La senatrice Leana Pignedoli chiede condivisione con i cittadini del progetto di potenziamento dell’ospedale S. Anna

La senatrice Leana Pignedoli prende posizione sul tema del potenziamento annunciato dell'ospedale S. Anna e vuole che se ne discuta coi cittadini della montagna.
"Sul tema ospedale condivido l'invito a ragionare e confrontarsi nel merito delle questioni. Si ragioni dell'ospedale S. Anna nell'ambito di un disegno provinciale dove insieme alle caratteristiche delle strutture ospedaliere sia valutata e studiata la specificità della zona montana composta da un ampio territorio, lunghe distanze, bassa densità di popolazione, e per questo vengano individuate soluzioni mirate.

Servizi di base qualificati e possibilità di attrazione su specifiche prestazioni. Questa è sempre stata la forza della politica sanitaria nella nostra provincia, che per i territori di montagna non si è mai arresa alla sola logica dei numeri e degli standard sia per i servizi sanitari, sia per i servizi scolastici, sarebbe stata desertificazione dei servizi.

Abbiamo lavorato perché a livello nazionale si riaprisse la questione punti nascita, perché venissero studiate situazione per situazione. La Regione ha dato disponibilità alla richiesta di deroga per Castelnovo ne' Monti oggi in valutazione. Si accompagni questo percorso entrando nel merito delle difficoltà e delle valutazioni che vengono maturando senza paura, perché la sicurezza è l'obiettivo che accomuna cittadini e amministratori.

È stato presentato ai sindaci della montagna ormai oltre due mesi fa un piano importante di potenziamento dell'ospedale, nuove assunzioni di personale medico e infermieristico, nuovi investimenti strutturali. Si hanno solo notizie indirette dell'avvio di questo progetto. È indispensabile un incontro da parte dell'azienda sul territorio per la presentazione ufficiale del progetto, che dica apertamente delle possibilità e anche dei problemi che si incontrano.

Non si permetta che la programmazione sanitaria sia lasciata a percezioni, informazioni parziali, manifestazioni e appelli. Non fa parte della nostra idea di cittadinanza e di responsabilità civica. Meno che mai in montagna. In questo territorio abbiamo sempre discusso, anche con forza, ma apertamente, in un confronto diretto tra cittadini e loro rappresentanze, amministratori locali, regionali e operatori delle strutture tecniche. Ora si illustrino i programmi che già ci sono con tempi e possibilità concrete di realizzazione.

I cittadini capiscono bene la differenza tra la 'non volontà' di intervenire e la 'non possibilità' di intervenire in alcuni casi, per esempio in caso di difficoltà a reperire alcune professionalità specifiche.

Oggi il sistema sanitario è cambiato, la domanda di prestazioni sanitarie è fortemente cresciuta in quantità e qualità in tutto il Paese e non sempre si è in grado di rispondere in modo adeguato sia in piccole che in grandi realtà ospedaliere. Non c'è dubbio che occorrano nuove modalità organizzative ma proprio per questo, a maggior ragione, i cambiamenti e le ristrutturazioni vanno fatte con il coinvolgimento delle comunità, soprattutto nei territori come la montagna, dove la qualità del presidio ospedaliero è decisiva: è una precondizione per poterci abitare.

Il confronto e il coinvolgimento, la crescita di consapevolezza diffusa, rappresenta un valore e un elemento di forza nella programmazione sanitaria e non il contrario".

Agenzia Redacon ©
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42 Commenti

  1. Adesso… Per cortesia…

    (MA)

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  2. Condivisione credo voglia dire accettare anche i pareri contrari o diversi e da questa sintesi trarne un vero progetto condiviso. Mi sembra che la situazione sia tutt’altra cosa, altra riduzione sempre a danno delle zone deboli della montagna. Avanti pure, i consensi intanto vi arrivano ugualmente, questo è importante. Non era il caso di avviare il tutto con altre modalità piú democratiche? Personalmente esprimo la mia non condivisione. Cordialmente.

