso i suoi errori. Ma Crispi e Giolitti che oggi sono ricordati a Reggio Emilia con importanti intestazioni di vie del centro, sono stati inquisiti e condannati dalle magistrature del loro tempo. E Crispi anche dalla storia dopo le stragi in Africa e le repressioni in Italia. Restano però uomini politici di primo piano al di là delle loro posizioni, delle loro responsabilità ed errori. E che dire di Palmiro Togliatti, la cui certa responsabilità nella eliminazione fisica dell’intero gruppo dirigente del partito operaio polacco (e non solo) è stata certificata da Bocca nel suo vecchio libro.

L’aver avuto problemi con la magistratura non cambia il giudizio sull’uomo politico, e l’aver avuto gravi responsabilità nelle vicende più delicate del Novecento non è stata ragione sufficiente per impedire a uomini politici italiani di ottenere quel che oggi è invece negato a Craxi.

E’ quello che alcuni fanno finta di non capire. Anzi alcuni lo capiscono benissimo. Forse ancora in alcuni c’è la condanna non del Craxi uomo, ma del Craxi politico. Proprio di quell’esponente che invece noi riteniamo fu essenziale per la democrazia e la sinistra italiane. Craxi ha anticipato Blair e ha capito per primo in Europa che la vecchia idea socialista se non è contigua coi valori del liberalismo è spenta.

E ha capito per primo che una politica economica senza un patto sociale (ricordate il referendum sulla scala mobile) è monca e iniqua. E che una politica estera contro Israele o contro i palestinesi è folle. Soprattutto per l’Italia. Che Craxi intendeva come una potenza occidentale alleata ma autonoma dagli Stati Uniti, come l’episodio di Sigonella e la condanna dei bombardamenti di Tripoli e Bengasi del 1986 testimoniano. E’ questo Craxi che vogliamo ricordare oggi.  Un Craxi che avrebbe avallato la no fly zone ma sicuramente non le operazioni militari in Libia del 2011, bombardamenti che hanno portato alla disgregazione politica di quel paese. Craxi, un italiano che non piegò mai il capo dinanzi alle ingiustizie ed alla prepotenza straniera. L’amico di tutti i popoli oppressi dalle dittature, di tutti i popoli che cercano la loro autonomia. La sua venerazione per Garibaldi non era certamente casuale. Amico di Peres ma anche di Arafat, amico di Felipe Gonzales quando il leader socialista spagnolo era in Italia negli anni del franchismo, amico di Mario Soares quando il socialista portoghese era alle prese col salazarismo. Amico e protettore di Jiri Pelikan e dei dissidenti cecoslovacchi, di Solidarnosc  e della resistenza polacca al comunismo. Come degli eredi di Allende e quando si recò in Cile per primo tra i socialisti europei, subito dopo il colpo di stato del settembre del 1973, ebbe accenti di forte commozione.

Vorremmo ricordare questo straordinario uomo politico, senza enfasi ma anche senza dimenticare che venti anni prima, profetizzava quello che è l’Europa oggi. Infatti scriveva: “…sarà in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre il governo italiano sarà costretto a rinegoziare i trattati, perché diventati obsoleti e pericolosi”. Craxi aveva anche preconizzato e l’attuale situazione lo dimostra, che “la politica avrebbe perso credibilità, lo Stato si sarebbe indebolito e che  sarebbero prevalse le scellerate regole della finanza e degli oligarchi”.  Craxi pensava sempre al futuro, perché si aggrappava alla speranza di poter tornare nella sua Patria da uomo libero.

Vorremmo ricordare che a questo straordinario uomo politico il Governo italiano di allora (Presidente D’Alema – confessiamo: abbiamo un rigetto nel pronunciarne il nome) rifiutò il salvacondotto per potersi curare in Italia. Craxi sarebbe ancora vivo. Da morto, quello stesso Governo “ipocritamente” offrì  poi il funerale di Stato, cosa che la famiglia ed i socialisti rifiutarono.

Craxi aveva dedicato al nostro Paese tutta la sua vita, sin dalla più giovane età, e non ha mai accettato di essere trattato come un delinquente comune, considerando quanto gli era accaduto come una vera infamia. Come tutti anche lui commise errori e sottovalutò situazioni e però pagò il prezzo più alto. Anzi fu il solo che pagò un prezzo. Molti vogliono invece dimenticare e risponderanno a questo nostro scritto affermando che Craxi era un corrotto, un latitante”. Per loro poco importa la  sentenza postuma della Corte di Strasburgo che condannò la giustizia italiana per aver violato ripetutamente norme, quelle del Giusto Processo, scolpite nel nostro ordinamento legislativo.  Un morto non ha più diritto alla revisione processuale che avrebbe consentito di ristabilire la verità vera su Bettino Craxi. Oramai solo la politica ed il tribunale della storia potranno scrivere pagine di giustizia. E la storia renderà onore e merito ad un uomo che giace in una tomba, nella nuda terra, nel cimitero cristiano di Hammamet rivolto verso l’amata Italia, verso la Patria; sulla tomba la scritta “La mia libertà equivale alla mia vita”.

