Regione modello? “Non nella sanità o nel sociale dove sono stati tagliati tanti servizi essenziali”

Sanità e problemi connessi al centro dell'attenzione. In merito, riceviamo e pubblichiamo il seguente contributo.

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Spettabile redazione,

da alcuni giorni Rai Radio 1 ha iniziato un viaggio nella sanità italiana e, pur essendo pochi gli ospedali citati, in quanto il programma proseguirà, mi sembra giusto comunicare quanto è emerso, essendo partita la ricerca dall'Emilia.

Pochi giorni fa - quattro (cinque, ndr) - il primario del pronto soccorso dell'ospedale S. Orsola di Bologna ha dichiarato in diretta che non è più possibile lavorare, anche perchè a causa di molti tagli non ci sono abbastanza barelle o letti su cui appoggiare i malati. E' vero che c'è l'epidemia di influenza, ma, quando capita una emergenza, non si riesce più a gestirla.

All'ospedale di neuroscienze Bellaria hanno tagliato 300 posti letto. Per privilegiare i day-hospital.

A Ferrara - non ricordo quale ospedale - al pronto soccorso ieri (l'altro, ndr) si sentivano urla e pianti di persone in attesa da ore e giorni di essere ricoverati in letti che non ci sono più. Ho sentito un vecchio che, piangendo, diceva di essere lì da 6 - dico 6 - giorni e che, dopo una vita di lavoro, non si sarebbe aspettato un trattamento del genere. In provincia di Ferrara sono stati chiusi tre piccoli ospedali inutili...

E anch'io, alla luce di questi accadimenti nella felice e civile Emilia (dove sono molto aumentati i turisti) ho ''visto'' l'Appennino scendere a Reggio, a un pronto soccorso sempre pieno, e lì giacere, perchè sarà così. So che ora stiamo parlando del punto nascite ma tante sono le voci che asseriscono che questo è solo un inizio e la chiusura di tanti altri piccoli ospedali lo dimostra.

E questa è la regione modello, ma non nella sanità o nel sociale dove sono stati tagliati tanti servizi essenziali. Avete ritagliato un sistema che con le teorie di sinistra ha poco a che fare ma i vostri elettori, poichè la salute è bene primario, se lo ricorderanno.

(Paola Agostini)

 

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7 Commenti

  1. Gli ospedali in generale e i quelli piccoli in particolare sono come dei puzzle: da un reparto ne dipende un altro. Si vede bene la questione. Poi c’è un altro elemento da non trascurare: come dovrebbe essere un ospedale di montagna? Spesso si vorrebbe un modello da città nanificato, ma poi quando ci si scontra con la malattia e le relative problematiche il modello ideale finisce in soffitta. Da ultimo esiste un pregio che diventa difetto nell’esagerazione: eccessiva fiducia nella prospettiva tecnologica e nella tendenza dei dati. La scarsità ad esempio di pediatri è frutto dell’idea che i bimbi non sarebbero quasi più nati. Idea dei primi anni ’90. Non so se mi spiego.

    (Prospero Marazzi)

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  2. Cara Paola, ho sentito anche io il servizio. Non mi ha sorpreso, nel senso che i tagli sono ormai la triste realtà. Mi sorprende, e mi lascia amareggiato, lo spavaldo esternare di successi da parte degli amministratori, e qui è d obbligo precisare l’area politica: PD. Gli esempi a livello locale sono diversi, da Castelnovo ne’ Monti (Here) con la triade Giovanelli – Pignedoli – Bini (a quest’ultimo però bisogna riconoscere la diversa, a mio modo di vedere “natura”, che lo rende più… friendly e apprezzato!), a Casina, realtà che conosco meno bene, ma che primeggia in quanto a scollamento dalla realtà con precisa miopia a senso unico. Bonaccini, pochi giorni fa, ha descritto una realtà lavorativa regionale che vede solo lui. Ditemi se non dobbiamo farci un nodo al fazzoletto alle prossime elezioni!

    (MA)

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    • Gentile “MA”, sono d’accordo con il nodo al fazzoletto, necessario però è ricordarsi del fazzoletto alle prossime elezioni ed essere capaci di scegliere i futuri amministratori avendo ben chiaro nella mente e nel cuore quanto realizzato dalla classe politica uscente. E’ ora di scegliere i nostri amministratori senza più guardare le posizioni dei partiti, ma guardando ed esaminando con cura chi scegliamo per gestire e amministrare la “cosa pubblica”.

      (MB)