    (Fabio Leoncelli)

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  3. Eh, buongiorno! Serve fare un comunicato? Dovrebbe essere scontato…

    (Mattia Casotti)

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  4. I cittadini capiscono bene anche la volontà di essere presi per il… naso!

    (Alessandro Torri Giorgi)

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  5. Dipende sicuramente da me, cioè dalla mia incapacità a saper cogliere fino in fondo il senso delle parole, ma mi sembra un discorso in stile “politichese” e del quale non riesco a comprendere le conclusioni, ossia il concreto da farsi di fronte ad una situazione piuttosto fluida e a chi spetti assumere iniziative, anche perchè il binomio “non volontà'” e “non possibilità'” si presta effettivamente ad una interpretazione abbastanza elastica. Se la soluzione per la montagna è quella di riprendere, ancorchè in versione aggiornata, il modello o schema dei tre poli ospedalieri provinciali, Guastalla, Reggio Emilia, Castelnovo ne’ Monti – e altre soluzioni francamente non ne vedo, anche pensando a salvaguardare in prospettiva quanto abbiamo – ciò andrebbe detto, a mio avviso, in modo esplicito e chiaro, come del resto qualcuno ha già fatto più volte su Redacon (l’ultima se non sbaglio tre giorni fa, ossia il 12 giugno).

    (P.B.)

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  6. Direi che siamo leggermente in ritardo!

    (Anna)

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  7. Sono convinto che i senatori della Repubblica, anche in virtù della non comune busta paga che percepiscono, sentano l’obbligo di pronunciarsi su diversi temi, ma il difficile è farlo nel momento giusto. Mi pare che sull’agricoltura grossi miglioramenti non se ne siano visti, gli sport (praticati forse a tempo pieno dai disoccupati) non sono una necessità territoriale e sul punto nascite colmiamo ora un silenzio rosso capiente come il Cusna e il Prado messi assieme. Questi mi appaiono i dati oggettivi.

    (EV)

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  8. Tante belle parole senatrice, ma dopo un lungo discorso come quello da lei posto, e visto che era già chiamata in causa per la questione punto nascite, mi avrebbe fatto molto piacere leggere di una sua presa di posizione chiara, a favore o contro il punto nascite, ma vedo che da politica navigata scrive tanto per non dire nulla di chiaro e preciso sulla questione punto nascite. Allora le ripropongono la domanda: è per il mantenimento del punto nascite sì o no? Pensa di proporre come l’assessore Venturi il baratto del punto nascite con gli investimenti ventilati? Infine, ci crede veramente nella nostra montagna? Perché se la risposta fosse positiva non dovrebbe neanche sfiorarla il pensiero di togliere servizi e depotenziare un ospedale strategico per la sanità e per la montagna.

    (Massimo Bonini)

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  9. Gentile senatrice, non credo che abbia ancora un senso ritornare sull’ormai abusato ritornello delle situazioni dovute alle caratteristiche delle zone di montagna. Lo dico perchè è lo stesso Istituto Superiore Sanità che dice: “In base alla valutazione di parametri oggettivi, è prevista la possibilità di deroga, per esempio, quando i presidi più vicini a quello che andrebbe chiuso sono troppo distanti in termini di tempo di percorrenza della strada, tenuto conto anche delle caratteristiche orografiche del luogo e del clima. In una zona di montagna, dove d’inverno nevica e le strade sono gelate, non si può costringere eventuali partorienti a un lungo percorso per raggiungere il grande ospedale. In questi casi il centro locale va tenuto aperto anche se è piccolo, ma va ovviamente messo in sicurezza. Spetta alla Regione occuparsene, chiedendo al Ministero una deroga motivata. Il processo è in atto in tutto il Paese. Speriamo che si concluda in tempi rapidi”. Rileggiamo un passo del virgolettato, senatrice: “In questi casi il centro locale va tenuto aperto”. Ma c’è di più. Un’altra fonte dice: “Le Regioni hanno autonomia nella scelta dei punti nascita da chiudere. Anche in caso di mancata deroga da parte del Ministero, la Regione può mantenere aperto un punto nascita garantendo la guardia attiva giorno e notte di ginecologo, ostetrica, anestesista e neonatologo, come previsto dall’accordo del 2010.” Se mai questo fosse vero, una volta verificato, e chiedo a Lei, che è a Roma, di verificare, si dovrebbe smettere di andare all’elemosina in Regione e mettere insieme un gruppo medico come anche l’ISS richiede (e, stando a quello che si è letto, mancherebbero solo 8 ore di un neonatologo, per il cui costo il sindaco è disposto a trovare copertura) e dopo, a team organizzato, andare dal ministro e dire che ci sostituiamo noi alla Regione per garantire il nostro punto nascita. Vede, senatrice, sarò solo un romantico, ma la politica la vorrei così, documentazione, chiarezza di idee, scelta del percorso, determinazione. Mi voglia scusare di questo tono, che può giunger anche arrogante, ma non se ne può proprio più di dilettanti della politica.

