A Succiso la processione segue la bandiera del Pci

Maggio è il mese delle processioni. Si inizia, tradizionalmente, dalla festa del lavoro. E, tra le cerimonie in Appennino, quella di Succiso, dove accanto al gonfalone del Ventasso compare, come da singolare tradizione ininterrotta dal 1946 (tra i primi paesi a celebrare questa ricorrenza dopo il secondo conflitto mondiale), c'è la vecchia bandiera del Partito comunista italiano, cucita dalla donne dell'epoca. E, così, il Primo maggio lo si celebra con questo vessillo.

Yuri Torri, consigliere comunale regionale intervenuto, ha commentato così: "È sempre emozionante partecipare alla festa dei lavoratori a Succiso, dove da più di settant'anni il paese si ritrova e sfila in corteo dietro la vecchia bandiera. E in anni come questi ha un significato particolare intervenire davanti alla sede di una cooperativa che con il lavoro tiene viva una comunità. Antiche tradizioni e nuovi modelli che resistono".

Afflusso di persone anche per il Primo maggio a Castelnovo ne' Monti con il comizio in piazza della Luna. Il comizio finale è stato di Luca Ferri, coordinatore di zona Cisl Emilia Centrale, che, unitariamente, ha richiesto un futuro sostenibile per l'Appennino attraverso la stesura di un patto di comunità.

Aggiornamento

Bandiera rossa anche a Marmoreto. E' quanto ci segnala un collaboratore con riferimento a una tradizione avviata da Sveno Notari, cultore delle cose d'Appennino, e continuata oggi dalla sorella Euride: l'esposizione il 25 Aprile e il 1° Maggio, nell'angolo che rappresentava un tempo "la piazza" di Marmoreto, della bandiera rossa detta dai compagni "la gloriosa".

La bandiera rossa accanto a quella italiane e a quella della pace

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19 Commenti

  1. Fuori dal tempo. Il Comunismo in Europa è caduto con il muro di Berlino, sarebbe ora di guardare un po’ avanti.

    (FN)

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    • Beh, meglio questi che avevano almeno un ideale. I loro nipoti del Pd manco quello. D’altra parte è lecito paragonare il vecchio e il nuovo anche nella destra. (Giorgio occhi azzurri, seguito dal bolognese tutto tranne che revisionista Gianfranco) Mi pare non si siano fatti progressi da entrambe le parti. E comunque Torri è una persona seria, non condivido le sue radici politiche, ma si distingue per impegno e serietà.

      (MA)

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  2. La dimostrazione che la montagna é fuori dal tempo. Tanti non sanno neanche cosa significa essere comunisti.

    (Bacs)

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  3. Non abbiamo bisogno di primogeniture del lavoro. Basta quella, storicamente non provata, della Resistenza. Il lavoro è rosso, blu, verde, bianco, giallo, arancio, ecc. Non può essere “imbottigliato” come “il rosso”. Magari è diverso il modo di intenderlo: allora tutti ne discutano seriamente abbandonando simboli che possono “limitare” il confronto.

    (Elio Peri)

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  4. Caro FN, chi non ha memoria non solo non ha futuro ma non può vivere pienamente nemmeno il presente. Grazie a chi ha il cuore così ricco ed è così sicuro di sé da conservare i segni di una stagione della vita, di un periodo storico e di tante persone, alcune care, altre carissime, altre ancora sconosciute ma vicine per un ideale condiviso. Grazie a chi ha il coraggio, e forse anche l’allegria, di ripetere un gesto riconoscente verso chi ha creduto, lottato, scommesso e in fondo anche perso.

    (Partigiana Jane)

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  5. Purtroppo venticinque anni orsono, poco dopo la caduta del muro di Berlino, è uscito di scena – non certo di propria volontà, com’è risaputo – anche quel partito socialista cui la Storia sembrava aver dato invece ragione, diversamente dall’ideologia comunista, e che a partire dall’ultimo Ottocento si era fatto paladino, nel nostro Paese, dei lavoratori più deboli e delle classi sociali più disagiate, per poi interpretare con spirito pragmatico e riformista i cambiamenti via via intervenuti nel mondo del lavoro, e nella società stessa, orientandovi un’azione politica che con avveduta lungimiranza si proponeva di soddisfare i bisogni e riconoscere nel contempo i meriti, e io credo pertanto che quella sua immeritata fine di venticinque anni fa abbia rappresentato una perdita non indifferente e indolore per il nostro mondo del lavoro, inteso giustappunto nel suo insieme

    (P.B.)

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  6. No, il Partito Socialista non è uscito di scena per volontà propria, il Partito Socialista è stato disintegrato, incredibile dictu audituque, da un proverbio: “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”.

    (mv)

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    • Attenzione compagni: per dovere di cronaca occorre precisare che il Partito Socialista italiano esiste. Certo non può contare sui consensi elettorali conquistati negli anni Ottanta (per le note vicende che hanno riguardato anche altri partiti politici), ma esprime tuttora parlamentari e consiglieri regionali. Il suo segretario politico nazionale, sen. Riccardo Nencini, è viceministro del reggiano Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

      (R.L.)