(Mario Guidetti, Ivaldo Casali, Livio Belli)

 

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20 Commenti

  1. Onore a Craxi. Fu, come giustamente ricordato, l’unico uomo politico italiano dopo il 1945 ad anteporre gli “interessi nazionali” alla sudditanza nei confronti dell’occupante americano a Sigonella. E questo gli Usa non lo hanno mai dimenticato. Forse anche da quell’episodio nacque “mani pulite”.

    (Angelo Riccobaldi, esule in patria)

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  2. Complimenti per il bel ricordo e alcune considerazioni a supporto: per Reggio Emilia Craxi era “un po’ troppo poco di sinistra” anzi, era contro “una certa sinistra”, quindi, difficilmente si ricorderanno di lui. Credo che, in quest’ottica, vada letto anche il diniego di D’Alema alle cure in Italia. In compenso a Cavriago abbiamo il busto di Lenin, che ne ha fatte più di Bertoldo in Francia, ma “da sinistra”, quindi, legittimato ad eroe.

    (Commento firmato)

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  3. Nell’ultimo capoverso della lettera ci sono quattro parole, ossia “questo straordinario uomo politico”, che sintetizzano la caratura di uno statista che aveva saputo unire idealità e pragmatismo, tenere alti prestigio ed immagine del nostro Paese a livello internazionale e aveva altresì intuito cosa ci avrebbe riservato il futuro sul piano sociale, economico, ecc., ma venne nondimeno additato come un “nemico” da parte di chi si riteneva depositario della “verità politica” e unico detentore del “politicamente corretto”.

    (P.B.)

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  4. Craxi è stato condannato in via definitiva per corruzione. Latitante dal 1995 fino alla sua morte. La sentenza postuma della Corte di Strasburgo riguarda la gestione delle sue intercettazioni telefoniche; non mi pare cambi la sua posizione nei confronti della giustizia. Comunque mi fa piacere che per Voi sia un mito!

    (Christian Vignali)

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  5. Christian ci “concede” perlomeno di tenercelo come un mito ed è comunque un bel passo avanti rispetto a quando, venticinque anni fa o suppergiù, chi stava col leader socialista era oggetto dei giudizi più aspri e pungenti – per usare un eufemismo – da parte dei “politicamente corretti” dell’epoca.

    (P.B.)

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  6. “Craxi ha anticipato Blair e ha capito per primo in Europa che la vecchia idea socialista se non è contigua coi valori del liberalismo è spenta.” Da questa affermazione si capisce quanto gli estensori dell’ articolo vivano in un mondo tutto loro. Il populismo vince proprio perchè l’ idea socialista non esiste più tanto si è fusa col liberalismo. Citare Blair poi, diciamo, pare parecchio azzardato dopo tutte le nefandezze che ha combinato. Stendiamo poi un velo sul resto. Comunque il tributo di Alfano la dice lunga sulla qualità della nostra classe di governo.

    (Ellebi)

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  7. Ci vuole un bel coraggio a mitizzare un uomo che ammisse: “Ero al corrente dei finanziamenti irregolari al partito fin da quando avevo i pantaloni alla zuava” proseguendo in questo comportamento per tutta la sua carriera, tanto che aveva collezionato numerose condanne definitive (dieci di carcere più altri 5) per corruzione Enel, Eni, fondi neri a Montedison e numerosi miliardi consegnati direttamente a lui dalle imprese che se volevano lavorare si dovevano comportare “in un certo modo”. In fondo non gli è andata neanche male: ha potuto vivere in Tunisia da uomo libero senza fare un solo giorno da carcere! Prima di parlare di Lenin e Togliatti è bene lavarsi la bocca e studiare la storia, non mi risulta che nessuno dei due abbiano mai fatto stragi, anzi hanno lavorato tutta la vita per migliorare la condizione degli operai e dei cittadini, con la rivoluzione uno e con gli scioperi l’altro. Condizioni di cui usufruiamo tutti noi ancora oggi.