    (mv)

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  10. Tutte belle parole se non, più riduttivamente, chiacchere, quelle della senatrice Pignedoli. La realtà è che lo stato Italiano, che è governato da persone francamente incompetenti come la signora Pignedoli, lo scorso anno ha speso tre miliardi di euro in programmi di accoglienza ed inserimento di immigrati e profughi a vario titolo e poi stanno a discutere, con farraginose teorie, circa la chiusura del punto nascite all’ospedale Sant’Anna che è un fatto ormai acclarato, tagli alla spesa ed alla ricerca, così i nostri ragazzi sono costretti ad emigrare per trovare uno sbocco lavorativo che il nostro Stato, ripeto, amministrato da professionisti dei proclami, non è in grado di garantire (spendendo milioni di euro al giorno per assistere gli immigrati a discapito dei cittadini che pagano le tasse, ai quali non viene garantito nulla se non la certezza di dover pagare ogni giorno una tassa nuova!). Se poi capita che due giovani architetti muoiano in un rogo a Londra perchè è la che hanno trovato lavoro… beh, che importa… noi dobbiamo garantire gli immigrati, poi se ci mettiamo in casa clandestini, stupratori o qualche fanatico dell’Isis ai politicanti come la Pignedoli questo ben poco importa. Dovete semplicemente vergognarvi. Cordialmente.

    (Zamboni)

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    • Concordo pienamente con Zamboni. Ormai appare chiaro a tutti, evitiamo ancora di farci prendere in giro da chi certamente non ha problemi economici, perchè tanto i privilegi sono già acquisiti e quindi tantomeno argomenti “ospedalieri” che semmai toccano sempre le persone che ormai si sentono rassegnate a situazioni già decise dai piani alti.

      (Anna)

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    • Ma… Zamboni, c’è o ci fa? Cosa c’entrano gli immigrati in questo discorso? Si parla di ospedale e lei invece decide di parlare di immigrati? Lo fa per dar man forte alla Pignedoli sviando così il discorso e l’attenzione?!

      (Alessandro Torri Giorgi)

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  11. Senatrice, risponda.

    (MA)

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  12. La condivisione è una cosa seria che deriva da un rapporto di coinvolgimento sui progetti, non sulle decisioni. La nostra politica, se non a chiacchiere, non sa nemmeno cosa sia; individuano, studiano, progettano, poi decidono e alla fine cercano l’approvazione sulle scelte, mandando avanti i politici locali come imbonitori, a convincere, non a condividere. Indubbiamente, con tanta gente che si disinteressa della vita pubblica e della stessa società, hanno trovato terreno fertile, ma pare che qualcosina stia cambiando, non siamo tutti anestetizzati e qualcun altro in più comincia ad alzare la voce e la testa.

    (Antonio Manini)

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  13. Il fatto che i pochi, ma eterni, “rappresentanti”della montagna non abbiano preso posizione pubblica certa a favore dei “loro” cittadini e del loro ospedale la dice lunga sulla casta. Queste parole sono sicuramente tardive e dettate da chi continua a trattare i montanari come soggetti non pensanti.

