Poiatica. Minacce per don Raimondo

Anche minacce per il parroco “coraggio” don Raimondo Zanelli, che, in questi anni, ha denunciato pubblicamente la situazione della Valle del Secchia e della discarica di Poiatica. E un nuovo inquietante teorema sul ciclo dei rifiuti pericolosi in Italia che, a fronte di una certa politica compiacente e di mafie a servizio della grande industria (“imprenditori deviati”) ora li porta nelle discariche autorizzate del nord.

Sono tra gli elementi salienti sui quali si discute dopo l’ultima iniziativa organizzata dal comitato "Fermare la discarica" lo scorso sabato al Cavolaforum

La storia del buco pericoloso

Cristiano Colò, a fronte di un pubblico di oltre duecento persone, ha ripercorso le tappe delle discarica di Poiatica. Nata come luogo dove mettere i rifiuti urbani e speciali nel 1985, per volontà dell’allora Comunità Montana, poi acquistata da Agac (divenuta Enìa, poi Iren) e nel tempo cresciuta con una volumetria di 2 milioni di metri cubi di rifiuti, si noti, non trattati. Nel 2014 cessa la volumetria autorizzata, ma nel contempo, su segnalazione di un privato, la Procura di Reggio apre un’indagine sulla radioattività rilevata nella discarica di cui ad oggi non si hanno ancora notizie sulla conclusione.

Nel 2015 la Provincia di Reggio nega l’autorizzazione al 6° lotto (per il completamento della discarica), ma tra il 4° e il 5° lotto era già avvenuto il pasticcio: di fatto veniva autorizzato, ai sensi dell’Aia, la realizzazione del pericolo invaso (con due montagne laterali, una di rifiuti) che oggi è necessario mettere in sicurezza.

“Per fortuna” dicono quelli del comitato, “in quel periodo Errani si dovette dimettere da governatore della Regione – cui la competenza rifiuti era passata – e naufraga, apparentemente, la volontà regionale di proseguire con la discarica di Poiatica.

Una strada sospetta

Una strada che non convince quelli del comitato è il percorso che Regione e Iren intraprendono per decidere come chiudere il “buco pericoloso” rimasto nella discarica. Un vero e proprio invaso dove le acque meteoriche non riescono a defluire in maniera naturale (ma con un tunnel sotto i rifiuti, a rischio ostruzione). Ecco che i due commissionano a un ente terzo, l’Università, uno studio per sapere come chiudere la discarica in sicurezza. Accade, però, che in un’audizione alla Commissione regionale territorio ambiente, l’ingegner Giancarlo Giacchetti, di Iren, ritiene necessario riaprire Poitatica per una carenza di migliaia di metri cubi di rifiuti che non si sanno dove mettere. Sono i “preziosi” speciali. Una contraddizione rispetto a quanto la Regione va dicendo. Proprio quando il potente sottosegretario regionale e ora neo responsabile segreteria nazionale area Pd, Andrea Rossi, ribadisce ai media che Poiatica è chiusa.

Come anticipato da Redacon, ecco il famoso studio universitario del professor Montanari – che ancora deve essere ufficializzato ma che è visto da media e organizzazioni di partito ndr – indica tre soluzioni per la messa in sicurezza dell’invaso di cui una, la terza per la quale lo studio caldeggia, prevede il conferimento di 860.000 metri cubi di rifiuti speciali, tra i quali i pericolosi come l’amianto, e 460.000 di terra. Per motivi di costi e di stabilità dei versanti.

Torna l’incubo riapertura.

Siamo al marzo del 2017, probabilmente come costola del processo Aemilia, la Dda acquisisce le carte dalla procura di Reggio ed apre un fascicolo nell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti.

La testimonianza della giornalista

Sabrina Pignedoli nel suo videointervento

E, in tale direzione, va la video testimonianza di Sabrina Pignedoli, giornalista de Il Resto del Carlino che si occupa del tema Poiatica dal 2008 “quando si hanno le prime notizie di infiltrazioni della 'ndrangheta nella ditta Ciampà che lì operava”. Pur non avendo avuto riscontro ai suoi appostamenti notturni per verificare se camion non autorizzati entrassero in discarica, riceve un’imbeccata dalle forze dell’ordine. “Se mai ci fosse trasporto illecito, nulla di più facile che nascondere i rifiuti ‘illegali’ in camion autorizzati”.

Ancora un’altra testimonianza raccolta dalla giornalista da un operatore: all’interno della grande volumetria della discarica ci sono carcasse di caprioli. Perché sono morti? Hanno bevuto dalle pozze dei rifiuti. Ancora: gli alberi piantumati (e previsti dalle operazioni di ripristino) non crescono, muoiono. E’ la stessa cosa detta dal parroco, più volte ricordato, don Raimondo Zanelli sulla “valle avvelenata dove non crescono più gli alberi”: anche il presidente dell’Unione Enrico Bini annuisce.

Sempre Sabrina Pignedoli ha segnalazione di autotrasportatori che affermano “che all’ingresso della discarica bastava allungare 50 euro per smaltire a Poiatica in maniera non autorizzata rifiuti, come i pneumatici da camion”.