    (Antonella Telani)

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  8. Mi viene il dubbio che “Ellebi” possa aver scambiato o confuso i “socialismi” con l’intendere da parte sua quelli molto “demagogici” e poco “concludenti” – salvo per le cose che stanno loro a cuore – che del “socialismo” si sono presi o attribuiti soltanto il nome, senza possederne l’anima, e tali entità politiche possono effettivamente alimentare il populismo, quando non vogliono affrontare i problemi o non sono in grado di farlo. Il socialismo riformista della stagione craxiana era ben altra cosa, improntato sul principio di soddisfare i bisogni dei meno fortunati e riconoscere nel contempo i meriti di chi sa guadagnarseli, e chi per anagrafe c’era anche allora ricorda sicuramente – se non è imbevuto di pregiudizio – che gli anni del suo governo furono vitali, prosperi e anche propulsivi. Non a caso la memoria di quei giorni sta mano a mano riaffiorando e più d’uno si sta ricredendo o sta financo rivedendo i giudizi ingenerosi che all’epoca ne aveva dato e anche questo fatto, io credo, la “dice lunga” sulla qualità e spessore di quel leader politico che sapeva “prendere di petto” situazioni delicate e complesse.

    (P.B.)

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  9. Ricordo lo slogan “una Milano da bere”. Durante i quattro anni di quel governo, durato dal 4 agosto 1983 al 18 aprile1987, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è passato dal 70% al 92%. “Una Milano da bere”, breve frase capace di esprimere un concetto in modo efficace e sintetico

    (Mv)

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  10. Se non ho frainteso le parole di Antonella avrei qualche dubbio circa l’idea che la rivoluzione e gli scioperi rappresentino gli strumenti più idonei a “migliorare la condizione degli operai e dei cittadini” al punto da renderli permanenti, anziché considerarli una contingenza ascrivibile ad un determinato momento o ad una particolare fase storica. Io non so se di quella rivoluzione e stagione “usufruiamo tutti noi ancora oggi”, ma so che c’è chi non la pensa affatto così, anzi ragiona all’opposto, e in ogni caso io preferisco il riformismo, ossia le trasformazioni graduali e progressive, anche perché mi sembrano ottenere risultati più solidi e stabili, e permettere altresì dei correttivi, semmai si rendessero necessari. Il riformismo è stata la strada “maestra” seguita dai socialisti del primo Novecento, che non a caso si staccarono dai massimalisti e alla quale cercarono di rimanere sempre coerenti pur tra imperfezioni e difficoltà, e di tale “pensiero” Craxi è stato erede, rendendosene interprete e “paladino” nell’ultima parte del secolo che ci siamo lasciati alle spalle.

    (P.B.)

    Rispondi
  11. “Dovevo ricevere il denaro che Carnevale o Prada mi consegnavano e portarlo all’onorevole Craxi. Infatti, a partire dal 1987 e fino alla primavera del 1991, ho avuto modo di ricevere dai predetti 7 o 8 miliardi complessivamente e ogni volta (salvo in un paio d’occasioni in cui li ho consegnati direttamente a Natali) li ho portati negli uffici dell’onorevole Craxi di piazza Duomo 19, a Milano, depositandoli nella stanza a fianco della sua […]. Posavo la borsa o il plico sul tavolo e la Enza [Tomaselli, la segretaria di Craxi] lo ritirava. Non le ho mai detto nulla, alla consegna, perché era assolutamente scontato di che cosa si trattasse […]. Ho raccolto 7-8 miliardi di tangenti sulla Metropolitana e in buona parte sono finiti personalmente a Craxi. Portavo i soldi al quarto piano di piazza Duomo 19. Ero io a confezionare il pacchetto, utilizzando buste marroncine. A volta le posavo sul tavolo della segretaria, a volte le lasciavo sul tavolo della camera di riposo di Bettino” Brano tratto dai verbali dell’ interrogatorio dell’archittetto Silvano Larini processualmente acclarato come portatino di mazzette. Intitoliamo pure una via a Craxi ma contestualmente togliamo per decenza quelle intitolate a Berliguer, Gramsci, Impastato, ai partigiani caduti per la Libertà. Caro “P.B.” diriga i suoi sforzi verso miglior causa.