    (Una mamma)

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  14. Condivido pienamente l’opinione di “MV” e anche la sua idea romantica della politica. E’ triste invece constatare che nessuno di quelli che abbiamo votato per rappresentarci e fare il nostro bene (ricordiamocelo ogni tanto), pensa mai al domani e a cosa provocheranno le scelte di oggi.

    (Pamela)

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  15. Arrivano le elezioni e vedremo le scelte dei montanari in che direzione andranno. Spero che l’attuale classe politica venga mandata a casa. Sperando, ma non avendo certezze, che si riesca e che altri soggetti politici abbiamo più consapevolezza della realtà.

    (Um)

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  16. “Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.” Questo invito a ritrovare la “durezza del vivere”, a firma dell’ex ministro delle Finanze Tomaso Padoa Schioppa, fu pubblicato sul Corriere della Sera del 26 agosto 2003. Conteneva tutti i principali impegni politici dell’Italia, dettati dall’appartenenza all’area Euro. Questo programma si sta concretizzando passo dopo passo, “nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola”. Delle pensioni abbiamo già parlato (riforma Monti-Fornero), come pure del mercato del lavoro (Jobs Act) e della scuola (la Buona Scuola). Oggi stiamo discutendo di Sanità. Aspettiamo impazienti di sapere quali saranno gli “altri ancora” a cui accennava Padoa Schioppa e che ci riporteranno sempre più alla “durezza del vivere” che, evidentemente, è tutto ciò che ci meritiamo, soprattutto i montanari, a parere di chi ci governa.

    (Commento firmato)

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  17. Bella la letterina di Natale!, ma per la Befana sicuramente nel sacco la Pignedoli troverà carbone, come tutta la combriccola del Pd.

    (Onny)

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  18. Non riesco a comprendere perchè non si riesca a fare un minimo di ragionamento senza tirare fuori gli immigrati. Possibile? E sì che di argomenti ce ne sarebbero a iosa. Ma mi chiedo come si fa a non capire che chi tira le redini di questo sistema ha tutto l’interesse che chi ha problemi ne veda la causa non nell’ iniquo governo del presente, ma nel povero cristo che sta peggio di te. Penso che con questo livello di percezione della realtà ci meritiamo tutte le cose che stanno accadendo

    (Luigi Bizzarri)

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  19. L’accoglienza è doverosa come lo è dare possibilità lavorative livelli di vita dignitosi. Questo secondo Bizzarri e la realtà italiana? Scusate, ma si crede davvero di potere continuare nella attuale gestione dell’immigrazione? Perché se così fosse per l’ennesima volta il sistema Italia rischia di generare un problema in futuro ingestibile. Ma forse come solito è meglio nascondere, minimizzare, invece di gestire razionalmente. Tipico italiano e i risultati si vedono ovunque nella società.

    (MP)

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  20. Gentile Senatrice, una appendice appena appresa da una mamma partoriente, a cui è stato consigliato, suggerito, indicato, dallo staff medico di Castelnovo, che per il parto era più sicuro ed indicato l’ospedale di Reggio Emilia. Questo mi pare metta la parola fine ad ogni ulteriore discorso. Tanto, come ha detto l’illuminato sottosegretario regionale, nonché membro della segreteria Renzi, cosa vuole che sia per una donna passare 72 ore in città, aggiungo io e cosa vuole che sia per i famigliari farsi minimo 2 ore di viaggio fra andata e ritorno per una visita. Cordialmente.

    (MB)

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  21. Io mi chiedo cosa c’entrano gli immigrati con il ridimensionamento dei servizi sanitari in montagna. Esiste una relazione? Oppure è il solito condimento da piazzare su ogni minestra? C’entrano gli immigrati anche con Poiatica o con la crisi idrica o con l’abbandono dell’agricoltura e lo spopolamento dei paesi? Siamo seri.

