Piazza San Carlo: “abbiamo sentito dei botti, poi il panico dei 40.000”

Damiano Ferretti

Lui si chiama Damiano Ferretti, ha 34 anni, giornalista per la Gazzetta di Parma e originario di Collagna. Era presente in piazza San Carlo, a Torino, quando 1500 persone sono rimate ferite nella calca seguita a un imprecisato motivo di panico collettivo.

"Due boati forti e ravvicinati hanno dato il via al fuggi fuggi generale - spiega Damiano a Redacon -. Una calca pazzesca, persone calpestate e schiacciate dalla massa impazzita che scappa dalla piazza. Migliaia di scarpe perse nella fuga, transenne a terra e tracce di sangue ovunque. Sabato 9 giugno, ore 22,15: Torino è tutta un gridare di sirene. Doveva essere una festa e, invece, sembrava l’Heysel: tutte le vetrine di piazza San Carlo tremavano come in un terremoto, abbiamo pensato di morire schiacciati. Ho visto la morte in faccia: quei drammatici minuti interminabili sono stati l’esperienza più brutta della mia vita. C’era solo da correre, perché ci stava arrivando addosso una massa di gente infinita, ad una velocità pazzesca. La situazione è degenerata in pochi secondi perché si sono alzate grida come «ci stanno sparando addosso con un mitra», «è stata una bomba», «era un camion». È stato davvero il caos totale".

Il vostro sabato di festa da dove era partito?

"Siamo partiti in cinquanta tifosi bianconeri sabato pomeriggio in pullman da Parma: insieme a ventisette parmigiani, c’era anche una folta rappresentanza del «Juventus club doc città di Carpi». Piazza San Carlo era piena già dal pomeriggio di sabato. Un solo maxi schermo, quindi la corsa ad accaparrarsi il posto migliore era partita presto. La piazza era mogia e triste: Ronaldo aveva da poco segnato il 3-1. Tutti in fissa sullo schermo, poca speranza ormai".

Poi è andato in scena un attacco di panico generale...

"Ci riteniamo degli «autentici sopravvissuti» ma nessuno di noi ha creduto alla ricostruzione ufficiale che tutto il panico sia stato generato da un petardo o dal cedimento della ringhiera di un sottopassaggio. Abbiamo sentito dei colpi, non sappiamo di preciso cosa ma era un rumore fortissimo e, allo stesso tempo, sordo: in un secondo l’onda si è diffusa, tutti correvano senza una meta e ciò che ci più ha terrorizzato è stato lo spostamento d’aria nel momento della fuga. Il rumore di 50mila persone che stavano correndo a tutta velocità verso di noi. Un’immagine impressionante. Il pensiero in un istante ti va a Nizza, Parigi, Berlino e inizi a correre anche tu, più forte che puoi nonostante le tante ferite".

Cosa ricorda di quegli attimi?

"C’erano amici terrorizzati - risponde - che si cercavano, genitori che tentavano di ricongiungersi a loro cari persi di vista. Molti tifosi venivano da fuori e chiedevano dove fosse quella o quell’altra via. Una cosa però la voglio dire: sapevamo tutti della presenza di tantissimi ambulanti che vendevano bottiglie di birra in vetro, ma nessuno ha fatto nulla, nonostante fosse vietato accedere alla piazza con bevande in vetro. All’ingresso della piazza ci sono stati dei controlli agli zaini con la requisizione delle bottigliette e lattine. Evidentemente troppo blandi, se è vero che sono finiti in piazza quintali di vetro, petardi e fumogeni".

Una scena terribile...

"La folla impaurita, oltre 40mila persone, sembrava un fiume impetuoso che trascinava tutto con sè. E’ stato orribile. Ho ancora in testa il rumore di un motore che si avvicinava impietosamente verso di noi. In quegli interminabili minuti, non riuscivo a respirare e avevo la sensazione come di essere legato sott’acqua con le catene. Senza capire nulla mi sono ritrovato per terra, sotto altre persone cadute. La gente che scappava ci calpestava e io non riuscivo a rialzarmi. Mi ha salvato lo zaino che avevo sulle spalle altrimenti con tutte quelle persone che mi hanno calpestato, non so se sarei qui a raccontare tutto questo «film dell’orrore». C’è chi camminava sopra la gente caduta a terra. Perché non c’erano grandi alternative: o scappavi o rimanevi schiacciato dallo tsunami umano che avanzava impetuoso. Mentre scappavo però mi sono accorto che c’erano due miei compagni di viaggio distesi a terra: non potevo lasciarli lì, non riuscivano ad alzarsi in quanto presentavano gravi ferite in tutto il corpo. Non ci ho pensato due volte, li ho afferrati per un braccio e li ho trascinati via con me. L’ho fatto perché è una cosa normale che ogni tanto, purtroppo, capita di fare in queste situazioni di panico".

Cosa le rimarrà dentro?

"Le ferite, i tagli e gli ematomi ci sono ma pian piano passeranno, le cicatrici rimarranno così come non svanirà mai il ricordo di quel maledetto 3 giugno che rimarrà per sempre impresso nella mente di tutti noi. Perché lo spavento e il terrore superano di gran lunga il dolore fisico. No, non è stata una serata di festa come speravo".

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Un Commento

  1. Non sapevo, Damiano, che eri andato anche tu come altri della montagna a Torino. Anch’io nei giorni precedenti stavo organizzando la trasferta ma poi, per fortuna, il giorno successivo dovevo lavorare e quindi sono rimasto a casa. Credo sia una delle esperienze più brutte che si possa fare, l’impossibilità di controllare quello che ti sta succedendo e rimanere feriti, o peggio, senza poter fare nulla. Sono contento che te la sei cavata con pochi danni e mi auguro che il ricordo si cancelli con il tempo. Se penso al 1° luglio a Modena per il concerto di Vasco, ci saranno circa 200.000 persone, mi vengono i brividi immaginando l’impossibilità di rendere sicuro l’evento al 100%. Dami, forza che il prossimo anno andiamo a Torino assieme.

    (Alessandro Ferretti)

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