    (Ellebi)

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  12. Visto che “Mv” è entrato in argomento andrebbe allora completato il quadro dei dati, aggiungendo ad esempio quello sull’inflazione, la quale scese da valori superiori al 16%, o decisamente più alti secondo altre fonti, fino al 4.6% – durante quel quasi quadriennio – un bel salto all’ingiù che ha di certo fatto bene alla nostra economia (salvo che “Mv” non sia di parere diverso a quest’ultimo riguardo, e abbia in merito le giuste argomentazioni). Quanto al rapporto debito pubblico e prodotto interno lordo, io ho indici inferiori di qualche punto rispetto al 92% che dice “Mv”, ma forse dipenderà anche qui dalle rispettive fonti e in ogni caso, al di là delle differenti percentuali risultanti a ciascuno di noi, andrebbero valutati a mio avviso altri elementi o parametri, vedi il sapere come si ebbe a formare il maggior debito e in che misura vi concorsero i vari pezzi del sistema pubblico, attraverso le rispettive spese e c’è anche chi distingue tra spese più o meno produttive, o fa distinzione tra creditori nel senso che parla di “debito interno” e “debito esterno”. Riporto tali sintetici concetti da profano della materia, ma essendone in qualche misura interessato mi capita di seguire l’opinione di chi figura come esperto, o sembra comunque averne dimestichezza e anche di recente – di fronte ad un rapporto Debito/PIL che ha ormai superato il 130% – mi pare di aver sentito parlare di politiche espansive, a motivare un aumento del debito che in seguito potrebbe però avere benefiche ricadute sull’economia e sui conti pubblici, stando appunto a detta tesi, per dire che quando si affrontano questi argomenti le nude cifre possono non bastare per interpretarli in maniera compiuta.

    (P.B.)

    Rispondi
    • La ringrazio di aver parlato di “altre fonti” e non di “pregiudizi”. Per quanto riguarda l‘inflazione, altre fonti, dicono che il ribasso del prezzo del petrolio, passato in quei quattro anni dai 30 ai 18 $ al barile, (riduzione del 40%), abbia influito non poco sulla riduzione dell’inflazione. Sì, sarebbero molti, davvero tanti, i dati da analizzare per aver un quadro completo, ma voglio fermarmi qui, per restituire garbo.

      (Mv)

      Rispondi
  13. A proposito di “dirigere i propri sforzi…”, se anche “Ellebi” volesse fare altrettanto indirizzandoli a consultare il numeroso e vario materiale disponibile su quell’epoca, parte del quale prodotto anche in tempi recenti col senno del poi, come si dice, e rintracciabile altresì abbastanza facilmente e lo facesse soprattutto a trecentosessanta gradi, non concentrandosi cioè su uno o qualcuno dei protagonisti di allora, vi troverebbe molto probabilmente elementi e notizie piuttosto interessanti per capire meglio le vicende di quegli anni, e fors’anche dei giorni nostri.

    (P.B.)

    Rispondi
  14. Esule era Sandro Pertini, latitante Bettino Craxi!

    (Ugo Ugolotti)

    Rispondi
  15. Lascio le sue convinzioni all’autore dell’ultimo commento che parla di “latitante”, ma è abbastanza noto che, ad Hammamet, Craxi era conosciuto come il Presidente – monsieur le president – e penso sia tuttora così, una forma di innegabile stima e rispetto che vorrà pure dir qualcosa (anche per chi rimane molto critico nei suoi confronti).

    (P.B.)

    Rispondi
  16. Bravo signor Ugolotti, un conto è essere esule per difendere i principi di libertà ed uguaglianza, onore e dignità, altro è essere latitante per non essere braccato dalla giustizia e dai magistrati e finire in carcere. Craxi ha offeso la memoria di Filippo Turati, Pietro Nenni, Arturo Labriola, Sandro Pertini, quelli sì che erano socialisti e riformisti. Capivano i bisogni della popolazione e si adoperavano in governo per ottenere le migliori condizioni contro la povertà e l’oppressione. Cosa che non ha mai fatto l’ultimo socialismo degli anni Ottanta, quando si alleava con la Democrazia Cristiana o con il Movimento Sociale a seconda di chi conveniva di più. Stendiamo un velo pietoso. Sa, signor “P.B.”, le favole si possono raccontare ai giovani, non a chi come me negli anni Sessanta e Settanta lottava per avere quei diritti di cui, ripeto, usufruiamo ancora oggi e cioè tutte le conquiste sociali ottenute nei decenni scorsi, che non te le regalavano la DC o il PSI o la destra sempre reazionaria, ma te lo dovevi conquistare con la lotta sindacale, magari morendo in piazza come è accaduto in tante parti del nostro Paese es. piazza Martiri della Libertà a Reggio Emilia). E guarda caso in queste piazze c’erano solo bandiere rosse, non garofani vari, più intenti a fare pastette e intrighi politici che ad aiutare la classe operaia e borghese. Dignità socialista? Ma se non ha neanche il coraggio di pubblicare suo nome!