    (Luigi Bizzarri)

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    • Nel contesto di questo articolo c’entrano poco. In generale, invece, c’entrano eccome. In pareggio di bilancio (art. 81 delle modifiche costituzionali recenti) se spendi da una parte, devi togliere dall’altra. Lo sapete, vero, che l’Italia, da anni, quasi unico Paese al mondo, è costantemente in attivo (tolta la spesa per interessi sul debito pubblico)? Ecco, da qui al 2020, un ulteriore attivo (ricavato aumentando le tasse e tagliando le spese) andrà a coprire anche la spesa per interessi, portandoci al pareggio. Tagliando la spesa pubblica. Ora, la gestione dell’immigrazione, per dire, ci costa 4 miliardi l’anno. È sempre spesa pubblica, e quindi reddito privato, e quindi crescita del PIL. Ma, evidentemente, questi 4 miliardi non saranno disponibili per altre spese, metti ricostruzione delle zone terremotate, metti spesa sanitaria, metti sicurezza, metti patto di stabilità degli enti locali. L’austerità è necessaria per rimanere della zona euro ma, purtroppissimo, taglia la spesa pubblica, nel suo complesso. Se hai meno risorse in Regione, dovrai decidere dove tagliare; tra le altre spese, la manutenzione dei ponti, oppure la spesa sanitaria. Quindi, c’entrano. In medicina si dice che la differenza tra un farmaco e un veleno sta nella dose. È la dose, appunto, che fa il veleno.

      (Commento firmato)

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    • Qui si sta parlando di un tema serio che riguarda la nostra comunitá e il nostro scopo dovrebbe essere di unire invece che di dividere con argomentazioni che non c’entrano nulla. Il punto nascite é un argomento davvero troppo importante per noi e mi dispiace che lei non lo capisca.

      (Marco)

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  22. Non c’entrano nulla con l’argomento in questione. Sarebbe importante però riflettere sulla “passione” che la sinistra mette sulla questione immigranti guarda a caso, proprio quella sinistra che è coinvolta nell’affare dell’accoglienza immigrati. Lo stesso Buzzi dichiarò che fosse meglio dirottare il business sui centri d’accoglienza; soldi puliti e in quantità!

    (RF)

    Rispondi
  23. Uno studio condotto dalla fondazione Leone Moressa, un istituto di studi e ricerche nato nel 2002, ha realizzato il bilancio economico sulla presenza degli immigrati in Italia. La ricerca “L’economia dell’immigrazione: costi e benefici” rivela che il contributo da parte degli immigrati all’economia del Paese è pari a quasi 4 miliardi di euro ogni anno.
    Cose utili da sapere:
    – quanto ha speso l’Italia per gli immigrati: nel 2012 lo Stato italiano ha speso 12,6 miliardi di euro per l’arrivo di nuove famiglie di immigrati sul suolo italiano.
    – Le spese comprendono gli oneri per i servizi sanitari (3,7 miliardi), quelli educativi (3,5), i servizi sociali (0,6), gli alloggi (0,4), la giustizia (1,8), le spese del ministero degli Interni per la gestione (1,0) e i trasferimenti economici (1,6).
    – Calcolando che la spesa pubblica in Italia è stata di 800 miliardi, i costi dell’immigrazione sono stati l’1,57 per cento della quota complessiva.
    – Quanto ha ottenuto l’Italia dagli immigrati: lo Stato, nel 2012, ha ottenuto 16,5 miliardi di euro dagli stranieri così suddivisi:
    – una parte delle entrate – vale a dire 7 miliardi di euro circa – deriva dal pagamento dell’Irpef (4,9 miliardi di euro), dall’imposta sui consumi (1,4 miliardi), sugli oli minerali (0,84), su lotto e lotterie (0,21) e per tasse e permessi (0,25).
    – A ciò vanno aggiunti 8,9 miliardi di contributi previdenziali per gli stranieri.
    – Il totale delle entrate di 16,5 miliardi di euro nel 2012 ha quindi coperto con scarto i 12,6 miliardi di spesa pubblica. I cittadini stranieri hanno fruttato 3,9 miliardi di euro all’economia italiana.
    – Occupazione: gli immigrati creano anche lavoro. In Italia possiedono l’8,2 per cento delle aziende totali e, grazie a queste, producono 85 miliardi di valore aggiunto.
    Il nodo vero è cogliere i problemi reali. Si lascino fuori i temi che non hanno valore. Che servono a parlare alla pancia e non alle menti. Non è questione di campagna elettorale e di raccattare qualche voto in più. E’ una questione di sopravvivenza di una comunità alla cui cura e salvaguardia sono interessate anche le famiglie di immigrati che hanno deciso di intraprendere un progetto di vita in questo territorio.