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  3. Dobbiamo riconoscere che per un po’ di anni la nostra regione è stata un buon modello di sanità pubblica, soprattutto per quanto riguardava la prevenzione. Le eccellenze vi sono state e continuano ad esservi in diversi grandi ospedali della regione. Poi vi sono sempre stati gli ospedali minori dove le persone hanno trovato cure ed effettuato interventi di chirurgia di routine, con altrettanti bravissimi medici e paramedici, dove sono nati moltissimi bambini allorquando le condizioni di mamma e bambino non imponessero un ospedale specializzato. Tutto questo non c’è più. La logica non esiste più. Cosa muova i politici di oggi a fare scelte così scellerate in campo sanitario sinceramente non lo capisco. Tutti in grandi centri per piccoli e grandi problemi di salute. Portare persone a compiere tanti chilometri al giorno per assistere cari ricoverati magari per la nascita di un figlio o nipote o per la rottura di un femore di un anziano, perché? Vorrei che fosse proprio l’assessore Nicolini, carissima Paola, a spiegarmelo con un confronto diretto con noi montanari, dove io faccio una domanda ed egli mi deve una risposta, dal momento che contribuisco al suo stipendio e a compensi ulteriori per obiettivi raggiunti, perché di un comunicato stampa non so che farmene. Certamente la sinistra non è più la sinistra, la destra non è più la destra, è solo confusione totale. Ma stiano in allerta i governatori, gli assessori e i vari dirigenti, perché avanti così non si può andare. E, magari, vuoi dire che la protesta non parta proprio da quei montanari che tanto vengono denigrati? Ho letto tutti i commenti relativi al nostro ospedale, ricordiamolo sempre, e concordo con un lettore che invitava tutti i sindaci della montagna a dimettersi. Dovrebbero portare tutti la loro fascia in Regione. Questo sarebbe già un buon segnale. Le iniziative sicuramente non sono mancate e continueranno. Suggerirei ai vari sindaci di accompagnare le cicogne a Bologna il 7 prossimo con la loro fascia. Gli impegni si posso posticipare. Grazie Paola della tua esposizione dove metti a nudo le paure di tutti.

    (Luisa Valdesalici)

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  4. La parola d’ordine è “centralizzare”, non si guarda più al malato come ad una persona, ma come ad un numero. Nell’ospedale S. Anna che per noi montanari è sempre stato un punto di riferimento, una sicurezza, negli ultimi tempi, probabilmente per direttive che partono dai vertici, si cerca di inviare i malati in altri ospedali. Attenzione, non solo le partorienti, ma anche pazienti con patologie non gravi che fino a poco tempo fa erano trattati sul luogo, creando un clima di incertezza e di paura. I montanari però pagano le tasse, come quelli di città ed hanno diritto di avere una cura nel loro territorio, assistiti dai loro cari. Spero anch’io che il 7 a Bologna ci siano anche i nostri sindaci, il loro ruolo ricordo è rappresentare i cittadini e questa volta la posta in gioco è troppo alta: è il futuro della nostra montagna.

    (P. Bianchi)

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  5. Tagli alla sanità? Ma sicuri che siano tagli e non aumenti di spesa? Sostenevo che fossero tagli (come certifica l’OCSE nelle sue statistiche periodiche) in un altro commento sempre qui su Redacon, ma sono stato prontamente smentito con numeri diversi. In realtà, qualunque siano in numeri, la spesa sanitaria cala, in percentuale sul PIL, e così è previsto dal Governo anche nei prossimi anni. Detto questo, leggo che “la sinistra non è più la sinistra, la destra non è più la destra, è solo confusione totale”. Che è vero, ma sotto c’è una logica ben precisa. La sinistra ha fatto un “patto col diavolo” per andare al governo, quando era da decenni all’opposizione. Il diavolo era il liberismo economico, sotto forma di moneta unica e trattati europei. E quindi, è vero, non c’è più destra e sinistra, perché la sinistra fa politiche di destra. C’è un modo, oggi, per uscire dalla confusione: guardare chi sostiene l’Euro e i trattati, e chi vuole uscirne. Stare nell’Euro vuol dire fare politiche di austerità: taglio della spesa pubblica e dei servizi correlati, e quindi privatizzare, per chi ha i soldi. Osservate chi sostiene l’Euro e chiede “più Europa”, oppure un’altra Europa (che non esiste, finché c’è l’Euro), oppure un’Europa “a due velocità”. E’ sempre la stessa austerità che, in fondo, significa taglio dei salari per i lavoratori e aumento dei profitti della finanza e del capitale. Ha dichiarato Warren Buffett (nel 2011 era il terzo più ricco del mondo): “La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l’ha vinta”. Purtroppo, questa sinistra ha perso di vista gli interessi dei lavoratori (cioè della stragrande maggioranza dei cittadini) e contribuisce – che lo capisca o no – ad aumentare i profitti dei vari Warren Buffett. L’Emilia, probabilmente, è ancora una regione modello, nel senso che sta cercando in tutti i modi di evitare il collasso del servizio, raschiando il fondo del barile (e togliendo fondi ad altre voci di spesa). Nei prossimi anni ci aspettano i tagli di bilancio più consistenti (altro che i 3-4 miliardi di cui si discute adesso con la Commissione Europea!) per raggiungere il pareggio di bilancio imposto dal Fiscal Compact. Come pensate che andrà a finire?

    (Commento firmato)

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  6. Buonasera, ricordo che la montagna reggiana è stata teatro di fatti sanguinosi e anche grazie alla 26^ Garibaldi non siamo in mano all’invasore. E’ grazie all’intraprendenza dell’Italiano se la sanità ha parecchio denaro da usufruire. Superfluo considerare che la politica debba controllare e gestire onestamente il tutto. Anomalie come a Parma sono una vergogna. Però, come fa continuamente presente Davoli, Poiatica è da sistemare per il bene dei cittadini montani, ma è una questione di principio. A Taranto ci sono situazioni penose da debellare all’Ilva. Poi vorrei anche comunicare la mia vicinanza al dr. Raniero Davoli nelle sue azioni, come ad esempio la misurazione della radioattività a Poiatica, bravo e coraggioso!

    (Sanità)

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