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      • Attenzione: per non confondere la storia con la cronaca, occorre precisare che qui si parlava di un partito che si è sciolto nel novembre del 1994.

        (mv)

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  7. Libero ovviamente ciascuno di pensarla come crede, ma la storiella della gatta e del lardo, applicata ai socialisti, sta perdendo quota, anche perché sono sempre in meno a crederci, ma qui si sta in ogni caso parlando di politiche del lavoro, che sono tutt’altra cosa e comunque, se vogliamo giocare coi proverbi, c’è pure quello secondo cui “chi butta paglia sul fuoco può bruciarsi la mano”, come potrebbe essere successo a quanti venticinque anni fa si compiacevano per la sorte toccata al Partito Socialista e buttavano legna su quel metaforico rogo, salvo poi ritrovarsi a pensare, o accorgersi, confrontando l’oggi coi tempi di allora, che forse si erano sbagliati perché “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che perde ma non quel che trova”.

    (P.B.)

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  8. Vorrei ricordare al signor Peri che il colore del lavoro è il rosso perchè i diritti ottenuti nei decenni passati dalle lotte operaie nelle tante piazze d’Italia sono stati ottenuti dal Partito Comunista Italiano e dall’ ancor incontaminato Partito Socialista, contro la Democrazia Cristiana e la destra che erano arroccati sulle loro posizioni padronali. Io ricordo i cortei che facevamo nelle piazze e ricordo chi c’era: da una parte la povera gente che lottava per salari e orari più umani e dall’altra la classe dei padroni e degli sfruttatori. “Io c’ero” e sono felice di poterlo testimoniare. Ora il Pd ha voluto mescolarsi con gli ex democristiani e socialisti corrotti e ne paga le conseguenze. Il signor PB continua a difendere tanto strenuamente il Partito Socialista che fa fin tenerezza, ma la storia e i fatti non si cambiano.

    (Antonella Telani)

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  9. “La storia e i fatti non si cambiano”, sentenzia Antonella, e sono sicuramente parole di effetto, ma a me sembrano un po’ troppo perentorie, apodittiche e definitive, sapendo bene, noi tutti, che tanti accadimenti storici hanno avuto interpretazioni diverse, a seconda di chi li raccontava e non infrequentemente sono stati financo rivisti e riletti nel corso del tempo, o “rivisitati” come si usa dire, dopo che l’iniziale emotività, o suggestione, ha lasciato il posto ad un giudizio meno coinvolto, cioè più sereno e distaccato. Quanto all’ispirare tenerezza, tutto sommato non mi dispiace, perché in fondo si tratta di un sentimento innocuo e mite, del quale c’è forse bisogno in momenti abbastanza “rissosi”, anche se talvolta può essere scambiato per “compatimento”, ma si sa che ogni medaglia ha il suo rovescio.

    (P.B.)

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  10. Voi date un risvolto solamente politico ad un evento che ormai non lo è più da tempo. E’ tradizione? Folklore? Chiamatelo come volete, per me è solo aggregazione, voglia di stare insieme, di essere uniti, al di là dei colori e delle idee. C’è chi viene in memoria del nonno, c’è chi si incontra una volta all’anno, c’è chi coglie l’occasione per rivedere amici e parenti… C’è, in ogni caso, molto di più di una bandiera o di una ideologia che appartengono ad un’altra epoca. Non siamo rimasti negli anni ’60-’70 del secolo scorso, siamo semplicemente rimasti uniti.

    (Paolo Bolognini)

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  11. Mi duole ricordare che gli ultimi massacri ai diritti del lavoratori sono arrivati proprio dalla sinistra, apertamente aggregata ai “padroni” che tanto odiavano negli anni scorsi. Da questo mi sembra chiaro un fatto: un “padrone” non lo costringerai mai a fare quello che non vuole, né ora né mai! Probabile che, alla base degli accordi fatti passare con matrice rossa, ci fosse l’ampio benestare dei “padroni”, visto la fine che hanno fatto i sindacati, servi di un potere economico legato agli interessi dei “padroni” e ormai specie in evidente e necessaria via di estinzione. E’ bene anche ricordare che questa massiccia ondata migratoria fortemente voluta da una sinistra, anche radicale, è stata la seconda e massacrante scusa per uccidere i diritti dei lavoratori italiani.

    (Alfione)

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  12. Se non è più un evento politico, ma soltanto “aggregazione, voglia di stare insieme, di essere uniti, al di là dei colori e delle idee”, come dice il penultimo commento, ossia una sorta di “scampagnata” – il che può senz’altro starci, anche perché è sempre positivo il ritrovarsi in compagnia e anche in modo folkloristico – viene spontaneo chiedersi cosa c’entri a questo punto la presenza della bandiera in questione, che un colore ben preciso lo ha e sta anche ad indicare una ben determinata idea politica (non sto esprimendo giudizi, ma mi limito ad una semplice constatazione). E neppure voglio esprimermi sul fatto che “gli ultimi massacri ai diritti del lavoratori sono arrivati proprio dalla sinistra…”, come scrive Alfione, ma una tale affermazione mi porta quasi in automatico a ricordare che la paternità dello Statuto dei Lavoratori – divenuto poi legge nel 1970 – viene unanimemente attribuita ad un ministro socialista dell’epoca, e ancorché molte cose siano da allora cambiate nel mondo del lavoro quel provvedimento resta in ogni caso, e ancora, una “pietra miliare” e un punto di riferimento in materia.