    (Luigi Bizzarri)

    Rispondi
    • Mi risulta che la fondazione Leone Moressa prenda finanziamenti da Open Society di George Soros. È come chiedere all’oste se il vino è buono. Studi indipendenti, ne abbiamo?

      (Commento formato)

      Rispondi
    • Un applauso per Bizzarri! E’ stato per caso mandato da Nicolini a fare questa serie di commenti e precisazioni, che non hanno nulla a vedere con il nostro ospedale, al fine di sviare l’argomento o proprio fa fatica a comprendere l’importanza di questa battaglia per la nostra comunitá?

      (Mauro)

      Rispondi
      • Mauro, ma anche lei c’è o ci fa? Ha letto i commenti precedenti? Forse prima di partire a vomitar sentenze, dovrebbe rileggersi bene tutto e capirebbe che la risposta di Bizzarri è dovuta a commenti come quello di Zamboni (questo commento sì, del tutto fuori luogo).

        (Alessandro Torri Giorgi)

        Rispondi
        • Alessandro, ho letto il commento di Zamboni e ho letto anche la risposta di Bizzarri, ma ne bastava una. Non serviva infestare l’articolo con una serie di commenti che non hanno nulla a che vedere con il tema o arrivare addirittura a citare studi per sostenere una argomentazione che non ha nulla a che fare con il nostro ospedale. Il problema vero è che l’egocentrismo e l’ideologia sono brutte malattie, ma purtroppo non curabili nemmeno con la presenza di un ospedale.

          (Mauro)

          Rispondi
  24. Basta vedere le firme raccolte dalle “Cicogne” per vedere moltissimi nomi di origine straniera che hanno firmato. Già perché il punto nascite e l’ospedale Sant’Anna sono fondamentali per i montanari di origine e acquisiti. Tutto il resto è polemica da bar, che ha il solo scopo di dividere dove invece ci sarebbe bisogno di unire le forze per un unico e importante scopo: il mantenimento del reparto.

    (Monja)

    Rispondi
  25. Non solo sono un membro influente di Open Society di George Soros, ma sono pure un infiltrato di Nicolini… Brava Monja, hai detto tutto. Mi auguro di cuore il corpo della società montanara sia più avanzato di certi leoni da tastiera.

    (Luigi Bizzarri)

    Rispondi
    • Signor Luigi, la inviterei a visitare i nostri paesi insieme alla signora Pignedoli, non in veste turistica ma a viverci realmente. Noi siamo fuggiti dalla realtà dei nostri Paesi per rincorrere sogni in un paese migliore come fino a qualche anno fa poteva essere l’Italia, seppur con le problematiche dell’integrazione che comunque richiede tempo. E voi cosa fate? riempite di immigrati anche l’Italia. Noi cosa dovremmo fare ora, tornare in Iraq a causa vostra? Andateci voi!

      (Karima)

      Rispondi
  26. Ma, Alessandro Torri Giorgi, dove vive? Si è mai guardato intorno, fa così fatica a comprendere che i primi ad essere tutelati dovrebbero essere i cittadini italiani che pagano fior di contributi per aver diritto ai servizi (come il punto nascite) che invece vengono tagliati per mancanza di fondi che, al contrario, per gli immigrati sembrano non aver fine? Basta, caro Torri Giorgi, con questa ipocrisia ed apra gli occhi perchè lei credo, purtroppo, ci è.