L’altra discarica e l’UE

Non tutti sanno che a Imola c’è la discarica di Tre Monti. Ancora più grande di quella di Poiatica. Cinque milioni di metri cubi previsti col nuovo ampliamento. E’ la più grande in Italia. “Come da voi – leggono gli esponenti del comitato locale – siamo terra di agricoltura, canali e sismica…”. Anche lì preoccupano gli aspetti sanitari. “Non esiste – aveva detto Cristiano Colò poco prima – uno studio che dimostri che la discarica fa male. Bene, troviamo quello che dimostri che fa bene. In realtà in Lazio uno studio Eras c’è e rivela come la popolazione che vive attorno alla discarica abbia maggiori incidenze di tumore alla vescica per le donne, all’apparato urinario, alla pleura e mieloma multiplo per l’uomo e asma e infezioni acute per i bambini”. Nel mentre l’Italia è deferita dalla Corte di Giustizia europea per la mancata chiusura delle discariche.

Il ruolo degli imprenditori deviati

Maria Petronio legge brani della sua opera “Quando il sole è nero”. E’ il preludio a Pino Ciociola, giornalista di Avvenire, che, a puntate, sta ricostruendo il vizioso tema del giro rifiuti in Italia, tra cui Poiatica. Il giorno dopo posta un video con la testimonianza di don Raimondo. “La mafia – dice Ciociola - serve perché ha il controllo del territorio (e trova più vantaggioso gestire i rifiuti che non la droga e la prostituzione). La politica, ora più che mai, serve per mandare legalmente i rifiuti pericolosi in senso inverso, da sud a nord o da nord a nord. Dentro le discariche autorizzate. I rifiuti pericolosi sono quelli prodotti dalla grande industria, che non sa dove metterli se non a costi esorbitanti. Occorre, per questo, essere talebani della legalità. Oppure si sta con questi signori. “Tumori – dice Ciociola -, patologie respiratorie, autismo, malformazioni sono gli elementi da ricercare nelle popolazioni che vivono attorno alla discarica. A Poiatica c’è attività agricola, ma ci sono anche le richieste delle forze dell’ordine di indagare di più. Lì sotto avete un fiume. Il problema oggi non è più nelle discariche abusive, ma in quelle legali”. E poi spiega come, oggi è possibile nascondere rifiuti pericolosi in un camion che trasporta rifiuti normali. “Questi sono imprenditori deviati”.

Un cerchio che si chiude

Pino Ciociola ha mostrato un video con i bambini, poi morti di tumore, della Terra dei Fuochi.

Poi c’è Enzo Tosti, portavoce rete di cittadinanza nella Terre dei fuochi, malato a causa di quanto inalato e ingerito là dove vive. Parla anche lui di un’industria ammalata e di un modello di sviluppo, il nostro, che inquina da sempre. Un aspetto singolare però va rilevato: “sul tema rifiuti i pentiti – di mafia – che parlano ci sono. Ma gli industriali mai…” ecco il tassello che, ancora oggi, manca. I mandanti dei rifiuti pericolosi. Soprattutto in alcuni settori: “calzature, tessili, pneumatici, inerti, come l’amianto. Ecco il cerco che si chiude. L’amianto citato dallo studio Iren - Regione.

Occorre vigilare, ecco il ruolo di tutti. "O stai con loro o contro di loro". L'antimafia indaga sul traffico d rifiuti in Emilia-Romagna dalla fine degli anni '90 perché, avvelenato il Sud negli anni '80, i grandi industriali hanno interrato nelle discariche autorizzate del Nord.

Bini, una discarica da chiudere

Dimenticato l’appello a tranquillizzare sugli aspetti epidemiologici e sul fatto che è una valle avvelenata, Enrico Bini presidente dell’Unione dei comuni, conclude la giornata. “Abbiamo bisogno del comitato – dice – per andare nella direzione di una discarica chiusa. Che è quello che vogliamo: uscire da questo incubo. Io gli esposti li ho fatti – e cita i casi, come la ceramica Sant’Antonio – ma tutti le segnalazioni le devono fare”. In merito agli imprenditori dice: “sono strozzati dal sistema economico e un tempo mandavano rifiuti al Sud”.

A fronte delle denunce di un parroco sulla salute “io voglio la certezza che sono sbagliate, ecco il motivo dei miei due ultimi esposti”. “Ho chiesto i dati epidemiologici alla Provincia e ad Arpa, mi hanno risposto dopo 20 giorni. Ecco, allora, voglio un’indagine epidemiologica e sulla qualità delle acque. Ci sono acqua e terra avvelenata? Lo vogliamo sapere. È ora di fare dei carotaggi su Poiatica”.

La riconsegna della fascia al Prefetto nel caso di nuovi conferimenti è quanto annuncia Bini. “Ti abbiamo registrato” dice una signora dal pubblico. La risposta accalorata: “Ho una faccia sola”.

Un punto di chiarezza: “Dalla commissione legalità di Iren mi sono dimesso perché non potevo vedere come venivano gestiti gli appalti”.

La serata si chiude con le foto di Wilma, Nando e Vito sulle persone che, alla fiaccolata, "ci hanno messo la faccia".

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Un Commento

  1. Ma quali sarebbero le minacce pervenute al don? Da parte di chi? Chi ne è testimone? La questione da il titolo all’articolo poi non viene nemmeno affrontata… perché?

    (Erik)

    —–

    NOTA DELLA REDAZIONE: Come scritto nel pezzo, l’intervista è stata raccolta dal giornalista Pino Ciociola e la minaccia, anonima, è di tipo mafioso. La videointervista completa la si può trovare in rete.

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