    (P.B.)

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  13. La sinistra degli anni Duemila non è più la sinistra dei decenni precedenti, perchè si è mescolata con la ciurma democristiana e tutti quei partitucoli opportunisti che vivono solo per la poltrona. I partiti “trasversali” che raccolgono solo “rusco e brusco” senza una ideologia di base sono costretti al fallimento. Ma allora se i padroni non si cambiano, i contadini di Portella delle Ginestre, gli operai delle Reggiane e di piazza Martiri a Reggio sarebbero morti per niente? Che tristezza, ragazzi! Non ho parole. Mi sembra che ora i diritti dei lavoratori siano diversi da cinquanta anni fa! In quanto alla ondata migratoria, devo ricordare che è iniziata ai tempi dei governi non di sinistra: ci si dimentica di quando Berlusconi andò a piangere davanti ai migranti albanesi? E comunque non sono gli immigrati un pericolo per i diritti dei lavoratori italiani, bensì le leggi sconsiderate fatte proprio dai governi non di sinistra: lavoro a tempo determinato, diritto di licenziare… Delle conquiste si appropriano tutti, dei fallimenti nessuno è responsabile. Ma ripeto: io in piazza a quei tempi c’ero e ho visto chi scioperava e chi no e quello che abbiamo ottenuto non è stato certo “per gentile concessione” dei padroni. Allora eravamo disposti anche a morire per i nostri diritti, oggi si pretendono e basta e magari si fa anche dell’assenteismo. Come cambiano tempi!

    (Antonella Telani)

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  14. Mi sbaglierò, ma fatto salvo il valore della partecipazione, che dispone in ogni caso di molteplici forme e modi con cui esprimersi, c’è da chiedersi se il dire “io in piazza a quei tempi c’ero” possa essere sempre motivo di vanto ed orgoglio, pensando giustappunto alle “piazze” politicizzate che allora protestavano contro i partiti identitari, a dire il vero non tutti, partiti non trasversali, bensì portatori di idealità e valori, ovvero di una “ideologia di base” secondo un altro vocabolario, che oggi non pochi rimpiangono, pur se per qualcuno tra i “pentiti” si tratta di tardive “lacrime di coccodrillo” visto che era presente in quelle piazze contestatrici, e forse qualche rammarico o “ravvedimento” lo si può rinvenire anche fra quanti volevano sistematicamente “cambiare i padroni” salvo poi accorgersi che tra questi figuravano “capitani d’industria” che avevano saputo creare imprese importanti e tanti posti di lavoro (ma del resto sappiamo che la storia è costellata di ripensamenti e retromarce, che spesso giungono pur tuttavia “fuori tempo”).

    (P.B.)

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  15. “Ripensamenti e retromarce” per cosa? Per aver lottato per i diritti dei lavoratori, delle donne, della democrazia e della libertà dell’individuo? Lei, signor P.B., per esprimere queste opinioni deve essere ancora molto giovane e ingenuo per pensare che i “capitani d’industria” abbiano creato imprese importanti per il bene della collettività. Come abbiamo potuto constatare nel ventennio berlusconiano, il “capitano meraviglioso” è riuscito a cambiare le leggi e la mentalità degli Italiani a suo favore, fregandosene di “idealità e valori”. Anzi, ha convinto i poveri di spirito che chi è ricco e potente e “crea molti posti di lavoro” sia al di sopra della legge. Un po’ come il suo Craxi, ma alla fine la giustizia esiste e i magistrati fortunatamente non sono tutti corrotti.

    (Antonella Telani)

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  16. E’ senz’altro possibile che io sia un ingenuo, ma non al punto di non vedere che c’è una parte politica, ovvero ideologica, che cerca sistematicamente un “capro espiatorio” fuori dalle proprie fila, ed è per l’appunto quanto toccato in sorte prima a Craxi e poi a Berlusconi, il quale ebbe allora a riempire il vuoto lasciato dalla fine di alcuni dei partiti storici, contrariando in tal modo quanti avrebbero voluto che il vuoto rimanesse tale, così da poter poi essere loro stessi ad occupare l’intera scena politica. Circa l’età, io non sono giovane, il che mi ha fatto essere spettatore di non pochi accadimenti, in ordine ai quali ho maturato via via la mia opinione, che non voglio di certo far passare come quella più giusta, ma che mi propongo semplicemente di esporre, se il caso, anche qualora non dovesse risultar gradita a quei “politicamente corretti” che per ogni fatto ed evento ritengono esservi un’unica interpretazione o “verità” (ovviamente la loro, alla faccia del pluralismo delle idee e dei punti di vista).

    (P.B.)

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