    (Zamboni)

    Rispondi
    • Zamboni, la rinvito a tornare in tema. Visto che però continua ad uscirne immagino sia amico della Pignedoli per sviare così l’attenzione. Saluti.

      (Alessandro Torri Giorgi)

      Rispondi
  27. Ho sempre pensato che la democrazia si sostanziasse nella pluralità delle idee e delle opinioni che si confrontano e contrappongono, anche in maniera aspra e dura, ma senza mettere in dubbio la reciproca legittimità, secondo il principio che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, come ci dice, se non erro, l’art. 21 della nostra Costituzione. Ma devo forse ricredermi dopo aver letto uno dei precedenti commenti, perché, se non l’ho frainteso, dovremmo proporci di soppesar bene non soltanto le idee che esprimiamo, ma financo il “livello di percezione della realtà” – ossia uno stato d’animo del tutto personale ed intimo riguardo al mondo in cui viviamo – se vogliamo evitare che le cose ci vadano storte. Quando infatti le nostre convinzioni e sensazioni si dovessero allontanare dallo schema e dai parametri del “politicamente corretto”, ossia dal modo di sentire e dalla “cultura politica” di quelli che si ritengono gli unici depositari della verità, veniamo ripresi e redarguiti, alla faccia del pluralismo delle idee e posizioni, perché a loro dire non capiamo la natura e la causa dei fenomeni e dunque “ci meritiamo tutte le cose che stanno accadendo”. Mi viene poi da associare quanto sopra con un’altra duplice circostanza che vede, da un lato, chi insiste sulla tesi del multiculturalismo, quale evento ineluttabile cui non ci si può sottrarre e al quale occorre inevitabilmente sacrificare le identità nazionali, mentre si vanno nel contempo imponendo nuovi costumi e comportamenti sociali che sembrano via via discostarsi dai valori tradizionali, fino a sostituirli o quasi (a dispetto di quanti vorrebbero invece preservarli per non perdere le nostre radici). Tutto questo insieme mi dà l’impressione che intorno a noi stiano crescendo le spinte verso il “conformismo”, ossia un modo di ragionare tendenzialmente a senso unico, dispensatore di cifre ed analisi che dovremmo sempre dare per buone e che si mostra altresì piuttosto insofferente verso coloro che la pensano in altra maniera, diversi dei quali preferiscono talora stare in silenzio per non trovarsi esposti a critiche e reprimende, il che impoverisce e sbilancia il raffronto delle idee (non mi sembra francamente un buon servizio al vivere di una comunità, qualunque sia l’argomento volta a volta in discussione).

    (P.B.)

    Rispondi
  28. Caro PB, il livello di percezione della realtà è così fatto che basta un fresco laureato in demografia per capire che tra vent’anni il Crinale sarà una landa desolata e la media montagna sarà prossima anche lei a raggiungerlo. Senza fare i giudici e astenendoci dal dare giudizi morali su posizioni per me comunque inaccettabili si capisce lo stesso come questa polemichetta trainata dall’onda nazionale sia francamente ridicola. Teniamo aperto il punto nascita per chi? Tutto intorno si annunciano disastri e qualcuno si preoccupa di chi contibuisce a far tenere in qualche modo in bolla il livello di natalità consentendo di mantenere quei numeri che giustificano ancora (i pochi) servizi. Basterebbe aggiornarsi e scoprire che tante parti dell’Italia di montagna sino ad ora in abbandono stanno ottenendo ottimi risultati con politiche di integrazione che guardano davvero al futuro.

