Devastata la casetta donata da “Carpineti da vivere”

"Tanti sacrifici per comprare la casina per i nostri bimbi nel parco e i vandali dopo una settimana hanno devastato tutto, oggi cerchiamo di riparare il riparabile. Questa è la civiltà e l'amore per il proprio paese e i nostri bimbi".

Con queste parole di sconforto l'associazione "Carpineti da vivere" pubblica sui social le foto della devastazione subita dalla casetta per bimbi, appena donata. La casetta è stata montata nel parco pubblico di Carpineti nei giorni prima di Pasqua, così da essere pronta per il Venerdì Santo e per il periodo festivo. Ora sono al lavoro i volontari dell'associazione per sistemare i danni.

La struttura era frutto di una donazione dell’associazione di commercianti "Carpineti da vivere", responsabile della festa dello scarpazzone e di tante altre manifestazioni cultural gastronomiche.

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3 Commenti

  1. Intristisce tanto vedere che delle persone non educate al bene comune si siano spinte al vandalismo. Se i parenti, i fratelli, i nonni e i genitori di questi vandali sapessero ciò che hanno combinato ne rimarrebbero molto, molto delusi!

    (Simona)

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  2. Ci sono tre teorie della giustizia:
    a) vendicativa: “occhio per occhio, dente per dente”, hai ucciso, ti uccido; hai rubato, ti mozzo le mani;
    b) rieducativa: mira al reinserimento in società del condannato;
    c) preventiva: mira a ridurre i reati con l’esempio della pena; è quindi più rivolta agli altri che ai condannati.
    Soffermiamoci sull’ultima con un esempio per chiarirci meglio. In Inghilterra era stata fatta la proposta di dare 20 anni di carcere a chi avesse parlato al cellulare mentre guidava: è un buon esempio di pena preventiva. Credo che questo fatto sia una buona occasione per applicare la detta teoria: 20 anni di galera ai responsabili sarebbero perfetti. A chi si levasse contro, desidero ricordare che proprio oggi i tre minorenni, responsabili dell’atto criminale a Carpi (500.000 euro di danni), hanno confessato quanto commesso la settimana scorsa: vogliamo arrivare a questi punti o, meglio, non sarebbe stato bene non arrivare a vedere tanto?

    (Anonimo)

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    • Caro signor Anonimo, sono d’accordo con Lei. Penso che la soluzione “b” sarebbe la più appropriata. Naturalmente senza pretese di reinserimento ma con la sola sana ragione di correggere i limiti dei vandali: ovvero, i valori che gli adulti hanno concorso a dilapidare in nome della modernità del XXI secolo: buona educazione e bene comune. In casa, nei luoghi di lavoro per non parlare delle assemblee elettive dove siede la “classe dirigente” del nostro Paese (il Parlamento ne è il “buon” esempio), per la strada ed anche al parco pubblico. L’altro non esiste più e, pertanto, non lo si rispetta. Oramai siamo alle torte in faccia. E il tutto viene esaltato da tv e social in una miscela di disvalori che contiene un forte potenziale distruttivo innescato dal motto “ma tanto è lo stesso”. Certo, varrebbe molto anche una (autorevole!) sonora tirata d’orecchi da parte dei genitori. Domandarsi perché hanno sfregiato la casetta dei bimbi mi parrebbe una perdita di tempo. Imporgli di riparare economicamente il danno equivarrebbe a trasferire la responsabilità dai ragazzi al portafogli dei genitori. Meglio allora “condannarli” a svolgere un po’ di lavori socialmente utili e senza metter nessuno alla berlina, da eseguire proprio nel parco che hanno scioccamente deturpato, in favore del parco stesso – e dunque della comunità – ma soprattutto dei ragazzetti “inclini” a qualche bravata che in tal modo potrebbero toccare con mano ciò che potrebbe loro accadere da grandicelli, se monelli aspiranti giovani Attila.

      (R.L.)

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