    (Antonella Telani)

    Rispondi
  17. Alla signora Antonella, secondo la quale non ho neanche il coraggio di firmarmi, vorrei dire che più dei nomi di chi scrive – che peraltro sono ben noti alla redazione e dunque nessun anonimato – dovrebbe interessare a chi legge il contenuto di quanto trova scritto, e non a caso Antonella ha replicato alle mie precedenti considerazioni pur senza conoscere le mie generalità, anche con toni che mi permetto di definire abbastanza duri e ostili, se non acidi, e nel leggere le sue parole mi sono tornate alla mente le piazze urlanti e “forcaiole” di un quarto di secolo fa, che inneggiavano per l’appunto al carcere ma che non mi sembra abbiano portato a grandi risultati (qui ognuno ha ovviamente la propria opinione). Riguardo al socialismo degli anni Ottanta, toglierei il “velo pietoso” anziché stendervelo, contrariamente a quanto propone Antonella, e osserverei invece con attenzione quel socialismo che gettava le basi per affrontare il futuro in maniera “riformista”, con un forte senso di identità e orgoglio nazionale, unito a grande solidarismo coi popoli in difficoltà di diversi continenti, “doti” di cui Craxi ha dato ampia prova sul piano internazionale e forse proprio per questa sua impostazione è stato così tanto osteggiato, ma a dire il vero i “nemici” dei socialisti hanno sempre cercato di dividerli facendo dal di fuori le graduatorie e collocando agli ultimi posti quelli tra loro che venivano ritenuti meno “rossi” e meno succubi al partito che dal 1948 era divenuto egemone nella sinistra italiana.

    (P.B.)

    Rispondi
  18. Sì, un “un grande solidarismo coi popoli in difficoltà di diversi continenti…”. Vogliamo parlare della Somalia? Vogliamo parlare della giornalista Ilaria Alpi e del suo collega che furono uccisi per aver scoperto il traffico d’armi tra Italia e quel paese? E lo chiama riformismo? Signor P.B., difendere l’indifendibile è cosa assai ardua. Craxi ha ammesso tutte le accuse che i magistrati gli facevano, quindi non si arrampichi sugli specchi. Legga il libro “Tangentopoli…” di A. Giangrande e tanti altri sul genere. Leggere porta alla conoscenza e la conoscenza permette di non ripetere gli stessi errori. Sa dov’è il problema? E’ nel fatto che persone come lui ce ne sono state e ce ne sono ancora centinaia e centinaia dentro e fuori al parlamento. Persone indagate e condannate che sono ancora sedute là e che ancora noi continuiamo a mantenere. E’ questo che ti fa usare “toni duri e acidi”, mi creda!

    (Antonella Telani)

    Rispondi
  19. Non ho parole nel vedere accostato il riformismo con quanto accaduto in terra somala nel 1994, fatti che furono anche oggetto di esame e inchiesta da parte di apposita commissione parlamentare, e riguardo al solidarismo è arcinoto che Craxi si adoperò per quei popoli del Vecchio Continente ancora vittime, nella seconda metà del Novecento, di dittature o regimi autoritari e così fece pure nell’ambito del Sud America e mi sembra altresì innegabile il suo prodigarsi per l’altra sponda del Mediterraneo, testimoniato da azioni altrettanto conosciute (a meno di non girare il capo dall’altra parte, per non vedere). E d’altronde non potrebbe spiegarsi in altro modo l’alto e prestigioso incarico che nel dicembre 1989 ricevette dal segretario dell’ONU per le questioni relative all’indebitamento dei Paesi in via di sviluppo, cui seguì, nel marzo 1992, quello per i problemi dello sviluppo e per il rafforzamento della pace e della sicurezza e che dire dei funerali di Stato, su suolo italiano, che vennero proposti alla sua morte da un Governo notoriamente non a guida socialista, a comprova, io credo, che i “censori” di un tempo avevano dovuto in qualche modo ricredersi. Mi è rimasto impresso nella mente quanto scrisse qualche anno fa, sempre nell’anniversario della sua scomparsa, un quotidiano a tiratura nazionale, non di partito, che definiva il socialismo di Bettino Craxi come riformista, democratico e libertario, tre parole di non poco conto, a ben riflettere, ma debbo ritenere che io e Antonella, nella rispettiva ricerca della “conoscenza”, leggiamo cose piuttosto differenti tra loro e ci “abbeveriamo” a fonti diverse, ma del resto abbondano gli esempi di vicende storiche che hanno avuto letture e interpretazioni non uniformi, anzi talora molto difformi, a seconda di chi le ha vissute o raccontate.

    (P.B.)

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