    (Luigi Bizzarri)

    Rispondi
    • Guardando al futuro, leggevo appunto un articolo (sul Guardian, e poi c’è una traduzione in giro per internet) in cui si cercavano i motivi per cui in Italia non abbiamo ancora avuto attentati terroristici come negli altri paesi europei. Si dice che il numero di radicalizzati di seconda e terza generazione con cittadinanza italiana è ancora relativamente basso e che i nostri servizi di sicurezza, anche per questo motivo, riescono a tenerli ragionevolmente d’occhio. In Svezia, che si è fatta paladina dell’integrazione, la situazione sta sfuggendo di mano. Ho letto anche saggi in cui si mette in relazione il tasso di disoccupazione con il calo di natalità. Ho letto anche i dati della Commissione Europea in cui si evidenzia che l’Italia è il Paese europeo con la migliore sostenibilità del debito sul lungo periodo (ovvero la combinazione di natalità, reddito, pensioni). Se il crinale sarà una landa desolata lo dovremo alle politiche di austerità che ci stanno massacrando da anni e che sono necessarie per la permanenza nel sistema dell’Euro. Non è vero che “non c’è alternativa” all’importazione di migranti per riempire le casse delle pensioni. Nel frattempo, infatti, leggo che cinquecentomila (500.000) italiani, per lo più giovani, con studi superiori, che avrebbero fatto famiglia e figli, se ne sono andati all’estero perché in Italia non trovano lavoro. Ora, mi sembra davvero geniale creare le condizioni (per mezzo dell’austerità) di far emigrare 500.000 mila italiani in pochi anni, e poi provvedere a sostituirli con altrettanti immigrati stranieri. Si può ancora dire “stranieri” o non è più politicamente corretto?

      (Commento firmato)

      Rispondi
  29. Caro Luigi, è sempre abbastanza difficile prevedere il futuro – anche per le varianti che intervengono in corso d’opera, talora inaspettatamente – e quando lo si vuole pianificare a tutti i costi si rischia di incorrere in risultati molto deludenti, quando non sono errori eclatanti, che lasciano il segno e divengono poi irrecuperabili o quasi (credo che tutti i meno giovani ricordino gli esiti e gli effetti dei famosi piani di sviluppo quinquennali, che forse qualcuno avrebbe volentieri portato ed applicato anche nel nostro Paese). A fronte di ciò, per l’avvenire della montagna in abbandono non punterei soltanto sulle “politiche di integrazione”, seguendo a quanto pare l’esempio di altri, vuoi perché gli “ottimi risultati” di cui qui si parla andrebbero visti in un maggior arco temporale, trattandosi di fenomeni dai molteplici risvolti, vuoi perché – quanto ad aggiornarsi e scoprire – mi è capitato di visitare zone montane che si sono risollevate con la ripresa di attività svolte da famiglie autoctone, e semmai temporaneamente interrottesi per ricambio generazionale, o anche da persone rientrate nei luoghi di origine. Voglio dire, in buona sostanza e semplicemente, che il “sistema montagna” è abbastanza diversificato e mi pare altresì che ogni territorio, per non snaturarsi e perdere quella identità e specificità che ha reso quasi unico il nostro Paese, abbia bisogno di mantenere una forte radice col proprio passato, fatta di ricordi, consuetudini, legami famigliari e relazionali che si collaudano, consolidano e tramandano nel tempo, calcolabile in decenni, fino a formare un tessuto sociale, ossia una vera comunità (che è quella che può darci a sua volta una qualche prospettiva di tenuta e stabilità per il futuro). Riconosco in ogni caso che non è facile individuare o immaginare il “modello” più confacente e realistico per la montagna, proiettato negli anni a venire, anche perché le visioni al riguardo si discostano, se non divergono, ma io credo che non sbaglieremmo comunque nel prefigurare e se fosse il caso sostenere, un insieme di intraprendenze, ingegnosità e iniziative di vario genere, partendo dalle vocazioni tradizionali di queste parti, un po’ come il pluralismo delle idee per stare nel tema che avevo posto, e se si andasse su questa strada, che richiede per l’appunto un concorso di “progettualità”, non dovrebbero esservi esclusioni preconcette, non parlerei cioè di posizioni “inaccettabili” ma tuttalpiù non condivisibili (e quindi da mettere in discussione).

    (P.B.)

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